IMMAGINI E
LINGUAGGI
DI PACE

classe I e
Aquilino
Girone
Lasorsa
Martino
Vecchietti

 

 


INDICE

 

SEZIONE 1: IL BISOGNO DI PACE

- I dimenticati ………………………………………………………….….pag.  5

 La falsa pace – Le guerre che ci sono ma non si vedono

- Il bisogno di pace …...………………………………………………….pag.  8

 ( “Si vis pacem, parane bellum?”, “Ma l’Italia non ripudiava la guerra?”, Opposizione alle ragioni della guerra )

- L’ azione nonviolenta …………………………………………………pag.  14

 ( L’azione nonviolenta, la promozione della giustizia, gli enti locali per la pace, la legge sull’obiezione di coscienza…, la legge 185/90 )

- “Uno straccio di pace” ………………………………………………..pag. 22

 Emergency

- Critica, dello storico M. Salvadori …………………………..……….pag. 23

 “Italiani miei, pacifisti immaginari”

- Hanno detto a proposito della pace……………………………….pag. 26

 ( G. Strada, S. Cofferati, M. Belpietro, L. Cherubini, A. Einstein, I. Kant, S. Weil, Papa Giovanni XXIII, E. Wiesel, Papa Giovanni Paolo II, N. Bobbio, S. Freud, U. Eco, A. Gramsci, P. Galimberti )

- “Cara mamma, ti scrivo dal fronte

 di guerra” di Stefano Benni ………..………..…………………………pag. 35

 

SEZIONE 2: SIMBOLOGIE DI PACE

- Dal mito del diluvio alla simbologia di pace ………………..…….pag. 42

 ( Il diluvio nella tradizione cristiana, babilonese, greca, cinese, indiana - nord’America -; simboli: acqua, arca, navigazione, arcobaleno, corvo, colomba bianca, ramo di ulivo… )

- L’arte per la pace - Guernica, P. Picasso ………………………...pag. 54

 ( storia e analisi ) – Trittico della guerra, O. Dix

 

SEZIONE 3: LA PAROLA CHE SI FA ESSENZA DI PACE

- L’orrore della guerra …………………………………………………...pag. 59

 ( Omero, N. Sachs, Anacreonte, Albio Tibullo, D. Diop, G. Ungaretti, E. Lee Masters, R. Baccelli, A. Rimbaud, C. Govoni, E. Montale, S. Quasimodo, M. Yonusg Blanco, B. Brecht )

- Le contraddizioni della guerra ……………………………………….pag. 71

 ( B. Brecht, Trilussa, V. V. Majakovskij, A. Einstein )

- Il valore della pace .............................................................………..pag. 75

 ( D. M. Turoldo, P. P. Pasolini, B. Brecht, G. Rodari, C. Vallejo, N. Hikmet, J. Lussu, J. Carrera Andrade, D. Bellezza )

- Canzoni per la pace ………………………….………………………..pag. 88

 ( J. Lennon, L. Cherubini, D. Silvestri, LigaJovaPelù, G. Morandi, M. Jackson e L. Richie, U2, L. Ligabue, F. Guccini )

 


 

 


LA FALSA PACE

 

 

I DIMENTICATI

LE GUERRE CHE CI SONO MA NON SI VEDONO

 

 

 

 

ACEH  La regione del Nord di Sumatra combatte per l’indipendenza dall’ Indonesia dal 1976. I morti sarebbero 50.000.

AFGHANISTAN Dopo la cacciata del regime dei Talebani, l’Alleanza del Nord governa, ma la guerra, non è cessata. Truppe internazionali.

ALGERIA Le prime elezioni, nel ’92 , hanno visto vincere il partito islamico. E’ seguito un golpe militare. Da allora, 100.000 morti.

ANGOLA Guerra civile dal ’75. Alla base il controllo delle miniere di diamanti e dei giacimenti marini di petrolio. 1.000.000 di morti.

BURUNDI Dal 1962 guerra tribale tra Hutu e Tutsi, 800.000 morti con punte di crisi nel ’72, ’93, ’96.

CECENIA Indipendente dal 1991 è stata rioccupata dalla Russia nel 1994. Interessi cruciali, petrolio e gas. 100.000 i morti.

COLOMBIA Da 38 anni il governo si difende dagli attacchi della guerriglia del Farc. Sequestri e massacri da entrambe le parti.

CONGO Una guerra civile che coinvolge cinque stati: Ruanda,  Uganda, Angola, Namibia, Zimbabwe. 3.000.000 di morti dal ’97.

COSTA D’AVORIO Dal 19 settembre 2002 violenti combattimenti nella capitale, ministri uccisi. Metà del Paese è in mano hai militari.

ERITREA-ETIOPIA Dopo trent’anni di guerra e 40.000 morti l’ Eritrea è indipendente dal ’93. C’è tregua ma la tensione continua.

FILIPPINE Dal 1971 il Sud del Paese, musulmano, è in guerra con il governo di Manila. I morti fino a oggi sono 150.000.

GEORGIA Dopo l’indipendenza dall’ Urss, 1991, è iniziata una guerra interna: la regione dell’ Abkhazia  vuole separarsi. Centinaia di morti.

INDIA Il conflitto con il Pakistan per il controllo del Kashmir  non è il solo: molte regioni del Nord, musulmane, combattono per l’autonomia.

KURDISTAN 30.000.000 di persone senza Stato divisi tra Iraq, Iran, Turchia. Una guerra continua che ha causato 150.000 morti.

LIBERIA Dal luglio2000 è ricominciata la guerra di liberazione contro il regime militare di Charles Taylor. Dal 1989, 250.000 morti.

MACEDONIA La regione, dal 2001 vede scontri tra il governo e l’Uck filo-albanese che vuole l’annessione di alcune zone al Kosovo.

NEPAL Conflitto, dal ’96, tra il partito maoista e la monarchia regnante. Guerriglia urbana, rapimenti e almeno 1.800 morti.

NIGERIA Odi tribali e religiosi sono esplosi nel febbraio 2000 con massacri tra musulmani e cristiani. A Nord vige la legge islamica.

PAESE BASCO Un conflitto secolare, acuito sotto il franchismo. I guerriglieri dell’Eta continuano a compiere attentati.

SENEGAL I guerriglieri del Sud vogliono l’indipendenza. Conflitto armato con migliaia di morti e atrocità sui civili.

SIERRA LEONE Dal 1991 si combatte la guerra per il controllo delle miniere di diamanti. 30.000 persone mutilate, 100.000 morti.

SRI LANKA I Tamil del Nord vogliono separarsi, 70.000 morti e 800.000 profughi in una guerra tra indù e buddisti.

SUDAN Guerra civile tra la maggioranza musulmana e i cristiani del Sud: 1.500.000 morti. Vero obiettivo, il petrolio.

UGANDA Il Nord del paese è dagli anni ’80 teatro di un conflitto tra il governo e tra i gruppi di ribelli appoggiati dal Sudan: 10.000 morti.

 

( da “il Venerdì di Repubblica”,

8 novembre 2002 )

 

Si vis pacem, parane bellum?

 

Per il semplice fatto di essere uomini e donne, aspiriamo ad una pace desiderabile per tutto il mondo. La nostra aspirazione alla pace è un imperativo di vita, una necessità irrinunciabile scritta nel profondo del nostro essere come in quello di altri esseri della Terra. Tutta la natura ha un impellente desiderio di vivere in pace; il soddisfacimento di questo istintivo e profondissimo desiderio può erigersi come ragione ed obiettivo supremo del vivere, soprattutto quando la pace è minacciata o disattesa, o la si impedisce ad una gran parte dell’umanità.

 La pace desiderabile non consiste in una pace falsa, ridotta o frazionata. E’ desiderabile la pace che permette a tutti di vivere umanamente e degnamente; non vi è altra pace mondiale. Non c’è pace mondiale nella pace di alcuni accanto alla guerra di altri; nella vita di alcuni di fronte alla morte di altri; nella ricchezza di alcuni a prezzo della povertà di altri. Il benessere che gode una parte dell’umanità a scapito della maggioranza non potrà mai essere veicolo di pace.

 Non favorisce la pace e non potrà mai favorirla l’equilibrio imposto dalla minaccia di un qualsiasi conflitto bellico, né la disinformazione che pretende di persuaderci che il mondo potrà essere liberato dal “nemico” di turno attraverso bombardamenti computerizzati; in questo modo siamo trascinati verso eventi bellici senza fine.

 Non porta la pace neanche lo strano silenzio che segue alla distruzione e alla morte provocate dalla guerra, anche se i “buoni” si sentono garantiti da ragioni e risoluzioni politiche. E, certamente, è evidente che la pace desiderabile non arriverà con la divisione del potere. Chiudere porte e frontiere agli indesiderabili senza lavoro e ai “morti di fame” che fuggono dall’agonia del Sud non produce pace.   Nemmeno serve tapparsi occhi e orecchie di fronte alla tragedia dei senza terra del mondo, dei senza pane, dei senza acqua, dei senza casa e di tutti coloro che sono carenti di mezzi per sopravvivere.                 Nessun ordine internazionale ingiusto, sostenuto o riordinato sulla base di squilibri mondiali, porterà la pace. Nessun “ordine” stabilito e imposto dai potenti può essere accettato come autore e custode della pace. Nessuno. Come non fu pace mondiale la vecchia pax romana, non sarà mai pace mondiale nessuna pace moderna, coloniale e neocoloniale. Anzi, sono autentiche guerre mantenute.

 E così sembra proprio che la pace desiderabile non solo sia proibita, ma frenata da una preparazione, continua e studiata, alla guerra. La pace si misura sul numero di persone e di popoli che si lasciano senza cibo, senza terra, senza lavoro, senza assistenza medica e senza difesa organica: senza vita.

 

 Per molto tempo è stata appoggiata la dottrina della “Guerra giusta”, quella, cioè, che si attuasse per legittima difesa e in assenza di condizioni alternative.

 Oggi forse è più realistico parlare di “Guerra giustificata”, perché mostrata come utile. Infatti, il concetto di giustizia rimanda a un ordine prestabilito, sempre più dalla parte di chi può imporre la sua visione e il suo interesse come Verità per tutti.

 Nessuna guerra è giusta, perché non c’è “giustizia” nella guerra (né all’inizio e né alla fine): essa è sempre “ossequio” più o meno necessitato al male e alla sua crudezza nel mondo.

 

 “Di fronte ad un gruppo di persone affamate in riva a un lago, la soluzione più immediata che ci viene è offrire loro del pesce. Poi comprendiamo come sia più fruttuoso insegnar loro a pescare. Ma pochi si accorgono che il primo passo in realtà deve essere restituire il loro lago, del quale ci siamo impossessati.”

 

(da “FACCIAMO PACE …dalla pace della coscienza alla

coscienza della pace”, Audiovideo Messaggero Padova)

 

 

 

Ma l’Italia non ripudiava la guerra?

 

 La guerra – almeno in Italia – è vietata per legge.

 L’articolo 11 della Costituzione Italiana recita:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizione di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

 Ma allora perché ci sono di continuo guerre; e, in particolare, perché l’Italia vi partecipa puntualmente? Questo non va contro i principi dichiarati nella Costituzione?

 Formalmente no, e questo basta - visti i fini in ogni caso economici di ciascun conflitto, piccolo o grande che sia -.

 Questo si spiega riflettendo sul fatto che, a proposito di tutti i recenti conflitti, non è in realtà mai stata citata la parola “guerra”: si è parlato al più di “intervento” o “azione” militare. Oppure, in altri casi, è bastato addirittura aggiungere un semplice suffisso perché una guerra fosse giustificata: un paradosso come la “Guerra umanitaria” (o addirittura la “Guerra giusta”) farebbe quasi venire da ridere, se non fosse per le effettive tragedie che vi si celano, che sicuramente non suscitano ilarità.

 

La guerra è sempre un crimine

(Carta delle Nazioni Unite,

S. Francisco, 26 giugno 1945)

 

 

“Si dice << i mezzi in fin dei conti sono mezzi >>. Io vorrei dire << i mezzi in fin dei conti sono tutto >>. Quali i mezzi, tale il fine. Il Creatore infatti ci ha dato autorità (e anche questa molto limitata) sui mezzi, non sul fine. La vostra convinzione, che non vi sia rapporto tra mezzi e fine, è un grande errore. Per via di questo errore, anche persone che sono state considerate religiose hanno commesso crudeli delitti. Il vostro ragionamento equivale a dire che si può ottenere una rosa piantando un’erba nociva. Il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra il mezzo e il fine vi è appunto la stessa inviolabile relazione che vi è tra il seme  e l’albero.”

(Gandhi, Antiche come le montagne)

 

 Occorre quindi aver cura principalmente dei mezzi: i fini avranno cura di se stessi.

 Se vuoi la pace, prepara la pace.

 Ma vivere in pace presuppone prima di tutto il poter vivere; la vita è il primo ed ultimo parametro della pace. Bisogna perciò iniziare a migliorare la vita di tutti, cancellare le ingiustizie dell’ordine internazionale, che sottopone i popoli più poveri all’agonia di una sopravvivenza regressiva, al debito estero ed interno, alla fame, alla miseria e alla morte, perchè la pace desiderabile è un bene universale indivisibile: o ce l’hanno tutti in tutto il mondo o non esiste.

“La pace quindi non è solo mancanza di guerra; è anche l’opposto di ogni disuguaglianza umana e di ogni ingiustizia; è ciò che si contrappone alla mancanza di solidarietà e al dominio e sfruttamento di alcuni su altri; è il contrario di ogni violenza che impedisce, diminuisce o minaccia seriamente la vita di una parte dell’umanità.”

“La pace è stata ed è la giustificazione per l’oppressione, il colonialismo e la violenza in tutte le sue forme; è l’accettare il ricorso alla guerra come soluzione per annichilire l’avversario. Le armi uccidono sempre molto prima di iniziare a sparare…

 

(da “FACCIAMO PACE…”)

 

 

Opposizione alle ragioni della guerra

 

 Cinque regole fondamentali della Difesa Popolare Nonviolenta (T. Ebert):

1.    Non farti intimidire ma attua il proseguimento dinamico del tuo lavoro, senza collaborare con l’avversario.

2.    Non lasciarti usare contro i tuoi concittadini, ma sii solidale con essi.

3.    Non attendere la prossima mossa dell’avversario, ma tieni tu stesso l’iniziativa, cercando il confronto per mezzo di azioni nonviolente “controffensive”.

4.    Non considerare gli avversari come un blocco compatto, ma porta la resistenza tra le loro file mediante la fraternizzazione.

5.    Non puntare alla umiliazione e punizione  dell’avversario, ma permettigli di salvare la faccia e offrigli una via d’uscita.

 

“Non voglio che scacciate il tiranno e lo buttiate giù dal trono: basta  che non lo sosteniate più e lo vedrete crollare a terra per il peso e andare in frantumi come un colosso a cui sia stato tolto il basamento.”

(Etienne de la Boétie)

 

 

L’azione nonviolenta

 

Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.

 Mahatma Gandhi

 

“Attecchirà davvero la semente della nonviolenza?

(…)E’ possibile cambiare il mondo

 col gesto semplice dei disarmati?”

(don Tonino Bello, dal Diario della marcia a Sarajevo,1992)

 

“La pace è un’idea rivoluzionaria. La pace con mezzi pacifici una rivoluzione nonviolenta. Questa rivoluzione deve aver luogo costantemente, il nostro lavoro è espanderne l’estensione e il dominio. I compiti sono senza fine. La domanda è se siamo all’altezza di svolgerli.”

(J. Galtung)

 

“La questione è delicata. A cominciare dalle parole. Già pacifismo non andrebbe bene, quell’ismo è equivoco, eccessivo, e poi combatte solo contro le guerre. Meglio nonviolenza, ma tutta attaccata perché il non, da solo, allude a una mancanza, una negatività: indica una pratica di vita volta a risolvere ogni conflitto, irrisorio o planetario, con la temperanza. Il paradosso sta nel fatto che noi italiani diciamo nonviolenza per tradurre un po’ troppo riduttivamente quella che Gandhi chiamava Satyagraha, la forza della verità.”

(da “Guerra e pace”di P.Zanuttini, “il Venerdì di Repubblica” 26.10.01)

 Comunque sarà pur vero che non si può cambiare il mondo con un gesto o da un giorno all’altro, ma l’agire (e il reagire) in qualche modo è già qualcosa, e il Mahatma Gandhi ce l’ha abbondantemente dimostrato.

 Probabilmente non risulterebbe difficile trovarsi tutti - o quasi tutti - d’accordo sul non volere la guerra; il problema sarebbe riuscire a decidere insieme di dimostrarlo!

 In realtà basta veramente poco, l’essenziale è essere in tanti, quanti più è possibile, coinvolgendo chiunque troviamo d’accordo sull’importanza di una pace vera e stabile nel mondo…

 Bastano la partecipazione a cortei pacifisti e dibattiti in favore della pace, l’attegiamento critico di fronte alle motivazioni delle guerre, una decisa obiezione alla logica militare, il continuo rispetto delle differenze e dei diritti umani, il boicottaggio, il consumo critico e la sobrietà in considerazione dell’ingiustizia economica, l’obiezione fiscale alle spese militari, il risparmio critico e la denuncia delle “banche armate”, i contributi in denaro e in generi per il sostentamento delle vittime di guerra, le raccolte di firme, un pezzetto di lenzuolo bianco legato alla borsa, la bandiera “ad arcobaleno” della pace appesa al balcone…

 

“Non è più questione di scegliere tra violenza o nonviolenza.

Si tratta di scegliere: o nonviolenza o non-esistenza.”

Martin Luter King

 

CURIOSITA’: il termine “boicottaggio” viene dal nome di Charles Cunningam Boycott, proprietario inglese di grandi estensioni di terre in Irlanda, contro cui, nel 1880, nel villaggio di Deenan, il reverendo O’Malley esortò la popolazione dicendo: <<Se un arraffatore di terre viene nella vostra città e vuole vendervi qualcosa, non fategli del male né minacciatelo; ditegli semplicemente che sotto la legge inglese egli ha diritto di vendere la sua marce, ma aggiungete che la legge britannica non vi obbliga a comprare niente da lui, e così farete finchè vivrete.>>

 

 

Promozione della giustizia

 

 La violenza e la guerra sono frutti indesiderati degli squilibri economici. Se ne è accorto anche il potere politico-militare in Italia nello stendere il progetto per un Nuovo Modello di Difesa: “Da un lato, le Società industrializzate evidenziano una crescente aspirazione a mantenere ed accrescere il progresso sociale ed il benessere materiale in un contesto di libertà, di pace e di sicurezza internazionale, ed a perseguire nuovi e più promettenti obiettivi economici, basati anche sulla ‘certezza’ della disponibilità di materie prime.

 Dall’altro, i Paesi del terzo Mondo sembrano sempre meno in grado di concretizzare, al proprio interno, uno sviluppo armonico ed ordinato delle rispettive comunità sociali e di porre rimedio, sul piano economico, ad una crescente situazione debitoria nei confronti dei Paesi industrializzati.

 Di conseguenza, la ‘forbice’ del progresso politico, culturale, sociale ed economico tra i Paesi del Nord e del Sud del mondo appare destinata ad aprirsi sempre di più…”

 Per il NMD la percezione di questa ‘forbice’ incentiva il rinsaldarsi delle difese nazionali e della militarizzazione del mondo, per gestire gli squilibri e le ‘inevitabili’ disparità di condizioni di vita.

 Guardando in controluce, quindi, ci accorgiamo di quanto la promozione della giustizia sia la chiave per smontare la pratica della guerra.

 Una giustizia che non è solo equa ripartizione dei beni, ma soprattutto priorità per i più deboli, centralità degli ultimi. (…)

 Se la sete di risorse è causa di guerra, la condivisione totale preserva la pace e ci garantisce il vero bene, che è la vita per tutti.

“Molte volte mi sono soffermato a riflettere sulla domanda: qual è la via che porta al pieno ristabilimento dell’ordine morale e sociale così barbaramente violato? La convinzione, a cui sono giunto (…) è che non si ristabilisce appieno l’ordine infranto, se non coniugando fra loro giustizia e perdono. I pilastri della vera pace sono la giustizia e quella particolare forma dell’amore che è il perdono.”

Papa Giovanni Paolo II

 

 

Enti locali per la pace

 

 Molti comuni in Italia hanno il loro Ufficio Pace, con un Assessore alla Pace che si occupa dell’educazione, della formazione e della cooperazione decentrata per la pace, anche tramite  gemellaggi significativi.

Il passaggio successivo, poi, è il coordinamento in rete, realizzato attraverso il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace: si tratta di un’Associazione che riunisce i Comuni, le Province e le Regioni impegnate in Italia a promuovere la pace, i diritti umani, la solidarietà e la cooperazione internazionale. Fondato il 12 ottobre 1986, ha sede a Perugina, presso l’Ufficio per la pace della Provincia di Perugina. Il Coordinamento è gestito da una Presidenza nazionale, eletta dall’Assemblea, della quale fanno parte 30 Comuni, Province e Regioni. Questi sono i suoi obbiettivi:

-         promuovere l’impegno costante degli Enti Locali e delle Regioni a favore della pace, della solidarietà e della cooperazione internazionale, valorizzandone le iniziative;

-         promuovere il coordinamento nazionale e lo sviluppo di iniziative comuni, lo scambio di informazioni ed esperienze tra gli Enti Locali e le Regioni impegnati sui diversi problemi della pace;

-         approfondire la ricerca e la riflessione politica e giuridica sui compiti degli Enti Locali per la pace;

-         approfondire la ricerca e la riflessione politica e giuridica sui compiti degli Enti Locali per la pace;

-         realizzare un archivio nazionale dell’attività degli Enti Locali per la pace;

-         assicurare il collegamento con il Segretario internazionale degli Enti Locali Denuclearizzati en con le principali associazioni europee e internazionali degli Enti Locali e favorire la partecipazione degli Enti Locali italiani alle Conferenze internazionali;

-         favorire la collaborazione tra gli Enti Locali, le Regioni e le associazioni della società civile che operano per la promozione della pace, dello sviluppo e dei diritti umani;

-         promuovere tra la gente – e in particolare tra i giovani - dello sviluppo della cultura e di comportamenti di pace e solidarietà.

 

 

Legge sull’Obiezione di Coscienza, sul Servizio Civile Nazionale, sulla Difesa Popolare Nonviolenta

 

 In Italia è nata l’alternativa dell’esercito non armato: gli obiettori hanno finalmente ricevuto diritto di cittadinanza .

 Dal 1982 le Associazioni e i Movimenti italiani per la Nonviolenza e la  Pace si sono rivolti ai cittadini per invitarli a fare assieme politica attraverso un atto di disobbedienza civile, l’obiezione alle spese militari; atto finalizzato alla richiesta al Parlamento di un’ alternativa al militare e alla sua costruzione dal basso. Coloro che hanno creduto in questo tipo di risposta, oggi possono ben dirsi soddisfatti per il lavoro compiuto e per i risultati ottenuti.  L’elenco delle conquiste della Campagna Obiezione alle spese Militari e Difesa Popolare Nonviolenta  (OSM-DPN) è lungo:

-         Dall’ 85 all’ 89 la Corte Costituzionale ha emesso diverse sentenze con le quali si afferma che la difesa della Patria con le armi e quella  senza armi sono equivalenti; cioè si afferma il diritto costituzionale di avere una difesa collettiva non armata.

-         Il superamento del principio tributario per cui il contribuente non può decidere la destinazione delle proprie tasse: l’innovazione  dell’ 8xmille per le Chiese ha fatto uscire dalla utopia giuridica la richiesta dell’opzione fiscale a favore della difesa non armata; tanto che nel 1982 l’on. Guerzoni e 80 deputati hanno presentato un progetto di legge per accoglierla nella legge italiana .

-         La riforma 230/98 della legge 772/1972 sull’obiezione di coscienza. Essa contiene il riconoscimento dell’obiettore a semplice domanda; l’invio degli obiettori in missione di pace; la istruzione e la sperimentazione della DPN. Durante la discussione di questa legge sono stati approvati dalla Camera tre odg che invitano il Governo a riconoscere l’opzione fiscale, a istituire un Istituto di Ricerca sulla DPN e a costituire Corpi Civili di Pace.

-         Per la attuazione della precedente legge è stato istituito l’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile ( UNSC ), alle dipendenze del Consiglio dei Ministri e quindi ben distinto dal Ministero della Difesa. Deve promuovere e realizzare il Servizio Civile degli obiettori di coscienza, compresa la DPN. In esso si può ben vedere la prima istituzione di DPN in Italia ( e anche nel mondo ).

-         Inizio dell’invio sistematico di obiettori in missione di pace all’estero.

-         Inizio del servizio volontario femminile.

-         Approvazione della legge 64/2001 che, quando avverrà la sospensione del servizio di leva, istituirà il Servizio Civile Nazionale, finalizzato anche alla difesa della patria senza armi.

-         L’abilitazione ( con la stessa legge ) dell’ UNSC a ricevere somme da privati il che apre la via alla legalizzazione della opzione fiscale.

-         230 miliardi di finanziamenti per il servizio civile, dei quali 400 milioni per la DPN.

 Oggi l’obiettivo di una prima istituzione per l’alternativa all’esercito è stata ottenuta per legge, l’Italia è il primo Paese al mondo che ha compiuto il salto di qualità di ottenere la prima istituzione pubblica con la DPN. Inoltre in un futuro non lontano il Parlamento Europeo potrebbe varare il Servizio Civile di Pace Europeo; mentre nel mondo si fa avanti questo progetto in generale.

Tutto ciò conferma la giustezza dell’obiettivo posto in Italia nei decenni passati: non quello di chiedere l’abolizione dell’esercito, ma quello della novità storica di una difesa alternativa all’esercito, da costruire attraverso una politica di iniziative convincenti all’interno di un processo di transarmo.

       

 

Legge 185/90

 

La legge 185/90 è stata una grande conquista civile voluta dalle associazioni pacifiste e di solidarietà internazionale. Consente di bloccare le esportazioni di armi verso nazioni che violano i diritti umani o che fanno guerra; consente inoltre un controllo parlamentare e una verifica della destinazione finale delle armi inviate, evitando ‘triangolazioni’. Per l’importanza che attribuisce al rispetto e alla promozione dei diritti umani, alla prevenzione dei conflitti e per le formulazioni avanzate dei divieti, la legge italiana rappresenta un modello nel panorama internazionale, che tuttavia in dieci anni di applicazione, è stato disatteso sotto diversi aspetti.

Negli ultimi anni si mira, attraverso accordi e disegni di legge che si susseguono sempre più frequentemente, a sottrarre dall’applicazione della 185/90 le coproduzioni industriali di materiali di armamento con Paesi membri dell’UE, dell’Unione dell’Europa occidentale e della NATO, che verrebbero regolati da specifici accordi intergovernativi. I vari pezzi e componenti d’arma fabbricanti in Italia sarebbero quindi esportati liberamente nei Paesi partners per un particolare progetto, e venduti poi ad un’ acquirente che non necessariamente debba rispondere alle caratteristiche della 185. In assenza di una regolamentazione internazionale adeguata e con il solo ausilio di un Codice di Condotta Europeo non vincolante, lacunoso in molti aspetti e più debole rispetto alla disciplina della 185, vi è in grave rischio di consegnare armi e soprattutto tecnologia a paesi instabili che non danno alcuna garanzia sul rispetto dei diritti umani o che potrebbero riesportarle a terzi destinatari verso cui, dall’Italia, non sarebbe possibile il trasferimento.

 

(da “FACCIAMO PACE…”)

 

UNO STRACCIO DI PACE

 

LA GUERRA HA UCCISO E UCCIDE.

DURERA' ANCHE QUANDO MILITARI E STRATEGHI

AVRANNO STABILITO DI CONSIDERARLA, DAL LORO PUNTO DI

VISTA, FINITA.

DURERA' NEI LUTTI DEI SOPRAVVISSUTI, NEI CORPI MUTILATI

DI MOLTI DI LORO. DURERA' NELLE ESPLOSIONI DI ORDIGNI

RIMASTI ATTIVI SUL TERRENO.

SAPPIAMO CHE MOLTI SONO FAVOREVOLI ALLA GUERRA.

VOGLIAMO CHE ANCHE QUELLI CHE SONO CONTRARI

ABBIANO VOCE. PER FARLO USEREMO UN PEZZO DI STOFFA

BIANCO: APPESO ALLA BORSETTA O ALLA VENTIQUATTRORE,

ATTACCATO ALLA PORTA DI CASA O AL BALCONE,

LEGATO AL GUINZAGLIO DEL CANE, ALL'ANTENNA DELLA

MACCHINA, AL PASSEGGINO DEL BAMBINO, ALLA CARTELLA

DI SCUOLA...

UNO STRACCIO DI PACE.

E SE SAREMO IN TANTI AD AVERLO, NON POTRANNO

DIRE CHE TUTTI HANNO SCELTO LA GUERRA, COME

STRUMENTO DI RISOLUZIONE DEI CONFLITTI.

 

Emergency   

 


Critica

“Italiani miei, pacifisti immaginari”

Massimo Salvadori (storico)

 

  <<Quello che oggi si chiama pacifismo in Italia è un conglomerato di cose diverse, che riesce ad esprimersi contro e non a favore di qualcosa, e – sospetto –se dovesse discutere al suo interno definendo meglio questo contro, finirebbe per dividersi se non per litigare ferocemente. Dunque, si dichiara contro la guerra, e basta. E, così, è sufficientemente generico.>>

<< Esiste un pacifismo etnico ed assoluto, da noi per lo più di radice religiosa: é quello disposto a morire piuttosto che offendere. Non si occupa delle conseguenze, ma mette al centro di tutto una conoscenza morale. Poi c’è l’anti-militarismo, l’anti-colonialismo, che danno luogo a diversi movimenti. C’è anche il pacifismo ufficiale della Chiesa cattolica: spesso ambiguo, spesso fazioso, ma comunque abbastanza riconoscibile, almeno nella storia moderna. Non abbiamo avuto, di recente, Papi che benedivano le guerre. Benedetto XV si espresse, nel ’17, contro il massacro insensato della Grande Guerra, Giovanni XXIII emanò, nel ’63, la Pacem in terris e Giovanni Paolo II non perde occasione per esprimersi contro le guerre. Infine c’è il così detto pacifismo che ha radici prima nel socialismo e poi nel comunismo italiano. Questo pacifismo nasce come opposizione alla guerra in quanto strumento del capitalismo, dell’ingiustizia sociale. Ma non rifiuta affatto la violenza, la rivoluzione, la guerra stessa, se vista dal punto di vista di chi si oppone all’organizzazione sociale esistente. E’ coerente con questo punto di vista, partigiano per definizione. Con la Rivoluzione russa, nel ’17, quest’idea di pacifismo s’intorbida…>>

<<Perché c’è una gran parte di comunisti che, in buona fede, identifica l’Unione Sovietica come presidio di pace, che non può volere la guerra, strumento del capitale. E c’è un’altra parte, meno in buona fede, che semplicemente persegue obiettivi politici che dovrebbero portare alla vittoria della parte comunista. Il pacifismo, qui, è funzionale ad uno scopo, ma può trasformarsi in bellicismo se lo scopo lo richiede. E’ un “pacifismo imparziale”, ed è perciò evidente l’enorme differenza tra questo punto di vista e quello etico gandhiano.>>

<< Il pacifismo italiano, proprio per la sua complessità, è ideologicamente fragile, ma numericamente molto forte. Fa capo a due culture fortissime nel Paese: la cattolica e la social-comunista. Nessun Paese è così legato al Vaticano e nessun Paese ha avuto un partito comunista così grande ed importante. Da noi , semmai è minoritario il pacifismo laico limitato a etnie intellettuali. Comunque capaci di distinguere.

Se questi , ed altri, diversi pacifismi si confrontassero, le contraddizioni sarebbero forti. Ma, nei cortei, si realizza piuttosto un momento emotivo, generico. Senza offendere nessuno, lo chiamerei pacifismo all’italiana.>>

In che senso?

<<Il pacifismo porta con se la responsabilità. Kant, uno dei primi grandi pacifisti della storia, nel trattato per la Pace perpetua del 1795, identifica la guerra con l’assenza di libertà. In pratica dice: sono gli stati dispotici ad avere necessità della guerra, gli uomini liberi non avrebbero ragione di uccidersi l’un l’altro.>>

<< Oggi, in realtà, nessuno che non sia un mentecatto o un guerrafondaio ritiene la guerra un fatto positivo. Il punto è un altro di fronte ad un attacco selvaggio e devastante come quelli dell’11 settembre, di fronte al pericolo strisciante di una guerra chimica infida, di fronte ad un nemico poco chiaro ma dagli obiettivi chiarissimi, che mette in forse le basi delle nostre società civili, che si fa? Qual’è  il nuovo ordine? Limitarsi a dire che si è contro la guerra mi pare un po’ poco. Ed è molto facile, comodo.>>

L’Italia esprime così fortemente questa posizione solo per le sue culture fondanti?

<< Non solo. Lo fa per almeno altri due motivi che vale la pena di sottolineare. Intanto per la sua vicinanza alla consuetudine con i popoli arabi. Consuetudine che genera comprensione, affinità, e vicinanza che genera paura. Siamo geograficamente più esposti. Il secondo motivo è che l’Italia, nonostante tutto, è una potenza media, che non ha di fatto responsabilità sulla geopolitica mondiale. Detto più semplicemente: non conta molto e può permettersi posizioni facili che denunciano scarsa responsabilità>>.

 

 

( da “il Venerdì di Repubblica”

del 26 ottobre 2001 )

 


HANNO DETTO A PROPOSITO DELLA PACE…

 

 

-Gino Strada, principale socio fondatore di “Emergency”:

<<Noi crediamo che sia fondamentale tenere l’Italia fuori dalla guerra, che sia fondamentale battersi perché non si usi la guerra come strumento per risolvere le contese – e questa frase molto sovversiva la prendo letteralmente dalla Costituzione Italiana. […] Crediamo che la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo sia una strategia alternativa, sia una strategia di pace, che già nel 1948 indicava nella costruzione dei diritti umani il fondamento della pace nel pianeta. E’ stata proprio l’assenza di diritti umani, l’ignorarli, li calpestarli o il non promuoverli che ci fa trovare oggi in un pianeta in cui non riusciamo a liberarci dalla guerra.>>

 Qual’é il potere reale che può avere questo movimento?

<<Io credo che sia dovere delle istituzioni e dei governi ascoltare le opinioni dei loro cittadini: se la stragrande maggioranza dei cittadini è per la pace e un governo sceglie la guerra, io vedo un grande problema di democrazia.>>

 <<Se politici si schierano per la pace penso che ci sia solo da essere contenti. Finora non è stato così, molte volte. Governi anche di segno diverso, hanno violato la costituzione e portato il nostro paese in guerra. Questa cosa non può più ripetersi. Io sono il primo ad essere soddisfatto se la politica capisce una cosa che a me, da cittadino, sembra banale, e cioè che la costituzione va rispettata.>>

da “Studio Aperto”, 10 dicembre 2002,

manifestazione per la campagna

“Fuori l’Italia dalla Guerra”

 

 

-Sergio Cofferati, ex-segretario della Cgil:

<<Credo che sia importante costruire una cultura della pace; bisogna farlo tutti i giorni, non rinunciando ad utilizzare gli strumenti disponibili tutti, nessuno escluso. […] Ogni giorno va usato per diffondere l’idea che la guerra si può tranquillamente evitare, i contrasti tra i Paesi si possono regolare con la politica e la democrazia…>>

 Qual’è il potere reale che può avere questo movimento?

<<Io credo che abbia una straordinaria forza. Intanto nessuno potrà ignorare quello che è successo oggi, e poi credo che questo sia un movimento destinato a crescere, a svilupparsi; trova il consenso e la partecipazione di milioni di persone, e soprattutto di tanti ragazzi.

 Allora chi ha i compiti della rappresentanza politica o istituzionale non potrà ignorare quello che sta capitando e non potrà rimuovere questo sentimento diffuso.>>

 da “Studio Aperto”, 10 dicembre 2002

 

 

-Maurizio Belpietro, direttori de ”Il Giornale”:

<<La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite, è una dichiarazione di principi che, da oltre mezzo secolo, è inapplicata. Io non credo che la soluzione migliore sia quella di farla applicare facendo delle fiaccolate in giro per l’Italia. Le fiaccolate sono sempre una cosa bella, suggestiva naturalmente, ma poco efficace. Qualche volta bisogna anche intervenire con la forza e quindi coniugare questa battaglia invece della applicazione della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dicendo che l’Italia deve rimanere fuori da qualsiasi guerra, che non deve applicare nessun intervento che ponga fine alla violazione dei diritti dell’uomo, credo che sia profondamente sbagliato. E credo che in molti casi, quando invece delle Nazioni siano intervenute –con sostegno delle Nazioni Unite- per far bloccare delle guerre e per impedire delle torture nei confronti di alcune persone, credo che sia stato giusto.

…E quindi ricordando questo anniversario credo che ci si debba ricordare che la libertà qualche volta va difesa con le armi…>>

da “Studio Aperto”, 10 dicembre 2002

 

 

-Lorenzo Cherubini (Jovanotti), cantautore italiano contemporaneo:

<<Per me la nonviolenza è la cosa più difficile, perché è il passo successivo al sentimento di violenza.

 La nonviolenza è capire che la pace può fare di più, può ottenere di più rispetto ad un’inutile guerra; anche se la pace non si ottiene senza un costo o senza un prezzo.>>

<<Questa è la coscienza vera della pace: chi crede nella pace non pensa che il cammino porterà domani alla fine della sofferenza, dei morti, dei conflitti, ma crede che quella sia la strada giusta, e che quella strada porterà a un risultato, l’altra no: l’altra porta sempre indietro, anzi allontana.>>

<<Costa molto la pace, la pace costa molto più della guerra, perché la guerra è comoda, perché la guerra tiene in piedi un sistema economico enorme, perché la vendita delle armi è il più grande business dell’umanità, quindi la pace costa di più perché vuol dire rinunciare a un benessere dato dall’industria della guerra (non solo l’industria della vendita delle armi, ma anche quella della ricostruzione). La tendenza del Mondo è quella di facilitare ancora di più il commercio delle armi.>>

<<Non si costruisce la pace preparando la guerra: questa è la più grande bugia che ci hanno raccontato.

 La cosa che non bisogna assolutamente fare è legittimare un sistema che non ci piace, opponendoci ad esso utilizzando lo stesso tipo di mezzi violenti.>>

<<La cultura di pace non è contrapposta a una cultura di guerra, la cultura di pace deve vivere all’interno di una cultura di guerra (che è la nostra cultura). Nel momento in cui decidiamo di essere manichèi, ovvero “i buoni contro i cattivi”,”il bene contro il male”, non siamo pronti, non sono pronto, a combattere una battaglia del genere, perché io stesso ho a che fare con questa battaglia dentro di me.  Pensare di essere dalla parte della ragione contro quelli che hanno torto secondo me è un errore.>>

<<Credo che dare un messaggio contro la guerra debba partire dal basso: non credo che dall’alto, ormai, - e parlo dei governi, delle grosse istituzioni – possa cambiare qualcosa. Ci vuole un impegno dal basso, da tutti nel proprio lavoro, nel proprio piccolo, nel proprio stretto ambito personale.

 Il pacifista deve saper raccontare e dimostrare di aver ragione attraverso il suo sforzo e il suo esempio. Non c’è bisogno di sporcarsi le mani per ottenere la pace.

 Dobbiamo riuscire ad ottenere dei risultati pratici, quindi non delegittimare la politica dei guerrafondai: bisogna invece avviare trattative diplomatiche; la mia è una proposta pazza, ma l’unica possibile. Il punto è aver a che fare prima di tutto con le proprie contraddizioni e cercare di conviverci; e di capire perché ci affascina la guerra, l’idea dello scontro. E fa così tanto fascino,che i pacifisti finiscono per scontrarsi con le forze a loro antagoniste.>>

<<Purtroppo il movimento pacifista è sempre associato a un giovanilismo forzato, che ha più a che fare con gli ormoni ,che non con la ragione,e alla fine ottiene poco:il giovane una volta finita la manifestazione, entrerà nel mondo del lavoro e gli si chiederà di sostenere la spesa agli armamenti, quindi sarà costretto a rinunciare a quel sogno che lo ha portato in piazza, perché il mondo del lavoro gli permetterà di sostenere la sua famiglia e di ottenere un tenore di vita pari ai suoi simili.>>

<<Pace è ascoltare, e nell’ascoltare c’è anche l’amare. L’amare da solo è un puro sentimentalismo; la pace è lavorare per la pace, lavorare nelle cose e cercare di capire quanto costerà in termini di pace, di conflitto, di spaccatura.>>

da “Facciamo Pace…”

 

 

-Albert Einstein, scienziato:

<<In considerazione del fatto che in ogni futura guerra mondiale verrebbero certamente impiegate armi nucleari e che tali armi mettono in pericolo la continuazione dell’esistenza dell’umanità, noi rivolgiamo un pressante appello ai governi di tutto il mondo affinché si rendano conto e riconoscano pubblicamente che i loro obiettivi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale e li invitiamo, di conseguenza, a cercare mazzi pacifici per la soluzione di tutte le questioni controverse.>>

da “Pensieri degli anni difficili”, 1939

 

 

-Immanuel Kant, filosofo, ‘800:

<<La ragione, dall’alto del trono del supremo potere che dà le leggi morali, condanna assolutamente la guerra come procedimento giuridico e fa invece dello stato di pace un dovere immediato, che però, senza un patto reciproco tra gli Stati, non può essere fondato o garantito: così deve necessariamente esserci una federazione di tipo particolare, che si può chiamare federazione di pace ( foedus pacificum ) , che si differenzierebbe dal trattato di pace ( pactum pacis ) per il fatto che questo cerca di porre fine semplicemente a una guerra, quella invece a tutte le guerre per sempre.>>

“La ragione condanna assolutamente la guerra”

 

 

-S. Weil:

<<La guerra non fa che prolungare quell’altra guerra che si chiama concorrenza e che rende la produzione stessa una semplice forma di lotta per il dominio. Tuttavia la vita economica è attualmente orientata verso una guerra futura.>>

 

 

-Papa Giovanni XXIII:

<<Si diffonde sempre più tra gli esseri umani la persuasione che le eventuali controversie tra i popoli non debbano essere risolte con il ricorso alle armi, ma invece attraverso il negoziato.

 Vero è che quella persuasione è piuttosto in rapporto con la forza terribilmente distruttiva delle armi moderne, ed è alimentata dall’orrore che suscita nell’animo anche solo il pensiero delle distruzioni immani e dei dolori immensi che l’uso di quelle armi apporterebbe alla famiglia umana; per cui riesce quasi impossibile pensare che nell’era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia…>>

dall’enciclica “Pacem in terris”

 

 

-Elia Wiesel:

<<Sono molte le atrocità del mondo

e moltissimi i pericoli;

ma di una cosa sono certo:

il male peggiore è l’indifferenza,

il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza;

il contrario della vita non è la morte, ma l’indifferenza;

è contro di essa che bisogna combattere con tutte le proprie forze.

E per farlo un’arma  esiste: l’educazione.

Bisogna praticarla,

diffonderla,

condividerla,

esercitarla sempre e dovunque.

Non arrendersi mai.>>

 

 

-Papa Giovanni Paolo II:

<<Mai più violenza , mai più guerra, mai più terrorismo. In nome di Dio, ogni religione porti sulla terra giustizia, pace, perdono e vita. Amore.>>

<<Nei momenti di più intensa apprensione per le sorti del mondo si avverte con maggiore vivezza il dovere di impegnarsi personalmente nella difesa e nella promozione del fondamentale bene della pace.>>

<<Le tenebre non  si dissipano con le armi; le tenebre si allontanano accendendo fari di luce. L’odio si vince solo con l’amore.>>

<<Non può esservi vera pace se non nel rispetto della dignità delle persone e dei popoli, dei diritti e dei doveri di ciascuno e nell’equa distribuzione di benefici ed oneri tra individui e collettività>>

Incontro di Assisi per la giornata della pace 2001

 

 

-N.Bobbio:

<<La pace è il presupposto necessario per l’effettiva protezione dei diritti dell’uomo nei singoli stati e nel diritto internazionale.>>

 

 

-Sigmund Freud, psicanalista, fine dell’ ‘800:

<<Lo stato di guerra si permette tutte le ingiustizie, tutte le violenze, la più piccola delle quali basterebbe a disonorare l’individuo.>>

 

 

 -Umberto Eco, letterato contemporaneo:

<<Gli intellettuali non possono battersi contro l’intolleranza selvaggia, perché di fronte alla pura animalità senza pensiero, il pensiero si trova disarmato, ma è troppo tardi quando si battono contro l’intolleranza dottrinale, perché quando l’intolleranza si fa dottrina è troppo tardi per batterla, e coloro che dovrebbero farlo ne diventano le prime vittime. Eppure la sfida c’è: educare alla tolleranza gli adulti che si sparano addosso per ragioni etiche e religiose è tempo perso. Troppo tardi.

 Dunque l’intolleranza selvaggia si batte alle radici, attraverso una educazione costante che inizi dalla più tenera infanzia, prima che sia scritta in un libro e prima che diventi crosta comportamentale troppo spessa e dura.>>

da “Cinque scritti morali”

 

 

-Antonio Gramsci, semiologo, ‘900:

<<I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette degli scopi immediati dei piccoli gruppi attivi, che la massa dei cittadini ignora.

Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare, ma la tela intessuta nell’ombra arriva a compimento, e allora sembra che la fatalità travolga tutto e tutti, che la Storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un terremoto, del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente… Bisogna domandar contro ad ognuno del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente,di ciò che ha fatto…

E’ perciò necessario che spariscano gli indifferenti, gli scettici, quelli che… non vogliono prendersi la responsabilità del molto male, che la loro assenza lascia perdere e succedere. Perché questo avvenga, è necessario che i giovani sappiano.>>

da “Cinque scritti morali”, 1916

 

 

-Paolo Galimberti, giornalista:

<<Tutte le volte che l’Onu ha provato a vestire i panni militari ha preso solo schiaffoni senza mai essere in grado di restituirne uno. Forse per questo ha ricevuto il Nobel della Pace: più pacifici di così si muore, anzi si fanno morire quelli che dovrebbero essere protetti, come accadde a Srebrinica, la più grande delle tante vergogne dei “caschi blu”. Ma, al di là di queste ingenuità o ignoranze, quello che davvero non riesco a capire dei pacifisti a oltranza sono i due pesi e due misure che usano per i morti. Se qualcuno sapesse spiegarmi perché quelli afgani pesano più di quelli delle Torri gli sarei grato. Anche se dubito che riuscirebbe a convincermi.>>

da “il Venerdì di Repubblica”, 26 ottobre 2001

 

 

“Cara mamma, ti scrivo dal fronte di guerra”

STEFANO BENNI

 

CAMP Silvio, deserto iracheno, 2 marzo.

Cara mamma, siamo in zona operativa. Ci hanno detto di non usare mai la parola guerra, locuzione antiquata e drammatizzante, ma piuttosto termini come intervento preventivo, motivi tecnici, obliterazione degli obiettivi. Anche noi soldati dobbiamo esprimere i nostri sentimenti in modo acconcio. Ad esempio non si dice "cagarsi addosso dalla paura" ma "elaborare lo stress in modo autoreferenziale". Quindi sono il tuo Cosimo, e mi sto autoreferenziando perché ho paura che mi obliterino.  Siamo in una tendopoli vicino agli americani, e si è creato un clima di sano cameratismo. Loro non ci chiamano più Macaroni, ma Chocolate boys, per l'abitudine del nostro premier di spalmarsi la pelata di Nutella quando  va in televisione. Noi non li chiamiamo Gringos ma Findus, perché il presidente  Bush si è fatto fare il lifting in crioterapia e per non fare squagliare tutto, se ci guardate bene, porta sempre al collo un filetto di salmone
 surgelato travestito da cravatta rosa.

Ieri è venuto il generale americano Mason e ci ha mostrato le prove delle armi segrete chimiche irachene. Una foto completamente nera, a riprova di quanto sono segrete. Poi ci ha spiegato che i missili iracheni hanno una  gittata troppo lunga, mentre come è noto i missili di tutto il mondo hanno gittata comunale o tutt'al più provinciale. Ci ha fatto vedere addirittura  un missile iracheno con la marmitta truccata.

Poi ha detto che c'è nel mondo un paese governato da un tiranno padrone di tutto e mentitore, che non vuole essere indagato né giudicato, è iscritto  a un'organizzazione segreta di incappucciati che ha perseguito piani eversivi,  consegna alle televisioni videocassette piene di minacce e per finire ha fabbriche d'armi ovunque, anzi le esporta in tutto il mondo, perciò l'Usa lo attaccherà. Gli abbiamo puntato contro i fucili e non li abbiamo abbassati  finché non ci ha giurato che non parlava dell'Italia.

4 marzo

Oggi dovevamo avere due gradite visite. Il presidente Berlusconi e Sharon Stone. Ma non sono potuti venire. Invece di Berlusconi è venuto il ministro  Martino e invece della Stone Maria De Filippi. Martino era bellissimo, con un cappello texano tricolore e gli sci da fondo. Credeva che l'Iraq fosse come l'Afghanistan. Ha ribadito che l'Italia non è in guerra, ma siamo qui solo per supportare in joint venture logistica l'intervento americano.  Comunque ha detto di vigilare poiché il pericolo di un attentato è  altissimo, si stanno saldando insieme il terrorismo islamico i pacifisti le brigate rosse i Nas i disobbedienti, gli arbitri, i vescovi e la  cassazione.

Se colpiranno subito sarà grave ma se non colpiranno sarà anche peggio  perché allora gli attentati li farà la Cia e quella va giù pesante. Infine il nostro colonnello ha gridato: volete camminare nel deserto per cinquanta  chilometri o vedere Maria De Filippi che balla? Aveva appena finito di dirlo  che eravamo tutti e trecento schierati in assetto di marcia. Il colonnello non sapeva se essere contento o meno. Dormiamo in simpatiche camerette col letto a Castelli. No, hai letto bene mamma, non a castello, a Castelli, i padani occupano la branda sotto, i meridionali dormono per terra. Il lettino  sopra è occupato da un cartello: la branda va rifatta in nome del popolo.

7 marzo

Stamattina abbiamo eseguito un'esercitazione anti guerra chimica. Abbiamo
 fatto colazione con cappuccino liofilizzato e hamburger surgelati americani.  Il cinquanta per cento non ce l'ha fatta ed è a letto che autoreferenzia. E' venuto a trovarci Tony Blair. Che stile, che eleganza! Sembrava Little Tony passato per Oxford. Con lui c'era Gasparri. Che stile, che vivacità! Ha bofonchiato qualcosa per un minuto e poi è rimasto bloccato nella sua  solita espressione: a bocca aperta e col labbro pendulo. Un po' alla volta
gli si stava riempiendo la bocca di sabbia e allora gli abbiamo messo una maschera antigas. Pensandoci bene, non ha cambiato faccia per niente.

Siamo eccitati perché ci hanno detto che in settimana dovrebbe finalmente arrivare Sharon Stone, se no Valeria Marini, se no la Moratti. E poi una buona notizia: a quelli del Grande Fratello li avvertiranno se scoppia la guerra, mentre a noi non diranno cosa succede nella casa del Grande Fratello: una bella rottura di marroni risparmiata.

8 marzo

Ci siamo scambiati le mimose. Da alcuni indizi l'attacco sembra imminente. Il colonnello Mason continua a portarci prove delle armi segrete di Saddam,  ad esempio ci ha fatto vedere che i cannoni iracheni hanno la canna vuota, cosa ci nascondono dentro? Nel pomeriggio abbiamo visto anche gli ispettori  Onu. Hanno tutti un berretto da Sherlock Holmes, la pipa e un metal  detector.  Gli americani gli hanno detto di scavare tutto in tondo nella sabbia, perché  sotto poteva esserci un bunker segreto. Solo alla fine hanno  detto che era uno scherzo, volevano solo che qualcuno gli costruisse una bella pista per le biglie, e si son messi a giocare con grande risate. Ho capito che gli americani sono dei gran burloni e che la vita dell'ispettore  Onu deve essere durissima.

Alla sera, abbiamo visto il film "Il ponte sul fiume Lambro", una versione padana del Ponte sul fiume Kwai con gli albanesi al posto dei giapponesi  e Lunardi che fa il colonnello costruttore al posto di David Niven. Il film  dura sei minuti, poi naturalmente il ponte crolla. Dopo il rancio il colonnello,  democraticamente ci ha prestato il telefonino satellitare e ha detto: adesso  ognuno mandi un essemesse alla sua ragazza. Il soldato Micillo, detto Miccichè  per la sua intelligenza ha detto: potrei usare altre tre lettere invece di esse emme esse? Il colonnello ha detto che consulterà il regolamento.

12 marzo

Stamattina è venuto a trovarci D'Alema. Per mostrare che era per la guerra ma non troppo indossava una giacca da paracadutista, bermuda a fiori, e  un preservativo sulla baionetta. Ha detto che dobbiamo essere tecnicamente pronti all'azione pacificatrice e ha cominciato a tracciare strani segni  sulla lavagna. Per me erano i piani per un attacco a terra, per un mio amico  era lo schema della nazionale di Trapattoni. Poi si è scoperto che era la linea politica dei Diesse sulla guerra.

Con lui c'era Vissani che ha preparato un rancio speciale. Tortino di  sabbia al tartufo e poisson en boite avec julienne de haricots, ovverossia tonno in scatola e fagioli. Tutta la nuit abbiamo scoreggiato en pleine  air chiedendoci pardon. La mattina D'Alema è risalito sulla sua barca (ci aveva messo sotto le rotelle) e ha detto che lui non dice bugie come Silvio Nutella: entro due giorni farà venire la Ferilli se no la Parietti se no Pecoraro Scanio.

Nel pomeriggio abbiamo fatto l'esercitazione insieme agli americani. Loro sparavano e noi andavamo a controllare se avevano colpito il bersaglio.  Quando eravamo vicino al bersaglio loro continuavano a sparare e gli inglesi  venivano a controllare se ci avevano colpito, e così via. Era un tourbillon  molto vivace. La notte però ho dormito male.

14 marzo

Finalmente è arrivato il presidente Berlusconi in elicottero. Era incazzato  perché per tutto il viaggio è stato seguito da un branco di fenicotteri che lo fischiava. E' sceso con un agile balzo e per trovarlo nella duna  hanno dovuto usare i cani da valanga. Silvio era in tuta mimetica, e sulla faccia aveva un fard speciale mimetico a chiazze studiato dal Pentagono  e dalla Revlon. Purtroppo si era messo in testa troppa Nutella e i cammelli  sono impazziti e hanno cominciato a leccarlo.

E' salito sul palco e ha detto che lui non è solo il presidente operaio  il presidente picciotto, il presidente terremotato, ma anche il presidente soldato. Ha detto che non ha fatto il militare perché le caserme sono un  covo di bolscevichi, ma che sa usare un'arma. Ha fatto mettere dieci bottiglie una vicina all'altra a cento metri e ha imbracciato il fucile. Tutte le volte che sparava le bottiglia rimanevano intere e non succedeva niente. Ci hanno spiegato che sparava tra una bottiglia e l'altra, capito che mira?  Alla sera abbiamo fatto Ustica two, un'esercitazione radar insieme agli americani. Loro simulavano di attaccare con degli aerei e noi  simulavamo di rubare i tracciati. Devo dire che li abbiamo surclassati.

23 marzo

E' stata una serata indimenticabile. E' arrivato Colin Powell, un negrone
 che sembra il commercialista di Tyson e ci ha mostrato nuove prove delle
 armi irachene. Una ricevuta fiscale della ditta tedesco-americana che ha  venduto a Saddam il gas con cui ha sterminato i curdi. Le foto dei missili
che gli hanno venduto i nostri alleati russi, e i sistemi di puntamento  italiani e francesi. Poi ci ha insegnato a torturare i prigionieri senza lasciare segni e ha cantato "Caravan petrol". Che simpatico!

Quando se ne è andato ci siamo torturati per un po' ma ci stavamo  annoiando. Per fortuna, a mezzanotte ci hanno detto che avevano montato  il palco per lo show. Dovevano esserci le veline ballerine, invece c'erano due velone ballerone con uno spinnaker per slip. Poi Schifani e Vito che  volevano fare i fratelli De Rege, ma la scenetta non è mai iniziata, indovinate  perché. Alla fine, c'era il balletto di Maria De Filippi e Pecoraro Scanio,  ma fortunatamente si è alzata una tempesta di sabbia. Dio è con noi.

25 marzo

Siamo andati a letto agitati, perché siamo in job alert, mi sa che  domattina attacchiamo. La prova certa è questa: si sente un gran puzza di salmone rancido, quindi Bush e la sua cravatta rosa sono arrivati. Inoltre in Iraq ci sono settecentomila soldati e rimpatriarli tutti costerebbe troppo.  Ci hanno distribuito l'equipaggiamento antichimico, una maschera antigas e una cartina di Milano. Il colonnello Mason ci ha detto che i primi a andare  all'attacco, per motivi tecnici, saremo noi italiani, ma di  non preoccuparci perché ci coprono loro con gli aerei, basta seguire l'ombra.

Guardo le stelle irachene, così simili alle nostre, e penso: ma insomma, con la new economy e le promesse del nano nutellato, e la tecnologia, e  l'impero del Bene come mai tutto quello che si annuncia nel nostro futuro è una guerra dopo l'altra? Possono due petrolieri megalomani spaccare in due il mondo solo perché nessuno li lascia soli nella loro paranoia? Ma  poi mi sono consolato: mamma: pensa a quelle guerre scomode, nelle trincee col fango, le scarpe sfondate e invece siamo qui con gli alleati Usa cento volte più forti dei nemici, un bell'equipaggiamento e mezzi modernissimi,
 pagati dai cittadini. Morire in una guerra così è da disfattisti, anzi,  come dicono gli americani, è proprio out. Vero, mamma?

28 marzo

Cara signora madre di Cosimo.

Questa non è una lettera preconfezionata, ma personale per lei. Sono lieto di informarla che suo figlio Cosimo è tecnicamente morto nella prima operazione  di prevenzione, obliterato da fuoco amico. La cordiale ferita gli ha causato  un'amichevole emorragia che lo ha cameratescamente dissanguato accompagnandolo  a braccetto nel paradiso degli eroi. Ma non sia triste. Per consolarla di questo spiacevole inconveniente ho almeno tre belle notizie.

Essendo suo figlio Cosimo il primo caduto italiano in zona, ha vinto il
 premio del Presidente del Consiglio consistente in una licenza premio di  due settimane da trascorrere in una delle sue ville in Sardegna. In quanto
a lei, mamma di Cosimo, sarà ospite d'onore a ben tre talk show in una settimana.  La prego di comprarsi i vestiti adatti. Sappiamo inoltre che suo figlio

Cosimo era di sinistra. E inoltre meridionale e licenziato da poco. Si immagina  che vita avrebbe fatto nel nostro paese? Meglio così.  Con simpatia, il presidente del consiglio, generale Sylvio Nutella Berlusconi.

PS. Non si sogni di protestare. Solo il popolo mi può giudicare, e lei è una sola.

(1 febbraio 2003)

 

 

Simbologie di Pace

 


Dal mito del diluvio alla simbologia di pace

 

“Il diluvio è il segno della germinazione e della rigenerazione. Un diluvio distrugge solo perché le forme sono logore ed esaurite, ma è sempre seguito da una nuova umanità e storia nuova. Evoca l’idea del riassorbimento dell’umanità nell’acqua e l’istituzione di una nuova epoca con una nuova umanità.

Il diluvio rivela come la vita può essere valorizzata da una coscienza diversa da quella umana…  la vita umana appare come una cosa fragile che bisogna riassorbire periodicamente perché il destino di tutte le forme è di dissolversi per poter riapparire. Se le forme non fossero rigenerate dal riassorbimento periodico nelle acque, si frantumerebbero, esaurirebbero le possibilità di creazione e si estinguerebbero definitivamente. La cattiveria, i peccati, finirebbero per sfigurare l’umanità. Svuotata di forme e forze creatrici, l’umanità si intristirebbe, decrepita e sterile. Invece di una regressione lenta in forme subumane, il diluvio conduce al riassorbimento istantaneo delle acque, in cui i peccati sono purificati e da cui nascerà l’umanità nuova, rigenerata”.

  (ELIT, 144, 183-Trattato di storia delle religioni, Torino, 1970 e 1976)

 

Il diluvio universale costituisce un archetipo, ossia un modello primitivo per diverse culture (ne parla l’Antico Testamento, alcuni miti d’origine indiana e di tradizione greca, leggende cinesi & babilonesi…),

ha cioè un contenuto primordiale e universale racchiuso in alcuni caratteri comuni, individuabili ad esempio nella punizione dell’umano corrotto, voluta dalla divinità, e nella successiva fase di rigenerazione.

 

 

SIMBOLOGIE DEL DILUVIO…

 

 

L’acqua, in questo fenomeno, rappresenta al contempo uno strumento di morte e di vita: ‘di morte’ per la sua azione distruttrice verso colpevoli e peccatori,  ‘di vita’ per la sua funzione rigeneratrice, attraverso cui le colpe e i peccati degli ingiusti, dopo esser stati puniti, vengono cancellati (nel diluvio), rendendo possibile l’inizio di una nuova epoca o umanità, sotto la luce di una più alta coscienza, retta da un impegno che stabilisce un rapporto nuovo con la divinità.

Spesso compare nel fenomeno del diluvio, la figura dell’arca che, attraverso le imprese della navigazione, porta in sé gli elementi della restaurazione ciclica, presentandosi sia come primo germe vivificante, sia come simbolo di nuova alleanza universale ed eterna e come reale area di salvezza contro il peccato.

Se l’arca viene connessa all’apparizione dell’arcobaleno nel cielo, essendo l’uno relativo al dominio delle Acque superiori e  l’altra al dominio di quelle inferiori, riunificate le due metà come segno della restaurazione dell’ordine cosmico, si giunge appunto alla ricostituzione dell’unità ciclica.

Ricorrente anche il simbolismo del corvo e della bianca colomba.

 Il primo: elemento dinamico e organizzatore, annunciatore di trionfi e segno di virtù e perspicacia;

mentre l’altra, portatrice del ramo d’olivo, dunque di pace e concordia, è simbolo di purezza e semplicità; le sue ali rappresentano il distacco da tutto ciò che è terreno: la colomba dunque, nel suo orientare lo sguardo verso l’alto, cerca di avvicinarsi alla natura divina di cui essa stessa partecipa, un po’ come l’anima del giusto mentre si volge verso la luce.

 

Dopo quest’iniziale quadro sulle fondamentali simbologie di pace riscontrate nell’ambito del diluvio (inteso come catastrofe planetaria, ritorno al caos primordiale e  successiva “seconda creazione” dell’umanità, suggellata da un nuovo patto), si può passare ad un approfondimento più analitico tra gli aspetti affini e differenti di queste simbologie, in alcuni esempi propri di diverse culture.

 

 

IN UNA LEGGENDA BABILONESE…

 

 

“… Il pio re Ut-napishtim apprende dal dio Ea che i celesti, per istigazione del dio Enlil, hanno deciso di annientare ogni forma di vita sulla terra con una grande catastrofe delle acque. Egli allora costruisce un’arca, in cui con la moglie, i suoi beni e un certo numero di animali sopravvive al diluvio durato sei giorni.  Il settimo giorno, dopo che il mare si è calmato, l’arca approda a una montagna. Egli fa volar fuori prima una colomba, poi una rondine. Poiché queste tornano indietro, Ut-napishtim, comprende che non hanno trovato ancora alcun punto fermo su cui potersi posare. Allora aspetta ancora un poco e poi manda un corvo, che non torna indietro…”.

(da “Le religioni non cristiane”

di Helmut von Glasenapp)

 

 

Nell’epopea mesopotamica compaiono tutti gli “ingredienti”  tipici dei racconti sul Diluvio: la decisione dell’annientamento di ogni vita, la scelta di un superstite perché la vita possa ricominciare e le disposizioni per la costruzione dell’arca.

La causa scatenante del Diluvio nella leggenda babilonese non è da imputare alla condotta dell’uomo, infatti questo non ha alcuna colpa morale; bensì al bisogno di dimezzare l’umanità essendo questa diventata troppo numerosa e quindi molesta al sonno degli dei; compaiono inoltre i temi ricorrenti del corvo e della colomba al termine dell’inondazione, inviati come messaggeri di salvezza .

Nella sua visione della storia, il Diluvio è invece la punizione di Dio per la condotta depravata dell’uomo, che necessita dunque di una rifondazione delle regole del vivere civile e di un nuovo sollevarsi dal caos nel quale l’umanità è ripiombata.

 

 

… NELLA TRADIZIONE GRECA…

 

Nell’antica mitologia greca , secondo le odi di Pindaro e gli scritti di Apollodoro, quando il mitico Deucalione era re di Ftia in Tessaglia, Zeus, il re degli dèi dell’Olimpo, risolse di sterminare con un diluvio l’umanità irriverente e maligna. Per sfuggire all’ira degli dèi, Deucalione fece costruire un’arca, in cui mise le provviste necessarie. Non appena lui e la moglie, Pirra, erano entrati nell’arca, scoppiò un terribile diluvio che inondò gran parte della Grecia e fece annegare “quasi tutti gli esseri umani”. Durante il diluvio si formarono a quanto pare i monti della Tessaglia. Per nove giorni e nove notti l’arca di Deucalione rimase in balia delle onde finché approdò in cima al monte Parnaso, in Tessaglia.

Dopo essere uscito dall’arca, Deucalione offrì un sacrificio a Zeus. Il dio Zeus comandò a Deucalione e Pirra di lanciare pietre dietro di sé. Le pietre lanciate da Deucalione diventarono uomini, mentre quelle lanciate da Pirra si trasformarono in donne.

 

“…Altro castigo gli piacque: sommergere il genere umano, pioggia dirotta verso tutte le parti del cielo. Tosto serrò l’Aquilone negli antri dell’isola Eolia con tutti i venti che mettono in fuga le nubi nembose, Noto sciogliendo che vola per l’aria su l’umide penne, con la terribile faccia di negra caligine avvolta… Come compresse col pugno le nuvole pendule e larghe, si rovesciò con fragore dal cielo scrosciando la pioggia… Giove vedendo stagnare la terra per tutto allagata e rimanere un sol uomo di tante migliaia e una donna, ambo innocenti e devoti, disperse le nubi e, cacciate lungi le piogge nembose col vento Aquilone, la terra scoprì alla volta celeste e la volta celeste alla terra.”

Ovidio 

 

Si ripropone dunque il Diluvio come elemento al contempo distruttore e rigeneratore, mandato dagli dei per punire la malignità degli uomini; inoltre vi è la presenza dell’arca che riesce a superare le insidie della navigazione, mentre la maggior parte degli esseri umani rimane annegata;

 

 

NELLA TRADIZIONE CINESE…

 

… La descrizione di una catastrofe e di un diluvio è impressionante:

«La terra fu scossa dalle fondamenta. Il cielo si abbassò a settentrione. Il sole, la luna e le stelle cambiarono i loro corsi. La terra si frantumò e le acque sgorgarono dal suo seno verso l'alto con violenza, inondandola. L'uomo si era ribellato a Dio e il sistema dell'universo era sconvolto. I pianeti mutarono le loro orbite e la grande armonia dell'universo e della natura fu turbata...»

Nella mitologia dell’antica Cina si racconta ancora come uno spirito maligno, Kung-Kung, in un momento di collera, diede un violento colpo di testa contro le colonne del Cielo. Il firmamento crollò riversando trombe d’acqua sulla terra sottostante.

Secondo un’altra leggenda, il dio del tuono dà un dente a due bambini, Nuwa e Fuxi, dicendo loro di piantarlo e di rifugiarsi nella zucca che ne sarebbe cresciuta. Dal dente cresce subito un albero che produce un’enorme zucca. Quando il dio del tuono scatena una pioggia torrenziale, i bambini si arrampicano sulla zucca e vi entrano. Nel diluvio che ne risulta tutti gli altri abitanti della terra annegano, mentre Nuwa e Fuxi sopravvivono e ripopolano il globo.

 

 

…INDIANI DEL NORD AMERICA…

 

Gli indiani dell’America settentrionale hanno varie leggende che hanno in comune il tema fondamentale di un diluvio che distrugge tutta l’umanità tranne pochi individui. Ad esempio gli arikara, una tribù caddo, dicono che un tempo la terra era abitata da una razza di persone così forti che schernivano gli dèi. Il dio Nesaru distrusse questi giganti mediante un diluvio ma preservò il suo popolo, gli animali e il mais in una grotta. Gli havasupai dicono che il dio Hokomata provocò un diluvio che distrusse l’umanità. Tuttavia, l’uomo Tochopa preservò sua figlia Pukeheh sigillandola in un tronco cavo.

Nella leggenda di Apache White Mountain “la grande inondazione”, si narra inoltre delle intraprese di una madre e dei suoi due figli che, avvisati dal Picchio del pericolo di una prossima inondazione, costruiscono una  giara grande abbastanza per contenere loro tre, la sigillano e la riempiono di legname e viveri per affrontare il diluvio.

Dopo che l’inondazione si era ritirata, - conclude White Mountains- aveva lasciato la Terra così spoglia che non vi cresceva nulla, e il paesaggio tutt’intorno era d’un’assoluta desolazione. La gente allora piantò i semi che aveva dato l’Orso, e nacquero tutte le piante che crescono oggi, come il cotone, la jojoba, i pini, i cedri, le querce…”

Si percepisce quindi, anche nella leggenda degli Indiani d’America il duplice ruolo del Diluvio, imposto per natura divina sulla terra: al principio il suo ruolo distruttore, in seguito la forza rigeneratrice che esso stesso attua nella natura.

Infine   è presente al posto dell’arca, la figura di una giara, che conduce alla salvezza dopo le peripezie di un’infausta navigazione.

 

SIMBOLOGIE E RITUALI TRA GLI INDIANI D’AMERICA

 

La ricca panoramica delle simbologie pellerossa copre  ogni aspetto dell’esistenza e, attraverso un universo di forme e figure appartenenti a rituali intrisi di profondo significato, ci ricollega alle nostre comuni origini con la Madre Terra.

Nella tradizione degli Indiani d’America, l’uomo comunica con il Creatore attraverso l’interazione con la natura. Il cielo è la casa di Dio, che è presente in tutte le sue creazioni sulla Terra. La sua voce è chiusa nel vento lieve, il suo urlo nelle tempeste. Il sole fornisce la luce e presiede alla conoscenza; la luna, nelle sue fasi ricorda all’uomo la sua ignoranza e la caducità.

Ricorrenti, tra gli indiani, numerosi rituali, come ad esempio l’uso della pipa sacra: essi pensavano che l’atto del fumare li riportasse in comunicazione con gli spiriti superiori del cielo; il calumet della pace era utilizzato particolarmente durante cerimonie che necessitavano di ufficializzare un avvenimento: invocare gli spiriti in nome di pace oppure suggellare un momento importante per la tribù; la tradizione impone che quando si fuma la pipa, si dicano solo Verità, infatti chi parlava mentre fumava, veniva sempre ascoltato in silenzio perché tutti sapevano che non sarebbero mai state dette parole false in quel momento. 

 Ecco qui riportata una preghiera pellerossa al Grande Spirito, che porta in sé i significati di quel patto e di quell’ impegno di cui l’uomo, dal momento della creazione, assunse il compito di rispettare, per far sì che ci fosse continuo scambio e rigenerazione tra il cielo e la terra :

“O Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento, il cui respiro dà la vita al mondo, ascoltami… Rendi le mie mani rispettose delle cose che hai creato ed il mio orecchio attento alla tua voce. Rendimi acuto affinché io possa comprendere le cose che hai insegnato al mio popolo. Aiutami ad affrontare ogni cosa mostrando sempre forza e serenità in volto.

Fa’ che io impari le lezioni che tu hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia. Aiutami a mantenere puri i pensieri e ad agire per aiutare gli altri.

Aiutami a provare compassione senza che la pietà mi travolga. Cerco le forze non per essere più grande di mio fratello ma per combattere il mio più grande nemico: me stesso.

Fa’ che io sia sempre pronto a venire a te con mani pulite e sguardo onesto. Così quando la vita declina come il sole al tramonto, possa il mio spirito giungere a te senza vergogna”.

(Iroquois)

 

 

 

 IL CALUMET DELLA PACE

DA LONGFELLOW

 

I

 

Ora Ghisci Manitù, Signore della vita,

il Potente, discese nella verde prateria,

l’immensa prateria dalle alture montuose,

e là, sopra le rocce della Cava Rossa,

dominando lo spazio e bagnato di luce

se ne stava in piedi, grande e maestoso.

 

Allora convocò i popoli, più numerosi

dei granelli di sabbia e dei fili d’erba.

Con la terribile mano spezzò dalla roccia

un frammento e ne fece una pipa superba,

poi da un fitto canneto in riva al ruscello,

scelse una canna per farsene un cannello.

 

Per riempirla tolse al salice la scorza,

e Lui, l’Onnipotente, Creatore della Forza,

in piedi, accese come un divino fanale,

la Pipa della Pace. In piedi sulla Cava,

diritto, superbo bagnato di luce, fumava.

Per le nazioni questo era il grande segnale.

 

E lentamente saliva il fumo divino

Nell’odorosa e fluttuante aria del mattino;

dapprima non fu che la striscia scura;

poi il vapore si fece più azzurro e più denso,

poi bianco; e salendo, crescendo ancora

s’infranse infine sul duro soffitto del cielo.

 

Dai più lontani picchi delle Montagne Rocciose,

dai laghi del Nord delle acque fragorose,

da Tawasentha, vallata che non ha eguale,

fino a Tuscaloosa, la foresta olezzante,

tutti videro l’immensa fumata e il segnale

salire piano nel mattino fiammeggiante.

 

Dicevano i Profeti: “Vedete la striscia di vapore

Che, simile alla mano d’un imperatore,

oscilla e si staglia, nera, contro il sole?

E’ Ghisci Manitù, il Signore della Vita,

che ai quattro angoli della prateria

dice: “ Vi chiamo, guerrieri, al mio consiglio!”

 

Per corsi d’acqua, per strade di pianura,

dai quattro punti da cui soffiano i respiri

dei venti, tutti i guerrieri di ciascuna tribù,

 comprendendo il segnale della nube errante,

verso la Cava Rossa si diressero docilmente,

dove ad attenderli c’era Ghisci Manitù.

 

I guerrieri stavano sulla verde prateria,

le tenute da guerra e gli animi combattivi,

variegati come il fogliame autunnale;

e l’odio che spinge gli uomini a combattere,

l’odio che ardeva negli occhi dei loro avi,

ancora bruciava i loro occhi d’un fuoco fatale.

 

I loro occhi erano pieni d’odio ereditario.

Ora Ghisci Manitù, il Signore della Terra,

li osservava tutti con passione,

come un buon padre, nemico del disordine,

che vede i suoi figli adorati azzuffarsi.

Tale era Ghisci Manitù per ogni nazione.

 

Su di loro distese la forte mano destra

per soggiogarne il cuore e la natura augusta,

per rinfrescarne, all’ombra della sua mano,

le febbri; poi parlò con la sua voce maestosa ,

simile alla voce d’un acqua tumultuosa

che cadendo manda un suono sovrumano:

 

II

 

<<O mia posterità, deplorevole e amata!

O miei figli! Ascoltate la ragione divina.

E’ Ghisci  Manitù, il Signore della Vita,

che vi parla! Colui che nella vostra prateria

ha messo l’orso,il castoro,il bisonte,la renna.

 

La caccia e la pesca vi ho reso facili;

perché dunque il cacciatore si fa assassino?

Lo stagno fu da me popolato d’ uccelli;

Perché non siete contenti, figli indocili?

Perché l’uomo da la caccia al suo vicino?

 

Sono stanco delle vostre atroci guerre,

sono misfatti i vostri voti e le vostre preghiere!

Il pericolo è per voi negli umori contrari,

mentre è nell’unione la vostra forza.

Vivete da fratelli e in pace sappiate rimanere.

 

Cancellate i vostri colori di morte nei flutti .

Son numerose le canne e spesse le rocce;

ognuno può trarne la sua pipa.Mai più lotte,

né sangue.Vivete come fratelli e tutti,

uniti, fumate il Calumet della Pace.>>

 

III

 

All’improvviso tutti, gettando le armi a terra,

lavano nel ruscello i colori della guerra

che lucevano sulle fronti trionfanti e feroci.

Ognuno si scava una pipa e coglie sulla riva

un lungo cannello e abilmente l’affina.

E lo spirito sorrideva ai suoi poveri figli!

 

E Ghisci Manitù, il Signore della Vita,

risalì per la dischiusa porta dei cieli.

_Attraverso il vapore splendido della nube,

contento della sua opera, saliva l’Onnipotente,

immenso, profumato, sublime,raggiante!

( Baudelaire )

 

 

… DALL’ANTICO TESTAMENTO…

 

Giungiamo dunque ad analizzare la Genesi ripercorrendola nei tratti salienti, ovvero attraverso tutti quegli elementi portatori di pace, salvezza, purificazione, fino ad ora approfonditi per diverse  altre culture.

 

Il Diluvio Universale è una catastrofe avvenuta nella storia dell’uomo in tempi remoti.  Si narra che Dio, per purificare il mondo da ogni sorta di male e di peccato a cui gli uomini erano stati abituati, decise di scatenare piogge inverosimili. Tale potente evento avrebbe distrutto tutte le specie viventi e con esse ogni sorta di male. La storia racconta che il Padre scelse un uomo, Noè (degno della missione), al quale affidare la rifondazione delle civiltà e la salvezza di ogni specie nel mondo, attraverso la navigazione in un’arca, da lui stesso realizzata prima dell’inondazione.

 

Le parole di Dio a Noè:  E’ venuta per me la fine d’ogni mortale, perché la Terra per cagion loro è ripiena di misfatti; ed ecco io li stermino insieme con la terra. Fàtti un’arca di legno resinoso… Ed io ecco che mando un Diluvio di acqua sulla terra , per distruggere ogni carne che ha soffio di vita sotto il cielo; tutto quanto è in terra perirà. Ma con te faccio patto… Entra nell’arca tu e tutta la tua famiglia; perché io ti ho riconosciuto giusto innanzi a me tra questa gente… E di tutti i viventi ne introdurrai due d’ogni specie nell’arca… perché tra sette giorni io faccio piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; e raderò dalla faccia della terra ogni essere da me fatto”.

(Genesi 6,7)

 

“Trascorsi quaranta giorni dalla fine dell’inondazione, Noè  aperse la finestra da lui fatta nell’arca, e rilasciò un corvo; e questo andava avanti e indietro finché si prosciugarono le acque sulla terra. Allora Noè rilasciò una colomba per vedere se le acque fossero scemate dalla superficie terrestre. Ma la colomba, non trovando ove posar la pianta del piede, tornò a lui nell’arca… Aspettò altri sette giorni e di nuovo mandò la colomba fuori dell’arca. Ed essa tornò a lui sul far della sera, ed eccola con una fronda verde di ulivo nel becco. Da ciò conobbe Noè che l’acqua era ormai poca sulla terra. Tuttavia aspettò ancora sette giorni, e rimandò la colomba; ed essa non tornò più a lui”.

(Genesi 8,9)

 

Così, Dio consentì a Noè e alla sua famiglia di uscire dall’arca e di liberare anche tutti gli animali, benedicendoli e incitandoli a proliferare e moltiplicarsi per riempire la terra; pronunciò inoltre le seguenti parole in segno di alleanza:

 

Ed io, ecco stabilisco il mio patto con voi e coi vostri discendenti dopo di voi; e con ogni animale vivente tra di voi… Fo patto con voi, che mai più non sarà distrutta ogni carne per le acque del diluvio; né più verrà il diluvio a guastare la terra; questo è il segnale ch’io pongo fra me e voi ed ogni animale vivente presso le generazioni perpetue. L’arco posto da me nelle nubi, servirà di segnale del patto fra me e la terra…”.

(Genesi 9,10)

 


 

L’ARTE PER LA PACE

 

 

Otto Dix, pannello centrale del

Trittico della guerra (1929-1932)

-In quest’opera il tedesco Otto Dix usa colori lividi giallo-verdastri che servono ad evidenziare, con tagliente realismo e drammaticità, il senso macabro della morte dei soldati nelle trincee della prima guerra mondiale.-

 

 

“GUERNICA”

PABLO PICASSO

 

 

 Nel 1937 la situazione politica era ad un punto di rottura.  Dopo aver tollerato il minaccioso riarmo tedesco ed il colpo di forza italiano in Etiopia, le democrazie borghesi in Spagna  assistevano inerti all’aggressione fascista. In questa torbida atmosfera di paura si apriva a Parigi una grande Esposizione internazionale dedicata al progresso, al lavoro, alla pace. La Spagna vi partecipava con un disegno politico: invocare la solidarietà del mondo libero, dimostrare che il suo progetto era lo sviluppo della democrazia in un Paese socialmente arretrato, avvertire l’opinione pubblica che il conflitto spagnolo era l’inizio di una tragedia che avrebbe coinvolto il Mondo intero.

 Una delle pareti del padiglione spagnolo doveva essere occupata da un dipinto murale del pittore spagnolo Picasso. Da tempo Picasso aveva fatto la sua scelta politica: l’anno precedente aveva collaborato alla propaganda repubblicana con due serie di incisioni, Sueno y mentira de Franco. In Aprile si sparge la notizia che bombardieri tedeschi al servizio di Franco hanno attaccato l’antica città di Guernica, senz’altro scopo che fare una strage e seminare terrore nella popolazione civile. Di colpo, Picasso decide che il suo dipinto sarà la risposta alla viltà e all’atrocità di quell’eccidio. Nasce così la Guernica: l’unico quadro storico del nostro secolo, ed è il primo, decisivo intervento della cultura nella lotta politica. Da quel momento, Picasso in testa, gli intellettuali eserciteranno una ferma pressione sui governi democratici per indurli, infine, a difendere la democrazia.

 Picasso non mira a denunciare un misfatto ed a suscitare sdegno e pietà, ma a rendere presente il misfatto nella coscienza del mondo civile, costringendolo a giudicare e decidere. Il quadro non deve rappresentare o significare, ma sviluppare una forza imperativa; e la forza non deve scaturire dal soggetto o dal contenuto ( che tutti conoscono; cronaca del giorno ), ma dalla forma.

 In Guernica non c’è colore: solo nero, bianco, grigio. E’ escluso che Picasso si sia servito del monocromato per dare al quadro una tonalità cupa, tragica: tutto è chiaro, le linee disegnano con precisione I piani destinati a colmarsi di colore, ma il colore non c’è, è andato via. E’ escluso che il monocromato serva ad accentuare l’effetto plastico-volumetrico: il rilievo non c’è, è andato via. Il colore e il rilievo sono due qualità con cui la natura si dà alla percezione sensoria, si fa conoscere. Eliminare il colore e il rilievo e tagliare il rapporto dell’uomo col mondo: tagliandolo, non c’è più la natura o la vita. Nel quadro c’è, invece, la morte; e non è rappresentata con le sembianze della natura o della vita, perché quella morte non è il termine naturale della vita, è il contrario. L’arte è intelligenza della vita come natura, civiltà, storia: queste sono le cose che la violenza mortale toglie dal mondo, sopprime. Uccidendo i cittadini di Guernica gli aviatori tedeschi hanno ucciso la civiltà. Ora ogni cittadino del mondo è obbligato a scegliere, non si può volere insieme la vita e la morte.

La visione di Guernica è la visione della morte in atto: il pittore non assiste al fatto con terrore e pietà, ma è dentro il fatto, non commemora o commisera la vittime, ma è tra le vittime. Con lui muore l’arte, la civiltà “classica”, l’arte e la civiltà il cui scopo era la conoscenza, l’intelligenza piena della natura e della storia. Guernica ha la scheletro del quadro storico classico: lo scheletro, appunto, perché l’arte classica, con la pienezza delle sue forme e lo splendore dei suoi colori, è morta.

 Con Guernica, Picasso, fa esplodere, disintegra il linguaggio cubista in quanto linguaggio rivolto alla descrizione analitica della realtà. L’analisi conoscitiva diventa frantumazione violenta, distruttiva, ma anche i mezzi di distruzione che il nemico ha messo in opera a Guernica erano scientifici, tecnologici. Una scienza che lavora per distruggere, distrugge anzitutto se stessa come scienza, perché non serve alla vita ma alla morte. Perciò si assiste, in questo quadro, ad una metamorfosi: la violenza e la morte geometrizzano , meccanizzano i volti , le membra , delle figure. Picasso ha capito e dichiara che l’atrocità del massacro a Guernica è nella logica della cosiddetta civiltà tecnologica, delle macchine.

Quella dell’artista, per Picasso, non è una normale funzione ma una straordinaria missione storica; e il suo dovere non è di preservare l’arte dai pericoli di una cronaca agitata, ma di gettarla nella mischia, dato che nella mischia è in gioco anche la sua sopravvivenza.

Durante l’occupazione tedesca di Parigi, ad alcuni critici tedeschi che gli parlavano di Guernica, Picasso risponderà amaramente: <<Non l’ho fatta io, l’avete fatta voi>>.

( da “L’arte moderna” di G. C. Argan )


La parola che si fa essenza di Pace

 

 


“O vecchio, a te piaccion sempre discorsi interminabili, come una volta, in pace: ma è sorta una guerra orrenda. Già molte volte io fui nelle battaglie degli uomini, e mai vidi esercito simile, così grande!”

Omero

 

 

L’orrore della guerra

 

E quando questa mia pelle sarà dilaniata

contemplerò Dio senza la mia carne.

Il libro di Giobbe

 “Oh, i camini

 sulle ingegnose dimore della morte,

 quando il corpo di Israele si disperse in fumo

 per l’aria –

 e lo accolse, spazzacamino, una stella

 che divenne nera

 o era forse un raggio di sole?

 

 Oh, i camini!

 Vie di libertà per la polvere di Job e Geremia –

 Chi vi ha inventato e, pietra su pietra, ha costruito

 La via per i fuggiaschi di fumo?

 

 Oh, le dimore della morte,

 invitanti per la padrona di casa

 altrimenti ospite –

 Oh, dita

 che posate la soglia

 come un coltello tra la vita e la morte –

 

 Oh, camini,

 oh, dita,

 e il corpo di Israele in fumo per l’aria!”

   Nelly Sachs, da”Nelle dimore della morte”

 

 

“E amò le armi che grondano pianto”

Anacreonte,VI a.C.,Il Bellicista

 

 

 

“Chi fu colui che per primo

 trovò le orribili  spade?

 Che feroce, e che uomo

 veramente di ferro!

 Nacquero allora per gli uomini

 Le stragi, allora le guerre,

 e si aperse alla morte

 crudele via più breve.”

Albio Tibullo,II a.C., dalle”Elegie”

 

 

 

“Oh, notte dei bimbi piangenti!

 Notte dei bimbi chiamati alla morte!

Non può più entrare il sonno.

  (…)tutto fermenta nei nidi dell’orrore.

 Paura allatta i bimbi e non la madre.

 

 Appena ieri la mamma chiamava il sonno

 su loro, come una bianca luna,

 in un braccio era la bambola –

 con le guance lavate dai baci,

 nell’altro una bestia di pezza

 fatta viva dall’amore –

 Soffia ora il vento della morte,

 solleva le camicie sui capelli

 che nessuno più pettinerà.”

Nelly Sachs, da”Nelle dimore della morte”

 

 

 

 

 

Stranieri, non eravate uomini!

Conoscevate tutti i libri del mondo ma non l’amore.

Non sapevate che le vostre mani

Fecondano il seno della terra,

non sapevate che le vostre mani

hanno radici profonde, come la rivolta.

No sapevate , macellai, che sotto le vostre boriose canzoni

(…) maturava la speranza, nostra sola fortezza.”

David Diop, da “Avvoltoi”

 

 

 

 

Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916

“Come questa pietra

del  S. Michele

così fredda

così dura

così prosciugata

così refrattaria

così totalmente

disanimata

 

Come questa pietra

è il mio pianto

che non si vede

 

La morte

si sconta

vivendo

Giuseppe Ungaretti, “Sono una creatura”

 

 

 

 

 

“Avevo appena ventun anno,

e Herry Phipps sovrintendente della Scuola

fece un discorso al Teatro Bindle.

<< L’onore – ci disse – della bandiera va difeso,

sia che venga assalita dai barbari Tagalog

o dalla potenza più forte d’Europa>>.

E noialtri applaudimmo, applaudimmo il discorso e la bandiera

che lui sventolava parlando.

Così andai alla guerra nonostante mio padre,

e seguii la bandiera finchè la vidi levarsi

nel nostro campo tra risaie vicino a Manila.

Tutti noi acclamammo, acclamammo,

ma là c’erano mosche e bestie velenose;

c’era l’acqua mortifera,

e il caldo crudele

e il cibo nauseante e putrido

e il fetore della latrina proprio dietro alle tende,

dove ci si andava a vuotare;

le puttane impestate che ci venivano dietro,

a atti bestiali tra noialtri e da noi soli,

e tra noi  prepotenza, odio, abbrutimento,

e giornate di disgusto e notti di terrore

fino all’assalto traverso la palude fumante,

seguendo la bandiera,

quando caddi gridando con gli intestini trapassati.

Ora c’è una bandiera su di me a Spoon River.

Una bandiera ! – una bandiera !

Edgar Lee Masters, “Harry Wilmans”

 

 

 

Bosco di Courton luglio 1918

 

“Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie

Giuseppe Ungaretti, “Soldati”

 

 

 

“Harry Wilmans ! Tu che cadesti in una palude

vicino a Manila, seguendo la bandiera,

non fosti colpito dalla grandezza di un sogno,

né distrutto da un’opera inutile,

né spinto alla follia da inceppi diabolici;

non fosti straziato da nervi sofferenti,

né dovesti trascinare ferite nella vecchiaia.

Non soffristi la fame, perché il governo ti nutriva.

Non soffristi pur gridando << avanti ! >>

A un esercito da te guidato

Contro un nemico dai sorrisi beffardi,

più taglienti delle baionette. Non fosti abbattuto

da bombe invisibili. Non fosti respinto

da coloro in favore dei quali tu fosti sconfitto.

Non dovesti mangiare il pane insipido

che una misera alchimia ricava dagli ideali.

Tu andasti a Manila, Harry Wilmans,

mentre io mi arruolai nell’esercito scalcinato

dei seminaristi entusiasti,

che avanzavano, che venivano respinti e cadevano,

malati, infranti, piangenti, privi di fede,

seguendo la bandiera del Regno dei Cieli.

Tu e io, Harry Wilmans, siamo caduti

Nei nostri modi diversi, non distinguendo

Il bene dal male, la sconfitta dalla vittoria,

né quale volto sorrida dietro la maschera demoniaca.”

Edgar Lee Masters, “Godwin James”

 

 

 

“Che cosa c’è, che cos’è lei, la morte

lo sa, ma lo racconta solo ai morti.”

Riccardo Bacchelli, “Epitafio”

 

 

 

“E’ una gola di verzura dove un fiume canta

impigliando follemente alle erbe stracci

d’argento: dove il sole, dalla fiera montagna

risplende: è una piccola valle che spumeggia di raggi.

 

Un giovane soldato, bocca aperta, testa nuda,

e la nuca bagnata nel fresco crescione azzurro,

dorme; è disteso nell’erba, sotto la nuvola,

pallido nel suo verde letto dove piove la luce.

 

I piedi tra i gladioli, dorme. Sorridente come

sorriderebbe un bimbo malato, fa un sonno.

O Natura, cullalo tiepidamente: ha freddo.

 

I profumi non fanno più fremere la sua narice;

dorme nel sole, la mano sul suo petto

tranquillo. Ha due rosse ferite sul fianco destro.”

 

Ottobre 1870                                                                   Arthur Rimbaud,

“L’addormentato nella valle”

 

 

 

Cima Quattro il 23 dicembre 1915

“Un’intera nottata

buttato vicino

a un compagno

massacrato

con la sua bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione delle sue mani

penetrata

nel mio silenzio

ho scritto

lettere piene d’amore

 

Non sono mai stato

tanto

attaccato alla vita

Giuseppe Ungaretti, “Veglia”

 

 

 

 

Cessate d’uccidere i morti,

Non gridate più, non gridate

Se li volete ancora udire,

Se sperate di non perire.

 

Hanno l’impercettibile sussurro,

Non fanno più rumore

Del crescere dell’erba,

Lieta dove non passa l’uomo.”

Giuseppe Ungaretti, “Non gridate più”

 

 

 

Tu, Dio senza sonno e senza morte,

come puoi tu vedere con occhi di stelle,

bruciato e travolto

da quel tuo stesso fuoco creatore

nei vorticosi abissi

dell’incolmabile nulla,

la nostra condizione umana

legata alla stagione di un secondo

di quel grano di sabbia del tuo mare

ch’è questa oscura faticosa terra?

Vedere china al focolare

la madre mentre soffia l’anima

sopra la passeggera brace,

col cuore gonfio di parole chiuse

e la bocca dolente come piaga,

come se stesse al fuoco la risposta:

quasi che con la cenere di torba

e col rancido pianto

si potesse impastare un po’ di pane

per la scalza covata;

o contorcersi al suolo

come un verme tagliato dalla vanga

sul figlio trucidato?

Come puoi tu vederci,

se nella nostra notte d’uomini

tutta la luce son le lagrime?

Siam per te come l’atomo, invisibili

sotto il bombardamento

dei tuoi ardenti sguardi;

senza fisionomia e senza storia

come l’erba dei fossi, amaramente

bruciati dalla morte.

Chi può illudersi ancora

che tu veda salire

a te quel grigio fiocco

d’incenso andato a male

che scoppiò ad Hiroshima

e fa sempre tremare il cuore agli uomini?

O che tu senta

crescere lentamente nel tuo mare

di celeste pazienza impallidendone,

tra i fiori di subacquee mine,

il corallo di sangue di Mathausen

e delle Fosse Ardeatine?

Che senso mai può avere per te

questa vita più breve

dell’andare e tornare della rondine

con caldo nido in bocca, con un sonno

che accelera la pena

del vivere agitandola di sogni,

e il nostro disperato grido

con quell’eco già morta

prima ancora di battere

allo spietato muro

del tuo eterno silenzio per aiuto?

Per strapparti il conforto d’una sillaba

invano l’uomo sta in ascolto:

o cieco Dio, o Dio sordomuto,

Dio senza volto.”

Corrado Govoni, “Tu, Dio…”

 

 

 

 “E andando nel sole che abbaglia

sentire con triste meraviglia

com’è tutta la vita e il suo travaglio

in questo seguitare una muraglia

che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.”

Eugenio Montale,

da “Meriggio pallido e assorto”

 

 

 

“E come potevamo noi cantare

con il piede straniero sopra il cuore,

fra i morti abbandonati nelle piazze

sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.”

Salvatore Quasimodo,

“Alle fronde dei salici”

 

 

 

“Questo bambino è morto per disidratazione

o se preferisci per denutrizione.

Ma è morto anche di qualcos’altro

che non trova posto in un certificato di morte

in una storia

in un lamento.

E’ morto per aver attraversato scalzo e solo

il lungo dolore

è morto per aver sofferto secoli di fame e freddo

è morto per non aver avuto sogni dipinti con matite colorate

è morto per non aver conosciuto il sorriso

le brevi domeniche

e ciò che si nasconde sotto il tendone del circo.

Ed è morto anche di scambio ineguale

di imperialismo

di blocco economico

di dollari che finanziano la morte

di congressisti compiacenti

che approvano preventivi di orrore

è morto per tutto questo che ti sembrerà retorica

ma, come vedi, uccide.

 

Questo bambino è morto anche a causa mia e tua

che imbrigliamo i nostri piedi in scartoffie e discorsi

quando bisognava correre a pugnalare la sua morte.

Ora che ci è scappato dalle mani

come un piccolo insetto meraviglioso

che sfugge irrimediabilmente

aiutami a ripensare il mondo

perché la morte di un solo bambino

è una condizione

terribilmente sufficiente

e urgentemente necessaria

per ripensare il mondo.

Bisogna allora stringere viti

e togliere molle

e buttare all’aria strutture

e indicare colpevoli

con nome, cognome e conto bancario.

Aiutami perché ho paura di  odiare

ma non mi interessa amare

se muore un bambino.

Mariana Yonusg Blanco, “Ricordando Guillen

Tesi per spiegare la morte di un bambino”

 

 

 

“La guerra che verrà

non è la prima. Prima

ci sono state altre guerre.

Alla fine dell’ultima

c’erano vincitori e vinti.

Fra i vinti la povera gente

faceva la fame. Fra i vincitori

faceva la fame la povera gente egualmente.”

Bertolt Brecht, “La guerra che verrà”

 

 

 

Valloncello dell’Albero Isolato il 27 agosto 1916

“Di queste case

non è rimasto

che qualche

brandello di muro

 

Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto

 

Ma nel cuore

nessuna croce manca

E’ il mio cuore

il paese più straziato

Giuseppe Ungaretti, “San Martino del Carso”

 

 

 

“I nuovi poteri che la scienza ha dato all’uomo possono essere usati senza pericolo solo da coloro che, o con lo studio della storia o con l’esperienza della loro vita, hanno acquistato un certo rispetto per i sentimenti umani e tenerezza verso le passioni che danno colore all’esistenza quotidiana degli uomini e delle donne.”

Bertrand Russel

 

 
Le contraddizioni della guerra

 

 

Quando è l’ora di marciare contro il nemico molti non sanno che il nemico marcia alla loro testa.”

Bertolt Brecht

 

 

“Er giorno che ReChiodo fu costretto

de dichiarà la guerra a un Re vicino

je scrisse: - Mio carissimo cugino,

quello che leggi è l’urtimo bijetto;

semo nemmichi: da domani in poi

bisogna sbudellasse fra de noi.

 

La guerra, come vedi, è necessaria:

ma, date le esiggenze der progresso,

bisognerà che unisca ar tempo istesso

la civirtà moderna e la barbaria,

in modo che l’assieme der macello

me riesca più nobile e più bello.

 

D’accordo cor dottore pensai bene

de fa’ sterilizzà le bajonette

perchè er sordato venga fatto a fette

a norma delle regole d’iggiene,

e a l’occasione ciabbia un lavativo

pieno de subblimato corosivo.

 

Pe’ fa’ in maniera ch’ogni schioppettata

se porti appresso la disinfezzione

ho fatto mette ne la munizzione

un pezzo de bambace fenicata:

così, cor necessario de la cura,

la palla sbucia e la bambace attura.

 

Fra l’antri innumerevoli vantaggi,

Come sistema de riscallamento

Ho stabbilito ch’ogni reggimento

Procuri de da’ foco a li villaggi.

Incomincia a fa’ freddo e capirai

che un po’ d’umanità nun guasta mai.

 

La polizzia scentifica ha già prese

L’impronte diggitali a tutti quanti

Pe’ distingue l’eroi da li briganti

Che fanno l’aggressione ner paese;

sarebbe un’ingiustizia, e quer ch’è peggio

nu se saprebbe più a che fa er saccheggio.

 

Ho pensato a la fede. Ogni mattina

un vecchio cappellano amico mio

dirà una messa e pregherà er bon Dio

perché protegga la carneficina.

Così, se perdo, invece der governo

rimane compromesso er Padre Eterno.

 

Ah! nun poi crede quanto me dispiace

de stracinà ‘sto popolo a la guerra,

lui che per anni lavorò la terra

co’ la speranza de godé la pace;

oggi, per un capriccio che me pija,

addio campi, addio casa, addio famija!

 

Un giorno, appena tornerà er lavoro,

in queli stessi campi de battaja

indove ho fatto stragge de mitraja

rivedremo ondeggià le spighe d’oro:

ma er grano sarà rosso e darà un pane

insanguinato da le vite umane.

 

Ma ormai ce semo e quer ch’è fatto è fatto:

vedremo infine che ci avrà rimesso.

Addio, caro cuggino; per adesso,

co’ la speranza che sarai disfatto

te, co’ tutto l’esercito, me dico

er tuo affezzionatissimo nemmico.”

Trilussa, “Un re umanitario”

 

 

“Van sui mari scherzando in crociera

il torpediniero e la torpediniera.

 

E come la vespa s’attacca col miele,

così la torpediniera fedele.

 

E per il torpediniero, infinita

è la felicità della vita.

 

Ma li scoprì con gli occhiali sul naso

Un riflettore pedante, per caso.

 

Una sirena fece la spia,

denunziandone a tutti la scia.

 

Fuggì via la torpediniera,

come al vento della bufera.

 

Ma il torpediniero ormai stanco,

poverino, fu colto nel fianco.

 

Sull’oceano ora va la preghiera

della vedova torpediniera.

 

Dava forse agli uomini noia

quella loro semplice gioia?

Vladimir Vladimirovic Majakovskij,

“Marina da guerra in amore”

 

 

 

Generale, il tuo carro armato è una macchina potente

spiana un bosco e sfracella cento uomini.

Ma ha un difetto:

ha bisogno di un carrista.

 

Generale, il tuo bombardiere è potente.

Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.

Ma ha un difetto:

ha bisogno di un meccanico.

 

Generale, l’uomo fa di tutto.

Può volare e può uccidere.

Ma ha un difetto:

può pensare.”

Bertolt Brecht

 

 

 

“Un uomo può trovare piacere a marciare al suono di una banda militare. Ma per fare ciò non ha bisogno del cervello, gli basta il midollo spinale.”

Albert Einstein

 

 

Il valore della pace

 

 

“Non credo, terra, che fiorirai ancora

a lungo: troppe sono le lacrime

dei poveri, lacrime divenute

veleno di questi giardini,

e del pane e dell’acqua che beviamo.

 

Ora Dio non può intervenire,

non può restarsene indifferente!

E più non c’è da credere

nemmeno alla chiese?

 

La più amara inondazione della terra

sono le lacrime della povera gente,

lacrime silenziose e segrete:

acqua e sangue che gonfiano i fiumi

di tutti i paesi:

 

impossibile che non succeda l’evento

impossibile che non debba accadere!

Fede è ribellarsi

fede è rompere la catene

credere e fare giustizia!

 

Morire non conta: Poveri

di tutto il mondo unitevi,

fondete la vostra collera muta

in un unico mare.

 

Poi uscite dalle <<Locations>>

dalle vostre segregazioni:

appena vi muoverete compatti

la terra tremerà.

 

Un mondo di fatui e vili

i signori che vi governano

tutti assisi sui troni

di stoltezza; e pure

gli intellettuali sono

gente inutile.

 

Poveri, siete soli ma siete

moltitudini: almeno

l’amore fra voi segni

l’inizio di un altro Evo…

 David Maria Turoldo,

 “Almeno l’amore fra voi”

 

 

 

“Dove sono le armi? Io non conosco

che quelle della mia ragione:

e nella mia violenza non c’è posto

 

NEANCHE PER UN’ OMBRA DI AZIONE

NON INTELLETTUALE. Faccio ridere

ora, se, suggerite dal sogno,

 

in un grigio mattino che videro

morti, e altri morti vedranno, ma per noi

non è che un ennesimo mattino, grido

 

parole di lotta?”

Pier Paolo Pasolini, da “Vittoria”

 

 

 

Presto, pensate come sia attuabile! Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!

Bertolt Brecht

 

 

 

“Il pellerossa con le piume in testa

e con l’ascia di guerra in pugno stretta,

com’è finito tra le statuine

del presepe, pastori e pecorine,

e l’asinello, e i maghi sul cammello,

e le stelle ben disposte,

e la vecchia delle caldarroste?

Non è il tuo posto, via Toro Seduto:

torna presto di dove sei venuto.

Ma l’indiano non sente. O fa l’indiano.

Ce lo lasciamo, dite, fa lo stesso?

O darà noia agli angeli di gesso?

Forse è venuto fin qua,

ha fatto tanto viaggio,

perché ha sentito il messaggio:

pace agli uomini di buona volontà.”

Gianni Rodari, “Il pellerossa nel presepe”

 

 

 

“Finita la battaglia

e morto il combattente, a lui venne un uomo

e disse: <<Non morire. Ti amo tanto.>>

Ahi, ma il cadavere seguitò a morire.

 

In due si avvicinarono e insistevano:

<<Non lasciarci. Coraggio. Torna in vita.>>

Ahi, ma il cadavere seguitò a morire.

 

Accorsero venti, cento, mille, cinquecentomila,

gridando: <<Tanto amore, e nulla si può contro la morte.>>

Ahi, ma il cadavere seguitò a morire.

 

Lo circondarono milioni d’individui

con un prego comune: <<Resta, fratello!>>

Ahi, ma il cadavere seguitò a morire.

 

Allora tutti gli uomini della terra

lo circondarono; li vide il cadavere triste, emozionato:

si drizzò lentamente,

abbracciò il primo uomo, si avviò…”

César Vallejo, “Massa”

 

 

 

Ci sono cose da fare ogni giorno.

Lavarsi, studiare, giocare,

prepararsi la tavola,

a mezzogiorno.

 

Ci sono cose da fare ogni notte:

chiudere gli occhi, dormire,

avere sogni da sognare,

orecchie per non sentire.

 

Ci sono cose da non fare mai,

né di giorno né di notte,

né per mare né per terra:

per esempio la guerra.

Gianni Rodari, “Promemoria”

 

 

 

“Ho dormito l’ultima notte

nella casa di mio padre

al quartiere proletario.

 

La guerra, aborto d’uomini

dementi, è passata sulla

mia casa di San Lorenzo.

 

Il cuore ha le sue distruzioni

come le macerie di spettri,

eppure il cuore ancora grida,

 

geme, dispera, ma vive

come la madonna di Raffaello

salvata tra i sassi della mia casa

 

e un paio di calzoni grigioverdi.”

 3 aprile 1945

Elio Filippo Accrocca,

da “Portonaccio”

 

 

 

 

“Se viene la guerra

non partirò soldato.

 

Ma di nuovo gli usati treni

porteranno i giovani soldati

lontano a morire dalle madri.

 

Se viene la guerra

non partirò soldato.

 

Sarò traditore

della vana patria.

 

Mi farò fucilare

come disertore.

 

Mia nonna da ragazzino

mi raccontava:

<<Tu non eri ancora nato. Tua madre

ti aspettava. Io già pensavo

dentro il rifugio osceno

ma caldo di tanti corpi, gli uni

agli altri stretti, come tanti

apparenti fratelli, alle favole

che avrebbero portato il sonno

a te, che, Dio non voglia!,

non veda più guerre>>.”

Dario Bellezza,

“Se viene la guerra”

 

 

 

“Signori presidenti

di tutti i parlamenti,

chiudete per una volta

il libro dei regolamenti

e date la parola al mio bambino.

 

Dovrete fare uno sforzo per capire

quello che vi vuol dire

nella sua strana lingua

internazionale:

babà, bobò, bibì…

Ma un giorno anche voi

parlavate così.

 

La cosa è naturale:
è il suo primo discorso

da quando è arrivato

su questa terra.

Non sarà così elegante

Come quello d’un deputato,

ma è molto importante.

 

Attenti, ha cominciato:

 

TA TA… TI… TI… TU… TU…

 

Chiarissimo, vi pare?

Significa:<<Di guerre

non se ne devono fare

mai più!>>

 

(Applausi in tutti i settori).

 

BO… BO… BI… BR… <<Signori,

-questo vuol dire- cercate

di credere un pochino

alle fiabe delle fate.

Basta volere

e diventano vere.

Quelle povere vecchiette

avevano appena

le loro vecchie bacchette,

ma voi avete ben altre virtù.

Toccate i desideri

e diventeranno giardini

dite le parole magiche

e spunteranno le città,

si apriranno le porte della felicità…

(Applausi fragorosi.

Qualche protesta qua e là:

i più danarosi

hanno creduto forse che parlasse

di un aumento delle tasse…)

 

MA… MA… MA… MA…

 

No, non chiama la sua mamma,

dice nel suo linguaggio:

<<Viva la libertà!

Viva la primavera

che viaggia liberamente

di frontiera in frontiera

senza passaporto,

con un seguito di primule

mughetti e ciclamini

che attraversano i confini

cambiando nome come

passeggeri clandestini>>

Tutti i fiori del mondo sono fratelli.

 

Applauso molto vivo.

 

(Una nocetta stride,

ma questi sono discorsi ribelli).

 

Il discorso è finito

perché il bambino adesso vuol giocare

col suo cavallo

di pelo giallo.

Lasciatelo giocare in pace!

Fate che le sue parole

diventino legge

in ogni terra dove giunge il sole.”

Gianni Rodari, “Le parole del bambino”

 

 

 

Nasceranno da noi

uomini migliori.

La generazione

che dovrà venire

sarà migliore

di chi è nato

dalla terra,

dal ferro e dal fuoco.

Senza paura

e senza troppo riflettere

i nostri nipoti

si daranno la mano

e rimirando

le stelle del cielo

diranno:

<<Com’è bella la vita!>>

Intoneranno

una canzone nuovissima,

profonda come gli occhi dell’uomo

fresca come un grappolo d’uva

una canzone libera e gioiosa.

Nessun albero

ha mai dato

frutti più belli.

E nemmeno

la più bella

delle notti di primavera

ha mai conosciuto

questi suoni, questi colori.

Nasceranno da noi

uomini migliori.

La generazione

che dovrà venire

sarà migliore

di chi è nato

dalla terra,

dal ferro e dal fuoco.”

Nazim Hikmet, “Nasceranno uomini migliori”

 

 

 

“O natura serena

fa che quando mi arriva la morte, cammini con piede leggero

sul suolo ombrato di sangue

coronata di speranza

come la primavera

fa ch’ella sia la morte buona

di chi sa di aver vissuto

di aver vissuto e di morire per le creature

che nascono

affinché siano più lievi, per loro, le nostre sventure

e non soffrano tanta fame

e non odano, tra le torture,

il riso delle belve umane.

Joyce Lussu

 

 

 

“La salvezza dell’umanità dipende da un messaggio che un muto deve trasmettere per telefono a un sordo.”

Gianni Rodari

 

 

 

Verrà un giorno più puro degli altri:

scoppierà la pace sulla terra

come un sole di cristallo. Un fulgore nuovo

avvolgerà le cose.

Gli uomini canteranno nelle strade

liberi ormai della morte menzognera.

Il frumento crescerà sui resti

delle armi distrutte

e nessuno verserà

il sangue del fratello.

Il mondo sarà allora delle fonti

e delle spighe che imporranno il loro impero

d’abbondanza e freschezza senza frontiere.”

Jorge Carrera Andrade,

“Verrà un giorno”

 


 

Canzoni per la pace

 

 

IMAGINE

 

Immagina che non esista il paradiso,

è facile se provi,

nessun inferno sotto di noi,

sopra di noi solo il cielo.

Immagina tutta la gente

vivere per il presente.

 

Immagina che non esistano frontiere,

non è difficile da fare,

nessuno per cui uccidere o morire

e nessuna religione.

Immagina tutta la gente

vivere una vita in pace.

 

Puoi darmi del sognatore,

ma non sono il solo.

Spero che un giorno tu ti unirai a noi

e il mondo sarà unito.

 

Immagina che non ci siano ricchezze,

mi meraviglierei se tu ci riuscissi,

né avidità né cupidigia,

una fratellanza di uomini.

Immagina che tutta la gente

Si divida tutto il mondo.

 

Puoi darmi del sognatore,

ma non sono il solo.

Spero che un giorno tu ti unirai a noi

e il mondo sarà unito.

 

John Lennon

 

 

 

SALVAMI

 

I bianchi, i neri, la religione

il pessimismo della ragione

la foto di gruppo, il primo giorno di scuola

libertà di movimento, libertà di parola

le otto principesse e i settecento nani

le armi gli scudi, i diritti umani

i corvi che gracchiano "rivoluzione"!!

pero' non c'è pietà e non c'è compassione

il sangue si coagula sul pavimento

si inceppa l'articolazione del movimento

la voce che balbetta la speranza che inciampa

la capra che crepa la capra che campa

la giornalista scrittrice che ama la guerra

perché le ricorda quando era giovane e bella

amici e nemici, che comodità

villaggi di fango contro grandi città.

 

Salvami salvati salvaci salviamoci

salvali salvati salvami salviamoli (x2)

 

Le reti i cancelli le zone rosse

migliaia di croci milioni di fosse

la nato la fao le nazioni unite

seimiliarditrecentomilioni di vite

dignità, dignità, una virtù normale

l'indifferenza e il più grave peccato mortale

il mercato mondiale - il mercato rionale

la croce del sud e la Stella polare

il nasdaq che crolla, il petrolio che sale

la borsa che scende, la borsa che sale

la storia ci insegna che non c'è fine all'orrore

la vita ci insegna che vale solo l'amore

 

Salvami salvati salvaci salviamoci

salvali salvati salvami salviamoli (x2)

 

Il PIL- la ricchezza misurata in consumo

la rete globale i segnali di fumo

la riconversione dell'energia

il colpo di coda dell'economia

i microcomputer, le trasformazioni

e noi sopra un ferro che ha ancora i pistoni

le facce impaurite, la vita che vola

lo stomaco, il fegato, il petto la gola

peshawar, new york, sierra leone

la poliza vita dell'assicurazione

l'innocenza perduta, le ragioni di stato

una sola potenza, un solo mercato

un solo giornale, una sola radio

e mille scheletri dentro l'armadio

 

Salvami salvati salvaci salviamoci

salvali salvati salvami salviamoli (x2)

 

La storia ci insegna che non c'è fine all'orrore

la vita ci insegna che vale solo l'amore

 

Salvami salvati salvaci salviamoci

Salvali salvati salvami salviamoli.

 

Lorenzo Cherubini

 

 

 

IL MIO NEMICO

 

Finché sei in tempo tira

e non sbagliare mira

probabilmente il bersaglio che vedi

é solo l'abbaglio di chi da dietro spera

che tu ci provi ancora

perché poi gira e rigira gli serve solo una scusa

la fregatura è che è sempre un altro che paga

e c'è qualcuno che indaga per estirpare la piaga

però chissà come mai qualsiasi cosa accada

nel palazzo lontano nessuno fa una piega

serve una testa che cada e poi chissenefrega

la prima testa di cazzo trovata per strada

serva una testa che cada e poi chissenefrega

la prima testa di cazzo trovata per strada

 

se vuoi tirare tira

ma non sbagliare mira

probabilmente il bersaglio che vedi

è solo l'abbaglio di chi da dietro giura

che ha la coscienza pura

ma sotto quella vernice ci sono squallide mura

la dittatura c'è ma non si sa dove sta

non si vede da qua, non si vede da qua

la dittatura c'è ma non si sa dove sta

non si vede da qua, non si vede da qua

 

il mio nemico non ha divisa

ama le armi ma non le usa

nella fondina tiene le carte visa

e quando uccide non chiede scusa

il mio nemico non ha divisa

ama le armi ma non le usa

nella fondina tiene le carte visa

e quando uccide non chiede scusa

 

e se non hai morale

e se non hai passione

se nessun dubbio ti assale

perché la sola ragione che ti interessa avere

é una ragione sociale

soprattutto se hai qualche dannata guerra da fare

non farla nel mio nome

non farla nel mio nome

che non hai mai domandato la mia autorizzazione

se ti difenderai non farlo nel mio nome

che non hai mai domandato la mia opinione

finché sei in tempo tira

e non sbagliare mira

(sparagli Piero, sparagli ora)

finché sei in tempo tira

e non sbagliare mira

(sparagli Piero, sparagli ora)

 

il mio nemico non ha divisa

ama le armi ma non le usa

nella fondina tiene le carte visa

e quando uccide non chiede scusa

il mio nemico non ha divisa

ama le armi ma non le usa

nella fondina tiene le carte visa

e quando uccide non chiede scusa

il mio nemico non ha un nome

non ha nemmeno religione

e il potere non lo logora

il potere non lo logora

il mio nemico mi somiglia

è come me

lui ama la famiglia

e per questo piglia più di ciò che da

e non sbaglierà

ma se sbaglia un altro pagherà

e il potere non lo logora

il potere non lo logora.

 

Daniele Silvestri

 

 

 

 

IL MIO NOME E' MAI PIU'

 

Io non lo so chi c'ha ragione e chi no

se è una questione di etnia, di economia,

oppure solo pazzia: difficile saperlo.

Quello che so e' che non e' fantasia

e che nessuno c'ha ragione e cosi' sia,

e pochi mesi ad un giro di boa

per voi cosi' moderno

 

C'era una volta la mia vita

c'era una volta la mia vita

c'era una volta e voglio che sia ancora.

E voglio il nome di chi si impegna

a fare i conti con la propria vergogna.

Dormite pure voi che avete ancora sogni, sogni, sogni

 

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più...

 

Eccomi qua, seguivo gli ordini che ricevevo

c'è stato un tempo in cui io credevo

che arruolandomi in aviazione

avrei girato il mondo

e fatto bene alla mia gente

(e) fatto qualcosa di importante.

In fondo a me, a me piaceva volare...

 

C'era una volta un aeroplano

un militare americano

c'era una volta il gioco di un bambino.

E voglio i nomi di chi ha mentito

di chi ha parlato di una guerra giusta

io non le lancio più le vostre sante bombe,

bombe, bombe, bombe, BOMBE!

 

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più...

 

Io dico si, dico si può,

sapere convivere è dura già, lo so.

Ma per questo il compromesso

è la strada del mio crescere.

 

E dico si al dialogo

perché la pace è l'unica vittoria

l'unico gesto in ogni senso

che dà un peso al nostro vivere,

vivere, vivere.

Io dico si, dico si può,

cercare pace è l'unica vittoria

l'unico gesto in ogni senso

che darà forza al nostro vivere.

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più...

 

Ligabue, Jovanotti, P. Pelu'

( “LigaJovaPelù” )

 

 

 

 

LA PACE

 

E' un'alba così bella

che sembra il primo giorno del mondo

davanti a questa luce

che illumina anche il buio più profondo

non so parlare

e non so niente

di quello che c'è intorno a me

ma niente mi impaurisce

e tutto sembra naturale

l'odore di quest'aria

che riempie i miei polmoni e li accarezza

il cielo che raccoglie i miei pensieri

e mi da sicurezza

è un giorno così nuovo

che sembra che non abbia mai sofferto

non riesco a immaginare

che un tempo questa terra fu un deserto

raccolgo con le mani

 manciate di acqua fresca trasparente

e poi mi guardo intorno e son tranquillo

di viver cosi

semplicemente

la pace.

 

Lorenzo Cherubini

 

 

 

NON C'E' LIBERTA'

 

Mi sono svegliato e ho visto le mie mani in fondo alle mie braccia

i piedi miei dalla parte opposta della faccia

ho visto che per camminare devo mettere una gamba avanti e l'altra indietro

e anche se mi sforzo posso volare in alto circa un metro,per un secondo, e poi una strana forza mi riporta appiccicato al mondo la chiamano gravita'

mi sono svegliato ed ho capito che non c'e' liberta'

e non c'e' liberta' che non c'e' liberta' e non c'e' liberta'

mi sono svegliato ed ho creduto di essermi svegliato

e invece poi mi sono accorto di essere ancora addormentato

i miei pensieri, le mie parole, i gesti il mio rapporto con la realta'

soltanto meccanicita' niente volonta',

il frutto inconsapevole di una catena di eventi precedenti

a me al mio presente

mi son svegliato ed ho creduto di essere cosciente

e invece niente imprigionato si meccanismi chimici nella mia mente

sbattuto di qua di la'

come una palla dentro al flipper dell'eternita'

mi sono svegliato ed ho capito che che non c'e' liberta'

e non c'e' liberta' che non c'e' liberta' e non c'e' liberta'

mi sono svegliato ed ho visto sofferenza intorno a me

e poi mi sono tagliato col rasoio mentre mi radevo

e tutta la sofferenza intorno a me e' sparita

ero da solo con la mia ferita

soffrivo solo io mi sono accorto che dal mio stato fisico e mentale

dipende anche il io rapporto con la realta'

mi sono svegliato ed ho pensato che, ho pensato che,

che non c'e' liberta' e non c'e' liberta'

che non c'e' liberta' e non c'e' liberta'.

 

Lorenzo Cherubini

 

 

 

C’ERA UN RAGAZZO

 

C’era un ragazzo che come me

amava i Beatles e I Rolling Stones

Girava il mondo veniva da

gli  Stati Uniti d’America.

Non era bello ma accanto a sé

aveva mille donne se

cantava Help Ticket to ride

o Lady Jane o Yesterday

cantava viva la libertà

ma ricevette una lettera

La sua chitarra mi regalò

fu richiamato in America

Stop coi Rolling Stones

Stop coi Beatles stop.

M’han detto va nel Vietnam

E spara ai Vietcong.

Ra ta ta ta ta ta ta

ta ta ta ta ta ta ta…

C’era un ragazzo che come me

amava i Beatles e i Rolling Stones.

Girava il mondo e poi finì

 a fare la guerra nel Vietnam.

Capelli lunghi non porta più,

Non suona la chitarra ma

uno strumento che sempre dà

la stessa nota ra – ta ta ta!

Non ha più amici, non ha più fans,

vede la gente cadere giù,

nel suo paese non tornerà,

adesso è morto nel Vietnam.

Stop! Coi Rolling Stones!

Stop! Coi Beatles, stop!

Nel petto un cuore più non ha,

ma due medaglie o tre

…Ra ta ta …

Gianni Morandi

 

 

WE ARE THE WORLD

(NOI SIAMO IL MONDO)

 

Viene il momento in cui sentiamo un certo richiamo,

quando il mondo deve diventare una sola cosa.

C’è gente che muore ed è ora di dare una mano alla vita,

il dono più grande che ci sia.

Non si può andare avanti ogni giorno facendo finta che qualcuno,

da qualche parte presto agirà.

Facciamo tutti parte della grande famiglia di Dio e la verità,

lo sai, e che l’amore è tutto ciò che serve.

Noi siamo il mondo,

noi siamo i bambini,

siamo quelli che preparano un futuro più  luminoso.

E allora cominciamo a dare.

Stiamo facendo una scelta,

stiamo difendendo le nostre vite.

E’ vero,

costruiremo un futuro migliore proprio io e te.

Rivolgi a loro il tuo cuore

così sapranno che qualcuno si preoccupa,

e le loro vite saranno più forti e libere.

Come Dio ci ha mostrato mutando i sassi in pane,

così noi dobbiamo dare il nostro aiuto.

Quando ti senti giù e perso,

e sembra che non ci sia più speranza,

se soltanto hai fede non sarà possibile cadere.

Dobbiamo capire che un cambiamento potrà avvenire

solo se siamo tutti uniti.

 

M.Jackson e L. Richie

 

PEACE ON EARTH

 

Heaven on Earth
We need it now
I'm sick of all of this
Hanging around
Sick of sorrow
I'm sick of the pain
I'm sick of hearing
Again and again
That there's gonna be
Peace on Earth
Where I grew up
There weren't many trees
Where there was we'd tear them down
And use them on our enemies
They say that what you mock
Will surely overtake you
And you become a monster
So the monster will not break you
And it's already gone too far
Who said that if you go in hard
You won't get hurt
Jesus can you take the time
To throw a drowning man a line
Peace on Earth
Tell the ones who hear no sound
Whose sons are living in the ground
Peace on Earth
No whos or whys
No one cries like a mother cries
For peace on Earth
She never got to say goodbye
To see the color in his eyes
Now he's in the dirt
Peace on Earth
They're reading names out
Over the radio
All the folks the rest of us
Won't get to know
Sean and Julia
Gareth, Ann, and Breda
Their lives are bigger than
Any big idea
Jesus can you take the time
To throw a drowning man a line
Peace on Earth
To tell the ones who hear no sound
Whose sons are living in the ground
Peace on Earth
Jesus in this song you wrote
The words are sticking in my throat
Peace on Earth
Hear it every Christmas time
But hope and history won't rhyme
So what's it worth
This peace on Earth
Peace on Earth
Peace on Earth
Peace on Earth

U2

 

SUNDAY BLOODY SUNDAY

 

I can't believe the news today,
I can't close my eyes and make it go away.
How long, how long must we sing this song?
How long? Tonight we can be as one.
Broken bottles under children's feet,
Bodies strewn across a dead end street,
But I won't heed the battle call,
It puts my back up, puts my back up against the wall.
Sunday, bloody Sunday.
Sunday, bloody Sunday.
And the battle's just begun,
There's many lost, but tell me who has won?
The trenches dug within our hearts,
And mother's children, brothers, sisters torn apart.
Sunday, bloody Sunday.
Sunday, bloody Sunday.
Wipe the tears from your eyes,
Wipe your tears away,
Wipe your bloodshot eyes.
Sunday, bloody Sunday.
Sunday, bloody Sunday.
And it's true we are immune,
When fact is fiction and T.V. is reality,
And today the millions cry,
We eat and drink while tomorrow they die.
The real battle just begun.
To claim the victory Jesus won,
On a Sunday, bloody Sunday,
Sunday, bloody Sunday.

 
U2

 

HAI UN MOMENTO, DIO?

 

Ciò un po' di traffico nell'anima, non ho capito che or'è
ciò il frigo vuoto, ma voglio parlare perciò, paghi te.
Che tu sia un angelo od un diavolo, ho 3 domande per te:
chi prende l'inter, dove mi porti e poi dì, soprattutto perché?
Perché ci dovrà essere un motivo, no?
Perché forse la vita la capisce chi è più pratico.

Hai un momento Dio?
No, perché sono qua, insomma ci sarei anch'io.
Hai un momento Dio?
O te o chi per te, avete un attimo per me?

Li pago tutti io i miei debiti, se rompo pago per tre
quanto mi conta una risposta da te, di su, quant'è?
ma tu sei lì per non rispondere, e indossi un gran bel gilet
non bevi niente e io non ti sento com'è?
Perché?
Perché ho qualche cosa in cui credere
perché non riesco mica a ricordare bene che cos'è.

Hai un momento Dio?
No perché sono qua, se vieni sotto offro io.
Hai un momento Dio?
Lo so che fila c'è ma tu hai un attimo per me.

Nel mio stomaco son sempre solo, nel tuo stomaco sei sempre solo
ciò che sento, ciò che senti, non lo sapranno mai....

Almeno dì se il viaggio è unico e se c'è il sole di là
se stai ridendo, io non mi offendo però, perché
perché nemmeno una risposta ai miei perché
perché non mi fai fare almeno un giro col tuo bel gilet.

Hai un momento Dio?
No perché sono qua , insomma ci sarei anch'io
Hai un momento dio?
O te o chi per te avete un attimo per me?

Luciano Ligabue

 

AUSCHWITZ

 

Son morto ch'ero bambino
son morto con altri cento
passato per un camino
e ora sono nel vento

Ad Auschwitz c'era la neve
il fumo saliva lento
nei campi tante persone
che ora sono nel vento

Nei campi tante persone
ma un solo grande silenzio
che strano non ho imparato
a sorridere qui nel vento

Io chiedo come può un uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.

Ancora tuona il cannone
ancora non è contenta
di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento.

Io chiedo quando sarà
che un uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà.

Francesco Guccini

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

SEZIONE 1: IL BISOGNO DI PACE

- “FACCIAMO PACE…dalla pace della coscienza alla coscienza della pace…”  videocassetta e libretto allegato

 Audiovideo Messaggero Padova, Emivideo

- trasmissione tv “Studio aperto” del 10 dicembre 2002, in occasione della manifestazione ( in corso in 280 piazze italiane ) per la campagna “Fuori l’Italia dalla guerra” promossa da “Emergency”

 

SEZIONE 2: SIMBOLOGIE DI PACE

- “Bibbia”

- “Le religioni non cristiane”, Helmuth von Glasenapp, Enciclopedia Feltrinelli Fischer

- “Dizionario dei simboli”, Jean Chevalier e Alain Ghurbrant, BUR

- www.geocities.com

- www.ezboard.com

- www.ips.it

- “L’arte moderna”, G. C. Argan, Sansoni

 

SEZIONE 3: LA PAROLA CHE SI FA ESSENZA DI PACE

- “<<Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case>>Poeti contro il razzismo, D. Adriano e D. Raganella, Avvenimenti ( supplemento al n.2 del 20. 1. 1993

- “<<E come potevamo noi cantare>>Poeti contro la guerra, D. Adriano e D. Raganella, Avvenimenti ( supplemento al n.7 del 20. 2. 1991

- “Prova d’orchestra. Fare musica”, Deriu Pasquali Tugnoli Ventura, Bompiani per la scuola