SCENARI DI GUERRA,ORIZZONTI DI PACE

                ANNO SCOLASTICO 2002-2003                              

 

 

 

 

 

 

 

INFORMAZIONE     &                  GUERRA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

REALIZZATO CON LA COLLABORAZIONE DEL PROF. A. PIGLIONICA

  Indice 

                              

 

LA GUERRA E L'INFORMAZIONE

a cura di Anna Lattanzi

 

CONOSCENZA O OMOLOGAZIONE ?

a cura di Angela  Falcioni

 

IL FUNERALE DELLA VERITA'

a cura di Maria Antonietta Arces e di Antonella Di Leone

 

CHI DECIDE NEL LINGUAGGIO                                                               a cura di Luca  Di Lena                                                                                                      

 

INFORMAZIONE E NOTIZIA DA TACITO ALLA "STRAGE DI TIMISOARA"

a cura di Angela  De Bellis

 

L'INFORMAZIONE DURANTE LA PRIMA GUERRA DEL GOLFO                      a cura di Luca  Di Lena       

Altri inganni informativi e bugie diplomatico-militari

Colloquio di Saddam con l'ambasciatore americano

Intervista a James Harff

 

L'INGEGNERIA DELLE CONOSCENZE

a cura di Tiziana  De Venuto 

 Politica-spettacolo

 Kennedy,morte in diretta

 Pubblicità & politica                                                                

 L'informazione interna;il presidente vende ed entusiasma

 

BIBBLIOGRAFIA

 

 

 

La guerra e l'informazione

 

 

La nascita di strumenti di telecomunicazione di massa ha fatto si che il legame tra guerra ed informazione divenisse importantissimo,se non fondamentale.Questo è testimoniato dal fatto che, appena “nacque”, il telegrafo fu immediatamente utilizzato per scopi bellici: basti pensare all’uso del telegrafo a bracci snodati per collegare in tempo reale le armate rivoluzionarie  dislocate tra Parigi e Lilla. È rilevante ciò che il giornalista Fracassi afferma in merito allo sviluppo delle tecniche di comunicazione:<<Due sono le costanti che accompagnarono lo sviluppo, nell’era industriale, delle tecniche di comunicazione degli strumenti d’informazione : la guerra e la censura>>(Fracassi,Sotto la notizia niente,L.I.E.,Roma,1994).

Il telegrafo elettrico(Morse) trasformò l’informazione giornalistica in uno strumento capace di influenzare in modo immediato l’opinione pubblica e quindi anche la stessa evoluzione degli eventi.Esso fu utilizzato immediatamente  nella guerra di Crimea(1853-1856). Accanto a questo strumento sorse la figura del corrispondente  di guerra. Ogni giornale inviava il proprio giornalista sui campi di battaglia per documentarsi circa gli ultimi eventi.Le notizie che giungevano dalla Crimea influenzavano l’opinione pubblica avendo su di essa un impatto molto forte. Gli Stati Maggiori per evitare questo decisero di censurare e di manipolare la notizia. Durante questo periodo nascono anche le prime lastre fotografiche; così anche la fotografia fu asservita alla guerra,sebbene non per fotografare immagini riguardanti la guerra.

Anche nella Guerra Civile americana il telegrafo svolse un ruolo da protagonista.Grazie alle informazione trasmesse da oltre cinquecento reporters(per la maggior parte nordista), i giornali potevano  fornire notizie in tempo relativamente breve:fu un momento di grande diffusione della carta stampata.La guerra "tirava"! Al sud l’informazione era ufficiale o semi-ufficiale,al Nord,invece,fu sottoposta ad amplificazione e manipolazione.In entrambi i casi, comunque,si ricorse all'imbavagliamento dei giornalisti. La prima censura si ebbe nel 1861,quando attraverso un servizio giornalistico furono svelati piani d’attacco e il reporter fu accusato di spionaggio. L'informazione,a cavallo dei due secoli,si avviava a diventare un formidabile strumento di unificazione mondiale,capace di orientare l'incipiente società di massa nei consumi e nei contemporanei.

Un salto di qualità nella manipolazione delle notizie si ebbe con la Prima Guerra Mondiale; in proposito risultano eloquenti le considerazioni dello storico M. Bloch:<<La falsa notizia di stampa è semplicemente un oggetto fabbricato;è facilmente forgiata per uno scopo preciso:per agire sull'opinione pubblica,per obbedire a una parola d'ordine >>. I maggiori    paesi in conflitto si dotarono di strutture finalizzate a orientare l'opinione pubblica ;il loro obbiettivo fu chiarito da G. Creel,membro del Dipartimento di Stato americano: vendere la guerra .Tra le false notizie che ebbero un effetto immediato in funzione antitedesca,particolarmente efficace fu quella dei cadaveri di soldati diretti ad una fabbrica di sapone; la falsa notizia era stata ricavata da un casuale rinvenimento di due foto nelle tasche di un soldato tedesco morto:le due foto ritraevano una,carcasse di animali trasportate in fabbrica per ricavarne sapone,l'altra soldati trasportati dietro le linee del fronte: bastò pubblicare insieme le due foto per indurre il pubblico ad associare le due diverse immagini; risultato: i tedeschi sono stati tanto cattivi da saponificare soldati e animali. L'ideatore del falso fu il generale Charteris. Questo portò a due conseguenze:in primo luogo gli inglesi ebbero conferma della disumanità tedesca;in secondo luogo la Cina,poiché i cinesi erano particolarmente devoti al culto dei cadaveri,entrò in guerra al fianco degli alleati.

Un salto di qualità nella strategia informativa si ebbe con l'invenzione della radio.Il nuovo mezzo di comunicazione di massa si rivelerà un formidabile strumento di mobilitazione,controllo sociale.<<Fu la radio - afferma Fracassi – con la sua straordinaria e capillare potenza persuasiva,il punto di riferimento delle teorie che in questi anni esaltarono la funzione dell'informazione…come strumento insieme di innovazione e di formazione delle coscienze:insomma di controllo sociale>>.

I grandi regimi totalitari fecero un uso massiccio degli strumenti di comunicazione,censurandoli, sviluppandoli e orientandoli.

Nel regime hitleriano Gioebbls creò e diresse il “Ministro della propaganda e dell’illustrazione al popolo”. Fu possibile un controllo totale e concentrato su ogni tipo di informazione, così si impedì non solo l’arrivo alla popolazione di dottrine o informazioni dannose ma si rese anche possibile un'opera capillare d'indrottinamento,realizzando quello che da Ciacotin fu definito “Lo stupro delle folle”. In Italia invece fu istituito il “Ministero della Cultura Popolare”(MinCulPop). Il ministro aveva il compito di censurare,ma soprattutto di dettare norme di comportamento e di scrittura ai mezzi di  comunicazione di massa. Ecco alcuni esempi: "non pubblicare corrispondenze sui nostri bombardamenti in Africa Orientale " (7 dicembre 1935); "astenersi dalle sdolciture e tenerezze riguardo gli abissini.Assoluta e netta divisione tra la razza che domina e quella che è dominata "(27 maggio 1936).

Nella Seconda Guerra Mondiale la “macchina informativa tedesca”ebbe un ruolo importantissimo per realizzare la propaganda ma soprattutto per attuare ciò che potremmo definire guerra psicologica(<<si tratta di spezzare psicologicamente il nemico prima che le truppe comincino ad entrare in azione. Adolf  Hitler>> ).Nella definizione di guerra psicologica rientrano vari tipi di strategie informative:la propaganda,l’invenzione di notizie,l’inganno,lo spionaggio.Questa tipologia di guerra è stata utilizzata per indurre a credere nell’esistenza di centri d’opposizione oppure divulgare false notizie mediante trasmissioni in lingua,come se fossero trasmesse dal territorio straniere.

Con l’entrata in scena della Tv negli strumenti d’informazione la situazione muta nuovamente. Alla televisione è sicuramente collegata l'immagine.E secondo luoghi comuni l'immagine è sinonimo di verità. Di conseguenza la Tv non può mentire e non può falsare la verità. Ma in realtà non è così. Per falsare un evento bastano le "forbici",cioè basta tagliare delle scene. Proprio il desiderio di far vedere e di farsi vedere, come afferma Sartori,produce lo pseudo-evento. Questo è un fabbricato per la televisione.Molte altre volte lo pseudo evento ha una sua giustificazione,ma resta sempre un falso e perciò diviene una vera e propria disinformazione. Ciò è testimoniato dal primo conflitto dopo l’ingresso della televisione:la guerra in Vietnam.<<La guerra in televisione ha  significato  la  fine   della  dicotomia  fra  ciò  che è civile e ciò che è militare.Il pubblico partecipa adesso ad ogni fase della guerra, e le azioni principali vengono ora combattute in ogni casa americana.>>Negli stessi anni della guerra in Vietnam,in campo economico,l’afflusso d’investimenti in ambito informatico e comunicativo ha contribuito a ciò che in seguito verrà chiamato “militarizzazione dell’informazione”.

In questa guerra non c’è stato bisogno di nessun controllo particolare in ambito informativo,si era giunti ad una fase più matura e più capace di autoregolarsi,cosi alla censura si andò sostituendo l’autocensura.Questa autocensura è causata dal senso di appartenenza dei giornalisti alla comune missione americana.Nel 1968,alla fine di gennaio(periodo che coincide con il Capodanno buddista),l’America incominciò a perdere la guerra, ma non quella sui campi, bensì quella in TV. Questa sconfitta americana portò alla divisione dell’opinione pubblica,conseguentemente i mezzi d’informazione furono costretti a seguire ciò che il loro pubblico voleva.Un esempio è il caso del giornalista Walter Cronkite,che tornò dal Vietnam con la convinzione cha la guerra l’America l’avrebbe persa, e lo disse in TV. Questo portò il presidente americano Johnson ad accusare Cronkite di aver distrutto il consenso della gente circa la guerra.Ma in generale i mezzi d’informazione non abbandonarono mai una impostazione principalmente patriottica. La guerra in Vietnam fu continuata ad essere presentata come una guerra giusta. Ciò è testimoniato da ll'immagine di un colonnello sudvietnamita che sparava alla tempia di un prigioniero vietcong:il mondo civile ne restò inorridito.Ma quella immagine non faceva vedere i morti tutt'intorno,che erano poi corpi orrendamente mutilati non solo di soldati americani ma anche di donne e bambini. Dunque l'immagine dell'oscurazione era vera ma il messaggio che lanciava era ingannevole.   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONOSCENZA  O  OMOLOGAZIONE ?

 

 

  “Una nuova tecnologia non aggiunge e non sottrae nulla: cambia tutto”.

La citazione, tratta da ”Technopoly.La resa della cultura alla tecnologia”di Neil Postman, appare alquanto eloquente.

Quanto è importante la comunicazione in quello che è divenuto ormai col trascorrere degli anni “un villaggio planetario”?Quanto hanno influito sulla comunicazione scoperte e strumenti tecnologici? Hanno realmente condotto tutti noi a conoscere meglio e più approfonditamente eventi di ogni sorta? Non ha senso nutrire il dubbio che spesso  abbiano raccontato e mostrato la realtà secondo prospettive omologanti e di parte?

L’ Ottocento fu fortemente condizionato dall’introduzione del telegrafo, per merito di Samuel Morse, con il quale i messaggi poterono viaggiare più velocemente, successivamente fu introdotto il telegrafo senza fili in grado di inviare segnali a una distanza di 1600 metri per poi arrivare a toccare i 15000Km,poi si giunse all’invenzione del telefono, ad opera di Meucci, che in breve tempo divenne indispensabile per comunicare in modo immediato e diretto con ogni parte del mondo.  La carta stampata  passò  progressivamente dalla fase della produzione  manuale alla fabbricazione meccanica, tale cambiamento consentiva  una maggiore e più veloce diffusione delle notizie ,nonché un accesso di massa alle medesime.

Nel Novecento si sono affermati prepotentemente i mass media, mezzi di comunicazione di massa che hanno permesso di far giungere lo stesso messaggio, simultaneamente, a un gran numero di persone in località anche molto distanti fra loro.

Proprio in merito alla  comparsa e alla funzione dei mass media si sviluppò, a partire dalla metà del secolo scorso, un acceso dibattito che vide contrapporsi tesi differenti e discordanti.Si diffuse ampiamente l’idea che i mass media fossero prigioni senza muri e armi facilmente impugnabili da demagoghi e dittatori privi di scrupoli,mezzi con cui     distruggere le differenze fra i popoli.

Fra tutti i mass media quello che ha ricevuto maggiori critiche fu la televisione definita da Popper una “cattiva maestra” perché educava i giovani alla violenza.

Il pensiero di Popper può essere riferito senza dubbio ai nostri giorni,a ciò che nel mondo sta accadendo e alle immagini di violenza che quotidianamente bombardano i nostri occhi,scene dure e cruente capaci di far rabbrividire chiunque le osservi.

Un’altra critica mossa alla televisione e implicitamente a chi permette che essa trasmetta immagini e diffonda notizie è quella di fornire a coloro che la guardano un unico punto di vista, condizionando fortemente l’opinione pubblica.

Con una grande abilità la televisione ha saputo creare spesso l’immagine di un buono e di un cattivo,ha saputo con grande maestria imprimere ,nelle menti di coloro che sono diventati fruitori passivi del video,l’idea della necessità di guerre preventive,l’idea che esistano guerre giuste.

E allora quale atteggiamento assumere?Credere realmente a tutto ciò che il tubo catodico mostra?Credere senza remore alle parole che rapidamente fluiscono alla radio?

L’unica alternativa al fenomeno dell’omologazione e dell’indottrinamento è quella di porsi al di sopra di essa sviluppando una coscienza critica; ciò può essere possibile diversificando  e moltiplicando le fonti d’informazione ai fini di un confronto tra diversi tagli interpretativi. Una informazione plurale si rende tanto più necessaria oggi, in un mondo globalizzato che, culturalmente,rischia di omologarsi e appiattirsi su categorie interpretative di tipo unidirezionale,espressione della cultura dei paesi economicamente  più forti ,impegnati ,ad imporre un concetto egemonico di democrazia ,spesso con le armi e la guerra.

In tale contesto le guerre verificatesi a partire dagli anni novanta( la prima e la recente guerra del golfo,le guerre in Jugoslavia e in Somalia) hanno  avvalorato e reso attuale un pensiero , licenziosamente modificato, dello storico latino Tacito(69 a.C.):

“Rubare, massacrare, rapinare, questo essi, con falso nome, chiamano democrazia e là dove hanno fatto il deserto lo chiamano pace”.

 

 

 

 

 

 

 

       Il funerale della verità

 

 

Nella società odierna la televisione è considerata uno strumento indispensabile per coinvolgere l’intera umanità negli eventi che avvengono quotidianamente nel mondo. Infatti oggi più che mai la società viene a conoscenza dei valori etici e umanitari, delle ragioni di un conflitto attraverso le immagini e i commenti televisivi.

Anche la sfida terroristica al mondo ha scelto i bersagli più “TELEVISIVI”.

La televisione è diventata lo strumento indispensabile per confermare o distruggere le ragioni stesse di un conflitto e noi ne siamo sempre più influenzati.

Nessuno di noi potrà mai dire di aver conosciuto la guerra, eppure la vediamo tutto il giorno in televisione. Ogni ragazzo degli anni ’50 sa bene quanto il racconto dei bombardamenti, della corsa nei rifugi, dei soldati che attraversavano le città sia stato il filo conduttore de interminabili e ricorrenti richiami da parte dei nonni e genitori sulla necessità di mangiare tutto “perché quando c’era la guerra”… o di non lamentarsi per un ginocchio sbucciato”perché quando c’era la guerra”...

I  nostri genitori sono cresciuti nell’illusione che la guerra fosse un deterrente per educare ad essere buoni. Una parentesi del passato, un conto chiuso con l’inciviltà, insomma, gli uomini non l’avrebbero mai più conosciuta; invece condivido il dilemma di quanti oggi, ogni giorno, ogni sera, prima, dopo e durante i telegiornali si chiedono se potranno mai dire anche loro ai figli di aver visto la guerra.

Insomma, siamo in guerra o stiamo vedendo un film che è lungo quanto una giornata televisiva?

Un serial, una soap dalla trama spappolata e diluita per durare il più possibile risparmiando in attori e cambi di set. La TV fa il suo dovere :. l’argomento guerra è al centro dell’attenzione e quindi lo spalma su tutto, all’interno di telequiz e varietà con le subrettine, che per l’occorrenza devono assumere l’espressione partecipata. Entra sempre la guerra. Ma

questo ottiene il perverso risultato di mostrarci come ineluttabile tutto

ciò che si snoda in immagini e commenti. Qual è la morale di tutto ciò? E’ bene o è male? E’ giusto o sbagliato? Se queste categorie, applicate alla guerra, che i nostri nonni semplificavano, ma usavano per educarci, non possono entrare nel racconto, arriverà presto la saturazione e l’indifferenza.

La guerra non è una partita di calcio, chi cade non si alza più e stanno cadendo in tanti.

Forse tutto ciò non è casuale, l’aspetto mediatico è strategicamente funzionale allo svolgersi delle operazioni di guerra, che oggi si fa, anche e soprattutto, facendo vedere quando serve che si veda e nascondendo quando è meglio che non si sappia. Se le cose sono così, sarebbe meglio non vedere nulla. Anche se forse è sempre stato così, da quando un nostro progenitore ha cominciato a graffiare sulle pareti della sua caverna le prime scene di combattimento. La parete di quella caverna ora è infinitamente estesa, il graffito si è animato e si muove, combatte, esplode, urla.

Oggi ogni evento bellico deve poter essere vissuto dal grande pubblico, ricevuto e consumato a domicilio. Migliaia di guerre che, per esempio, distruggono l’Africa ma che producono immagini che colpiscono, vengono spesso catalogate come semplici “scontri tribali”.

La prima guerra del Golfo ha rappresenta un esempio chiaro di come la televisione controlli e influenzi gli eventi: una vittima ben individuata, il Kuwait, un cattivo noto e perfetto nel ruolo, Saddam  Hussein, l’intervento compatto di tutto l’Occidente e del resto del mondo s difesa dei preziosi pozzi petroliferi in Arabia Saudita. La televisione in quella guerra è ovunque gli stati maggiori decidano che possa essere. La  televisione nella guerra del Golfo è stata la forma stessa della comunicazione dell’alleanza antirachena. Nel Golfo la macchina informativa montata dal Pentagono aveva come obiettivo quello di cancellare le conseguenze della guerra. Lo stesso cliché si e’ ripetuto nella guerra Jugoslava e nell’attuale seconda guerra del golfo, la novità è rappresentata da neologismi grotteschi tipo “guerra umanitaria” e “guerra democratica”, nel senso d’imporre con le armi il modello americano di democrazia. Ma e’ democratica una democrazia imposta con la forza?

Assieme a chi combatte c’è chi descrive la battaglia, dobbiamo accontentarci del racconto di chi per noi assiste alla guerra, con difficoltà, perché a ogni notizia si sovrappone la smentita e non c’è mai la certezza di un bollettino finale che ci dica cosa sia successo quel giorno.

Ma noi potremmo dire di aver visto la guerra anche se guardiamo tutto il giorno? Sicuramente no, non potremmo che dire di aver assistito al più grande funerale della verità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                               

 

 

 

 

CHI DECIDE NEL VILLAGGIO

 

 

Da una ricerca di giornalisti americani condotta negli anni 60 si stabilì quale fosse il numero minimo di persone che dovevano morire in un incidente aereo in paesi diversi perché questa diventasse notizia negli USA.Se ne trasse la conclusione che 100 ceki erano uguali a 43 francesi e i paraguayani si trovavano all'ultimo posto.Da altri studi si è constatato una presenza irrilevante di notizie africane nei Tg dei paesi occidentali.

La realtà planetaria è quella dell'informazione a senso unico dal mondo sviluppato al mondo meno sviluppato.A volte,inoltre,l'informazione di tipo lineare (per esempio,dalla Colombia al Perù) è sostituita dall'informazione triangolare:la notizia parte in lingua spagnola dalla Colombia,è filtrata in inglese a New York,se è il caso,viene ritradotta e spedita in Perù.

Le ragioni di questo sistema affondano nella storia,soprattutto dell'espansione coloniale degli Stati europei:oggi l'80% del flusso di notizie è controllato da solo 4 grandi agenzie occidentali:le americane ASSOCIATED PRESS e UNITED PRESS INTERNATIONAL,la francese AGENCE FRANCE PRESSE,e l'inglese REUTER.Anche le più importanti agenzie internazionali di immagini sono occidentali; esse sono:VISNEWS (che associa Reuter,Bbc,Nbc),WORLD TELEVISION NEWS,CBS NEWS INTERNATIONAL, e CNN.

L'immagine del pianeta che risulta da un quadro informativo così squilibrato è,naturalmente,parziale e influenzata dal punto di vista occidentale,soprattutto per quanto riguarda l'informazione estera.

Quello che Marshall McLuhan definì il "villaggio globale"non va quindi inteso come un mondo in cui l'informazione che ci perviene coincida con la realtà,e l'immagine del pianeta rappresenti il pianeta.Prendere coscienza del fatto che la porzione di mondo illuminata dall'informazione è specchio    talvolta casuale,spesso deformato della realtà,ma è certamente tutt'altra cosa dalla realtà,è probabilmente il primo passo per aspirare a diventare cittadini del pianeta.

L'ingresso dei computer e dell'elettronica nel sistema della comunicazione ha sconvolto molti parametri,molte abitudini e molti schemi culturali.La trasmissione di dati e notizie ha reso teoricamente possibile una capillare e istantanea trasmissione di informazioni,mediante la loro immissione in una rete.Ne è nato un impulso straordinario alla ricerca e alla moderna utilizzazione delle tecnologie.Ma è anche sorto il problema di come gestire questa nuova rete informatica,chi controllerà i nuovi mezzi,a chi sarà possibile l'accesso;in definitiva,in che misura il mondo virtuale raccontato attraverso le reti dei computer potrà essere messo in rapporto con il mondo reale.Infatti l'innovazione introdotta dalle reti telematiche consiste nel duplice fatto che esse sono in grado di scambiare informazioni fra tutti i soggetti alla pari,senza fonti privilegiate o mediazioni o filtri,e che esse consentono una interattività della comunicazione,rendendo possibile l'intervento diretto di chi normalmente è costretto a subirne passivamente il flusso.Secondo la valutazione più accreditata,a metà del1994erano circa 26 milioni i computer collegati alla rete Internet(nata nel 1969 come creatura del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti)in 140 paesi.La rete dei computer non ha però un padrone né un controllore,è <<anarchica>> e <<democratica>>.Com'è talvolta accaduto alle radio libere che hanno aperto il loro spazio a <<messaggi senza filtro>>,le bacheche elettroniche sono state invase e occupate da <<messaggi spazzatura>>,di tipo razzista,antifemminista.E' stato così che,nelle diverse bacheche elettroniche,è nata la figura del "moderatore",il quale decide che cosa affliggere e che cosa non affliggere,che cosa filtrare e che cosa liberare.

Sbaglierebbe chi vedesse in ciò un odioso procedimento di censura.In realtà i processi di selezione fanno parte della natura stessa dell'informazione,che altrimenti coinciderebbe con la realtà,ricca di miliardi di eventi che sarebbe inutile e forse impossibile raccoglierli tutti nella memoria di un computer.

I temi commerciali e finanziari sono sembrati per un lungo periodo ai margini dello sviluppo di Internet,il cui vantaggio è stato proprio quello di garantire intensi e molteplici contatti internazionali al costo di una sola telefonata.Una questione si è posta per gli abitanti nel Sud del mondo:mentre nei Paesi del Nord,nel1994,gli utenti potevano accedere alle banche-dati in modo praticamente gratuito,gli utenti africani dovevano pagare un dollaro per ogni pagina inviata o ricevuta,anche per i messaggi pubblicitari.Un cospicuo aumento delle tariffe di utilizzazione della rete è prevista dai maggiori esperti.ma chi deciderà i costi?Si porrà quindi il problema della scelta delle tariffe e delle sue regole di  comportamento,ovvero la questione delle pari opportunità,delle garanzie collettive contro le posizioni di privilegio,della democrazia.

Un altro problema emerso dall'utilizzo di Internet è rappresentato dalla privacy:le informazioni relative a qualsiasi  persona (dati generali, gusti, debolezze,capacità economiche,persino cartelle cliniche) possono essere messe in rete da chiunque senza incorrere in sanzioni economiche.

La necessità di regole nuove per la "tecnoinformazione" è diventata questione cruciale:sono da fissare le condizioni dell'accesso;è da risolver  la questione della colossale disparità fra Nord e Sud;dovrà definirsi il ruolo e formarsi la nuova figura professionale del <<mediatore>>.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Informazione  e  notizia  da   Tacito     alla   “strage di Timisoara”

 

“Se l’informazione sulla realtà non è la realtà , ci si potrebbe chiedere che cos’è la realtà. Oppure, lasciando questo complesso compito alla metafisica, si poterebbe almeno provare a capire che cos’è realmente l’informazione”. (Fracassi- Sotto la notizia niente, 1995)

 

 

 

 

 

Che cos’è l’informazione?Il significato più diffuso di questo termine è ”portare notizia “;divulgare cioè i fatti che si verificano in tutto il mondo tramite i vari canali d’informazione.

 

        Sin dagli albori della civiltà l’uomo è sempre stato curioso di conoscere e scoprire ciò che lo circondava e con il trascorrere del tempo è diventato capace di comunicarlo ai suoi simili;in principio egli utilizzava i graffiti e le iscrizioni sulle tavolette d’argilla,ma con il progresso i modi di comunicare si sono evoluti e tecnologizzati.

 

        La vita dell’uomo del terzo millennio,la sua giornata,le sue idee e le sue scelte sono condizionate dalle informazioni che quotidianamente assimila:è evidente quanto fondamentale sia il ruolo svolto dall’informazione nella vita di ciascun individuo e quanto il compito che si assume l’informatore sia ben più impegnativo di quanto si possa pensare.

 

        Infatti lo storico,l’intellettuale e il giornalista devono essere in grado di documentarsi da fonti attendibili riguardo agli avvenimenti quotidiani per riportarli nel modo più rispondente possibile alla realtà.

 

        E’ necessario che il giornalista(o colui al quale è affidato il compito di portare notizia)sia il più imparziale e chiaro possibile,e che le notizie che comunica siano affidabili per tutti gli uomini,in ogni parte del mondo e in ogni epoca.

 

        “Un giornalista è la vedetta sul ponte della nave dello Stato.

Egli segnala il naufrago alle navi che possono salvarlo,scruta nella nebbia e nella tempesta per avvertire dei pericoli in arrivo. Egli non pensa al suo salario o al profitto dei suoi padroni.Egli è lì per procurare la sicurezza e il benessere alla gente che crede in lui."

 

        Questa citazione di Pulitzer, ritengo sia il più chiaro esempio di chi debba essere un giornalista e del ruolo al quale egli debba adempiere.

 

        Quando un uomo,di qualsiasi ideologia politica sia e qualsiasi sia la sua formazione culturale,attinge notizie da fonti ufficiali,deve poterlo fare con fiducia e tranquillità , senza essere assalito dal dubbio di essere manipolato.

 

        Infatti il lettore non deve avvertire la necessità di ricorrere a chiavi di lettura ulteriori o a interpretazioni complesse, perché una notizia giornalistica non è un prodotto, che si deve offrire alla clientela e quindi modificabile in funzione della sua pubblicizzazione, ma la chiara e reale rispondenza di un fatto accaduto, che si deve comunicare in estrema libertà ed obiettività di coscienza a chi questo o quel fatto non è in grado di vederlo:il diritto ad un’informazione imparziale e incontaminata da ideologie o interessi politici, economici etc…dovrebbe essere garantito a tutti.

 

        D’altro canto non tutti gli uomini possiedono una cultura o perlomeno una attitudine di ricerca tanto critica da permettersi di analizzare obiettivamente la notizia, la sua fonte, il suo significato; questo, evidentemente, non vuol essere la giustificazione per cui questa gente deve vivere non solo all’oscurità della vera verità, ma che pure, dopo essersi posta problematicamente  di fronte ad essa, non debba procedere a personali ricerche finalizzate alla conoscenza.

       

        Questo diritto, tuttavia, spesso  viene violato: l’informatore e l’informazione possono facilmente diventare docili strumenti nelle mani del potere in modo che la realtà sia presentata sotto un velo di menzogna tanto più spesso quanto più è necessaria la creazione di un mondo di informazioni “virtuale”. La storia di questa deformazione delle conoscenze a scapito della loro veridicità non è tuttavia figlia dei nostri recenti tempi, bensì risale alla più remota antichità .

 

        Basti ricordare come Tacito nel 69 d.c. , servendosi di uno schema annalistico, compone le HISTORIAE, proponendosi di narrare quanto accadeva durante la storia dell’Impero Romano.

 

       

“Comincerò la mia opera – scrive- da quando furono consoli Servio Galba per la seconda volta e Tito Vinio.

 

        Infatti, molti storici riportano i fatti degli ottocentoventi anni precedenti a partire dalla fondazione di Roma e, finchè si raccontava la storia del popolo Romano, con pari eloquenza e libertà; ma dopo la battaglia di Azio, quando l’interesse della pace volle che tutto il potere fosse conferito ad uno solo , quei grandi ingegni disparvero;  nello stesso tempo la verità fu violata in più modi, in primo luogo per l’ignoranza dello Stato, considerato come una cosa estranea, poi per la brama di adulare o al contrario per l’odio verso il dominatore: così, né gli uni né gli altri si presero cura della posterità, per essere troppo ostili o troppo servili.

 

        Ma uno scrittore che pecca di cortigianeria facilmente suscita ripugnanza, mentre la denigrazione ed il livore vengono accolti con orecchie ben disposte; l’adulazione infatti è soggetta alla vergognosa accusa di servilismo, mentre la malignità ha in sé una falsa apparenza di franchezza…..Mi accingo a trattare un’epoca ricca di vicende, piena di atroci battaglie, di discordie e di sedizioni, crudele anche nella pace.” (Tacito HISTORIAE  I 1,2)

 

        Questo passo del Proemio delle Historiae appare emblematico nel comprendere come da sempre l’informazione e la descrizione dei fatti,delle persone e degli istituti politici sia stata inequivocabilmente soggetta a restrizioni e deformazioni a seconda delle diverse interpretazioni  ideologiche.

 

        In un primo momento si potrebbe pensare che la “denuncia”di Tacito non sia il frutto di una malattia estemporanea dovuta alla particolare condizione storica del sistema governativo Romano o relativa e delimitata in un determinato periodo storico che con l’avvento progresso si sarebbe dovuta estinguere;purtroppo non è così,purtroppo quella contaminazione culturale nel tempo si è nutrita delle ambizioni sfrenate di potere,di ricchezza e conquista dei vari popoli,ed è giunta fino a noi…

 

        Chi,è ancora convinto che,guardando un telegiornale o leggendo un articolo giornalistico,si venga a conoscenza dei “fatti”così come sono realmente accaduti?

       

        Per convincere chiunque creda al telegiornale come alla Bibbia,che,la situazione dell’informazione non è in realtà molto cambiata da come ce l’ha descritta Tacito,riportiamo tra le righe l’eclatante caso di Tisoara,una città della Romania,importante centro commerciale e ferroviario,(situato a  quaranta chilometri dalla frontiera).

 

        Il 15 dicembre 1988(in quegli anni in Romania ci fu il crollo dell’impero Rumeno) una grande manifestazione si è svolta nella città di Timisoara perché la gente voleva impedire che il pastore protestante Tokes, fermo assertore dei diritti delle minoranze ungheresi,fosse deportato;in quell’occasione si verificarono numerosi scontri tra dimostranti e poliziotti,tuttavia nel bilancio,dopo lo scioglimento dei cortei,non sono annoverati morti o feriti gravi.

Vi chiederete cosa ci sia di tanto interessante o di differente in questa manifestazione,che debba occupare un posto particolare rispetto alle altre:fino a questo punto niente,perché questa è semplicemente la descrizione di quanto accaduto,ma alcune redazioni del tempo apportarono delle modifiche alla notizia.

 

        I quotidiani di tutto il mondo scrissero che il 19 dicembre dello stesso anno un viaggiatore cecoslovacco,del quale non fu mai rivelata l’identità era riuscito a mettersi in salvo,e riportavano dettagliatamente i particolari del massacro più spaventoso del secondo dopoguerra.

 

        Secondo il narratore sarebbe stato compiuto ogni genere di scelleratezza: 4700 morti,2000 feriti,migliaia di fosse comuni,per non parlare dei corpi straziati e sventrati.

Tali racconti furono presi e rilanciati dai notiziari  di tutto il mondo, supportati da immagini impressionanti. Il mondo rimase attonito di fronte a tale scempio disumano. Due giornalisti italiani, M. Gambino e S. Stingo,  accorsero sul luogo della tragedia,  preparati al drammatico impatto che i mass media  di tutto il mondo avevano fatto prevedere.

 

        Stupefatti  nell’aver rilevato l’inesistenza di alcun segno di sfacelo e terribile tragedia: “meraviglia delle meraviglie”! A questo punto gli inviati cominciarono delle indagini giornalistiche, al fine di comprendere finalmente cosa davvero fosse successo e cosa stesse succedendo; tali indagini, animate da sincero e genuino spirito di conoscenza vera, portarono i due ad interrogare il custode del cimitero locale, il quale, schiettamente, li “informò” della falsità storica del massacro di Timisoara. 

 

        Le fosse comuni, le cui immagini avevano sconvolto l’intero mondo per la loro atroce realisticità, in realtà non esistevano; le immagini dei cadaveri trucidati che avevano dominato i network in quei giorni, si riferivano a persone morte molto prima, e che ora “erano incredibilmente risuscitate per essere uccise nuovamente”. Tutto era stato girato come sul set di un film horror, della peggiore qualità: nessuno era stato vittima della strage, a Timisoara.

 

        Questo episodio, incredibile a dirsi e da credere, assume i caratteri di un vero e proprio “crimine” nei confronti dell’ “inconsapevole” opinione pubblica mondiale se si tien conto che non si trattò di un semplice errore  : il custode cui si rivolsero Gambino e Stingo ripetè  più volte che della realtà erano stati informati già molti altri giornalisti,  che , però, evidentemente, avevano continuato ad alimentare il successo del loro scoop  costruendo e  arricchendo di giorno in giorno “l’immane bufala” .

 

        Dopo aver raccontato i fatti ed aver denunciato la deformazione cui erano stati soggetti, possiamo concludere che “le redazioni in Europa e in America, infine, avevano selezionato, valutato e pubblicato. Le televisioni avevano trasmesso immagini , nient’altro che immagini: la Storia in diretta.  E tuttavia la realtà non fu vista, né fu raccontata. Furono raccontate le notizie; ma queste erano del tutto difformi dalla realtà: erano un’altra realtà” . (Fracassi – op. cit.)

 

        Il 24 gennaio del 1990 alcuni quotidiani pubblicarono la smentita del massacro di Timisoara ma in maniera insufficiente, sia per la quantità di spazio giornalistico destinatogli sia per la qualità con cui essa fu presentata, rispetto, invece, allo scalpore che erano riusciti, pochi giorni prima, a suscitare.

 

        Nella coscienza del mondo “civilizzato” restò dunque l’idea di una tremenda carneficina , notizie di una verità mai esistita: onestamente gli occhi, persi nel vuoto straziante della morte , degli uomini che erano stati empiamente disseppelliti rimasero impressi nell’anima di quanti avevano seguito la vicenda molto di più rispetto al disgusto e alla ribellione che sarebbero dovuti essere naturali dopo aver conosciuto quella “falsa verità”.

 

        E’ dunque spontaneo chiedersi, in fondo, cosa sia la verità : “La verità? E’ un’isola, circondata da un ampio e tempestoso oceano: questa è la sede propria della parvenza dove vari banchi di nebbia e masse di ghiaccio , che tosto si fonde, simulano la presenza di nuove terre, ingannando con vuote speranze il navigatore che gira intorno per fare nuove scoperte”. (Immanuel Kant).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’informazione durante la prima guerra del Golfo

 

 

La guerra del Golfo(1991)vide scendere in campo un apparato ufficiale di potenza mass-mediatica mai vista prima allo scopo di manipolare informando.

Ma è anche vero che l’operazione,volta essenzialmente ad ingannare l’opinione pubblica mondiale,non sarebbe riuscita senza l’inerte passività di gran parte dell’universo informativo.

Nella pianificazione della copertura informativa della guerra del Golfo,il governo degli Stati Uniti aveva fatto tesoro di due precedenti esperienze:le spedizioni nell’isola di Grenada,nei Carabi,per sostituire un governo considerato filo-cubano(ordinata nel 1983 da Reagan);e la spedizione a Panama,per catturare l’uomo forte Noriega,trafficante di droga e installare un governo fedele nella zona strategica del Canale(ordinata da George Bush I,nel 1989,appena due anni prima della guerra in Iraq).

I due esperimenti nel complesso furono giudicati  positivi ai fini dell’organizzazione dell’informazione prima e durante la guerra del Golfo.

Tuttavia se ne trasse la convinzione che la censura non sarebbe bastata e che bisognasse accompagnarla con una grande messe di pseudo-notizie,per accontentare la stampa e la Tv.

L’invasione irakena del Kuwait si verificò  per la controversia relativa al petrolio pompato in alcuni pozzi kuwaitiani che l’Iraq riteneva appartenenti ad un suo giacimento sotterraneo.

La vertenza era inasprita dai contrasti sul prezzo del greggio che l’Arabia Saudita e il Kuwait volevano abbassare  aumentandone la produzione,danneggiando  l’Iraq che usciva stremato dalla guerra contro l’Iran.

Del possibile precipitare della situazione furono tempestivamente messi al corrente gli Stati Uniti,che però non fecero nulla per impedire una guerra annunciata.

Gli Stati Uniti tra l’altro erano stati fino ad allora il migliore e il più fidato alleato di Saddam Hussein come testimoniano anche le vendite di

attrezzature militari dagli USA all’Iraq(sembra anche che Saddam sia stato un agente della CIA,i servizi segreti americani, negli anni ‘60).

Fu con una vera e propria svolta politico-strategica, con l’obiettivo di una rinnovata presenza americana nell’area del petrolio,che Bush dopo l’invasione,decise di rispondere duramente a Saddam,”trasformando l’alleato di ieri e di oggi,nel mostro di domani”.

Ma sulla stampa internazionale l’invasione irakena fu presentata come un evento improvviso e imprevedibile;furono taciuti i legami con Saddam,che per tutti divenne”il pazzo di Baghdad”,”nemico giurato dell’Occidente”,”minaccia per il pianeta”e”torturatore di cani e gatti”(secondo il NAZIONAL EXAMINER).

Tutta la fase dell’invasione irakena fino all’attacco del 16 gennaio fu dedicata alla preparazione dell’opinione pubblica.

In ciò il sistema dell’informazione si dimostrò efficiente e persuasivo.

Le maggiori agenzie americane di pubbliche relazioni, fra cui la HILL & KNOWLTON,contribuirono a influenzare e manipolare l’opinione pubblica con la creazione di eventi destinati ad essere al centro dell’attenzione di tutti i mass-media del pianeta.

Il mito dei missili anti-missile Patriot è forse il più luminoso esempio del poco lodevole connubio informazione-propaganda che si realizzò nei giorni della guerra del Golfo.

I patriot diventarono presto il simbolo della superiorità della coalizione alleata sugli irakeni, dell’Occidente sull’Oriente, della civiltà sulla barbarie.

Ma in realtà le prestazioni dei Patriot erano state”un fallimento quasi totale”; solo nel44% dei casi i Patriot lanciati colpirono il bersaglio,inoltre poiché andavano a bersaglio a bassa quota, provocarono con l’esplosione una massa di detriti destinati a ricadere sulla terre con effetti devastanti: secondo il fisico americano Postol(del MASSACHUSETTS INSTITUTE OF TECNOLOGY) se Israele non avesse lanciato nessun Patriot per difendersi dagli Scud, i danni sarebbero stati minori.                                                                            

Ma tutto questo si seppe molto tempo dopo; intanto, spinti dall’entusiasmo, molti Stati si erano prenotati per l’acquisto di quella

gloriosa ma fasulla arma difensiva(un giornale italiano titolò:”un desiderio per l’Italia:avere i Patiot”).

 

 

Nella seguente tabella riassuntiva possiamo evidenziare le date salienti del conflitto:

·        17 luglio 1990: i satelliti statunitensi cominciano a trasmettere le immagini di divisioni corazzate irakene a ridosso della frontiera con il Kuwait;

·        25 luglio 1990: l’ambasciatore americano a Baghdad viene convocato urgentemente nel palazzo presidenziale di Saddam che gli preannuncia apertamente l’azione di forza (vedi pagina…)

·        1 agosto 1990: gli USA vendono a Saddam delle forniture militari:sistemi di computers,equipaggiamenti radio, terminali per l’analisi del volo dei missili;

·        2 agosto 1990: invasione del Kuwait da parte dell’IRAQ di Saddam Hussein;

·        28 novembre 1990: l’ONU lancia l’ultimatum a Baghdad;

·        16 gennaio 1991: allo scadere dell’ultimatum, Bush ordina l’inizio delle operazioni “Scudo nel deserto”;

·        27 febbraio 1991: l’IRAQ accetta le risoluzioni dell’ONU e inizia lo sgombero del Kuwait.

 

La diffusione delle notizie di questa guerra furono affidate a moltissimi quotidiani, ognuno dei quali le riportò secondo i propri parametri;qui ne riportiamo alcuni:

Il NEW YORK TIMES aveva come sua fonte principale, per il79% il governo degli USA.

Fu detto che sarebbero state utilizzate soltanto bombe “intelligenti”,  in realtà il loro impiego fu adottato nell’esigua quantità del 7% e la maggior parte di esse  mancò il bersaglio colpendo così obiettivi civili.

 

Altri Inganni informativi e bugie diplomatico-militari

Riportiamo ora alcuni delle più clamorose menzogne diffuse dai mezzi d'informazione prima,durante e dopo le operazioni militari. L'elenco riporta naturalmente soltanto le notizie che  si sono dimostrate false,spesso dopo molti mesi dal momento in cui si sono verificate.

·        Scena di due giornalisti americani con la maschera anti-gas, in Israele,dove piovevano missili Scud “armati di gas nervino”(questa risulta un’enorme distorsione dei fatti realmente accaduti).

·        I giornali titolavano:”IRAQ quarta potenza militare del mondo” ,   quando poi ,risolto il conflitto,il generale SCHWARZKAPF sostenne che in realtà tale minaccia era ridicola.

·      Furono mostrate svariate foto di armamenti irakeni al confine con l'Arabia Saudita per influenzare negativamente il governo saudita

·      Una fanciulla kuwaitiana affermò in un’intervista che gli irakeni avevano staccato gli alimentatori dalle incubatrici in cui innocenti neonati lottavano per la vita(si scoprì in seguito che la ragazza era figlia dell’ambasciatore kuwaitiano presso l’O.N.U. e che  era assente dal suo paese,il Kuwait, da molti anni)

·      Vennero mostrate dalle televisioni di tutto il mondo le prime immagini dell'invasione del Kuwait riprese da un turista teleamatore                      

(in realtà furono girate ad Hollywood e prodotte dalla HILL & KNOWLTON che successivamente le incluse tra le sue migliori referenze presso la clientela)

·  Su tutti i giornali e quotidiani apparvero le immagini di un cormorano agonizzante nelle acque annerite di petrolio del Golfo Persico quando in quella stagione non si possono trovare cormorani nel Golfo.

·  Il NEW YORK TIMES scrisse che "assorbendo il Kuwait,l'IRAQ avrebbe controllato il 67% delle risorse di petrolio del pianeta"(in realtà il 20%).

 

Colloquio di Saddam con l'ambasciatore americano

Ecco adesso un passo del discorso al quale si è accennato a pagina… fra il dittatore irakeno e April Glaspie,ambasciatrice americana a Baghdad: è chiaramente dimostrato come il governo americano sapesse le intenzioni di Saddam almeno una settimana prima dell'invasione del Kuwait.             

SADDAM:…non vogliamo la guerra perché sappiamo per esperienza che cosa sia una guerra.Ma non costringeteci a vedere nella guerra l'unica via d'uscita rimastaci per vivere con dignità …..Vogliamo che sappiate che la nostra pazienza è al limite……Non siamo aggressori ma non siamo neppure disposti a sopportare l'aggressione altrui.

 

 

AMBASCIATORE:Il nostro Presidente,come lei sa,ha dato istruzione all'amministrazione americana di respingere la proposta di sanzioni economiche contro l'IRAQ….Non possiamo esprimere opinioni sui conflitti interarabi,come la vertenza sul confine con il Kuwait…..Vi auguriamo che possiate risolvere tale problema con tutti i mezzi appropriati.Tutto ciò che possiamo sperare è che troviate una soluzione rapida.

 

Intervista a James Harff

James Harff era il direttore della "Ruder Finn Global Pubblic Affairs",l'agenzia che ha curato le pubbliche relazioni per conto dei governi croato e boeniaco durante la guerra nell'ex-Jugoslavia. L'intervista del giornalista della rete Tv "France2" Jacques Merlino mostra come questi uomini non sentono neanche la necessità di nascondere la sostanza delle loro attività e di minimizzare il loro ruolo:

Il nostro lavoro non è di verificare l'informazione.Il nostro lavoro è di accelerare la circolazione di informazioni che ci sono favorevoli,di raggiungere bersagli accuratamente scelti. Ed é ciò che abbiamo fatto….La velocità è un elemento essenziale.Dal momento in cui un'informazione è buona per noi,dobbiamo darla in pasto all'opinione pubblica.Perché noi sappiamo perfettamente che è la prima notizia quella che conta.Le smentite non hanno nessuna efficacia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

           L'INGEGNERIA DELLE CONOSCENZE

 

 

Cosa fa nascere un movimento di opinione? Per molti è l'interesse collettivo.Le nuove tecniche di ingegneria del consenso fanno leva su <<4 livelli>> di motivazione e coinvolgimento dell'individuo:

1      istinto naturale

2      momento delle idee

3      momento in cui si operano le scelte determinate da impulsi momentanei

4      momento propagandistico.

Con l’avvento della società di massa e dei mass-media le strategie del consenso e del condizionamento hanno svolto un ruolo determinante sia nella la vendita dei prodotti di consumo che nella la promozione di candidati e progetti politici. Le strategie informative spesso fabbricano l’evento riconducendolo a forme semplificate ed efficaci di comunicazione,tipo slogan o messaggio pubblicitario.

Entrambi i due elementi contribuiscono a influenzare emotivamente l'elettrice o l'elettore, degradati dal rango di cittadini a quello di consumatori.

 

Politica -spettacolo

L’ingresso in politica di Berlusconi ha chiaramente dimostrato quanto grande sia il potere dell’informazione nella promozione e negli orientamenti sociali e politici,giustamente Bobbio afferma che <<non ha vinto Berlusconi in quanto tale,ma la società >>: infatti i suoi mass-media hanno creato il successo di Silvio Berlusconi ., preparandone il terreno culturale.

Il fenomeno della politica-spettacolo è una realtà che negli stati uniti si e’ affermata sin dagli anni cinquanta,allorchè i maghi della comunicazione suggerirono di trattare i candidati come  prodotti e gli elettori come fossero consumatori.

Le elezioni del 1992 negli Stati Uniti segnarono il trionfo degli uomini-immagine.Durante il confronto televisivo i candidati erano costretti a muoversi come robot,da Bush a Perot, a Bill Clinton.

 

Kennedy,morte in diretta

Kennedy fu il primo leader di Stato televisivo della storia moderna.Prima di lui,Eisenhower aveva concesso una ripresa televisiva di una conferenza stampa alla Casa Bianca;ma la registrazione prima di andare in onda era stata revisionata dal Press secretary che eliminò tutti i brani segnati dalla personalissima sintassi del presidente.

Kennedy da giovane fu reporter;trattò abilmente i giornalisti ed era consapevole che il settore della comunicazione doveva essere incrementato e alimentato prima che censurato.Dal 1961 Kennedy scelse la trasmissione in diretta delle sue <<conferenze stampa>>.Subito dopo la sua investitura furono convocati 418 giornalisti stipandoli nell'auditorium del Dipartimento di Stato:ciò colpì e in parte scandalizzò.La stessa morte del giovane presidente democratico avvenne a Dallas in diretta televisiva,assassinato da Lee Oswald .

 

Pubblicità & politica

Le agenzie di pubblicità assunsero negli Stati Uniti una funzione decisiva nella Campagna Presidenziale del 1956.Il partito repubblicano si affidò alla <<Baten;Barton,Durstine Eosborn>>.La rivista "Nation's Business"celebrò quest'evento sottolineando che <<entrambi i partiti vendono candidati e programmi con gli stessi metodi elaborati dai produttori per vendere le loro merci>>.In seguito dallo staff presidenziale fu condotto quello che fu denominato <<marketing psicologico>> a colpi di dichiarazioni di grandi industriali e di promesse di investimenti.

 

L'informazione interna;il presidente vende ed entusiasma

Il Presidente vende ed entusiasma;rispetto al vicepresidente e al Gabinetto che neutralizzano e convertono. E l'idea base sulla quale è stato costruito un documento straordinario interno e riservato

dell'amministrazione Reagan reso noto in Italia per la prima volta da Enrico Brivio.Si tratta del Dossier destinato alla Campagna <<per il futuro dell'America>> preparato da tre funzionari della Casa Bianca (Bruce Champan,Antony Blankey,John Roberts II) tutti e tre addetti alle pubbliche relazioni.Se in politica estera le News sono costruite attraverso la creazione di pseudo-eventi o la manipolazione di fatti destinati a emozionare l'opinione pubblica attraverso l'informazione economico-militare.    

 

 

                                                                           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia

 

 

Fracassi,Sotto la notizia niente,L.I.E.,Roma,1994

Tacito,Historiae  I 1,2