LA GLOBALIZZAZIONE

 

 Di   Ilaria Introna & Gabriella Stufano

 

 

PRESENTAZIONE

 

 

 

 Senza alcun dubbio,la parola GLOBALIZZAZIONE si pone come chiave di lettura di un fenomeno,per molti ancora di difficile comprensione, che nella molteplicità delle sue manifestazioni,tende sempre più a trasformare il mondo in un unico,grande mercato,definito per l'appunto GLOBALE;non mancando,tuttavia,di suscitare perplessità e riserve in relazione soprattutto ai notevoli cambiamenti che una nuova,siffatta realtà porta inevitabilmente con sè.

 

Il nostro obiettivo,dunque,è stato quello di analizzare da un punto di vista più che mai critico ciò che rappresenta,al momento, la "globalizzazione".

Lo abbiamo fatto senza però nascondere la nostra modesta opinione,che chiaramente traspare, pronte ad eventuali dibattiti e confronti.

 

Nel nostro lavoro,pertanto, grande rilevanza è stata attribuita alle cause ed alle conseguenze  del fenomeno.

 

Ricorrendo alla minuziosa analisi dei testi e riportando significative testimonianze,è chiaro cosa rappresenti tale movimento,divenuto progressivamente parte integrante della nostra vita nonchè della nostra politica,della nostra cultura ed economia.Da una parte assistiamo si' ad una crecita economica mai registrata prima, con una ricchezza sempre maggiore per i paesi  industrializzati, dall’altra però assistiamo all’impoverimento progressivo ed inesorabile dei paesi del terzo mondo sfruttati dagli stati “ globalizzanti “.

 

Perchè il lavoro risultasse il più possibile completo in tutti i suoi aspetti ci siamo serviti di una grande quantità di materiale, soprattutto notizie e commenti ripresi dai più importanti quotidiani nazionali che dedicano sempre più vasti articoli alla GLOBALIZZAZIONE.

È presente una ricca sezione in cui sono visualizzabili pagine e fotografie di alcuni libri utilizzati per raccogliere utili notizie.

In essi è possibile riscontrare le origini del suddetto, i benefici portati anche alle nazioni più povere, con una parentesi sul  possibile futuro del mondo. Tra le foto,invece, spiccano quelle riguardanti il G8 di Genova ed altri movimenti no-glogal.

 

Per avvalorare quanto detto, sono stati inseriti numerosi pareri di importanti protagonisti politici, e non, dei nostri tempi, oltre che diverse citazioni storiche di filosofi, uomini politici del passato e infine di autori latini e greci, che ci hanno permesso così di analizzare il  fenomeno anche durante i secoli.

 

 

Le più importanti citazioni riportate

 

 

Norberto Bobbio: rispondere all’intollerante con l’intolleranza può essere formalmente ineccepibile ma è certo eticamente povero, forse anche politicamente inopportuno. Non è detto che l’intollerante, accolto nel recinto della libertà capisca il valore etico del rispetto delle idee altrui, ma è certo che l’intollerante perseguitato ed escluso non diventerà mai un liberale.

 

Immanuel Kant: solo una società civile che faceva valere universalmente il diritto può garantire la pace.

 

Queste sono solo due delle  citazioni riportate, che sottolineano l’importanza del rispetto per la vita umana e della garanzia che tutti gli uomini debbano vivere in pace;traguardi oggi sottoposti forse ad un' unica minaccia:lo sviluppo della stessa globalizzazione.

 

L’obiettivo di tale lavoro non è,poi, solo quello di discutere un fenomeno tanto importante, ma anche quello di guardare il tutto senza risparmiarci uno sguardo al futuro.

Tale prerogativa è stata soddisfatta mediante l’utilizzo di grafici e considerazioni di alcuni importanti economisti mondiali che tengono conto dei diversi punti di vista permettendoci di considerare tutte le possibile conseguenze che potrebbero verificarsi.

 

 

La perdita della classe media

 

Ci siamo soffermate in seguito sulla conseguenza sempre più evidente che la globalizzazione sta portando con sè, ovvero la scomparsa della classe media, anello di congiunzione molto importante fra  ricchi e  poveri.

Abbiamo visto come in una nazione come gli Stati Uniti,  dove tale fenomeno è da più tempo presente, la scomparsa di tale classe sociale abbia portato un notevole scompenso nella stabilità sociale.

 

 

 

Un sguardo al futuro

 

Il punto su cui poi ci siamo particolarmente soffermate è stato quello di considerare il nostro tenore di vita e quello di un prossimo futuro di fatto non cosi' lontano.

Ora possiamo dire di avere prezzi assai modici, manodopera a basso costo, scambi economici assai facilitati ma un domani cosa succederebbe? Noi apparteniamo a quella fetta di mondo che può considerarsi ” fortunata” ma chi non ha la nostra stessa fortuna?

Occorre trovare le cause principali per capire dove si è commesso l’errore di fondo che sta creando e creerà uno squilibrio tale da compromettere l’intero sistema economico mondiale.

 

 

Il glossario:

 

Abbiamo ritenuto giusta la scelta di arricchire il tutto con l’introduzione di un esauriente glossario che consenta di chiarire alcuni eventuali dubbi su PAROLE entrate solo da pochi anni a far parte del nostro vocabolario. Sono stati considerati termini quali: GLOBAIZZAZIONE, ovvero la standardizzazione di tutti i mercati mondiali rispetto a un modello unico dominante. GOVERNO GLOBALE, CAPITALISMO e via discorrendo, al fine di dare al lettore l’opportunità di diventare padrone di essi.

 

 

 

I fautori della globalizzazione

 

Vi è,ancora, una sezione dedicata  a coloro i quali in qualche modo sono stati i promotori, o quanto meno i sostenitori della globalizzazione.

Del Debbio, pronto a suo tempo ad affermare che la globalizzazione rende liberi, Thomas Friedman, secondo cui la globalizzazione porta prosperità, Martino, secondo cui parlare di globalizzazione significa parlare di una forza storica inarrestabile, per arrivare infine a Ruggiero, che afferma quanto sia importante parlare non tanto dei rischi, quanto dei grandissimi vantaggi per tutti che la globalizzazione porterebbe, primi fra tutti il grande benessere.

 

 

 

L’importanza della musica

 

Notevole importanza hanno in tale opera non solo l’analisi delle opinioni di importanti personalità di spicco del mondo politico, ma hanno trovato spazio anche i pensieri di quanti spesso sono impegnati in prima persona a far fronte a problemi sociali,divenendone portavoce:ad esempio la categoria dei cantanti. E' riportata una lunga lettera aperta scritta da Lorenzo Cherubini meglio noto come Jovanotti.

In tale lettera egli cerca di spiegare come è possibile che un ideale riesca a riunire tante diversità di pensiero: chi aderisce al movimento no global, afferma Jovanotti, sono preti, giovani di sinistra, ecologisti, anarchici, fan di Bob Marley e John Lennon.

Insomma un ideale comune riesce a riunire sotto un’unica bandiera tanta gente tra loro comunque assai diversa.

Parla poi di globalizzazione come sfruttamento del lavoro di alcuni uomini da parte di altri uomini.

Conclude la sua lettera aperta affermando con assoluta sicurezza che la vita di ogni essere umano ha la stessa importanza in ogni parte del globo, non c’è differenza tra la sofferenza di un ricco e quella che prova un povero, anzi quella di quest’ultimo è forse anche più importante.

 

 

 

I testi e gli autori delle canzoni citate

 

Abbiamo deciso di affidare alla musica un ruolo di spicco: numerosi sono infatti i testi delle canzoni scelte per l’occasione.

Tra tutte spicca ovviamente:

“Immagine” di John Lennon con un altro suo grande successo come “Give Peace Chance”, “Pipes of peace” di Paul McCartney, “Blown in the wind” di Bob Dylan, “Salvami” di Jovanotti, “Il Mio Nome è Mai Più” di Ligabue, Jovanotti e Piero Pelù, “Il mondo che vorrei” di Laura Pausini.  

 

 

 

I riferimenti a i personaggi storici

 

 

Per terminare un lavoro che vuole essere il più completo possibile abbiamo pensato di aggiungere alcuni passi di uno scritto di Ghandi, uno degli uomini che nel passato ha combattuto per diffondere in tutti il sentimento della pace, una intervista a Gadamer che esprime il proprio punto di vista sulla crisi in medio oriente.

Senza tralasciare poi alcuni passi di Bertold Brecht che afferma: “ l’uomo fa di tutto, può volare, può uccidere, ma ha un difetto: può pensare”.

Infine sono state aggiunte citazioni di Eschilo, Hermann Hesse e Tibullo.

 

 

 

Conclusioni

 

Alla fine del lavoro possiamo dirci più che soddisfatte di aver affrontato un così vasto argomento analizzando tantissimi punti di vista e fornendo al lettore ,crediamo, un valido strumento per la comprensione di un fenomeno al quale occorre dare importanza e che riguarderà senz'altro il nostro futuro. 

 

 

 

 

 

 

 

-LA GLOBALIZZAZIONE

 

 

Cos'è la “globalizzazione” ?

 

Oggi tutti parlano di globalizzazione ma quanti sono in grado di cogliere a pieno il significato di questo termine di gran moda è difficile dirlo. L'unica cosa certa è che ognuno lo interpreta come un processo inarrestabile che coinvolge l'intero pianeta, ma solo pochi si accorgono che presenta molti più aspetti di quanto comunemente non si pensi. Le analisi della globalizzazione si propongono quindi di mettere in luce che con questo concetto vanno compresi “non tanto e non solo la crescita e l'accelerazione degli scambi che travalicano i confini degli Stati, dallo sviluppo delle imprese multinazionali alla internazionalizzazione dei beni e dei servizi fino alle transazioni finanziarie; bensì tutto il complesso delle conseguenze che nascono dall'interdipendenza tra le trasformazioni del quadro economico, il sistema socio demografico e le istituzioni della politica”. Tutti i cambiamenti che hanno investito l'umanità in questo secolo possono essere riassunti nell'espressione compressione spazio-temporale. I progressi tecnologici nel mondo dell'informazione e della comunicazione hanno permesso una straordinaria riduzione delle distanze in termini di tempo e di spazio: singoli attori sociali o gruppi, sia pure collocati agli estremi confini della terra, e perfino eventi accaduti in lontanissimi luoghi sconosciuti, entrano in contatto e interagiscono, dando vita a conseguenze globali.

All'origine dei processi di globalizzazione è comunque preminente la dimensione economica a causa soprattutto del  “ribaltamento” del rapporto di forza tra economia e politica.   La globalizzazione dei mercati finanziari sancisce la supremazia delle forze di mercato sulle scelte politiche e ed economiche degli Stati nazionali: i  più importanti mercati borsistici e finanziari sono in grado di spostare in pochi minuti ingentissime quantità di denaro, talvolta di molto superiori al bilancio di uno Stato. I capitali globali sono ormai in grado di imporre le proprie leggi all'intero pianeta e nella totalità degli aspetti della vita, “sia pure solo in ragione del fatto che possono sottrarre alla società risorse materiali (capitali, tasse, posti di lavoro)”. Gli Stati non hanno abbastanza risorse o libertà di manovra per sopportare la pressione dell'economia mondiale per il semplice motivo che un attimo è sufficiente a far crollare le imprese e gli Stati stessi: una volta distrutta la sua base materiale e annullata la sua sovranità allo Stato-nazione non rimane che diventare l'amministratore degli affari delle multinazionali e garantire la loro sicurezza. La crescente mobilità, reale e virtuale, acquisita da coloro che possiedono i capitali è emblematica della nuova divaricazione tra economia e politica, tra potere e obblighi sociali. I rappresentanti delle imprese che agiscono globalmente hanno la possibilità, e la sfruttano a pieno, di sottrarsi ad ogni vincolo e ad ogni dovere di contribuire al perpetuarsi della società civile.

 

 Con il concetto di “subpolitica” si sottolinea “l'opportunità di azioni e potere, al di là del sistema politico, senza mutamenti legislativi o discussioni parlamentari, accresciutasi per le imprese che agiscono nel quadro della società mondiale”. Questo avviene concretamente nell'esportazione dei posti di lavoro dove i costi e le condizioni sono più convenienti, nel produrre e distribuire in luoghi diversi del mondo per avere le migliori condizioni fiscali, nel vivere nei paesaggi più belli ma pagando le tasse dove più conviene. I protagonisti della crescita economica minano l'autorità dello Stato pretendendo le sue prestazioni ma rifiutandogli le tasse; in questo modo “i ricchi diventano contribuenti virtuali e seppelliscono in modo legale, ma illegittimo, il bene comune democratico al quale pure si appellano”.   Tutto ciò avviene nella cornice di una globalità irreversibile, di una società mondiale in cui le garanzie di ordine territorial-statale e le regole di una politica legittimata dal pubblico consenso perdono il loro carattere vincolante. Quanto più i rapporti tra gli attori transnazionali si rafforzano e si intrecciano tanto più viene messa in discussione l'autorità degli Stati, per cui si assiste ad una politicizzazione della società mondiale attraverso un depotenziamento della politica nazional-statale.

 

L'insieme di queste trasformazioni si manifesta in sostanza in un indebolimento della solidarietà collettiva, comunque essa sia intesa. “Il nesso tra globalizzazione e solidarietà è persino banale: l'accrescimento delle esigenze di competitività e di flessibilità delle imprese, dei mercati finanziari, del lavoro, delle tecnologie, entrano in conflitto con la conservazione dei principi di solidarietà che danno forma e sostanza al contratto sociale sul quale è fondato lo stato sociale del dopoguerra”.  La prima ragione è che i meccanismi di protezione sociale dipendono dalla direzione delle scelte politiche dei singoli Stati nella distribuzione delle risorse, ma l'autonomia della sfera politica non è più possibile dal momento in cui i paesi sono economicamente interdipendenti. Il benessere di una nazione non è più regolabile solo sulla base di un confronto tra le parti sociali interno ai singoli paesi, ma dipende piuttosto dalla loro capacità competitiva e dal loro peso nella scena internazionale.

Un ulteriore questione che evidenzia il legame tra la globalizzazione e la solidarietà consiste nell'aumento della flessibilità dei fattori economici. La dislocazione dei capitali e delle iniziative produttive nelle aree del sud del mondo dove risultano più redditizie, in ragione del più basso costo del lavoro e dei più bassi livelli di protezione sociale, accresce sia l'instabilità che l'insicurezza dell'occupazione di segmenti più o meno ampi di popolazione, poiché  distrugge il  lavoro  all'interno  dei   paesi d'origine  nei settori esposti alla concorrenza. Di conseguenza, nonostante la crescita della ricchezza prodotta dall'aumento degli scambi, la povertà e la diseguaglianze all'interno di questi paesi tendono ad ampliarsi per l'aumento della disoccupazione, e quindi degli squilibri di reddito in assenza di un qualche sistema di “welfare”.

 

 

 

 

-Globalizzazione, demografia e società-

 

 

 

 

 

Rispondere all’ intollerante con l’ intolleranza può essere formalmente ineccepibile ma è certo eticamente povero forse anche politicamente inopportuno.

Non è detto che l’ intollerante, accolto nel recinto della libertà, capisca il valore etico del rispetto delle idee altrui.Ma è certo che l’ intollerante perseguitato ed escluso non diventerà mai un liberale”

                                                                                                          Norberto Bobbio

 

 

Possibili conseguenze future della globalizzazione

 

Immaginare come si presenterà il mondo fra una 50 di anni, a questo punto, non è certo un mero esercizio fine a se stesso, ma un dovere che ogni persona, ogni uomo deve prendere in considerazione, soprattutto se prevede di avere dei figli, o già ne ha. Le grandi innovazioni impongono uno sforzo di previsione sulle loro capacità di trasformare il mondo e gli uomini. Cercare di immaginare il mondo che si creerà in seguito alle nostre decisioni , è un’esigenza soprattutto sentita da quelli come noi che oggi camminano per boschi ridotti a discariche, e nuotano in acque sporche ed inquinate. Della globalizzazione, fino ad oggi, sono state decantate solo le qualità a breve termine: si è cercato di far leva soprattutto sui vantaggi che gli uomini riceveranno in quanto " consumatori" o in quanto "investitori". Nel breve periodo senz’altro i vantaggi riscontrabili dagli abitanti del primo mondo, saranno notevoli. Già oggi ce ne accorgiamo andando a fare acquisti per negozi: troviamo merci di ottima qualità a prezzi senz’altro più bassi. Prodotti fatti a mano con costi bassissimi. Cibi in abbondanza in tutte le stagioni dell’anno, prodotti precotti e surgelati che costano meno dei rispettivi "freschi". Per non parlare poi della gioia degli investitori, che possono ormai movimentare i loro soldi dalla tranquilla scrivania di casa, grazie ad Internet.  Siamo tutti felici oggi, le cose vanno per il meglio…….ma domani come staranno le cose? Proviamo a sforzarci un po’ e ad immaginare come sarà diversa la nostra società.  Non c’è bisogno di arrovellarsi molto per prevedere come sarà la vita nel nostro paese fra una ventina d’anni. Basta guardare la società americana: sì, perchè la globalizzazione sta in pratica omologando le società componenti il primo mondo, al modello statunitense, la cui peculiarità è quella di aver eliminato quasi totalmente la classe media. La società americana infatti comprende una nutritissima fetta di popolazione che vive al limite della povertà, a cui si contrappone un 20% di superricchi che detengono la stragrande maggioranza della ricchezza del paese. In mezzo a questi due blocchi, c’è solo una piccola parte di persone che si potrebbero definire "in mobilità", nel senso che si stanno spostando verso uno de due blocchi a seconda degli eventi più o meno fortunati a cui sono sottoposte. Per rendere ancora più evidente questa nostra affermazione, ecco due piccoli grafici riguardanti la distribuzione della ricchezza nella società statunitense e in quella italiana. Nel primo grafico viene rappresentata la distribuzione del reddito in Italia: in ascissa poniamo il reddito procapite percepito annualmente; in ordinata consideriamo la popolazione italiana. La curva ottenuta e' simile ad una piramide. Ciò dimostra che la maggior parte della popolazione si attesta in un’area di ricchezza media. La classe media, è la parte più cospicua della società italiana. Le fasce estreme di povertà e ricchezza, sono ridotte al minimo. Il tessuto sociale è abbastanza omogeneo. Consideriamo ora il reddito e la popolazione degli Stati Uniti. In ascissa si rappresenta il reddito procapite, in ordinata la popolazione. La curva ottenuta in questo caso è completamente diversa: ci sono due picchi evidenti che stanno a dimostrare come ad una enorme fascia di popolazione spetti un reddito basso ( e spesso insufficiente ), mentre ad un'altra porzione consistente  ( ma senz'altro minoritaria ), viene assegnato un reddito altissimo. In questo tipo di società le fasce estreme, sia di ricchezza che di povertà, sono le più numerose. La classe media praticamente non esiste; ricchezza estrema e miseria, convivono l’una a fianco dell’altra. La società è disomogenea.  ( i grafici rappresentati sono chiaramente di tipo empirico, e vogliono semplicemente e "visivamente" spiegare il concetto di fondo che li anima. Per chi volesse dei dati ricavati da ricerche, vi rimando alle pagine quà sotto ). Nei prossimi anni in Italia la produzione crescerà, accompagnata dal costante raggrumarsi della ricchezza in poche mani e dall'allargamento delle povertà vecchie e nuove. La classe media perde potere d'acquisto al ritmo dell'1% l'anno; tra qualche tempo sarà quasi povera anch'essa.  Il capitalismo sorto dal processo di globalizzazione sta quindi disgregando e distruggendo il ceto medio della società italiana, ceto medio che, pur con tutti i suoi difetti, è il serbatoio più grande di "capitale sociale". Il "capitale sociale" può essere definito semplicemente come un insieme di valori o norme non ufficiali, condiviso dai membri di un gruppo, che consente loro di aiutarsi a vicenda e di instaurare un senso di fiducia. La fiducia è paragonabile a un lubrificante che accresce l’efficienza di qualsiasi gruppo od organizzazione. Per esempio è possibile notare che l'incidenza delle malattie è minore dove il tessuto sociale è più compatto e le differenze di reddito meno marcate, dove il "capitale sociale" è più elevato, dove lo spazio pubblico è un luogo socializzante che coinvolge una larga parte della popolazione in attività. La disgregazione in atto sta bruciando questa enorme risorsa, creatasi nell’arco dei secoli e delle generazioni, lasciando la nostra società moderna con un unico valore comune: il valore dell’individualismo stesso. Da questo punto in poi, lascio alla vostra immaginazione il compito di disegnare la vita, le relazioni, la società che ci caratterizzeranno in un immediato futuro.

 

L’errore di fondo (voluto) che anima la teoria della Globalizzazione

 

 

Per cambiare, migliorare o riformulare il futuro che ci attende, occorre prima di tutto scoprire l’errore, lo sbaglio fondamentale, il seme corrotto, oserei dire, dal quale si è sviluppata la rigogliosa pianta delle idee e delle teorie responsabili della mondializzazione dei mercati. Il sistema capitalistico globale si basa sulla convinzione che i mercati, lasciati a se stessi, tendano all’equilibrio. Corollario di questa teoria, è la credenza che il mercato così libero, possa garantire benessere e ricchezza alla maggior parte della popolazione. Da questa premessa, totalmente falsa, derivano tutte quelle teorie altrettanto false, che stanno influenzando e cambiando in modo così radicale, la nostra società. Che i mercati non riescano ad autoequilibrarsi è stato sperimentato nei vari crack borsistici che hanno caratterizzato l’economia mondiale del ventesimo secolo, a partire da quello più  famoso accaduto nel 1929. Proprio per limitare questi squilibri è stato inventato il F.M.I., un organizzazione nata con lo scopo di sorvegliare ed impedire i grossi stravolgimenti che un mercato completamente libero può causare. Ovviamente questa organizzazione deve intervenire solo in caso di emergenza: come dire, finché si guadagna il mercato non deve avere regole ( ed i profitti sono appannaggio di pochi); quando si perde, la politica deve intervenire ( e le sofferenze sono redistribuite fra tutti ) .  Proprio dalla disomogeneità dei mercati e dai diversi tipi di società economiche che caratterizzano il nostro pianeta, trae principio e forza la teoria della globalizzazione: produrre in paesi con un basso costo del lavoro e con poche restrizioni sociali ed ambientali, è oltremodo conveniente. Mi chiedo a questo punto, perché mai i mercati globali dovrebbero cancellare tali "paradisi" della produzione, in nome di un non meglio precisato "equilibrio economico mondiale".

 

      La verità è che le differenze sociali, vera miniera d’oro per l’economia mondializzata, si acuiranno ancora di più, aumentando a dismisura il divario fra primo e terzo mondo, fra ricchi e poveri del pianeta. Le differenze culturali invece verranno distrutte, a favore della nascita di un modello unico di consumatore. Già oggi i problemi, le aspirazioni, il modo di ragionare di un impiegato di banca sudcoreano non sono molto diversi da quelli di un generico bancario europeo.  Abbagliati dalla chimera di un economia mondiale stabile ed equilibrata, stiamo sacrificando la nostra cultura, la nostra identità, la nostra salute, le pluralità esistenti sul nostro pianeta in nome di un sistema economico distruttivo e dirompente che garantirà solo e soltanto una profonda sperequazione della ricchezza a livello planetario.  Il libero scambio a livello globale è un processo che               tende a tutto meno che all’equilibrio: è l’area in cui la libera circolazione avviene, che garantisce la stabilità del processo. Se l’area è omogenea, se il tessuto sociale entro cui gli scambi avvengono è uniforme, allora il sistema economico sarà stabile. Credere che il processo della mondializzazione possa autosostenersi ed autocorreggersi è come credere che una casa, costruita sulla sabbia, possa stabilizzarsi autonomamente……è più facile che crolli al primo acquazzone ( ed oggi con il F.M.I. a secco di risorse, anche una semplice pioggerellina può fare alla bisogna ). Solo gli organismi politici, espressione di una volontà comune, possono regolare ed equilibrare il mercato e decidere l’interazione stessa del mercato sulla società civile. Solo una chiara volontà politica può guidare ed indirizzare l’economia libero-scambista globalizzata.  Ecco allora sorgere spontanea la domanda: se esiste un’economia globalizzata, esiste un governo politico che la possa equilibrare ed indirizzare? La risposta ovviamente è no. Non c’è alcun’istituzione politica ad organizzare questo progetto, semplicemente perché non si vuole avere alcun controllo democratico su questo tipo di processo. In un regime di caos e confusione, sono i più forti ed i più organizzati a trarre il massimo del profitto....

 

 

 

GLOSSARIO “Globale”

Globalizzazione: con questo termine si intende la standardizzazione di tutti i mercati mondiali rispetto ad un modello unico dominante, in cui è possibile la libera circolazione di capitali finanziari, commerciali e produttivi che si rendono in un certo modo indipendenti dai singoli governi politici. La globalizzazione, imprimendo un dinamismo senza precedenti al sistema economico, non ha però fatto diminuire le differenze fra le varie parti del mondo ma ha accentuato la funzione di predominio di un modello standard, quello capitalistico occidentale.

Globalization: This term is meant to be the standardization of the  world  market  as a whole, respect to a dominant model in which free financial, commercial and productive movement of capitals is likely to take place, and becoming ,in this way, independent from single political governments. Globalization, giving rise to an unprecedented dynamism as far as economic systems are concerned, though, has not diminished or made it possible for the differences among the several parts of the world to be drastically reduced or at least acceptably balanced, but, on the contrary, it has emphasized the predominant function of a standardized  western capitalistic model .

Governo globale: leggi ed istituzioni  per dirigere e regolare le azioni o i processi di importazione globale; oggetto di sforzi per la riforma internazionale con lo scopo di perseguire il modello di istituzioni democratiche transnazionali e controllare in questo modo l’attività economica. Attualmente c'è una carenza di governo globale se con tale termine ci si riferisce a organismi sovrannazionali; d’altra parte, specie dopo l'11 settembre 2001, è tornata in primo piano la politica di singoli stati forti che dominano la scena mondiale.

Global governance: Rules and institutions for managing and regulating actions or processes of global import; specifically, object of international reform efforts pursuing design of democratic transnational institutions and control over economic activity.

 

Capitalismo: è un sistema economico e sociale che ha come presupposto presuppone la proprietà privata. In esso i mezzi di produzione appartengono a coloro che hanno investito i capitali e la distribuzione del surplus è congruente con tale fisionomia. L'apparizione di un sistema economico definibile come capitalismo è associata all'affermazione del ruolo determinante del capitale, intendendo con esso l'insieme dei mezzi materiali necessari a gettare le basi di un processo sostenuto e continuo di espansione produttiva caratterizzato dall'impiego di capitale fisso (macchinari ed impianti) disponibili in forma concentrata nelle mani di singoli operatori. Il capitalismo ha la sua prima attuazione in Inghilterra (seconda metà del secolo XVIII) e una piena espansione sempre in Inghilterra , modello classico di capitalismo , nella prima metà dell'Ottocento. Si parla per tale epoca di capitalismo liberistico/imprenditoriale , cui subentrano poi forme diverse, ad esempio il capitalismo caratterizzato da oligopolio/monopolio con prevalenza graduale del capitale finanziario ( seconda metà dell'Ottocento quando capitalismo e colonialismo/ imperialismo si intrecciano fortemente). Il capitalismo ha convissuto e convive con forme diverse di Stato: da quello liberale a quello protezionista a quello keynesiano-interventista a quello neoliberista.

Capitalism: It is an economical and social system having as assumption private propriety. In it means of production belongs to those who have invested capitals and distribution of surplus is congruous with such physiognomy. The apparition of a definible economic system as capitalism is associated with the affirmation of determining role of capital, meaning with it the entire material means necessary to throw bases of a supported and continuous process of productive expansion characterized by making use of fixed capitals ( machinery and plants ) available in concentrated forms in the hands of single transactors: capitalism does have its first implementation and accomplishment in England ( second half of the 18th century and full expansion always in England, a traditional model of capitalism, in the first half of the 19th century ). This age is commonly reffered to as conctractorial/liberal capitalism, substituted thereafter by different forms, for istance that sort of capitalism characterized by oligopoly/monopoly with gradual prevalence of financial capitalism ( second half of the 19th century when capitalism and colonialism did strongly interrelace one another ). Capitalism has cohabited, and still does, with several forms of state: from the liberal, protetionist, Keynesian, interventionist and up to neoliberist state.

Cosmopolitismo: l’atteggiamento che vede come un intero, l’interesse per i principi universali; comunemente in contrasto col nazionalismo e il particolarismo. Molti oggi dicono che il cosmopolitismo è tipico di un mondo globalizzato, ma molti osservano che in realtà un mondo globalizzato  che è dominato dalle regole dell’economia è molto poco fraterno.

Cosmopolitanism: attitude of concern for world as whole, interest in universal principles; commonly contrasted with nationalism and particularism.

Neoliberismo: variante della fine del ventesimo secolo della teoria secondo cui la competizione tra le imprese sul mercato alla presenza di uno stato limitato meglio incoraggia lo sviluppo; da tale accezione deriva l’esaltazione della libera impresa e il movimento delle merci e del capitale non frenato da tariffe e regolamenti nei liberi mercati globali; ma anche termine oggetto di critiche da parte degli oppositori dell’ideologia capitalista i quali attaccano l’espansione del mercato come valore in sé.

Neoliberalism: late-twentieth century variant of theory that competition among business in market with limited state regulation best fosters growth; specifically, advocacy of free enterprise in competitive global markets and movement of goods and capital unburdened by tariffs and regulations; commonly, term of opprobrium used by critics of capitalist ideology to denote emphasis on market expansion as value in itself, held to cause destruction of “collective structures which may impede the pure logic market.

 

 

MANIFESTAZIONI NO GLOBAL :

No global a Nizza per il vertice Ue

                       

Manifestanti a Praga

 

 

 

 

“Solo una società civile che faceva valere universalmente il diritto può garantire la pace”.

                                                                       Immanuel Kant

 

       

 

-I FAUTORI DELLA GLOBALIZZAZIONE-

1)DEL DEBBIO: LA GLOBALIZZAZIONE RENDE LIBERI. Ha detto:

“Nei paesi più poveri si vive meglio grazie al mercato internazionale.”

2) THOMAS FRIEDMAN:LA GLOBALIZZAZIONE PORTA PROSPERITA’. Ha detto:

“La globalizzazione non è solo un trend passeggero ma è un autentico nuovo sistema internazionale che, nei suoi risvolti politici ed economici ha definitivamente rimpiazzato gli equilibri mondiali della guerra fredda, contribuendo a forgiare il presente e il futuro del pianeta e di chi lo abita. “

3) KRUGMAN: NON TUTTI I MALI SONO GLOBALI. Ha detto:

“Il pubblico ignora quanto di buono la globalizzazione ha fatto per tanta gente, negli Stati Uniti e all’estero.  Non possiamo sfuggire alle responsabilità delle nostre azioni dando la colpa ai mercati globali che invece contengono esempi concreti di sviluppo e di diminuzione della povertà. “

4)MARTINO: NESSUNO FERMI IL TRENO DELLA STORIA. Ha detto:

 

“La globalizzazione è un processo che integra non solo l'economia, ma anche la cultura, la tecnologia e la politica. La globalizzazione non è sospinta solo da incentivi economici, ma anche e soprattutto da una forza storica irresistibile, più forte della volontà di qualsiasi governo e di qualsiasi partito: la forza che si sprigiona dall'evoluzione del modo di produrre. La globalizzazione offre grandi opportunità per il progresso umano: l'era della globalizzazione sta aprendo numerose possibilità per milioni di individui a livello mondiale.”

5)AMBASCIATORE RUGGIERO:C’ E’ RICCHEZZA PER TUTTI. Ha detto:

             “ I giovani e le famiglie italiane sarebbero certamente sensibilizzati se ricevessero un segnale forte e chiaro, un segnale che non si limiti solo ad elencare i rischi della globalizzazione ma si riferisca anche alle grandi opportunità che  derivano dalla globalizzazione.”

 

LA GLOBALIZZAZIONE E LA MUSICA

L’ opinione di Lorenzo  Cherubini

Vista da qui la globalizzazione sembrerebbe una cosa sacrosanta e nessuno si spiega come mai tutto questo rumore e queste proteste verso una cosa che, vista da qui, non farebbe altro che aiutare i paesi poveri a diventare meno poveri. In pochi riescono ad essere d’accordo con questi ragazzi che dai paesi dell’Occidente partono per andare a fare casino a Praga, con i loro comodi treni e le loro strampalate idee che raccolgono il consenso di gente che fai fatica a mettere insieme, apparentemente: estrema sinistra,preti, fricchettoni,ecologisti, anarchici,boy-scouts, fans di Bob Marley e di John Lennon, frequentatori di rave, centri sociali,i fans di San Francesco e quelli di Che Guevara, studenti di economia e di sistemi informatici, hackers telematici e coltivatori di cibi biologici.

Eppure quei manifestanti così diversi tra loro hanno ragione, la loro ragione spesso è difesa talmente male che ti verrebbe voglia di dargli torto, ma hanno ragione. La globalizzazione è la faccia moderna della colonizzazione, la colonizzazione è quel capitolo della storia che si pensava chiuso con tutte le sue terribili conseguenze davanti agli occhi di tutti. La globalizzazione è la forma moderna di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, seppure la parola abbia un aspetto così perbene,detta da qui.La parola globalizzazione ha questo suono neutro che la rende più simile alle parole come “soluzione”, “inondazione”, “eruzione”, “stagione”, “disinfestazione”, “apparizione” ma invece nella sostanza noi siamo i globalizzatori e i paesi del sud del mondo sono i globalizzati, così come c’erano i colonizzatori ed i colonizzati.

La questione è che la globalizzazione è uno sporco affare che rischia di renderci tutti complici di delitti che si potevano evitare. La globalizzazione è quella cosa per cui io domani comprerò una automobile costruita con pezzi assemblati in una fabbrica e provenienti da altre cento fabbriche sparse per il globo. La pelle dei sedili sarà conciata in una fabbrica indiana che non dovrà rispettare le regole ecologiche che ci sono in Europa e che quindi in cambio di un prezzo più basso avvelenerà il suo territorio e di conseguenza i suoi abitanti che avranno come unico vantaggio la possibilità di andarsi a comprare un hamburger da McDonald’s dopo la loro quattordici ore di lavoro, dai dodici anni in su. Alcune parti meccaniche saranno costruite in una fabbrica dell’Est che costruisce anche mine anti-uomo, le gomme saranno modellate con derivati del petrolio estratto nel golfo di Guinea inquinando intere regioni nelle quali da secoli vivono popolazioni che non conoscono il traffico delle nostre tangenziali e ciò avverrà nel silenzio sottobanco retribuito degli amministratori e dei governatori locali.

Questo dell’automobile è solo un esempio. Il problema è che noi in un mondo dove la “deregulation globale” e i liberismi planetari vincono, mangeremo merendine dolcificate con zucchero coltivato da gente che non riesce a nutrirsi come si deve, aromatizzate con cacao raccolto da bimbi che non andranno mai a scuola, impastate con farina di grano geneticamente modificato, anche se nella nostra bella Europa quel tipo di coltivazione sarà bandito da qualche referendum, dormiremo con la guance su cuscini di lattice raccolto da campesinos brasiliani che la sera appoggeranno la loro testa sulle pietre.

Proviamo a guardarci intorno, ad aprire la dispensa, a girare per i nostri negozi, la globalizzazione da noi si presenta nel suo aspetto più presentabile, ma dietro ogni etichetta, ogni marchio di multinazionale ormai familiare come i nomi dei nostri parenti più stretti ci possono essere storie di diritti negati, di commistioni malavitose. La globalizzazione a noi non ci tocca perché siamo quelli che globalizzano, non i globalizzati. Resta solo una cosa da decidere, ovvero se la sofferenza dei lavoratori e la morte dei bambini a cinquemila chilometri di distanza è più accettabile di quando avviene intorno a noi. Io credo di no, assolutamente no.

                                                                              

                                                                                   Lorenzo Jovanotti

 Salvami

Jovanotti

I bianchi, i neri la religione, il pessimismo della ragione

La foto di gruppo, il primo giorno di scuola

Libertà di movimento , libertà di parola

Le otto principesse e i settecento nani

Le armi gli scudi, i diritti  umani

I corvi che gracchiano “rivoluzione!”

Però non c’ è pietà e non c’ è compassione

Il sangue si coagula sul pavimento

Si inceppa l ‘ articolazione del movimento

La voce che balbetta , la speranza che inciampa

La capra che crepa, la capra che campa.

La giornalista scrittrice che ama la guerra

Perché le ricorda quand’ era giovane e bella,

amici e nemici, che comodità

villaggi di fango contro grandi città.

Salvami, salvati, salvali, salviamoci

Salvali, salvati salvami salviamoli

Le reti i cancelli le zone rosse

Migliaia di croci milioni di fosse

La nato la Fao le Nazioni Unite

Seimiliarditrecentomilioni di vite

Dignità dignità, una vita normale

L’ indifferenza è il più grave peccato mortale

Il mercato mondiale- il mercato rionale

La croce del sud e la stella polare

Il nasdaq che crolla, il petrolio che sale

La storia ci insegna che non c’ è fine all’ orrore

La vita ci insegna che vale solo l’ Amore!

Salvami, salvati, salvali, salviamoci

Salvali, salvati salvami salviamoli

Il PIL- la ricchezza misurata in consumo

La rete globale i segnali di fumo

La riconversione dell’ energia

Il colpo di coda dell’ economia

I microcomputer le trasformazioni

E noi sopra un ferro che ha ancora i pistoni

Le facce impaurite, la vita che vola

Lo stomaco, il fegato, il petto, la gola

Peshawar, New York, Sierra Leone

La polizza vita dell’ assicurazione

L’ innocenza perduta, le ragioni di stato

Una sola potenza, un solo mercato

Un solo giornale, una sola radio

E mille scheletri dentro l’ armadio.

Salvami, salvati, salvali, salviamoci

Salvali, salvati salvami salviamoli…

 

Pipes Of Peace- Paul McCartney


I Light A Candle To Our Love
In Love Our Problems Disapper
But All In All We Soon Discover
That One And One Is All We Long To Hear
All'round The World
Little Children Being Born To The World
Got To Give Them All We Can 'Til The War Is Won
Then Will The Work Be Done

Help Them To Learn (Help Them To Learn)
Songs Of Joy Instead Of Burn, Baby, Burn(Burn, Baby Burn)
Let Us Show Them How To Play The Pipes Of Peace
Play The Pipes Of Peace

Help Me To Learn

Songs Of Joy Instead Of Burn, Baby, Burn
Won't You Show Me To Play(How To Play) The Pipes Of Peace(Pipes Of
Peace)
Play The Pipes Of Peace

What Do You Say?(What Do You Say)
Will The Human Race Be Run In A Day? (In A Day)
Or Will Someone Save This Planet We're Playing On?
Is It The Only One? (What Are We Going To Do?)

Help Them To See (Help Them To See)
That The People Here Are Like You And Me (You And Me)
Let Us Show Them How To Play(How To Play)The Pipes Of
Peace(Pipesofpeace)
Play The Pipes Of Peace

Ooh___________________
I Light A Candle To Our Love
In Love Our Problems Disapper
But All In All We Soon Discover
That One And One Is All We Long To Hear

All'round The World
Little Children Being Born To The World
Got To Give Them All We Can 'Til The War Is Won
Then Will The Work Be Done

Help Them To Learn (Help Them To Learn)
Songs Of Joy Instead Of Burn, Baby, Burn(Burn, Baby Burn)
Let Us Show Them How To Play The Pipes Of Peace
Play The Pipes Of Peace

Help Me To Learn

Songs Of Joy Instead Of Burn, Baby, Burn
Won't You Show Me To Play(How To Play) The Pipes Of Peace(Pipes Of
Peace) Play The Pipes Of Peace

What Do You Say?(What Do You Say)
Will The Human Race Be Run In A Day? (In A Day)
Or Will Someone Save This Planet We're Playing On?
Is It The Only One? (What Are We Going To Do?)

Help Them To See (Help Them To See)
That The People Here Are Like You And Me (You And Me)
Let Us Show Them How To Play(How To Play)The Pipes Of
Peace(Pipesofpeace)
Play The Pipes Of Peace
Ooh
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In Love Our Problems Disapper
But All In All We Soon Discover
That One And One Is All We Long To Hear

IL MIO NOME E’ MAI PIU’- Jovanotti- Ligabue- Piero Pelù

Io non lo so chi c ‘ ha ragione chi no

Se è una questione di etnia, di economia

Oppure solo pazzia, difficile saperlo.

Quello che so è che non è fantasia

E che nessuno c’ ha ragione e così sia,

e pochi mesi ad un giro di boa

Per voi così moderno.

C’ era una volta la mia vita,

c’ era una volta la mia casa

c’ era una volta e voglio che sia ancora.

E voglio il nome di chi si impegna

A fare i conti con la propria vergogna

Dormite pure voi che avete ancora sogni, sogni, sogni

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più, mai più, mai più      

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più…

Eccomi qua. Seguivo gli ordini che ricevevo

C’ è stato un tempo in cui io credevo

Che arruolandomi in aviazione

Avrei girato il mondo

E fatto bene alla mia gente

Fatto qualcosa di importante.

In fondo a me, a me piaceva volare.

C’ era una volta un aeroplano,

un militare americano

c’ era una volta il gioco di un bambino.

E voglio i nomi di chi ha mentito

Di chi ha parlato di una guerra giusta.

Io non le lancio più le vostre sante bombe,

bombe, bombe, bombe, BOMBE!

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più…

Io si, dico si può,

saper convivere è dura già lo so.

Ma per questo il compromesso

È la strada del mio crescere.

E dico si al dialogo

Perché la pace è l’ unica vittoria

L’ unico gesto in ogni senso

Che dà peso al nostro vivere.

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più, mai più, mai più

Il mio nome è mai più…

 

 

 

Il mondo che vorrei- Laura Pausini

Quante volte ci ho pensato su

Il mio mondo sta cadendo giù

Dentro un mare pieno di follie, ipocrisie.

Quante volte avrei voluto anch’

io aiutare questo mondo mio

per tutti quelli che stanno soffrendo come te.

Il mondo che vorrei avrebbe mille cuori

Per battere di più avrebbe mille amori

Il mondo che vorrei

Avrebbe mille mani e mille braccia per

I bimbi del domani

Che coi loro occhi chiedono di più

Salvali anche tu.

Per chi crede nello stesso sole,

Non c’ è razza non c’ è mai colore

Perché il cuore di chi ha un altro Dio

È uguale al mio

Per chi spera ancora in un sorriso

Perché il suo domani l’ ha deciso

Ed è convinto che il suo domani è insieme a te.

Il mondo che vorrei ci sparerebbe fiori

Non sentiremmo più il suono dei cannoni

Il mondo che vorrei farebbe più giustizia

Per tutti quelli che la guerra l’ hanno vista

e coi loro occhi chiedono di più salvali anche tu.

Come si fa a rimanere qui

Immobili così indifferenti a tutti i bimbi che

Non cresceranno mai!

Ma che senso ha ascoltare e non cambiare?!

Regaliamo al mondo quella pace che non può aspettare più.

IL mondo che vorrei……

Nel mondo che vorrei avremmo tutti un cuore

Il mondo che vorrei si chiamerebbe AMORE.

Stringi forte le mie mani e sentirai

IL MONDO CHE VORREI…………

 

Immagine- John Lennon

Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today...
Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one
Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world...
You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will live as one.

 

 

 

Give peace a chance –Jhon Lennon

Ev'rybody's talkin' 'bout
Bagism, Shagism, Dragism, Madism, Ragism, Tagism
This-ism, that-ism, ism ism ism
All we are saying is give peace a chance
All we are saying is give peace a chance

(C'mon)
Ev'rybody's talkin' 'bout
Minister, Sinister, Banisters and Canisters,
Bishops, Fishops, Rabbis, and Pop Eyes, Bye bye, Bye byes
All we are saying is give peace a chance
All we are saying is give peace a chance

(Let me tell you now)
Ev'rybody's talkin' 'bout
Revolution, Evolution, Masturbation, Flagellation, Regulation,
Integrations, mediations, United Nations, congratulations
All we are saying is give peace a chance
All we are saying is give peace a chance

Ev'rybody's talkin' 'bout
John and Yoko, Timmy Leary, Rosemary
Tommy Smothers, Bobby Dylan, Tommy Cooper,
Derek Taylor, Norman Mailer, Alan Ginsberg, Hare Krishna
Hare Hare Krishna
All we are saying is give peace a chance
All we are saying is give peace a chance
(Repeat 'til the tape runs out).

 

L ‘ OPINIONE PASS ATA E PRESENTE     

SCOPRI L’ AMORE

Prendi un sorriso,

regalalo a chi non l’ ha mai avuto

Prendi un raggio di sole,

fallo volare là dove regna la notte.

Scopri una sorgente,

fa bagnare chi vive nel fango.

Prendi una lacrima,

posala sul volto di chi non ha pianto.

Prendi il coraggio,

mettilo nell’ animo di chi non sa lottare.

Scopri la vita,

raccontala a chi non sa capirla

Prendi la speranza

E vivi nella sua luce.

 

Prendi la bontà

E donala a chi non sa donare.

Scopri l’ amore

E fallo conoscere al mondo

                                                        -GHANDI-

 

LA GUERRA DEL GOLFO-INTERVISTA A GADAMER

“ è una catastrofe  per tutti.Sarà un altro deserto; dei tanti che la follia umana ha scatenato senza ragione. Perché dietro “l’ apparenza della ragione”di quanti sostengono le ragioni  necessarie della guerra c’ è solo follia.”

 

·        Gadaner, cosa ha spaventato di più in questi giorni-ormai ore-che hanno preceduto l’ ultimatum, al di là della paura dello scoppio della guerra?

 Il senso  di ineluttabilità che ha dominato una situazione ormai decisa. Il vano darsi da fare        delle diplomazie quando i giochi della follia erano ormai fatti.Un senso di ineluttabilità che ha dominato anche i giorni precedenti il secondo conflitto mondiale.

La causa lontana, ma che ha continuato a essere anche sempre vicina, è ovvia. È l’ insediamento di Israele nel Medio Oriente e il modo con cui ha stabilito i rapporti – o i non rapporti – col mondo arabo.

Non ho dubbi: sono tutte imputabili agli Stati Uniti , che hanno messo il veto alla decisione dell’ Onu volta a prendere posizione contro l’ occupazione israeliana della Giordania. È la verità. È il punto della responsabilità mondiale di cui gli americani, colo loro veto, portano il peso maggiore.

È l’ altro lato della follia. Ma noi non avremmo dovuto, con la nostra follia, scatenarla. Dovevamo capire che per le popolazioni che vivono nell’ Irak non è un’ aggressione .La cultura  araba ha un suo libro che ancora detta i fondamenti del vivere : il Corano. Lì i concetti di persona , di diritto internazionale, del cerimoniale giuridico da seguire nelle controversie, hanno tutt’ altro fondamento dei nostri.

All’ attentato, per esempio, si può ricorrere alla causa della giustizia araba. La follia di Saddam Hussein è quella di un fanatico religioso. La nostra è intrisa di non meno fanatiche ragioni religiose, ma di potere.

 
 
-CELEBRI  “PARERI”-

 

 

“Generale, il tuo carro armato è una macchina potente

spiana un bosco e sfracella cento uomini

ma ha un difetto:ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.

Vola più rapido d’ una tempesta e porta più di un elefante.

Ma ha un difetto: ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’ uomo fa di tutto.

Può volare e può uccidere

Ma ha un difetto:può pensare.”

BERTOLD BRECHT

 

 

“La guerra che verrà non è la prima .

Prima ci sono state altre guerre.

Alla fine dell’ ultima c’ erano vincitori e vinti.

Fra i vinti la povera gente faceva la fame.

Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente.”

BERTOLD BRECHT

 

 

 

“Un recupero del ruolo delle nazioni unite potrebbe cominciare fin da ora, se il consiglio di sicurezza, espropriato delle sue competenze militari, riuscisse a riprendere una qualche iniziativa politica, mettendo subito all’ ordine del giorno la questione conferenza internazionale sul medio oriente.

È del tutto evidente comunque, che la mancata convocazione alla fine della guerra segnerebbe la definitiva perdita di ogni credibilità da parte dell’ Onu( essenziale difficoltà di convocazione di una conferenza del genere crescente proprio per effetto della guerra.”

                                                             

                                                                               da “La regalità della guerra” di Stefano Rodotà

 

“La tracotanza

Quando dà i suoi frutti,

produce la spiga dell’ errore,

e le messe che

se ne raccoglie

è fatta solo di lacrime.”

Eschilo

 

 

NEL QUARTO ANNO DI GUERRA

 

“Se anche fa freddo e se la pioggia scroscia

E se la sera è triste

Canto la mia canzone nel tempo che resiste

Non so chi sente.

Se anche soffoca il mondo nell’ angoscia

Della guerra, talora

Qua e là non visto brucia amore ancora

Segretamente.”

                                   Hermann Hesse

 

 

 

 

 

 

 

Dall’ armistizio di Radio  Basilea

“Da un sogno d’ odio, un’ estasi di sangue

Destandosi, ancor ciechi e sordi

Del lampo micidiale, del tuono della guerra

Avvezzi ad ogni orrore

Depongono le armi

Loro atroce lavoro quotidiano

Gli sfiniti guerrieri.

“PACE!” s’ ode parole

come di fiabe, d’ infantili sogni.

“PACE.” E non osa il cuore

rallegrarsi, più prossimo alle lagrime.

Noi povere creature

Capaci di bene e di male,

bestie e Dei!Come pesa la pena,

come ci pesa addosso la vergogna!”

 

 

“La ragione, dall’ alto del trono del supremo potere che dà le leggi morali, condanna assolutamente la guerra come procedimento giuridico e fa invece dello stato di pace un dovere immediato, che però senza un patto reciproco tra gli Stati non può essere fondato o garantito: così deve necessariamente esserci una federazione di tipo particolare che si può chiamare federazione di pace(foedus pacificum) , che si differenzierebbe dal trattato di pace( pactum pacis) per il fatto che questo cerca di prre fine semplicemente a una guerra, quella invece a tutte le guerre per sempre.”

                                                                           Immanuel  Kant

 

 

LA VITA IDEALE- TIBULLO- ELEGIAE I,1

“Altri accumuli ricchezze di fulvo oro

E possieda molti iugeri di terreno coltivato,

ma lo atterrisca un assiduo travaglio per l’ incombere del nemico.

E la squillante tromba di guerra scacci da lui il sonno,

a me la mai povertà conceda una vita tranquilla,

mentre il focolare mi splende di fuoco perenne.

(…)

Ora finalmente io possa vivere contento del poco.

(…)

Io non cerco le ricchezze e il guadagno dei padri,

che la messe raccolta procacciava all’ antico avo:

poche messi mi bastano, mi basta, se è lecito,

riposare nel mio letto e ristorare le membra sul consueto giaciglio.

(…)

Voi insegne e trombe,

andate lontano; portate ferite al guerriero ambizioso,

ma anche donategli ricchezze. Io tranquillo col mio raccolto

chiuso nel granaio, mi riderò dei ricchi.

 

 

“Essere dalla parte di”

non significa schierarsi contro qualcuno.

La pace è possibile quando esiste

per tutti una speranza.

La pace si costruisce

restando accanto ai deboli,

gli ultimi, i disperati.”

                                        

                                            Emergency

 

 

 

 

PERCHE’?

Dobbiamo condannare qualsiasi guerra capitalista,

di ieri di oggi e di domani.

Per combattere le guerre dobbiamo capire cosa è la pace.

La pace è un intervallo di tempo tra due guerre;

perché è questa pace, che porta alla guerra.

In altre parole in questa società, la GUERRA è una CERTEZZA.

Dobbiamo comprendere l’ impossibilità di distruggere le guerre,

se non costruendo un nuovo mondo senza differenze, tra classi, tra “razze”…

Né la vostra pace né la vostra guerra,

contro tutti i padroni della terra!”

 

 

“…quante volte un uomo dovrà ammazzare

pur sapendo che è inutile odiare?

Quante persone dovranno morire

Perché la guerra cessi di esistere?

Quanti cannoni dovranno sparare

Finchè un’ alba nuova verrà?

Quanto sangue innocente si dovrà versare

Senza sapere ancora il perché?

Quanti mari un gabbiano dovrà attraversare

Per giungere a riposare?

Quante strade un uomo farà

Per trovare la sua libertà?

Risposta non c’ è o forse chi lo sa,

caduta nel vento sarà….

Risposta non c’ è o forse chi lo sa,

caduta nel vento sarà….

                                          Da “Blown in the wind” di Bob Dylan, anno 1962

 

 

Avevo una scatola di colori brillanti,

decisi e vivi,

avevo una scatola di colori

alcuni caldi, altri molto freddi.

Non avevo il rosso per il

Sangue dei feriti.

Non avevo il nero per il

pianto degli orfani,

non avevo il giallo per le

sabbie ardenti,

ma avevo l’ arancio per la

gioia della vita

e il verde per i germogli e i nidi

e il celeste dei chiari

cieli splendenti

e il rosa per i sogni e il riposo.

Mi son seduta e ho dipinto la………..PACE

 

 

 

Otto  parole  per  dire  MONDO:

Coscienza,  Condivisione,  Spiritualità,

Relazione,  Giustizia,  Indipendenza,

Dialogo . . . . PACE.