LA  GLOBALIZZAZIONE

 

Che cos’è la globalizzazione?

-          Eleonora Cassano –

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ORIGINI STORICHE DELLA GLOBALIZZAZIONE

-          Elena Colonna –

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LA GLOBALIZZAZIONE ECONOMICA

-          Elena Colonna –

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IL RPOBLEMA DELLA SALUTE

-          Grazia Labianca –

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RICERCA DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

-          Elena Colonna –

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CRISI PRODOTTE DALLA GLOBALIZZAZIONE

-          Leonardo Lo vecchio –

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L’ERRORE DI FONDO

-          Elena Colonna –

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Il racconto di Davide Barillari

-          Lara Leone –

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IL NOSTRO PROSSIMO AI TEMPI DELLA GLOBALIZZAZIONE

-          Laura Ventura –

 

QUALCHE PARERE CIRCA LA GLOBALIZZAZIONE

- Grazia La bianca-

 

 

 

                                     "CIO' CHE ABBIAMO SCRITTO NON PUO' DIRCI SE

 E COME L'UMANITA' PUO' RISOLVERE I

PROBLEMI CHE SI TROVA DI FRONTE ALLA FINE

DEL MILLENNIO. FORSE PUO' AIUTARCI A CAPIRE

QUALI SONO QUESTI PROBLEMI E QUALI

CONDIZIONI SONO RICHIESTE PER LA LORO

SOLUZIONE, MA NON IN CHE MISURA SIANO

PRESENTI QUESTE CONDIZIONI, NE' SE SIANO

IN PROCINTO DI AVVERARSI.(...)

LE SPERANZE E I TIMORI NON SONO PERO'

PREVISIONI. SAPPIAMO SOLTANTO CHE, DIETRO

LA NUBE OPACA DELLA NOSTRA IGNORANZA E

L'INCERTEZZA SUGLI ESITI DEGLI EVENTI, LE

FORZE STORICHE CHE HANNO PLASMATO IL SECOLO

CONTINUANO AD AGIRE."

 

(E.J.Hobsbawm).

 

 

 

 

 

Che cos’è la globalizzazione?

- Eleonora Cassano -

 

Bisogna prima di tutto distinguere tra internazionalizzazione, mondializzazione e globalizzazione.

L'internazionalizzazione indica il carattere dei rapporti economici, politici, giuridici e culturali che una comunità o uno Stato stabiliscono con altri Paesi: si può allora parlare di internazionalizzazione mercantile (di merci), produttiva (investimenti all’estero), finanziaria (movimenti di capitali), tecnologica (trasferimento di tecnologie), culturale (rapporti culturali), oppure legata a movimenti di persone (migrazioni).

La mondializzazione indica il complesso di problemi i cui effetti si manifestano a livelli mondiale le cui soluzioni sono possibili solo attraverso la creazione di organismi internazionali e la cooperazione tra Stati nazionali. Tra questi, ad esempio, i problemi ambientali, dell'acqua, del clima, dell'energia, quelli delle migrazioni, quelli delle malattie e quelli delle mafie.

Per globalizzazione si intende l'estensione e la diffusione di una quantità sempre crescente di dispositivi  simbolici,  materiali,  tecniche, procedure,  discorsi,  logiche  e  prodotti potenzialmente fruibili su scala mondiale. La globalizzazione sta ad indicare le nuove forme assunte  nel  mondo  dal  processo  di accumulazione di capitale, soprattutto in questa fine secolo dalla triade Usa, Giappone, Unione Europea per creare un unico mercato e per ottenere profitti su scala mondiale.

Il fenomeno della globalizzazione implica l'interazione di dinamiche complesse ed è caratterizzato dal comune confluire di processi non solo economici ma anche politici, sociali e culturali; la ricerca di spazi globali si è verificata nella storia per rispondere ad esigenze conoscitive, espicrative, militari oppure è legata alla tendenza a trasmettere idee, valori e fodi religiose ma il tema della globalizzazione e l'analisi delle sue conseguenze occupano un ruolo di primo piano nella storia dell'800 e del '900 perché è soprattutto in questo periodo che le spinte globalizzatrici hanno trovato la loro massima diffusione grazie all'apporto delle nuove tecnologie.

Diversi sono stati i tentativi di globalizzazione culturale ed economica nel corso dei secoli. Riguardo alla mondializzazione moderna, il seme da cui questa pianta si è sviluppata, risale certamente agli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale ed all'immediato dopoguerra. Fu infatti a Bretton Woods (U.S.A.), nel giugno del 1944, che i futuri vincitori del conflitto mondiale, si riunirono per porre le basi del sistema economico-finanziario internazionale postbellico. In quell'occasione fu infatti sancita la fine dell'isolamento economico statunitense e la consacrazione del predominio del dollaro sulle altre valute. Alla conclusione della conferenza, furono inoltre istituiti il Fondo Monetario Internazionale e la World Bank. I paesi che avevano sostenuto maggiormente il peso militare ed economico della guerra, decretarono il nuovo corso mondiale a cui le nazioni democratiche avrebbero dovuto attenersi. Gli Stati Uniti diventarono a pieno titolo il motore dello sviluppo occidentale. E' però a partire dalla metà degli anni '60 che negli USA si registra un lento. ma inesorabile, declino del livello culturale della popolazione scolastica. Questo livellamento verso il basso della cultura media dei giovani americani, unito a diversi periodi di crisi economica. alimentano lo sviluppo di teorie economiche ultraliberaliste che intaccano pesantemente il concetto di eguaglianza insito nelle democrazie occidentali. Tali teorie si affermano definitivamente negli anni '80, grazie all'azione decisiva di Reagan negli Stati Uniti, e della Thatcher in Gran Bretagna;   il nuovo corso ultraliberale delle politiche economiche, passa alla storia con il termine di Deregulation. La filosofia alla base della nuova era, è emblematicamente riassunta dalla storica frase di Margaret Thatcher: “La società non esiste”. Negli Stati Uniti, Reagan diede un drastico taglio alle spese statali (specialmente in campo sociale) ed  eliminò  molte  norme  con  cui  lo  stato  interveniva  a  regolare  il  mercato  e  la  concorrenza. L'ultimo freno alla diffusione mondiale delle teorie inegualitarie, cadde nell' 89 con la dissoluzione dell' URSS e dei regimi comunisti dell'Europa orientale. L'ultraliberalismo economico poteva cosi riversarsi indisturbato sulla quasi totalità del globo. La svolta impressa dagli USA negli anni '80, si traduce in Europa nella stipula del trattato di Maastricht, che l’11 dicembre 1991 definisce la nascita di un unico mercato europeo regolato da un'unica moneta europea, l'Euro.

Caduta del livello culturale negli Stati Uniti e caduta della natalità in Europa: ecco i due elementi scatenanti che hanno permesso il riemergere e lo sviluppo, di teorie economiche ormai vecchie e superate. L'ultraliberalismo "moderno”, il frutto di un'incessante progresso ed evoluzione del pensiero economico occidentale, è infatti il prodotto di un'economia scolastica che nasce nel 1776 con “La ricchezza delle nazioni" di Adam Smith. Questo tipo d'economia è infatti accomunabile alla scolastica medioevale, per la sua volontà di dedurre la realtà partendo dal suo primo principio (l'assioma dell' horno aeconomicus). E' proprio della globalizzazione culturale, il voler estendere questo principio, questo assioma, a tutte le culture ed a tutte le popolazioni del pianeta. Una volta spianato il "campo culturale", non ci saranno più freni ed ostacoli, alla libera corsa dell'economia scolastica che segue strenuamente e ciecamente, il faro della “massimizzazione del profitto".

I frutti di questi ultimi 20 anni di globalizzazione, sono oggi visibili in ogni ambito umano, dal momento in cui ci allacciamo le scarpe al mattino, al momento in cui ci sediamo a tavola per cena.

I processi di globalizzazione in atto si muovono tra locale e globale, in uno spazio che Mc Luhan ha definito col fortunato ossimoro di “villaggio globale” per descrivere la situazione contraddittoria in cui viviamo. I due termini dell'enunciato si contraddicono a vicenda, il "villaggio" esprime qualcosa di piccolo, mentre "globale" sta a significare l'intero pianeta.

L'analisi della proliferazione su scala mondiale di catene di fast-food, parchi di divertimento, club-vacanze, ecc., ha suggerito al sociologo Ritzer di identificare la globalizzazione con la Mcdonaldizzazione. Ritzer è convinto che la Mcdonaldizzazione non si limiti alla ristorazione ma sia ormai estesa "alla scuola, il mondo del lavoro, i viaggi, l'alimentazione, la politica, la famiglia, ovvero ad ogni settore della società. Ritzer definisce la Mcdonaldizzazione come un

processo di omologazione e spersonalizzazione che con i suoi prodotti occupa un posto di primo piano nella cultura di massa.

Gli osservatori anglosassoni degli scenari globali, cresciuti alla scuola della cultural theory, hanno preso le distanze dalla teoria della “Mcdonaldizzazione" di Ritzer. Gli autori della cultural theory, quali Robertson e Appadurai, usano il termine globalizzazione per indicare il processo di fusione tra globale e locale in cui le dinamiche economiche, politiche e culturali si sviluppano.

Il termine globalizzazione designa una fenomenologia composita rappresentabile secondo la seguente classificazione: globalizzazione come processo, globalizzazione come fatto o risultato concreto, globalizzazione come campo di forze in atto.

Possiamo usare il termine globalizzazione per definire la combinazione di processi economici, politici, sociali e culturali, che hanno come effetti:

1.      la formazione di un mercato finanziano globale;

2.                l'aumento dell'incidenza delle nuove tecnologie per lo scambio di beni e servizi;

3.  l'iperconcorrenza, ovvero un'accentuata competitività agevolata da processi di liberalizzazione, di privatizzazione e di deregulation;

4.  lo sviluppo di un'informazione che insieme al contemporaneo progresso dei mezzi di trasporto unifica il mondo per ridurlo alla dimensione di “villaggio”;

5.  la formazione di una cultura globale, cultura in cui il peso dei singoli apporti riflette la capacità di influenza delle varie nazioni componenti;

6.  la perdita di rilevanza dello Stato o del sistema nazionale come punto di riferimento fondamentale nello scenario economico e politico nel nuovo assetto globale.

 

Il fenomeno della globalizzazione riguarda un concetto di piena portata dicotomica; mentre per i suoi fautori la globalizzazione presenta aspetti positivi, per i suoi detrattori è dominato da tratti negativi. Per i primi la globalizzazione è una forza positiva, che si nutre di due elementi di fondo, il commercio internazionale e la tecnologia, per diffondere opportunità e benessere a strati sempre più ampi di popolazione mondiale. Per i secondi la globalizzazione è una forza negativa, che favorisce i soliti pochi (i ricchi e le multinazionali) e penalizza i più creando disuguaglianze e ingiustizie.

Il panorama teorico occidentale è oggi dominato dai due seguenti paradigmi portanti:

 

1.    il liberalismo economico ritiene essenziale la libera iniziativa individuale per il funzionamento di un sistema economico, poiché gli interessi dei singoli si armonizzano nel mercato tramite la libera concorrenza e il libero scambio, portando alle condizioni di massimo benessere generale;

3.      il neocomunitarismo è una tendenza di pensiero politico affermatasi negli Usa a partire dagli anni '70 che invoca il ritorno alla comunità come veicolo di valori condivisi per rafforzare i legami sociali che mettono in relazione gli individui tra loro e si oppone al liberalismo di cui critica l'individualismo come teoria sociale.

Nello scenario globale assumono particolare rilievo anche le organizzazione internazionali quali il Wto, l’Ocse, il Fmi, ecc.

 

 

 

ORIGINI STORICHE DELLA GLOBALIZZAZIONE

- Elena Colonna -

Con il crollo del Muro di Berlino, la scomparsa dell' Unione Sovietica e del conseguente disfacimento dell'ideologie e dell'utopia socialista ci si affidò a una nuova ideologia: quella del progresso come mezzo per la felicità.

Venendo a mancare alla destra la sua ideologia tradizionale, l'anticomunismo, essa incentivò la sua linea neoliberista, trovando nel termine "globalizzazione" la piena configurazione del progetto intrinseco: estendere la propria visione del mondo e la propria utopia all'intero pianeta.

L'assoluta libertà di circolazione dei capitali, la soppressione delle barriere doganali, e di ogni tipo di regolamentazione, l'intensificazione del commercio e del libero scambio propugnata dalla Banca Mondiale e dall' FMI, dall' ocse e dal WTO sono punti di forza nello spettacolare successo del neoliberismo.

I contro di questo sistema consistono :nella riduzione del ruolo degli attori pubblici, il saccheggio della natura, l'accentuazione delle disuguaglianze, la ripresa della povertà e della disoccupazione con le conseguenze sociali che ne derivano: esplosione di violenza, criminalità e insicurezza.

 

• WTO
L'organizzazione mondiale del commercio (Omc) - in inglese World Trade Organization - è l'organizzazione internazionale succeduta al Gatt nel 1995 e della quale fanno attualmente parte oltre 130 paesi, in rappresentanza del 95% del commercio mondiale.
L'Omc, come il Gatt, elabora le sue norme per consenso, sulla base di concessioni reciproche a carattere però irreversibile: una concessione commerciale (ad esempio una riduzione dei dazi doganali), una volta accordata, non può essere rimessa in discussione, tranne che per un periodo di tempo limitato (6 mesi) e in casi eccezionali (ad esempio, disorganizzazione del mercato interno). L'attuale Omc-Wto, a differenza del Gatt, dispone di un sistema di risoluzione delle controversie e di determinazione delle sanzioni. Nel Gatt invece ogni paese si faceva "giustizia" da sé, con l'unico limite rappresentato dalla proporzionalità della sanzione rispetto al danno subìto. Si tratta di un'organizzazione che, in prospettiva, dovrebbe poter elaborare un vero e proprio diritto internazionale del commercio, che oggi non esiste

 

 

 

LA GLOBALIZZAZIONE ECONOMICA

- Elena Colonna -

Sembra di trovarci di fronte ad una nuova era di conquiste, esagitata dalla volontà di dominare il mondo dell'economia. Società private, multinazionali, gruppi industriali e finanziari sono i nuovi colonizzatori di regioni assai remote del pianeta su cui impongono i loro mercati, ignorando l'indipendenza dei popoli e i diversi regimi, portando avanti il loro progetto di GLOBALIZZAZIONE ECONOMICA, una seconda rivoluzione capitalistica.

Ciò comporta l'aggravamento delle disuguaglianze. Se nel 1960 il reddito del 20% degli individui più ricchi del pianeta superava di  oltre 30 volte quello del 20% quello degli individui più poveri, oggi lo scarto è dell''82% a svantaggio ovviamente dei più poveri... e purtroppo non dipende da un globale  incredibile innalzamento del tenore di vita. Infatti sui 6 miliardi di abitanti del pianeta solo 500milioni vivono in condizioni di agiatezza mentre  5 milioni e mezzo sopravvivono.

La dinamica globale  comporta un totale riassetto del settore economico che si presenta come una del tutto nuova e stravolta gerarchizzazione proprio come avveniva nell'Ancian Regime.Incontriamo infatti in alto alla scala 1)associazioni di Stati: Alena(Stati Uniti, Canada, Messico), Unione Europea, Mercisur Ascan ecc...

2)le imprese globali e i grandi gruppi mediatori o finanziari;

3)le organizzazioni non governative(Ong) di statura mondiale(Greenpeace, Amnesty International, Attac...).

La concentrazione di potere e capitali si trova nelle prime due fasce su citate e gli Stati Uniti detengono il maggior numero di macroimprese.

 Nonostante la necessità di reagire a questa situazione sia palese, poiché svuota di contenuto la democrazia, nessuno si fa avanti per difendere i popoli meno organizzati politicamente e socialmente, tanto che qui la mercificazione generalizzata favoreggia lo sviluppo di entità caotiche ingovernabili poiché sgretola oltre alle strutture tradizionali anche quelle statali.

In paesi come: Pakistan, Caucaso, Argentina, Somalia, Sudan, Congo, Colombia, Filippine, Sri Lanka le tensioni sociali aumentano di giorno in giorno la presenza di iperterrorismo, crimine organizzato, fanatici religiosi o etnici, speculazione finanziaria, corruzione su larga scala, diffusione di epidemie, disastri ecologici, proliferazione nucleare ecc...

·    Multinazionali
Società transnazionali è il nome più appropriato per le grandi aziende multinazionali che cercano di agire sulla legislazione dei Paesi nei quali svolgono le proprie attività per prendere in maggiore o minore misura le distanze dalle proprie filiali o per affidare lavorazioni a terzi subappaltanti

Le prime 50 multinazionali in ordine di fatturato (1999)

General Motors USA;

Matsushita Giappone;

Daimler Chrysler Germania;

Philip Morris USA;

Ford  USAING Group Paesi Bassi;

Wal-MartStorseUSA;

 Boeing USA;

 Mitsui Giappone;

;AT&TUSAI tochu Giappone;

Sony Giappone,

Mitsubishi Giappone;

Metro AG Germania;

Exxon USA;

Nissan Giappone;

General Electric USA;

Fia tItalia;

Toyota Giappone;

Bank Of America USA;

Royal Dutch/Shell GroupR.Unito/Paesi B

Nestlé Svizzera

Marubeni Giappone

Credit Suisse Svizzera

Sumitomo Giappone

Honda Giappone

Inti. Business Machines USA

Assicurazioni Generali Italia

AXA Francia

Mobil USA

Citigroup, Inc.USA

Hewlett-Packard USA

Volkswagen Germani a

Deutsche Bank Germania

Nippon Tel. & Teleph .Giapponeù

UnileverR.Unito/Paesi B.

BP Amoco Regno Unito

State Farm Insurance USA

Nissho Iwai Giappone

Dai-ichi Giappone

Nippon Life Insurance Giappone

Veba Group Germania

Siemens Germania

HSBCHoldingsRegnoUnito

Allianz Germania

Fortis Belgio

Hitachi Giappone

Toshiba Giappone

Unitated States Postal S.USA

RenaultFrancia

Fonte: Fortune elaborato da Instituto del Tercer MundLe modalità del prelievo imperialista

 

 

 

Economia 25.09.2002

 

 

Questo Grafico è quello del Dow Jones subito prima del 9/11 e subito dopo. Guardate la prima caduta quasi in verticale! Assomiglia in modo preoccupante a quella subito dopo l’11 settembre! Qualcuno sapeva prima e ha giocato le sue carte, o meglio le sue azioni, a partire dal 6 settembre.

E’ l’indice di volatilità sui derivati trattati alla borsa di Chicago: la volatilità aumenta anche qui prima dell11 settembre!

E infine ecco Standard & Poors 500, uno degli indici più significativi della Borsa Americana: stessa identica cosa!


Ecco un altro movimento anticipatore

 

 

·    Modello di produzione capitalistico
Basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, sul sistema salariale, sul primato del valore di scambio, sulla logica del profitto.

 

·  RICERCA: CHIAVE DELLA RICCHEZZA

Il mondo è dominato sul piano geopolitica e militare da: Stati Uniti, Regno Unito e Francia; su quello economico, finanziario, commerciale, da: Stati Uniti, Germania, Gippone. Nel XX secolo il numero degli stati esistenti ha sfiorato le due centinaia, grazie allo smantellamento dei grandi imperi coloniali britannico,francese, spagnolo, portoghese, belga.

Essi hanno trovato però notevoli difficoltà nell’uscire dallo stato di povertà, poiché i grandi paesi sviluppati sono stati reticenti a pagare adeguatamente le materie prime provenienti da questi nuovi paesi e hanno ridotto l’uso dei prodotti di base che importavano da qui sostituendoli con materiali sintetici.

Nell’era post industriale, la vera ricchezza è data dal sapere, dall’informazione, e dalla ricerca tanto che paesi come la Russia,l’India, la Cina, il Brasile, il Messico, figurano tra i paesi più poveri del pianeta nonostante l’estensione del territorio, l’importanza demografica, l’abbondanza delle materie prime, da sempre fattori tradizionali del potere dovrebbero garantirgli un ottimo sviluppo.

 

 

 

 

Quale sarà il futuro dell' Italia?

 

 

Non c’è bisogno di arrovellarsi molto per prevedere come sarà la vita nel nostro paese fra una ventina d’anni. Basta guardare la società americana: sì, perché la globalizzazione sta in pratica omologando le società componenti il primo mondo, al modello statunitense, la cui peculiarità è quella di aver eliminato quasi totalmente la classe media. La società americana infatti comprende una nutritissima fetta di popolazione che vive al limite della povertà, a cui si contrappone un 20% di superricchi che detengono la stragrande maggioranza della ricchezza del paese. In mezzo a questi due blocchi, c’è solo una piccola parte di persone che si potrebbero definire "in mobilità", nel senso che si stanno spostando verso uno dei due blocchi a seconda degli eventi più o meno fortunati a cui sono sottoposte.

Per rendere ancora più evidente questa nostra affermazione, ecco due piccoli grafici riguardanti la distribuzione della ricchezza nella società statunitense e in quella italiana. Nel primo grafico viene rappresentata la distribuzione del reddito in Italia: in ascissa poniamo il reddito procapite percepito annualmente; in ordinata consideriamo la popolazione italiana. La curva ottenuta e' simile ad una piramide. Ciò dimostra che la maggior parte della popolazione si attesta in un’area di ricchezza media. La classe media, è la parte più cospicua della società italiana. Le fasce estreme di povertà e ricchezza, sono ridotte al minimo. Il tessuto sociale è abbastanza omogeneo.

Consideriamo ora il reddito e la popolazione degli Stati Uniti. In ascissa si rappresenta il reddito procapite, in ordinata la popolazione. La curva ottenuta in questo caso è completamente diversa: ci sono due picchi evidenti che stanno a dimostrare come ad una enorme fascia di popolazione spetti un reddito basso ( e spesso insufficiente ), mentre ad un'altra porzione consistente ( ma senz'altro minoritaria ), viene assegnato un reddito altissimo. In questo tipo di società le fasce estreme, sia di ricchezza che di povertà, sono le più numerose. La classe media praticamente non esiste; ricchezza estrema e miseria, convivono l’una a fianco dell’altra. La società è disomogenea.
( i grafici rappresentati sono chiaramente di tipo empirico, e vogliono semplicemente e "visivamente" spiegare il concetto di fondo che li anima. Per chi volesse dei dati ricavati da ricerche, vi rimando alle pagine qua sotto ).

Nei prossimi anni in Italia la produzione crescerà, accompagnata dal costante raggrumarsi della ricchezza in poche mani e dall'allargamento delle povertà vecchie e nuove. La classe media perde potere d'acquisto al ritmo dell'1% l'anno; tra qualche tempo sarà quasi povera anch'essa.
Il capitalismo sorto dal processo di globalizzazione sta quindi disgregando e distruggendo il ceto medio della società italiana, ceto medio che, pur con tutti i suoi difetti, è il serbatoio più grande di "capitale sociale". Il "capitale sociale" può essere definito semplicemente come un insieme di valori o norme non ufficiali, condiviso dai membri di un gruppo, che consente loro di aiutarsi a vicenda e di instaurare un senso di fiducia. La fiducia è paragonabile a un lubrificante che accresce l’efficienza di qualsiasi gruppo od organizzazione. Per esempio è possibile notare che l'incidenza delle malattie è minore dove il tessuto sociale è più compatto e le differenze di reddito meno marcate, dove il "capitale sociale" è più elevato, dove lo spazio pubblico è un luogo socializzante che coinvolge una larga parte della popolazione in attività.
La disgregazione in atto sta bruciando questa enorme risorsa, creatasi nell’arco dei secoli e delle generazioni, lasciando la nostra società moderna con un unico valore comune: il valore dell’individualismo stesso.
Da questo punto in poi, lascio alla vostra immaginazione il compito di disegnare la vita, le relazioni, la società che ci caratterizzeranno in un immediato futuro.

 

 

 

 

 

 

Dati sulla distribuzione della ricchezza
in Italia e negli Stati Uniti

 

La distribuzione quantitativa del reddito in Italia nelle indagini sui bilanci di famiglia
Anno 1996

Una prima analisi della distribuzione del reddito mostra che circa la metà delle famiglie vive con un reddito inferiore a 3.250.000 lire mensili (420.000 lire in meno rispetto al reddito medio) ed ha a disposizione complessivamente il 30,3% del reddito totale. Il 10% delle famiglie, quelle meno abbienti, vive con un reddito non superiore a 1.550.000 lire al mese e dispone complessivamente del 3,4% del reddito totale, mentre un altro 10%, rappresentato dalle famiglie più agiate, vive con almeno 6.299.000 lire mensili e dispone complessivamente del 22,4% del reddito totale.

Fonti ISTAT


·                     L'ineguaglianza del reddito negli Stati Uniti

L'ineguaglianza raggiunge in America un grado difficilmente concepibile nel vecchio continente. A metà degli anni 80, i meno ricchi del 10% dei più ricchi, guadagnava negli Stati Uniti circa 6 volte di più dei meno poveri del 10% dei più poveri, mentre in Francia lo scarto non andava che dall' 1 al 3,5, in Germania dall' 1 al 3 ed in Svezia dall'1 al 2,7.
Queste cifre, riguardanti dei campioni molto vasti, d’altronde mascherano, più di quanto non rivelino del livello di ricchezza del 5% o anche dell' 1% delle famiglie che costituiscono il top della società americana. Se noi vogliamo analizzare l'evoluzione degli Stati Uniti tra il 1973 ed il 1995, devono essere distinti 3 gruppi statistici di grandezze molto diverse. Prima di tutti, i 4 quinti inferiori della popolazione, i cui guadagni sono diminuiti in una proporzione via via più consistente all'avvicinarsi del fondo della scala sociale. In seguito, il quinto superiore, caratterizzato da una leggera progressione, ma da cui bisogna estrarre la terza categoria, l'1% superiore, il cui arricchimento è speculare.
Secondo i calcoli di Andrew Hacker, partendo dal 1979 come anno di base, il numero di famiglie il cui reddito annuale si aggirava su 1 milione di dollari si è moltiplicato per 5 verso la metà degli anni 90.

Tratto da "L'illusion économique" ( E. Todd, Gallimard 1998, p. 132 )


 

 

 

            Percentuale di lavoratori a bassa retribuzione ('98)

 

 

 

 

 

(dati forniti dall'Università Bocconi)

In questo grafico, come "lavoratori a bassa retribuzione", si intendono quelle persone che percepiscono una retribuzione oraria inferiore ai due terzi di quella mediana.
A commento di questo grafico (già di per sè molto esplicativo), consideriamo che in nazioni come l'Italia, il lavoratore "povero" si trova nella maggioranza dei casi, integrato in una famiglia che contribuisce ad aiutarlo economicamente. In paesi come gli U.S.A. invece le famiglie sono di tipo nucleare e quindi questa "solidarietà familiare" viene a mancare, sospingendo la categoria di lavoratori a basso reddito sull'orlo dell'indigenza.


 

IL PROBLEMA DELLA SALUTE

- Grazia Labianca -

Per quanto riguarda la salute nell’era della globalizzazione non ci sono stati alcuni miglioramenti rispetto alle determinanti carenze di salute. I livelli di povertà rimangono alti, le risorse naturali rimangono deturpate causando un repentino disboscamento che in futuro potrebbe danneggiare l’umanità. Nonostante il pianeta produca cibo in quantità tale da sfamare l’intera popolazione mondiale e la ricerca medica abbia compiuto grandi passi avanti i benefici di questi successi sono distribuiti disugualmente. Al centro di tutto questo c’è un problema di diritti umani. La salute è diventata precaria soprattutto nei paesi poveri e assai complesso è il “doppio carico di malattie”: una parte della mortalità è dovuta a malattie infettive (malaria,AIDS,tubercolosi) un’altra parte da tumori e diabete. A tutto ciò vanno aggiunti la guerra la violenza e gli incidenti stradali. Il 20% di queste vittime sono bambini di meno di 5 anni. Istruzione, tipo di abitazione, acqua potabile, smaltimento di rifiuti, disponibilità di cibo e urbanizzazione rappresentano anche pericoli di salute che interagiscono con la povertà. Le istituzioni finanziarie internazionali Hanno stilato programmi economici di aggiustamento strutturale che hanno drasticamente ridotto i posti di lavoro e gli investimenti nel settore sociale a scapito della regolamentazione del lavoro. Questi programmi hanno avuto un impatto negativo sull’assistenza sanitaria. Le disuguaglianze socio-economiche sia tra paesi che tra singoli gruppi di popolazione all’interno di singoli paesi sono aumentati nonostante la notevole crescita economica; essa quando è legata all’aumento delle disuguaglianze sociali ha un impatto negativo sul benessere sociale e sulla salute si tutta la popolazione. Il termine globalizzazione sottintende che l’impresa è svincolata da una base territoriale che il suo territorio è il mondo, che decide la propria strategia produttiva in funzione dei costi di produzione relativi nei diversi paesi e in vista del prodotto da vendere nel maggior numero di paesi. Essa si contrappone alla multinazionalizzazione che sottintende che un’impresa, nonostante sia presente in più paesi rimanga legata principalmente ad uno stato, spesso al paese d’origine . Da quando l’uomo ha iniziato a voler soddisfare i suoi bisogni superflui è divenuto la forza distruttrice del pianeta: uccelli mammiferi e pesci sono in via di estinzione; l’erosione costringe i popoli ad abbandonare le loro terre, la temperatura è salita, la potenza distruttiva dei cataclismi naturali si è amplificata. L’ambiente naturale svolge per noi alcuni servizi fondamentali indispensabili. L’ozonosfera impedisce che i raggi ultravioletti emessi dal sole causino dei danni agli esseri viventi. Gli ecosistemi contribuiscono a purificare l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo trasformando scarti e scorie in risorse e riducendo il livello di ossido di carbonio nell’atmosfera. Il nostro comportamento sta distruggendo la capacità dell’ambiente di continuare ad offrirci questi servizi da cui dipende l’esistenza della vita sulla terra.

 

 

RICERCA DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

- Elena Colonna -

 

• Sviluppo sostenibile
Il concetto di sviluppo sostenibile sta ad indicare una crescita economica che sia idonea a soddisfare le esigenze delle nostre società in termini di benessere a breve, medio e soprattutto lungo periodo, fermo restando che lo sviluppo deve rispondere ai bisogni del presente, senza compromettere le attese delle generazioni future. Concretamente, si tratta di predisporre le condizioni più idonee affinché lo sviluppo economico a lungo termine avvenga nel rispetto dell'ambiente. Il vertice mondiale sullo sviluppo sociale, tenutosi a Copenhagen nel marzo del 1995, ha peraltro sottolineato la necessità di lottare contro l'esclusione sociale e proteggere la salute dei singoli.
Il trattato di Amsterdam ha espressamente iscritto lo sviluppo sostenibile nel preambolo del trattato sull'Unione europea.

• Trattato di Amsterdam
Il trattato di Amsterdam è il risultato della Conferenza intergovernativa lanciata il 29 marzo 1996 in occasione del Consiglio europeo di Torino. Esso è stato adottato dal Consiglio europeo di Amsterdam (16 e 17 giugno 1997) e successivamente firmato, in data 2 ottobre 1997, dai ministri degli affari esteri dei quindici Stati membri. È entrato in vigore il 1° maggio 1999 (primo giorno del secondo mese successivo alla ratifica da parte dell'ultimo Stato membro) ratificato da tutti gli Stati membri secondo le loro rispettive norme costituzionali. Sul piano giuridico, il trattato di Amsterdam modifica alcune disposizioni del trattato sull'Unione europea, come pure dei trattati istitutivi delle Comunità europee e di alcuni atti connessi. Esso si aggiunge ma non si sostituisce agli altri trattati

 

Le ricchezze del nostro pianeta non sono illimitate e questa natura con la quale l'uomo ha vissuto in simbiosi per secoli, a partire dalla metà del XIX secolo e dalla seconda rivoluzione industriale subisce sempre maggiori danni a causa nostra.

L'urbanizzazione, la deforestazione tropicale, l'inquinamento dei mari e dei fiumi, il surriscaldamento climatico, l'impoverimento dello strato di ozono nell'atmosfera, le piogge acide, mettono costantemente a repentaglio il nostro pianeta e il genere umano.

Sia i paesi industrializzati, la cui prosperità si basa in gran parte sulla produttività esasperata e sullo sfruttamento intensivo dell'ambiente, sia quelli in via di sviluppo, devono affrettarsi a dare una risposta ai fabbisogni attuali senza compromettere le possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

 

• Paesi in via di sviluppo (Pvs)
Definizione creata negli anni Sessanta dalle istituzioni internazionali per indicare i paesi del terzo mondo.
Si voleva evitare di definire i paesi del terzo mondo come "sottosviluppati", un termine che poteva dare adito a interpretazioni peggiorative. Si sarebbe potuto scegliere la definizione "Terzo mondo", come aveva suggerito Alfred Sauvy all'inizio degli anni Cinquanta per similitudine con la famosa frase pronunciata da Sieyès sul Terzo Stato ("che non è nulla e aspira a diventare tutto") in occasione degli Stati generali del 1789. Ma il termine, così come quello di "non allineati" proposto nel 1954 in occasione della Conferenza di Bandung, era stato rifiutato da alcuni paesi che, sebbene poco industrializzati, rifiutavano un'etichetta che li avrebbe classificati in un "campo" intermedio tra i paesi socialisti e i paesi capitalisti. Per questi paesi non aver avviato un processo di industrializzazione non implicava necessariamente che non si dovesse scegliere tra i due grandi modelli di sviluppo che all'epoca si contrapponevano. Da ciò deriva, per difetto, il termine "in via di sviluppo", che designa un processo in via di formazione, che non pregiudica le future scelte politiche e tecniche. Purtroppo il termine è ben presto diventato un eufemismo a causa dell'accentuarsi, soprattutto a partire dai primi anni Ottanta, delle disuguaglianze nel ritmo di crescita tra i paesi "in via di sviluppo". Le condizioni delle istituzioni e delle infrastrutture, a causa dei conflitti politici, di clan o religiosi, sono così gravi che in alcuni casi si può parlare addirittura di paesi "in via di sottosviluppo". Questo fallimento ha provocato una crisi che ha influito anche sul crollo dell'Urss all'inizio degli anni Novanta.

 

· SFRUTTAMENTO MINORILE

 

Oltre alle disuguaglianze, dilaga anche lo sfruttamento minorile. A questa terribile realtà se ne accosta una ancora maggiore: il trovare lo sfruttamento dei minori un “male necessario”.Già Marx s’indignava nel Manifesto delle condizioni in cui erano costretti a vivere i bambini lavoratori e dei disagi del proletariato, rinunciando di fatto a considerare  gli operai delle merci, dei semplici articoli di commercio, rivendicando l’abolizione del lavoro minorile.

La costituzione per i diritti del fanciullo è entrata in vigore solo nel 1990,in essa si stabilisce un’età minima per l’ingresso dei bambini nel mondo del lavoro.

Su scala mondiale però il problema resta in concluso.Solo in Pakistan sono decine di milioni i bambini sfruttati. In America Latina un minore cinque lavora, in Africa uno su tre in Asia uno su due.Ciò è dettato dalla necessità di guadagno, dall’estrema povertà che la mondializzazione economica diffonde e aggrava.

 

Per quanto riguarda la salute nell’era della globalizzazione non ci sono stati alcuni miglioramenti rispetto alle determinanti carenze di salute. I livelli di povertà rimangono alti, le risorse naturali rimangono deturpate causando un repentino disboscamento che in futuro potrebbe danneggiare l’umanità. Nonostante il pianeta produca cibo in quantità tale da sfamare l’intera popolazione mondiale e la ricerca medica abbia compiuto grandi passi avanti i benefici di questi successi sono distribuiti disugualmente. Al centro di tutto questo c’è un problema di diritti umani. La salute è diventata precaria soprattutto nei paesi poveri e assai complesso è il “doppio carico di malattie”: una parte della mortalità è dovuta a malattie infettive (malaria,AIDS,tubercolosi) un’altra parte da tumori e diabete. A tutto ciò vanno aggiunti la guerra la violenza e gli incidenti stradali. Il 20% di queste vittime sono bambini di meno di 5 anni. Istruzione, tipo di abitazione, acqua potabile, smaltimento di rifiuti, disponibilità di cibo e urbanizzazione rappresentano anche pericoli di salute che interagiscono con la povertà. Le istituzioni finanziarie internazionali Hanno stilato programmi economici di aggiustamento strutturale che hanno drasticamente ridotto i posti di lavoro e gli investimenti nel settore sociale a scapito della regolamentazione del lavoro. Questi programmi hanno avuto un impatto negativo sull’assistenza sanitaria. Le disuguaglianze socio-economiche sia tra paesi che tra singoli gruppi di popolazione all’interno di singoli paesi sono aumentati nonostante la notevole crescita economica; essa quando è legata all’aumento delle disuguaglianze sociali ha un impatto negativo sul benessere sociale e sulla salute si tutta la popolazione. Il termine globalizzazione sottintende che l’impresa è svincolata da una base territoriale che il suo territorio è il mondo, che decide la propria strategia produttiva in funzione dei costi di produzione relativi nei diversi paesi e in vista del prodotto da vendere nel maggior numero di paesi. Essa si contrappone alla multinazionalizzazione che sottintende che un’impresa, nonostante sia presente in più paesi rimanga legata principalmente ad uno stato, spesso al paese d’origine . Da quando l’uomo ha iniziato a voler soddisfare i suoi bisogni superflui è divenuto la forza distruttrice del pianeta: uccelli mammiferi e pesci sono in via di estinzione; l’erosione costringe i popoli ad abbandonare le loro terre, la temperatura è salita, la potenza distruttiva dei cataclismi naturali si è amplificata. L’ambiente naturale svolge per noi alcuni servizi fondamentali indispensabili. L’ozonosfera impedisce che i raggi ultravioletti emessi dal sole causino dei danni agli esseri viventi. Gli ecosistemi contribuiscono a purificare l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo trasformando scarti e scorie in risorse e riducendo il livello di ossido di carbonio nell’atmosfera. Il nostro comportamento sta distruggendo la capacità dell’ambiente di continuare ad offrirci questi servizi da cui dipende l’esistenza della vita sulla terra.

 

· OBBIETTIVI

 

E’ necessario: ridurre l’inquinamento, lottare contro i mutamenti climatici globali, proteggere la biodiversità, porre un freno all’esaurimento delle risorse naturali, contenere l’erosione del suolo, e la sua desertificazione, trovare il modo di nutrire da 8 a 10 milioni di esseri umani.

Nonostante la preoccupazione per la salvaguardia della natura risale a tempi molto lontani, solo a partire dagli anni Settanta l’opinione pubblica ha iniziato a riflettere sulle conseguenza a lungo termine di una troppo rapida espansione demografica ed economica.

L’ultima pubblicazione risale al rapporto dell’ONU: Our Common Future del 1987.

 

 

• ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite - United Nations
Organizzazione internazionale, con sede a New York, costituita fra gli Stati che hanno accettato di adempiere agli obblighi stabiliti dallo statuto (o Carta) delle Nazioni Unite (sottoscritto nella conferenza di San Francisco il 26 giugno 1945 dalle delegazioni di cinquanta Stati, entrato in vigore il 24 ottobre 1945) al fine di salvaguardare la pace e la sicurezza mondiali e di istituire tra le nazioni una cooperazione economica, sociale e culturale. L'ONU si rifà a una precedente esperienza, la Società delle Nazioni, che ne costituì la base storica, sebbene non possa essere considerata strettamente come una continuazione o una ripresa dell'istituzione ginevrina.

 

 

 

· IL PROBLEMA DELL’ACQUA

 

Un problema inquietante è l’insufficienza delle risorse idriche del pianeta.

L’Africa, il Medio Oriente sono le regioni maggiormente colpite e la situazione secondo gli esperti è condannata a peggiorare dell’80% nel corso di un periodo equivalente alla durata media della vita umana.

Cause primarie sono: le deviazioni dei corsi dei fiumi per le irrigazioni; la costruzione di dighe e bacini per l’irrigazione o la produzione di energia idroelettrica; la presenza di scorie agricole e industriali che rendono l’acqua non potabile.

L’oro blu è una delle sfide più lampanti del XXI secolo. Lo stesso inquinamento del Mar Mediterraneo potrebbe causare scontri diretti fra paesi costieri. Le tensioni per la carenza d’acqua saranno probabilmente la causa di una futura lunga e grande guerra.

 

 

· IL PROBLEMA DELLA DEFORESTAZIONE :una minaccia per la biodiversità

 

La deforestazione è considerata la maggiore minaccia per l’umanità e causa di distruzione della biodiversità.

La decimazione del manto vegetale accelera l’erosione di milioni di ettari di terreno e gli incendi che scoppiano nelle foreste causano l’immissione nell’atmosfera di grandi quantità di CO2, ma gli alberi che potrebbero assorbirne l’eccedenza sono scomparsi. E’ per questo una delle principali cause dell’effetto serra. Inoltre distrugge un patrimonio biologico unico.

 

 

· IL PROBLEMA DELL’AFTA

 

L’ansia di realizzare prodotti, ha spinto gli operatori a ridurre i costi  di produzione quindi la sicurezza allo scopo di aumentare i margini a guadagno, sottoponendo la popolazione mondiale a grandi rischi.

Noto con il nome di “mucca pazza” è forse il fenomeno che ha maggiormente ha intimorito e segnalato ciò a cui il guadagno senza scrupoli poteva causare.

 

 

1. Danni potenziali per la salute:

·        Nuovi allergeni nel cibo

·        Resistenza agli antibiotici

·        Produzione di nuove tossine

·        Concentrazione di metalli tossici

·        Sviluppo di terreni favorevoli a funghi tossici

·        Altri pericoli ancora ignoti (imprevedibilità sullo sviluppo delle specie viventi e conoscenze ancora molto parziali del funzionamento dei geni)

2. Danni potenziali per l'ambiente

·        Incremento delle erbe infestanti

·        Trasferimento genico a specie selvatiche affini

·        Cambiamento [in peggio] delle modalità di utilizzo dei pesticidi (e possibilità che la resistenza ai pesticidi si trasmetta alle erbe infestanti)

·        Danni ai preziosi geni che rendono i parassiti suscettibili agli anticrittogamici

·        Avvelenamento della flora e fauna selvatica

·        Creazione di nuovi o peggiori virus

·        Pericoli ancora sconosciuti

 

 

· AIDS

 

E’ fra le 5 cause principali di mortalità nel mondo, molti degli attuali sieropositivi non sopravvivranno oltre i 10 anni.

Il numero delle vittime nei prossimi anni è destinato ad aumentare.

Nei nuovi stati dell’Unione Sovietica si evidenzia la maggiore crescita di 67infezioni recenti, raddoppiato fra il 1997 e il 2000.

Ma il 95% delle infezioni totali si verificano nel Terzo Mondo dove i mezzi per fermare lo sviluppo della malattia non sono accessibili.

In Asia, la situazione non appare meno preoccupante ma sono stati messi a punto programmi di prevenzione in India e in Thailandia

E nelle Filippine, stabilizzando il numero di sieropositivi.

 

·  Lettura

Ennio Caretto

Lotta all'Aids, il no degli USA:
nessuno sconto sui farmaci

WASHINGTON - Gli Stati Uniti hanno bloccato il rinnovo di un importante accordo sulla vendita di farmaci a modico prezzo ai Paesi poveri, quello provvisorio del novembre 2001 a Dona nel Qatar. Farmaci contro malattie infettive come l'Aids, la malaria, la tubercolosi, che uccidono milioni di persone all'anno, e di cui le multinazionali, soprattutto americane, possiedono brevetti ventennali. La superpotenza ha detto di "no" alla riunione del Wto, l'Organizzazione mondiale dei commerci, a Ginevra in Svizzera, dopo che 143 nazioni s'erano schierate per il "sì".
Linnet Deily, la sua delegata, ha lamentato che l'accordo consentirebbe anche la vendita a basso prezzo di farmaci contro malattie non infettive quali il cancro, il diabete e l'asma. "I diritti delle società farmaceutiche vanno tutelati", ha sostenuto. "I brevetti vanno rispettati, altrimenti verranno violati anche quelli per la lotta alla calvizie". Il siluramento americano dell'accordo ha suscitato le proteste del Vaticano, che aveva chiesto "il mantenimento delle promesse fatte ai Paesi poveri", degli altri delegati e del direttore del Wto Supachai Panitchapkdi. Il canadese Sergio Marchi, di origine italiana, ha accusato gli Usa di avere "rovinato due anni di trattative". Panitchapkdi ha chiesto "a tutti i governi di trovare la maniera di colmare le divergenze e mostrare umanità". Tra i critici più duri, il gruppo "Medici senza frontiere" di Parigi, e il gruppo "Progetto e consumi delle tecnologie" di Washington. Il primo ha sollecitato "una soluzione al di fuori del Wto", rivendicando totale libertà d'azione in base a un precedente accordo del '94. Il secondo ha attaccato il presidente Bush, prospettando un ricorso al Congresso (il Parlamento): "Di fatto, nega ai bambini dei Paesi poveri i tarmaci di cui godono i bambini americani".
Allarmato dalle violente reazioni, il negoziatore Usa Bob Zoellick ha annunciato una moratoria nelle querele alle compagnie farmaceutiche dei Paesi emergenti che producono i medicinali in violazione dei brevetti, e che li vendono poi scontati, come il Brasile, la Cina e l'India. Ha inoltre accettato un nuovo round negoziale l'11 febbraio prossimo: "Abbiamo lavorato intensamente alla soluzione del problema - ha scritto in un comunicato - e intendiamo andare incontro ai bisognosi; si tratta di prevenire eventuali abusi". Ma le rassicurazioni di Zoellick non hanno convinto il Terzo mondo: "L'accordo di un anno fa a Doha - ha notato Chawabir Mohammed del Kenya - era stato il primo passo verso la cura di 42 milioni di sieropositivi, di cui quasi 30 milioni vivono nel Sub-Sahara, e verso l'estirpazione della malaria. Ora rischiamo di fare marcia indietro".
Il braccio di ferro tra l'America e le nazioni emergenti era incominciato negli anni Novanta, quando Nelson Mandela, allora presidente del Sudafrica, aveva annunciato l'inizio della produzione in proprio dei farmaci contro le malattie infettive, per rompere il cartello occidentale. Dopo una serie di processi intentati dalle multinazionali contro le concorrenti sudamericane, asiatiche e africane, era esplosa la rivolta popolare, e si era costituito un fronte per la fornitura di medicinali a buon prezzo ai Paesi terzi. Il compromesso di Doha aveva prevenuto una crisi. Ha ricordato il portavoce del Wto Peter Ungphakom: "Nessun governo nega che salvare vite umane abbia la precedenza su tutto, ma pochi sono disposti a fare sacrifici".
Per l'amministrazione Bush, questo potrebbe essere un secondo passo falso sul delicato terreno della chimica. Il primo lo commise qualche mese fa, quando all'improvviso abbandonò i negoziati sulle verifiche delle armi chimi-che, di cui gli Usa si sbarazzarono negli anni Ottanta, per proteggere la propria industria. Bush viene spesso accusato di non rispettare i trattati, e di essere insensibile ai drammi delle nazioni povere

(Tratto dal giornale "Corriere della Sera" del 22.12.2002)

 

 

• Boicottaggio
Accordo fra più persone che interrompono ogni rapporto con una terza persona al fine di costringerla a fare o non fare una determinata cosa; lo stesso vale per gli stati nei confronti di altri stati. Indica, pertanto, ogni azione che tende ad escludere dai rapporti economici, sociali o giuridici con una comunità, una persone, un ente, uno Stato, anche per motivi indipendenti dalla rappresaglia. Il termine trae origine da James Boycott, amministratore di vaste tenute in Irlanda, il cui trattamento verso i lavoratori fu così disumano da costringerli ad interrompere ogni rapporto con lui (1880).
Il boicottaggio può essere esercitato nel campo commerciale ed in quello dei rapporti di lavoro.
Si ha il boicottaggio commerciale quando si realizza l’accordo di non fornire o non acquistare merci presso una certa ditta od un determinato stato. Una forma di boicottaggio può assumere l’azione esercitata dai grandi monopoli industriali e commerciali verso le piccole aziende dello stesso settore, per costringerle ai prezzi di vendita imposti od a cessare le attività. Nel campo dei rapporti di lavoro, il boicottaggio può essere esercitato dai lavoratori per costringere il datore di lavoro ad accettare determinate richieste, o dai datori di lavoro i quali si accordano per non assumere determinati lavoratori notoriamente conosciuti come dirigenti politici o sindacali.
Attualmente, è usato come mezzo di pressione o di rappresaglia: come rifiuto di lavorare per conto di determinate persone o di acquistare merci di certe ditte o nazioni straniere

 

 

NEW ECONOMY

 - Elena Colonna -

Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, la rivoluzione digitale, hanno aperto le porte ad una febbre speculativa che fra il 1999 e il 2000 ha preso il nome di "new economy".

La grande battaglia economica del futuro avverrà fra le imprese americane, europee e giapponesi per il controllo delle reti e il dominio del mercato delle immagini, dei dati, del tempo libero, dei suoni, dei videogiochi.

Uno scontro per l'egemonia del commercio elettronico.

 

 

 

GLOBALIZZAZIONE FINANZIARIA

 

La globalizzazione finanziaria ha cercato il proprio stato sovranazionale che dispone di 4 istituzioni( FMI, Banca Mondiale, OCSE, WTO) dotate di reti di influenza e mezzi di azione propri che esaltano le virtù del mercato.

In questo stato mondiale hanno potere solo le macroimprese di cui esso è promotore, rendendo impotenti le altre società.

Avvengono così continuamente, fusioni e acquisti, matrimoni fra grandi aziende.

Nel 1997 tali operazioni hanno raggiunto i 1600 miliardi di euro e nel 2001 nonostante la recessione e economica e il crollo in Borsa di titoli tecnologici l'importo ammontava a 1958 miliardi di euro.

Ciò accade perché gli Stati Uniti e l'Unione europea, il Giappone approfittano della deregulation dell'economia per imporre una presenza planetaria.

La crisi asiatica del 1997, quella argentina del 2001 hanno surriscaldato le Borse occidentali nel 1999-2000 provocando la febbre delle fusioni.

Si assiste all'aumento di potere da parte di imprese planetarie di fronte alle quali i contropoteri tradizionali sembrano sempre più impotenti.

 

 

CRISI PRODOTTE DALLA GLOBALIZZAZIONE

- Leonardo Lo vecchio -

 

Secondo una previsione del Fondo Monetario Internazionale (FMI) fu presa una decisione, con l’approvazione del governo Bush, che lasciasse l’economia argentina  a se stessa proprio nel momento di maggiore crisi. La previsione dell’ FMI lasciava credere che il crollo economico

Dell’ Argentina non avrebbe causato ripercussioni sugli Stati vicini.

Niente di più sbagliato.

In poco tempo non solo si è diffusa la crisi economica nella maggior parte del Sud-America, ma anche la protesta popolare si è portata ai vicini Uruguay, Paraguay, Perù  e Brasile. Portando  tutta la popolazione dell’ America Latina a odiare la propria classe dirigente e soprattutto gli Stati Uniti.

Seguiamo l’esempio dell’Uruguay, il paese considerato tra i più stabili dell’ America Latina. La crisi argentina ha avvelenato gravemente l’economia uruguayana. La fiducia degli investitori si è dissolta e si sono verificate diverse proteste da parte della popolazione che ha preso parte a cacerolazos (proteste a base di percussioni di pentole e tegami).

Anche in Paraguay grazie a numerose e forti proteste la popolazione ha ottenuto importanti vittorie, come il blocco della nuova legge “anti-terrorismo”.

L’Argentina come avevamo già detto non è l’unica protagonista di questa triste vicenda,una crisi di proporzioni pari a quella argentina si staglia all’orizzonte per il Brasile.

Il debito nazionale ed internazionale del Brasile ha raggiunto il 55% del PIL.

Si pensa che nella prima parte di questo 2003 il Brasile si dichiari inadempiente rispetto al debito.

Nel frattempo in Argentina gli eventi hanno preso una piega mortale, l’ impopolare presidente argentino Duhalde, ha fatto ricorso alla forza per riportare l’ordine pubblico.

Un vero e proprio terrorismo di stato. A Buenos Aires si è arrivati a sparare sulla folla per disperdere una manifestazione di piqueteros (la tattica dei  piqueteros consiste nel bloccare le strade pacificamente), 37 morti.

In tutto questo il FMI non sta offrendo nessun tipo di aiuto all’economia argentina, anzi sembra che il FMI stia utilizzando il suo potere di capo di un cartello internazionale di creditori per prolungare l’agonia argentina. E’ come se un passante vedendo una persona che sta annegando non faccia niente per aiutarlo, e vedendo che la persona in difficoltà cerca di aggrapparsi alla riva lo respingesse a calci in acqua.

Ma quindi cosa vuole il FMI dall’ Argentina? Non è chiaro,l’Argentina accetta tutte le proposte, ma il FMI sposta in continuazione la linea d’arrivo. Si pensa che il FMI voglia punire l’Argentina per non aver rispettato le scadenze del suo debito internazionale, in modo da scoraggiare altri a fare altrettanto.

Le condizioni imposte all’Argentina probabilmente finiranno per peggiorare la depressione economica, causando licenziamenti di centinaia di migliaia di lavoratori.

Contrariamente alla maggior parte dei Paesi che si rivolgono al FMI, l’Argentina ha la bilancia commerciale in attivo.Questo significa che in realtà il paese non ha bisogno di finanziamenti esterni,in altre parole, il paese è completamente capace di ripresa in maniera autonoma. A questo punto il più grosso ostacolo alla ripresa della crescita potrebbe essere il FMI stesso. Man mano che la crisi prosegue, l’Argentina potrebbe dover trovare un modo per aggirare il FMI.

 

 

 

 

· Lettura

Intervista a Domenico De Simone
di Marcello Pamio

D: Domenico De Simone quali condizioni sono necessarie perché si verifichi una crisi e/o depressione economica?  R: Beh, ma noi già siamo in una situazione di crisi economica! L'elemento che scatena le crisi come l’attuale è la carenza di domanda, e questa nasce dal fatto che i redditi non sono sufficienti a sostenere la produzione. Sembra assurdo, perché la gente continua a lavorare e ci dicono che l’economia continua a crescere. Il problema, infatti, è il denaro e la sua distribuzione. Quando manca il denaro la gente vede ridurre la propria capacità di spesa, le industrie, qualunque cosa producano, devono ridurre la produzione e per farlo licenziano, questo riduce ulteriormente i redditi disponibili per il consumo e così si innesca una spirale perversa che porta alla crisi. Per questa ragione Keynes immaginò un meccanismo di spesa dello stato, anche improduttiva, (ricordo l’esempio storico della squadra di operai ingaggiata per aprire una buca per terra, e di un’altra squadra ingaggiata per chiudere quella stessa buca), che però aveva la funzione di far ripartire l’economia. Gli operai spendevano il loro reddito e questo consentiva alle imprese di produrre altri beni e di assumere altri operai che, a loro volta, avrebbero speso il loro reddito. In questo modo si innescava un circolo virtuoso di reddito-spesa-investimento che faceva ripartire l’economia. Keynes disse che questo era un rimedio temporaneo contro la crisi, poiché occorreva poi ripagare il debito aggiunto che lo stato assumeva. In realtà, esso è divenuto il meccanismo permanente di stimolo dell’economia, attraverso la creazione del denaro da parte delle banche che genera debito tra tutti i soggetti dell’economia. Per aumentare il denaro in circolazione le banche centrali abbassano il tasso di sconto per rendere più facili i prestiti. Le crisi precedenti sono state tutte superate in questo modo. Oggi questo non è possibile, perché i soggetti dell’economia, imprese, Stati e famiglie, sono troppo indebitati e non possono assumere nuovi impegni. Il problema deve essere affrontato a monte, nel meccanismo di creazione del denaro che, ora, è affidato alle banche per il tramite del debito. Le banche locali si indebitano con la banca centrale e moltiplicano, in funzione del proprio tasso di riserva, il denaro concedendo nuovi prestiti. L’economia gira, però non solo sale il debito complessivo, ma le banche in questo modo si appropriano della ricchezza prodotta dalla società. D’altra parte il capitale finanziario deve produrre interessi. E allora, solo uscendo dalla logica del profitto, dalla generazione continua di interessi, possiamo immaginare un’altra economia e un’altra società.  D: L'attuale situazione politico-economica è stata paragonata a quella del 1929, che sappiamo fu risolta con la Seconda Guerra Mondiale. E oggi? Non sarà mica necessaria un'altra Grande Guerra?  R: Oggi Bush vorrebbe farla la guerra. La 2° Guerra mondiale tolse dalle strade tanti milioni di disoccupati e costrinse la gente a lavorare e produrre in condizioni di assoluta soggezione, senza poter obiettare nulla sulle condizioni di lavoro, anzi con lo slancio e lo spirito patriottico per la difesa della patria. Il concetto della "buca per terra" è identico a quello del carro armato, del missile, dell'aereo che vengono distrutti: tu fai una cosa che viene distrutta, e più produci più distruggi, più distruggi più produci. Il sistema aveva le risorse, umane e materiali per fare un grande salto nella produzione, e fu finanziato attraverso il debito pubblico. In questo modo, nel 1942 il livello medio di vita degli americani era più elevato di quello del 1937, cinque anni prima della guerra, nonostante fossero in pieno sforzo bellico. Ora però non è più possibile, perché non ci saranno 18 milioni di americani che andranno a fare la guerra, nemmeno se decidessero di fare la guerra a tutto al mondo...o in quel caso forse sì! La guerra non può essere la soluzione a questa crisi. Semmai può risolvere la crisi delle imprese di alcuni amici di Bush, che posseggono imprese di produzione di armi, di software connesso alla guerra, di petrolio. A proposito di petrolio, se dovesse esserci la guerra in Iraq, o in Medio oriente il prezzo del greggio salterà alle stelle, provocando profitti enormi. D: Da esperto economista quale è, oggi come oggi, chi controlla l'intera economia mondiale? Vogliamo nomi e cognomi!  R: Un pugno di signori che non conosciamo, che determinano le politiche economiche e finanziarie del sistema mondiale. Signori che non sono mai stati eletti da nessuno. Di alcuni i nomi li conosciamo: Greenspan, Duisenberg, il “nostro” Fazio, insomma i governatori delle banche centrali. Ma in realtà dietro loro ci sono delle lobby che decidono quelle politiche. Che fanno parte di quei consigli di amministrazione della FED, il FOMC, quelli del FMI, della Banca Mondiale, del WTO, ecc. che rappresentano le grandi lobby finanziarie del mondo. Sono volti sconosciuti, che non appaiono mai o quasi mai in circolazione. Su di essi girano anche molte leggende. Ma sono questi i veri signori che controllano il mondo!  D: Le multinazionali, tutte nelle mani del potere economico, che ruolo giocano in tutto questo?  R: Le multinazionali sono sostanzialmente nelle mani del potere finanziario che decide le loro sorti. Non conta affatto la qualità del prodotto o la sua utilità sociale, ma solo la logica del profitto. Se c’è una ragione per cui i comportamenti delle multinazionali diventano sempre più spietati è proprio che esse devono rispondere alla logica puramente numerica ed immediata del profitto finanziario, mentre, se fossero libere, pur rispondendo sempre alla logica del profitto, avrebbero un minimo di sensibilità nel confronti delle ragioni della clientela, ed un occhio diverso anche ai propri interessi. Insomma adotterebbero strategie di più ampio respiro. Tutte le multinazionali sono dominate da un manipolo di banche, per lo più londinesi. Questo è davvero assurdo.  D: Le campagne di boicottaggio possono essere utili in questo progetto di cambiamento?  R: Le ritengo giustissime e soprattutto da approfondire e proseguire. Noi dobbiamo prendere coscienza come consumatori. Dobbiamo capire una cosa fondamentale, che noi dobbiamo passare da consumatori passivi a consumatori critici. Questo passaggio è assolutamente rivoluzionario perché sconvolge il meccanismo di riproduzione del capitale. La lotta è contro la logica del profitto immediato del capitale finanziario, ed è lì che dobbiamo colpire, anche con comportamenti di consumo consapevole. Andare oltre la logica del profitto, combatterla attraverso il consumo, crea un cortocircuito all'interno del loro meccanismo.  D: Ritornando a chi controlla l'economia: esiste un Nuovo Ordine Economico Mondiale. Cioè un Ordine mondialista che con l'aiuto di gruppi elitari, enti governativi e non, gli stessi governi, applica le leggi del mercato a proprio vantaggio?  R: C'è un Ordine, quello di oggi è un Ordine! Un progetto che si fonda sul profitto e naturalmente sulla truffa. La truffa è proprio quella della moltiplicazione del denaro, attraverso il quale ci si appropria dell'esistenza di tutti. Questo è il punto! E' un progetto che è nato secoli fa, e precisamente con la nascita della Banca d'Inghilterra, quando i depositi merce vennero sostituiti con il deposito del denaro cartaceo. Nacque così il moltiplicatore del denaro. E’ vero che tramite il denaro cartaceo si produce ricchezza. Però come funziona oggi? Questo denaro produce interesse e cresce quindi su sé stesso. L’economia deve crescere perché cresce il denaro. Noi siamo diventati schiavi di un meccanismo che ha preso le nostre esistenze e le ha trasformate in strumenti di produzione di denaro. Siamo asserviti al potere finanziario, che è gestito dalle banche centrali, banche tutte private. Le nostre vite sono quindi nelle mani dei governatori della banche centrali, che nessuno ha mai eletto né scelto, e che a volte nemmeno si conoscono. Il vero potere è oggi, quello di creare il denaro!  D: Previsioni future: Argentina?  R: Hmm...ci siamo quasi in Argentina. L'Europa si sta fermando, la Germania si è già fermata proprio quest'anno. L'Europa crescerà pochissimo, e l'Italia ancora meno, siamo di fatto in una fase di stagnazione economica. L'economia americana forse sta ripartendo, ma si tratterà solo di una breve fiammata tutta speculativa. Gli americani hanno un debito spaventoso, che ha bisogno di alimentarsi con i “bagni di sangue”. Che cosa vuol dire? Che la caduta dei tassi di interesse (scesi dal 6,5% di gennaio 2001 a 1,25% di oggi) produrrà forse una violenta ondata speculativa poiché renderà possibile la creazione di nuovo denaro attraverso le residue capacità di indebitamento dell’economia USA. Però, poi, i problemi del debito torneranno rapidamente a premere sull’economia e lo scenario muterà rapidamente. In borsa assisteremo forse ad una nuova ondata speculativa e sarà lì che assisteremo all’ennesimo bagno di sangue”, poiché molti ci si getteranno per rifarsi delle perdite subite e lenire i propri debiti. Insomma, si indebiteranno ancora per cercare di salvarsi. Poi, quando i problemi reali torneranno a galla, la situazione precipiterà di nuovo. A quel punto, coni tassi prossimi allo zero, non ci sarà possibilità di salvezza per l’economia americana e di conseguenza, per quella mondiale. Con l’economia mondiale tra la stagnazione e la recessione, sempre che non scoppi un terzo conflitto mondiale, l’unico modo di uscire dalla crisi sarà quello di superare il modello finanziario americano. L’unica soluzione possibile e ragionevole è il tasso negativo, che però comporta il superamento della logica del profitto. Sarà un periodo difficile per tutti, ma sarà anche pieno di speranze, poiché abbiamo la possibilità di costruire davvero un nuovo mondo, nel quale il valore sia la vita umana e non il denaro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ERRORE DI FONDO

- Elena Colonna -

 

Per cambiare, migliorare o riformulare il futuro che ci attende, occorre prima di tutto scoprire l’errore, lo sbaglio fondamentale, dal quale si sono sviluppate le idee e le teorie responsabili della mondializzazione dei mercati.
Il sistema capitalistico globale si basa sulla convinzione che i mercati, lasciati a se stessi, tendano all’equilibrio. Corollario di questa teoria, è la credenza che il mercato così libero, possa garantire benessere e ricchezza alla maggior parte della popolazione.
Da questa premessa, totalmente falsa, derivano tutte quelle teorie altrettanto false, che stanno influenzando e cambiando in modo così radicale, la nostra società. Che i mercati non riescano ad autoequilibrarsi è stato sperimentato nei vari crack borsistici che hanno caratterizzato l’economia mondiale del ventesimo secolo, a partire da quello più famoso accaduto nel 1929. Proprio per limitare questi squilibri è stato inventato il F.M.I., un organizzazione nata con lo scopo di sorvegliare ed impedire i grossi stravolgimenti che un mercato completamente libero può causare. Ovviamente questa organizzazione deve intervenire solo in caso di emergenza: come dire, finché si guadagna il mercato non deve avere regole ( ed i profitti sono appannaggio di pochi); quando si perde, la politica deve intervenire ( e le sofferenze sono ridistribuite fra tutti ) .
Proprio dalla disomogeneità dei mercati e dai diversi tipi di società economiche che caratterizzano il nostro pianeta, trae principio e forza la teoria della globalizzazione: produrre in paesi con un basso costo del lavoro e con poche restrizioni sociali ed ambientali, è oltremodo conveniente. 
Le differenze sociali, vera miniera d’oro per l’economia mondializzata, si acuiranno ancora di più, aumentando a dismisura il divario fra primo e terzo mondo, fra ricchi e poveri del pianeta. Le differenze culturali invece verranno distrutte, a favore della nascita di un modello unico di consumatore.
Abbagliati dalla chimera di un economia mondiale stabile ed equilibrata, stiamo sacrificando la nostra cultura, la nostra identità, la nostra salute, le pluralità esistenti sul nostro pianeta in nome di un sistema economico distruttivo e dirompente che garantirà solo e soltanto una profonda sperequazione della ricchezza a livello planetario.
Il libero scambio a livello globale è un processo che tende a tutto meno che all’equilibrio: è l’area in cui la libera circolazione avviene, che garantisce la stabilità del processo. Se l’area è omogenea, se il tessuto sociale entro cui gli scambi avvengono è uniforme, allora il sistema economico sarà stabile. Credere che il processo della mondializzazione possa autosostenersi ed autocorreggersi è come credere che una casa, costruita sulla sabbia, possa stabilizzarsi autonomamente……è più facile che crolli al primo acquazzone ( ed oggi con il F.M.I. a secco di risorse, anche una semplice pioggerellina può fare alla bisogna ). Solo gli organismi politici, espressione di una volontà comune, possono regolare ed equilibrare il mercato e decidere l’interazione stessa del mercato sulla società civile. Solo una chiara volontà politica può guidare ed indirizzare l’economia libero-scambista globalizzata.
Ecco allora sorgere spontanea la domanda: se esiste un’economia globalizzata, esiste un governo politico che la possa equilibrare ed indirizzare? La risposta ovviamente è no . Non c’è alcun’istituzione politica ad organizzare questo progetto, semplicemente perché non si vuole avere alcun controllo democratico su questo tipo di processo. In un regime di caos e confusione, sono i più forti ed i più organizzati a trarre il massimo del profitto....

 

 

La globalizzazione provoca in  molti paesi europei incertezza e insicurezza economica e sociale e la derivante derivante imperversione della delinquenza e della violenza.

Dopo l’11 settembre 2001 si è diffusa l’idea che i musulmani e gli immigrati sono tutti terroristi, e ciò ha aggiunto nuovi timori e un nuovo spirito razzista che trova l’appoggio di sempre più numerosi partiti neofascisti emergenti.

Essi promuovono una concezione tradizionale e omogenea della società e vedono come attentata la purezza qualsiasi cambiamento della composizione etnica e religiosa del proprio paese, senza rendersi conto che ogni giorno vengono bombardati di immagini e slogan che li inglobano in un sistema globale dove culture e tradizioni perdono la loro essenza.

Non tutti si lasciano opprimere dalle angosce che questa degenerazione economica comporta, molti cittadini preferiscono affrontarla organizzandosi in azioni collettive. Sentono la necessità di politici ben definiti, sui quali potersi appoggiare o anche scontrare i propri rimproveri e inquietudini, ma si ritrovano a scacciare un pugno di mosche.

Impongono allora per arginare la marea neoliberale, controprogetti globali e controideologie, che si oppongono al modello dominante. L'azione collettiva si esplica attraverso le associazioni non governative ONG,i partiti e i sindacati.

Questi negli ultimi anni hanno subito una rapida moltiplicazione.

Le associazioni cittadine i basano su una concezione radicale della decmocrazia e crede nella creazione di un mondo diverso.

Il Forum Sociale di Porto Alegre in Brasile, rappresenta 5 miliardi di individui dei 6 che popolano il pianeta come protesta alla globalizzazione.

Gli obbiettivi sono: riportare al centri del dispositivo del diritto internazionale un ONU in grado di attuare e imporre un progetto di pace stabile; sostenere la democrazia, il bene comune dei popoli e i tribunali internazionali che giudichino i crimini contro l'umanità; condannare la manipolazione mediatica delle masse, porre fine alla discriminazione della donna.

 

 

 

 

 

 

·                    Lettura

 

 

 

Lotta di classe, culture dei popoli, movimento "no global ".

Secondo l’analisi di Marx ed Engels, lo sviluppo del capitalismo avrebbe diviso la società in due classi: una grande massa di uomini ridotti ad essere nulla, cioè i proletari, e un ristretto numero di borghesi. È su questo postulato che si basa la loro convinzione dell’inevitabilità della rivoluzione proletaria che avrebbe instaurato il comunismo.

Alla fine dell’Ottocento si assisté invece a un notevole allargamento della classe media, nonché a un miglioramento delle condizioni materiali e sociali del proletariato industriale grazie all’azione stessa dei partiti socialisti e delle associazioni di mestiere. Il che fu sufficiente a Bernstein e ad altri per dichiarare esaurite le pretese rivoluzionarie della dottrina di Marx. Questa posizione fu ufficialmente ripudiata dalla socialdemocrazia europea, ma la svolta posteriore verso il riformismo era già sostanzialmente avviata. Il filone rivoluzionario del marxismo continuò tuttavia a svilupparsi, grazie alle grandi lotte operaie di inizio Novecento, alla rivoluzione in Russia e, sul piano teorico, in virtù delle revisioni apportate da Sorel, Gramsci e Lenin. In realtà i partiti comunisti, custodi ufficiali delle "verità" del marxismo-leninismo, considerarono sempre più la conquista politica ed elettorale di almeno una parte del ceto medio produttivo una condizione indispensabile per andare al governo dei paesi europei. Non per nulla, il simbolo della fine del movimento operaio in Italia, e della cultura politica socialista ad esso legata, fu proprio la famosa marcia dei quadri intermedi della Fiat che nel 1980 pose fine all’occupazione operaia degli stabilimenti

Con l’avvento della globalizzazione capitalista, ha sostenuto Cristopher Lasch nell’ultima delle sue opere, si è cominciato ad assistere a un imprevisto e sensibile declino economico delle classi medie che ha restituito alla dottrina marxiana delle due classi una sua verità: da una parte il ristretto mondo delle élites, dall’altra una massa di lavoratori e disoccupati da esso sempre più distante, sia dal punto di vista economico che degli stili di vita. Motivo per cui, per quanto altre questioni, come la difesa delle specificità etniche, avessero la loro importanza, tutti gli sforzi andavano ora concentrati nel profilare e organizzare una nuova lotta di classe fra masse popolari ed élite globali. Per cui la globalizzazione, fase suprema del capitalismo, finisce con il configurarsi come la vera occasione per liberarsi di quest’ultimo.

Recentemente Toni Negri, marxista non pentito, ha fatto notare quanto sia sbagliata un’opposizione di principio ai nuovi livelli transnazionali messi in atto dal grande capitale. Si dovrebbe semmai a suo avviso, modellandosi su di essi pena l’inessenzialità, costruire la "rete globale" degli oppressi di ogni razza e paese. Il che è perfettamente coerente con l’idea di Marx, fatta propria dal movimento operaio, in base alla quale è assurdo opporsi agli sviluppi del capitalismo, magari per difendere il "mestiere". Quanto prima infatti si espande la cooperazione coatta creata dal capitalismo, tanto prima essa si rovescia nella cooperazione libera dei produttori solidali, ovvero il socialismo.

Sta di fatto che quel che restava e resta di una sinistra non completamente arresa alla svolta liberale degli ex partiti di classe ha espresso, soprattutto all’inizio, un netto e spontaneo rifiuto dei processi di globalizzazione, vedendo in essi lo smantellamento di conquiste acquisite e degli stessi tradizionali strumenti di difesa delle masse lavoratrici. D’altro canto, la fine stessa del movimento operaio europeo e della sua cultura internazionalista non consentivano (e non consentono) neanche di immaginare un soggetto proletario e popolare planetario all’altezza della nuova rivoluzione capitalista.

Per questi e per altri motivi, gli spezzoni della sinistra anticapitalista si sono affiancati al movimento anti-globalizzazione nato negli Stati Uniti e indicato inizialmente come "popolo di Seattle", movimento pervaso da varie anime e sensibilità, legate ad una particolare attenzione a questa o a quella conseguenza negativa della globalizzazione finanziaria e industriale, ma che con il progressivo condizionamento esercitato dalle componenti dell’estrema sinistra si è spostato in particolare su questioni sociali, a volte indipendenti dalla globalizzazione in sé. Sarebbe tuttavia riduttivo vedere in ciò una mera strumentalizzazione politica. Queste componenti hanno infatti indubbiamente acquisito una sensibilità ambientalista, e vi è anche chi ha capito che i processi che hanno distrutto la cultura e le tradizioni dei popoli europei obbediscono alla stessa logica di quelli che hanno mandato in frantumi la cultura della classe operaia e della coscienza di classe. Tuttavia tale difesa e apertura alla differenza culturale si ferma quando alcuni aspetti delle culture dei popoli entrano in conflitto con le più intime credenze occidentali. In tal caso, si tende piuttosto a rifluire sull’ideologia dei diritti dell’uomo, in linea del resto con il complesso del movimento.

In sintesi, volersi contro la globalizzazione pretendendo di rimanere legati al marxismo, e addirittura interiorizzare quell’ideologia dei diritti che non è altro che la nuova forma di imperialismo culturale montata dal capitalismo occidentale, costituisce un concentrato di contraddizioni e ambiguità che, detto per inciso, non può che portare ulteriori confusioni all’interno di un movimento come quello dei "no global", che anche per queste ragioni, non ci sembra affatto destinato, come qualcuno pensa o si sforza di pensare, ad un ruolo da protagonista.

Anche l’opzione differenzialista (più feconda e corretta), ovvero il rifiuto della globalizzazione in nome della differenza culturale come ricchezza del mondo e condizione insopprimibile di senso (il cui corollario inevitabile è un guardare oltre il capitalismo, secondo le cangianti disposizioni delle popolazioni) non ci sembra peraltro priva di limiti. Non si tratta di limiti intrinseci, quanto della mancanza delle elaborazioni ed integrazioni necessarie. Il differenzialismo può dare l’impressione di non avere niente di originale e propositivo da dire sulla questione dell’insopportabile miseria che grava su buona parte della popolazione mondiale, in alcuni casi associata a forme di degrado sociale (si pensi al Brasile o alla Tailandia) del tutto moderne. Non basta, anche se di per sé è legittimo e doveroso, rimproverare la sinistra e la destra di "sviluppismo". Serge Latouche, che ha elaborato una critica radicale dell’ideologia dello sviluppo e dei suoi effetti perversi nei paesi del Terzo mondo, soprattutto in Africa, si è posto contemporaneamente il problema di indicare vie alternative alla riproduzione materiale e sociale. In questo senso vanno le sue interessanti ricerche e teorizzazioni su vari aspetti di un’economia informale che starebbe prendendo piede in alcune zone del mondo, dove verrebbe meno il carattere mercificato della prestazione lavorativa. Del resto il Dalai Lama, che ovviamente non si può accusare di "sviluppismo", ha più volte recentemente ribadito che la difesa della religione e della identità culturale dei popoli asiatici non deve essere scissa dalla prospettiva della fuoriuscita dalla povertà, a cominciare da quella che affligge il Tibet.

Allo stadio attuale, indipendentemente da ciò che pensano gli uomini occidentali, paesi come l’India e la Cina vedono proprio nella crescita economica la condizione essenziale per non essere colonizzati culturalmente. Si tratta della stessa concezione adottata dalle élites giapponesi dopo la sconfitta del 1945, e che alla fine si sta dimostrando sbagliata: lo sviluppo rapido del capitalismo giapponese, con la diffusione di una mentalità consumista e individualista, ha leso fortemente l’identità nipponica. Lo stesso è accaduto a Taiwan e parzialmente a Singapore. Anche se tale destino, per un insieme di ragioni, non è pensabile per l’India, il caso non è comunque generalizzabile; inoltre India e Cina non hanno ancora dimostrato di saper eliminare la povertà che assilla gran parte delle loro popolazioni e neanche di aver escogitato rimedi in grado di fronteggiare ingiustizie del tutto inedite.

Ci sembra insomma di poter dire che non si sia ancora delineato un pensiero, con le prassi corrispondenti, all’altezza di fronteggiare la definitiva mercificazione dei rapporti sociali, ovvero la globalizzazione sotto il segno del capitalismo. Solo quando e se essi prenderanno forma, quest’ultima inizierà a perdere la maschera dell’ineluttabilità della quale si ammanta.

Stefano Boninsegni

 

 

Il racconto di Davide Barillari

organizzatore Forum Sociale Europeo - capo-delegazione di Tatavasco

- Lara Leone -

Concluso il Forum Sociale Europeo un corteo di giovani ha manifestato a Firenze le proprie idee e il proprio dissenso per la guerra senza recare danni ai monumenti e alle città, un enorme, interminabile sit-in per la pace. Al corteo hanno partecipato anche un gran numero di gruppi, associazioni e movimenti provenienti da tutti i paesi europei. Il Forum ha dato la parola ai veri titolari della costruzione dell'Europa: i giovani, i lavoratori, le donne, gli immigrati, i disoccupati. Il Forum ha dimostrato che possiamo far nascere una Costituzione europea dove la pace sia riconosciuta come un diritto fondamentale dell'uomo. Durante il Forum sono state proposte risoluzioni ai problemi della distruzione ambientale e genetica, della mercificazione della vita e del sapere, dello sfruttamento del Sud del mondo.

 

Il vertice G8 a Genova

Tratto dal giornale "Corriere Della Sera" del 23.07.2001

 

Nel corso del vertice del G8 dovevano essere decisi i fondi da stanziare per aiutare i malati di aids, di malaria e tubercolosi del Terzo Mondo, per abbellire le città e per riparare ai danni causati dagli scontri. Il risultato ottenuto da questo vertice che ha scosso una città per 3 giorni è stato nullo. Le varie opinioni sui fatti di questi giorni sono state condizionate dalle violenze commesse ai danni dei manifestanti. Durante il vertice del G8 la popolazione si è divisa in 3 parti: Da un lato le persone aderenti ad una corrente di pensiero critica verso la globalizzazione, dall'altro persone che approvano il modello americano di sviluppo e l'utilità della globalizzazione, che trovano giusto lasciare le sorti del mondo e le decisioni in mano solo a pochi potenti e dall'altro persone che non hanno un'idea precisa su questo argomento. L'obbiettivo della manifestazione a Genova era trasmettere un messaggio e comunicare i motivi per cui tante persone sono contrarie all'attuale modello di sviluppo, infatti sono le piccole azioni quotidiane che aprono la strada verso un grande cambiamento. Ormai anche l'omologazione dei prodotti alimentari sta invadendo l'Italia; voler uniformare i sapori nei Paesi dell'UE mette in pericolo, culture e tradizioni locali, ne ricaveranno vantaggi solo le grandi industrie alimentari. La Commissione dell'Unione Europea intende accelerare le procedure di autorizzazione degli organismi geneticamente modificati, ponendo fine all'attuale blocco. Dovrebbero, invece, essere varate norme in grado di consentire con la lettura dell'etichetta di individuare il contenuto dei prodotti e la provenienza anche di altri componenti indiretti. Come dice Margot Wallstrom, commissario responsabile dell'ambiente, non esistono prove scientifiche in grado di assicurare l'assoluta assenza di rischi per chi mangia i cibi manipolati con le biotecnologie. Washington sostiene gli interessi delle aziende USA, principali produttrici mondiali di "Ogm" e acconsente alla linea delle multinazionali alimentari, che tendono a rifiutare di indicare con evidenza i cibi transgenici nelle etichette dei loro prodotti. Vari governi dell'UE sono contrari agli "Ogm" e anche per questo l'UE dovrebbe mantenere il blocco delle autorizzazioni, almeno finché l'introduzione di una legislazione non renda le aziende che usano le biotecnologie legalmente responsabili per eventuali danni alla salute dei consumatori o all'ambiente e dovrebbero essere separati i cibi transgenici in arrivo dall'estero rispetto alle importazioni che provengono da coltivazioni tradizionali.

 

Si dice che le nostre norme di panificazione saranno adeguate a quelle comunitarie; così facendo rischiamo di trovare sulle nostre tavole sono pane prodotto industrialmente o congelato. Un esempio di globalizzazioni sono le grandi industrie multinazionali come i Mc Donald's e la Coca Cola. Nei Mc Donald's gli ingredienti sono geneticamente modificati "alla perfezione". Gli eventuali inconvenienti della nuova alimentazione sono già tutti previsti e sono pronti appositi rimedi studiati dalle stesse multinazionali che hanno scoperto e modificato i geni. Ma noi italiani nei cibi cercavamo anche i profumi, le fragranze, i sapori della nostra terra. Per modificare geneticamente i cibi vengono utilizzate le radiazioni, quando l'alimento viene colpito, le radiazioni iniziano una sequenza di reazioni che fanno a pezzi la struttura molecolare dell'alimento, le vitamine e gli enzimi vengono distrutti ed il cibo fresco diventa cibo morto. Il processo viene utilizzato per prolungare la data di scadenza nei supermarket o per uccidere batteri e insetti. Nel processo di irradiazione vengono usate due tra le più letali sostanze note all'umanità: il cobalto -60 ed il cesio -137. Sebbene le radiazioni possono uccidere i batteri, esse tuttavia non elimineranno le tossine create originariamente dai batteri stessi. Nel 1973 venne scoperta per la prima volta un'accresciuta produzione di aflatossine in seguito ad irradiazione; le aflatossine sono potenti agenti che provocano il cancro al fegato. I consumatori dovrebbero essere messi in guardia in merito al trattamento denominato pastorizzazione a freddo, che utilizza la tecnologia del raggio a elettroni per pastorizzare il latte e i succhi di frutta. Un opuscolo della FDA sostiene che l'agenzia ha determinato che il procedimento è sicuro ed efficace nella riduzione o eliminazione di batteri dannosi ed afferma che l'irradiazione riduce anche gli insetti, i parassiti e i batteri che provocano il deterioramento.

 

La globalizzazione è un processo che non riguarda solo l'economia ma anche la cultura. La cultura globalizzatrice per mezzo dei suoi simboli-chiave è riuscita a conquistare popolazioni, nazioni e culture. Paul Aries nel suo saggio rivela i mezzi che la mondializzazione culturale utilizza per plasmare milioni di nuovi consumatori: Mc Donald's si scontra con l'abitudine di consumare pasti ad ore fisse; mira ad eliminare ostacoli antieconomici, puntando sulla modernizzazione di componenti alimentari; tenta così di fare funzionare di continuo i ristoranti proponendo nuovi prodotti in altri momenti o vendendo gli stessi articoli in ore di minore affluenza. L'uomo moderno otterrebbe così il "diritto" di mangiare in qualsiasi momento; il "nuovo" povero potrebbe ristabilire ritmi biologici sfasati per nutrirsi a prezzi bassi. Poco importano le conseguenze di questa sregolatezza sul proprio metabolismo. L'uomo moderno mangia ovunque,a causa dell'evoluzione del proprio stile di vita. La ristorazione fuori casa rappresenta un mercato in piena crescita. Il sistema di Mc Donald's porta ad una completa ubiquità dei suoi prodotti. Ognuno entrando in un Mc Donald's pensa di accedere ad una cultura appropriandosi solo dei suoi simboli.

 

·                              OGM                   

Gli organismi geneticamente modificati sono batteri, funghi, virus, piante e animali le cui caratteristiche genetiche sono state modificate in laboratorio. In genere uno o più geni presi da altri organismi vengono introdotti nel patrimonio ereditario dell’organismo che si vuole modificare.  Non solo l’OGM esprimerà i nuovi caratteri, ma li trasmetterà alla sua discendenza. Gli scambi di geni possono avvenire tra esseri viventi appartenenti a specie completamente diverse (per esempio tra esseri umani e animali), cosa impossibile in natura.    

·        Gli scienziati sono molto preoccupati dai rischi che gli OGM presentano per la biodiversità, per la sicurezza del cibo, per la salute umana ed animale, e domandano una moratoria del loro rilascio nell'ambiente in accordo con il principio di precauzione.

·        Si oppongono alle colture GM che intensificano il monopolio corporativistico, esacerbano le diseguaglianze e impediscono il necessario passaggio ad un'agricoltura sostenibile.

·        Domandano che siano banditi i brevetti sulle forme viventi e sui processi vitali che minacciano la sicurezza alimentare; di sanzionare la biopirateria delle risorse genetiche e conoscenze indigene che viola i diritti umani e la dignità umana.

·        Vogliono maggiore sostegno alla ricerca e sviluppo di un'agricoltura non corporativistica e sostenibile che possa beneficiare le famiglie di contadini in tutto il mondo.



 

 

·                    G8 a Genova

E’ il vertice dei Capi di Stato o di Governo delle potenze industrializzate. Ne fanno parte otto nazioni:

Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia, Germania, Giappone, Russia, Canada. Si riunisce ogni anno per discutere questioni economiche e politiche.

La scelta su Genova è caduta quando era presidente del Consiglio Massimo D’Alema, il deputato DS che è legato a Genova perché ha studiato al Liceo D’Oria quando suo padre funzionario della Federazione dell’allora Partito Comunista Italiano era stato inviato in missione in Liguria.

A sollecitare la scelta a D’Alema era stato un suo fedelissimo Claudio Burlando, ex sindaco. E Burlando aveva fatto dare questo onore a Genova perché il sindaco Giuseppe Per cui comanda una Giunta di centro sinistra.

 

 

·                     FDA

Food and drug assotiation è un ente americano per la distribuzione di medicinali e prodotti sanitari.

 

 

· Lettura

Via il blocco ai cibi transgenici

L'unione europea «apre» al biotech. I ministri Verdi: daremo battaglia.


BRUXELLES — La Commissione dell'Unione europea (Ue) intende accelerare le procedure di autorizzazione degli organismi geneticamente modificati (Ogm), ponendo fine all'attuale blocco. Questo è in vigore dal '98, quando i minisiri dell'Ambiente dei Paesi dell Ue decisero una moratoria di fatto sull'autorizzazione di nuovi cibi transgenici, prodotti utilizzando le innovazioni biotecnologiche.
Per comunicare questo cambiamento di linea, che ha sollevato le contestazioni delle associazioni ambientaliste, si sono esposti personalmente i commissari Margot Wallstrom e David Byrne, responsabili rispettivamente dell'Ambiente e della Protezione dei consumatori nel governo comunitario presieduto da Romano Prodi. «Abbiamo atteso troppo a lungo prima di agire — ha detto la Wallstrom —. La moratoria è illegale e non si giustifica più». La responsabile dell'Ue per l'Ambiente ha detto di temere azioni legali davanti alla Corte europea di giustizia da parte delle aziende produttrici di Ogm. Il suo collega Byrne ha aggiunto che la Commissione continuerà a cercare di mantenere «la fiducia dei consumatori». A questo proposito ha promesso di imporre regole più severe. In particolare dovrebbero essere varate, entro l'autunno prossimo, norme in grado di consentire con la lettura dell'etichetta di individuare il contenuto dei prodotti e la provenienza anche di altri componenti indiretti (come semi o mangimi).
La Wallstrom ha ammesso che oggi non esistono prove scientifiche in grado di assicurare l'assoluta assenza di rischi per chi mangia i cibi manipolati con le biotecnologie. Ha aggiunto che non è prevedibile che tali certezze arrivino in un prossimo futuro. Per cui la Commissione di Bruxelles ritiene di dover riprendere i suoi interventi nel settore, anche per non frenare lo sviluppo di chi in Europa è impegnato nelle innovazioni biotecnologiche.
Greenpeace e altre organizzazioni ambientaliste hanno visto in questa nuova linea del governo comunitario un cedimento alle pressioni degli Stati Uniti. Washington sostiene con determinazione gli interessi delle aziende Usa, principali produttrici mondiali di Ogm. In più sembra avere sposato la linea delle multinazionali alimentari, che tendono a rifiutare di indicare con evidenza i cibi transgenici nelle etichette dei loro prodotti, consce della già dilagante diffidenza dei consumatori europei.
Vari governi dell'Ue (tra cui quello italiano) sono decisamente contrari agli Ogm. Il ministro francese dell'Ambiente, Dominique Voynet, ha chiaramente espresso che l'Ue dovrebbe mantenere il blocco delle autorizzazioni, almeno finchè l'introduzione di una legislazione più severa non renda le aziende che usano le biotecnologie legalmente responsabili per eventuali danni alla salute dei consumatori o all'ambiente (contaminazione dei terreni). Il ministro delle Politiche comunitarie, il verde Gianni Mattioli, ha minacciato il ritiro dal mercato di 7 derivati transgenici del mais e della colza (componenti di numerosi prodotti alimentari in vendita nei supermercati), se la Commissione non risponderà ai dubbi del governio italiano sulle insufficienti garanzie provocate dalle procedure semplificate con cui sono stati autorizzati. Il ministro delle Politiche agricole, il verde Alfonso Pecoraro Scanio, sostiene che dovrebbero essere separati i cibi transgenici in arrivo dall'estero rispetto alle importazioni che provengono da coltivazioni tradizionali. La nuova linea della Commissione rischia così di essere subito contestata all' incontro dei ministri dell'Ambiente dell'Ue in programma lunedì prossimo a Parigi.

Ivo Caizzi
(Tratto dal giornale "Corriere della sera" del 14.07.2000.)

IL NOSTRO PROSSIMO AI TEMPI DELLA GLOBALIZZAZIONE

- Laura Ventura -

 

Se accendiamo la televisione,ci troviamo di fronte a continue notizie di guerre, violenze, carestie, drammi, da tutto il mondo. Da una parte ci convincono di essere testimoni di questo dolore,in qualche modo siamo invitati a pensare che queste vicende ci riguardano ed emotivamente ci viene d’istinto l’ idea di dover fare qualcosa, dall’altra però queste immagini di sofferenza si ripresentano ogni giorno e noi non sappiamo bene cosa fare. Ci sentiamo indignati ma impotenti. Siamo in qualche modo coinvolti in un avvenimento, però ci rendiamo conto che non siamo in grado di intervenire, per cui solitamente  prevale la passività sull’azione. Abbiamo un bombardamento di informazioni e immagini crude e apocalittiche provenienti da tutto il mondo che genera  compassione e indifferenza: uno insieme all’ altro o uno dopo l'altro.

Se proviamo a riflettere un attimo ci rendiamo conto che ci trasformiamo sempre di più in spettatori.

Cosa fare allora?

Gli organismi internazionali funzionano come se ci potesse essere un’ assistenza, una cura, una solidarietà, un sentimento di compassione a disposizione 365 giorni all’anno in tutto il globo, verso tutti. Dietro tale immagine ufficiale, tuttavia, si cela un lato profondamente antiumano. Per esserci per tutti si deve diventare indifferenti verso chiunque, non porsi mai domande sugli occhi di chi si ha davanti a noi e d’altra parte non legarsi mai troppo a chi si sta curando e rifocillando perché andrebbe contro l’imperativo dell’efficienza globale.

Alla fine si cura e si medica una moltitudine di carni senza aver mai incontrato una persona. Si perde il legame col vicino; alle relazioni tra uomini, donne, bambini e bambine, si sostituisce un processo burocratico razionale di distribuzione di assistenza generalizzata altamente impersonale. Per questa strada l’umanitario riproduce le logiche di produzione industriale su larga scala.

 

·                    LA PERDITA DELL’ ALTERITA’

La modernità produce masse di profughi sradicati dalle appartenenze tradizionali, emarginati, rifiutati dallo stato nazione, resi inutili dalle economie globalizzate, privati della loro vita sociale, della loro cultura. Queste masse di persone sono in balia di chiunque, di coloro che vogliono eliminarla, e di coloro che vogliono prendersene cura. In molti casi i volontari sul campo sono persone piene di buona volontà che però risultano fortemente ignoranti dei conflitti, della storia, della cultura, e tante volte addirittura della lingua delle popolazioni e dei paesi in cui intervengono. Questa ignoranza è sintomo di un’implicita presunzione degli occidentali nei rapporti con le alterità.

Ma il fatto è che l’aiuto si rivolge non alla persona, a uomini e donne nella loro umanità complessiva, nella loro complessità sociale, ma nel generico “essere sofferente”o addirittura al solo corpo sofferente.

 

·                    L’OCCIDENTE MALATO

 

Già nei primi anni del novecento il filosofo Karl Kraus osserva con tagliente ironia “C’è una oscura regione della terra che manda per il mondo degli esploratori”. Oggi gli esploratori si sono tramutati in benefattori, ma resta ancora da capire da dove nasce questa ansia tutta occidentale di arrivare dappertutto, di aiutare tutti. Ho l’impressione che se si andasse a scavare si scoprirebbe che nasce da un senso di perdita e da un senso di colpa presenti nella mentalità occidentale.

E’ l’indicibile senso di colpa è per aver sradicato le radici di tanti altri popoli e culture,riducendoli ad una moltitudine di affamati mendicanti. Così il successo dell’umanitario lungi da dimostrare il più genuino sentimento umano di compassione, di solidarietà, costruisce invece uno dei più formidabili segnali dello spaesamento e del panico morale che attanaglia la società occidentali.

Quando gli occidentali vanno a fare esperienze di volontariato in questo tipo di contesti, vanno sempre a cercare qualcosa. Se non c’è la consapevolezza che la solidarietà non può essere fatta ingenuamente e se i contesti in cui si interviene sono situazioni complesse, si finisce facilmente per prendere fischi per fiaschi. Situazioni di violenza, di carestia, appaiono come fatti naturali alla stregua di un eruzione vulcanica, o peggio ancora ci si appoggia a stereotipi velenosi, che portano a leggere tutto in termini di esplosione di odi animali, ancestrali, di etnia, di religione, nascondendo spesso i veri meccanismi che stanno alla base dei conflitti contemporanei.

L’umanitario si basa sui buoni sentimenti, ma i buoni sentimenti non bastano affatto.

Nell’umanitario ci troviamo di fronte a un modo di agire orientato allo scopo in cui si perde di vista il contesto e le persone. Si tratta di un fare completamente scorporato dalla relazione. Un modo di sentirsi utili “facendo del bene”,  tenendo però l’ALTRO a debita distanza.

Più gli altri stanno male, più hanno bisogno del nostro aiuto e più noi ci sentiamo importanti, addirittura indispensabili.

L’idea che l’aiuto dei paesi occidentali sia indispensabile è una patologia culturale, ed è esattamente il marchio di una concezione coloniale dei rapporti con le popolazioni del sud del mondo.

 

 

KARL KRAUS

scrittore austriaco (1874-1936). Svolse un'intensa campagna pacifista (Gli ultimi giorni dell'umanità, dramma, 1922) e avversò il nazismo (La terza notte di Valpurga, postumo, 1952). Fu anche poeta (Parole in versi, 1916-1930) e studioso di problemi linguistici (La lingua, postumo, 1937).

 

 

 

·                    IL BISOGNO DI AIUTARE

 

E’ fondamentale conoscere l’ Altro come soggetto attivo, con un nome, una storia, una personalità, dei desideri, un punto di vista, delle richieste ma anche delle risorse e delle ricchezze. Si tratta di costruire innanzitutto delle relazioni vere e proprie, con un effettivo confronto e scambio, un dare e ricevere, un chiedere ed un offrire, con più umiltà e meno smania di fare.

Il problema deriva dal fatto che non siamo capaci di rapporti veri, non siamo capaci di confrontarci alla pari. Perché un rapporto alla pari ci esporrebbe molto di più, ci metterebbe molto più in questione.

Noi cerchiamo l’altro solo nella sua debolezza, nel suo star male, nel suo dolore. In questo modo diamo l’imprinting a un relazione in cui l’altro è la vittima passiva che sta male ed è in difficoltà e noi siamo i salvatori.

L’ascolto dell’altro e il rispetto della differenza devono essere anteposti al nostro desiderio di aiutare e di sentirci utili.

 

·                    SOLIDARIETA’ E PROSSIMITA’

 

Chi è il nostro prossimo?Verso chi siamo responsabili?

Siamo responsabili, nel bene e nel male, del modo in cui viviamo, però non possiamo pensare di essere responsabili verso tutti e verso ogni sofferenza nello stesso grado.

Anche in un mondo globale continuiamo ad avere le maggiori responsabilità verso le persone che abbiamo più vicino e con cui abbiamo una relazione diretta e quotidiana di amore, di affetto, di vicinato. In secondo luogo dobbiamo tuttavia riconoscere delle interdipendenze inedite e quindi delle responsabilità “politiche” anche verso persone che abitano molto lontano da noi.

Inoltre le relazioni economiche, i commerci e gli scambi tra pesi possono essere una leve importante per influenzare un contesto socio-politico, richiamando un governo alle proprie responsabilità, impedendo l’instaurazione di regimi repressivi e dittatoriali, o isolando un governo criminale e antidemocratico.

Si tratta di far leva su rapporti esistenti dovuti a vicinanza geografica, a legami storici, a scambi economici e commerciali, per ritagliarsi una propria “geografia” di fraternità e quindi di priorità.

Come suggerisce Pascal Bruckner “una solidarietà effettiva è una solidarietà circoscritta, canalizzata, sul cui fondo appaiono altre solidarietà, ma a puro titolo di orizzonti assunti da altri uomini…una solidarietà che si solidarizza in generale e non è nemmeno capace di dire il nome di quelli cui porta soccorso è chiacchiera da salotto”

La prossimità serve a sapere in che contesto e situazione si sta intervenendo, serve a conoscere meglio i meccanismi presenti in una situazione e a intuire le catene causali e le possibili conseguenze della propria azione o della propria omissione.

 

PASCAL BRUCKNER

Per «dovere di essere felici» io intendo l’ideologia propria degli ultimi cinquant’anni che tende a considerare ogni cosa unicamente nell’ottica del piacevole o dello spiacevole, un consegnarsi all’euforia che relega nella vergogna e nello scontento tutti coloro che non la condividono. Ne consegue un duplice postulato: trarre il miglior partito dalla propria vita; altrimenti ci si angustia, ci si punisce se non se ne è capaci. Questo significa pervertire la più bella cosa che ci sia, cioè la possibilità concessa a ciascuno di decidere il proprio destino e di migliorare la propria esistenza.
Secondo Pascal Bruckner «il dovere di essere felici» è l’ideologia dominante di questi anni, quella che ci impone il godimento a tutti i costi e che ci spinge a valutare ogni cosa in base a piacere e dispiacere. È un’ideologia euforica, che rifiuta la sofferenza e il disagio. E tuttavia il dolore, costantemente messo a tacere, rimosso, negato, risorge là dove non lo attendiamo. Ecco così il paradosso di una società che si vota all’edonismo, ma dove ogni cosa diventa irritazione e supplizio. In questo brillante pamphlet Pascal Bruckner affronta uno dei nodi centrali e irrisolti della nostra contemporaneità: dimostra come il sovversivo sogno illuminista - offrire agli uomini il diritto alla felicità, che i cristiani rimandavano al paradiso - sia diventato un dogma che produce inevitabilmente un’umanità infelice

 

 

 

SOLIDARIETA’ E RESPONSABILITA’

 

Alla fine dunque on si può evitar di chiedersi:gli aiuti umanitari sono all’altezza dei problemi attuali e costituiscono un risposta sensata ed efficace ai problemi posti dalla povertà, dai conflitti, dalla violenza,dai profughi?

Se si fa una valutazione generale degli ultimi decenni la risposta è no . Dobbiamo abbandonare la filosofia degli aiuti,dobbiamo puntare invece a ripensare la solidarietà internazionale sul piano della reciprocità e della responsabilità politica.

L’ideologia umanitaria ha avuto per molto tempo la funzione di pacificare le nostre coscienze, di distoglierci dalle responsabilità che riguardano più strutturalmente e profondamente le società opulente in merito ai disequilibri nord-sud.

Oggi siamo giunti alla consapevolezza che, sul lungo termine, incida maggiormente non il dare di più, ma il prendere di meno.

Soltanto prendendo di meno è possibile lasciare spazio agli altri. Permettere di orientare il proprio futuro, di gestire con responsabilità le proprie risorse.

 

 

QUALCHE PARERE CIRCA LA GLOBALIZZAZIONE

- Grazia La bianca-

La letteratura sulla globalizzazione è attraversata da una controversia di fondo: un primo gruppo di autori sottolinea l’esigenza di una logica dominante, altri individuano invece complesse logiche multicausali della globalizzazione.

Secondo Zigmund Bauman, la globalizzazione divide quanto unisce. Divide mentre unisce e le cause della divisione sono le stesse che dall’altro lato promuovono l’uniformità del globo.

Secondo lo studioso Cooley la comunicazione è il sistema mediante cui la società si organizza, è il meccanismo grazie al quale le relazioni umane si estendono e si sviluppano. Egli vede nelle nuove comunicazioni un’era di progresso morale.

Secondo lo studioso Domenico De Masi la globalizzazione è l’esito di una perenne tendenza umana ad esplorare e colonizzare tutto il territorio.

La globalizzazione per Anthony Gidens è il frutto della separazione dello spazio e del tempo; viene definita come “L’intensificazione di relazioni sociali mondiali che collegano tra loro località distanti facendo in modo che gli eventi locali vengano modellati dagli eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza e viceversa”.

Secondo l’approccio di Theodor Levitt l’era della globalizzazione è l’epoca della omogeinizzazione dei bisogni e della standardizzazione dei prodotti.

 L’analisi di Armando Mattelart si sviluppa lungo i concetti fondamentali della guerra , del progresso, e della cultura che sono considerati elementi cruciali dell’attuale configurazione comunicazione-mondo.

Lo studioso Marshall McLuhan ha introdotto il concetto di “villaggio globale” usato per descrivere la situazione contraddittoria in cui viviamo:

il villaggio esprime qualcosa di piccolo mentre globale sta a significare l’intero pianeta.

George Ritzer identifica la globalizzazione con la “Mc Donaldizzazione“.

 Roland Robertson propone di sostituire il concetto di globalizzazione culturale con quello di localizzazione che sintetizza i concetti di globalizzazione e localizzazione. Per Robertson la globalizzazione non comporta una riduzione della cultura perchè la produzione di massa di simboli e informazioni culturali non conduce al sorgere di quella che potrebbe definirsi “cultura globale” ma semmai ad una mondo di merci.

 

IL CONTRIBUTO DEI NOSTRI CANTAUTORI

 

Fabio Concato:

”Quando sarò grande”

Prendimi per mano

Dimmi che cambierà

Che il treno si è fermato ma ripartirà

Fammi giocare ancora sopra i campi se ce n’è.

Dimmi che mi terrai con te.

Fammi vedere il mare prima che cambi il suo colore

Dimmi che posso vederti pescare.

Prendimi per mano

Dimmi che cambierà

Che si potrà dormire col cuore in pace;

lontano da imbecilli che ci fanno saltare il mondo

dimmi che potrò giocare ancora

che posso continuare

a mettere briciole sul balcone.

E farò come mi hai insegnato:

avrò fiducia in quelli che verranno

e chi ha distrutto e chi ha rubato sarà lontano,

sarà disarmato.

Quando sarò grande

Lo so che cambierà

Avrò un lavoro che mi piacerà

Ed una casa che è sempre rivolta verso il sole

Luce che mi fa bene al cuore

E sarà più bello anche il mio futuro amore.

E farò come mi hai insegnato

Combatti sempre chi ti porta via

La pace l’aria e la speranza

Vedrai il futuro sarà migliore.

 

Eugenio Finardi

"Extraterrestre"

C'era un tipo che viveva in un abbaino per avere il cielo sempre vicino

voleva passare sulla vita come un aeroplano perché a lui non importava niente

di quello che faceva la gente

solo una cosa per lui era importante e si esercitava continuamente

per sviluppare quel talento latente

che è nascosto tra le pieghe della mente

e la notte sdraiato sul letto, guardando le stelle dalla finestra nel tetto con un messaggio voleva prendere contatto, diceva:

'Extraterrestre portami via voglio una stella che sia tutta mia

extraterrestre vienimi a cercare voglio un pianeta su cui ricominciare!"

Una notte il suo messaggio fu ricevuto

ed in un istante è stato trasportato senza dolore

su un pianeta sconosciuto

c'era un po' più viola  del normale un po' più caldo il sole,

ma nell'aria un buon sapore è terra da esplorare,

e dopo la terra il mare un pianeta intero con cui giocare

e lentamente la consapevolezza mista ad una dolce sicurezza

 l'universo è la mia fortezza!

"Extraterrestre portami via voglio una stella che sia tutta mía

 extraterrestre vienimi a pigliare voglio un pianeta su cui ricominciare!"

Ma dopo un po' di tempo la sua sicurezza

comincia a dare segni di incertezza

si sente crescere dentro l'amarezza

perché adesso che il suo scopo è stato realizzato

si sente ancora vuoto si accorge che in lui niente è cambiato

che le sue paure non se ne sono andate anzi che semmaí sono aumentate

dalla solitudine amplificate

e adesso passa la vita a cercare ancora di comunicare con qualcuno

 che lo possa far tornare, dice:

"Extraterrestre portami via voglio tornare indietro a casa mia

extraterrestre vienimi a cercare voglio tornare per ricominciare!"

 “Extraterrestre portami via voglio tornare indietro a casa mia

 Extraterrestre non mi abbandonare voglio tornare per ricominciare!

 

 

“NON VI E' LIMITE ALLA CRUDELTA' CHE GLI UOMINI

INFLIGGERANNO PER AMORE DEL DENARO"

 (B.Russel).

 

 

 

 

 

 

 

 

Hanno collaborato all’elaborazione di questo progetto:

Elena Colonna

Eleonora Cassano

Lara Leone

Laura Ventura

Leonardo Lo vecchio

Grazia La bianca

 

Classe III E anno accademica 2002-2003

 Diretti dalla Prof.ssa  Leporino

 

·sono in elaborazione i lavori di:

·Francesca Angoscia

·Flavia Galullo

·Marialuigia Girone