IMPEGNO

 

SOCIALE

 

a cura di :         Pennetta Irene

                                 Giovanni Gaudenzi

                             Ricchizzi Chiara

                                  Santamato Stefano

 

 

 

 

 

INDICE

 

¨                       PREFAZIONE (pag.3)

 

¨                       MEDICI SENZA FRONTIERE (pagg. 4-10)

Pennetta Irene

 

¨                       BANCO ALIMENTARE (pagg. 11-16)

            -Cos’è, come funziona-

Giovanni Gaudenzi

 

¨                       BANCA ETICA (pgg.17-18)

            -L’idea, la storia-

Ricchizzi Chiara

 

¨                       BANCA DEL TEMPO (pgg.19-21)

Santamato Stefano

 

 

¨                       BIBLIOGRAFIA (pag.22)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PREFAZIONE

Il nostro gruppo si propone come obiettivo, dopo un’accurata e attenta ricerca, di far conoscere associazioni e cooperative socialmente utili e sensibilizzare l’opinione pubblica, circa le finalità benefiche del volontariato.

Secondo le Banche Dati Consumi Abacus, le persone che prestano attività d’assistenza o volontariato sono circa 7.500.000, equivalente al 15% della popolazione italiana adulta.

Nell’ambito delle attività di volontariato, la più importante è quella riguardante gli anziani; infatti il 26% dei volontari presta la propria opera in questo campo, seguito a ruota, da opere di sostegno ai portatori di handicap.

Anche il problema sociale legato all’immigrazione, vede impegnato un considerevole numero di volontari (14%): la stessa percentuale di coloro che offrono assistenza ai malati o ai malati terminali; i problemi della tossicodipendenza infine impegnano circa il 10% dei volontari, circa il pari di quelle legati all’alcolismo. In coda troviamo le attività legate all’ambiente che occupano l’8% dei volontari.

Fra le tante associazioni di volontariato Onlus (organizzazioni non lucrative delle attività sociali) prendiamo in esame “Medici senza Frontiere”, “Banco Alimentare”, “Banca del Tempo”, “Banca Etica”.

·        Medici senza Frontiere è un’associazione privata internazionale sorta per prestare aiuto sanitario alle popolazioni in difficoltà e per testimoniare le violazioni dei diritti umani che constata durante le sue missioni. Neutrale politicamente, ha un Fondo Progetti che viene alimentato dalle donazioni provenienti da tutto il mondo.

·        Banco Alimentare è un’associazione che si ripropone di valorizzare le eccedenze alimentari a scopo benefico, ridistribuendole ad enti ed iniziative che ,in Italia, si occupavano d’assistenza e d’aiuto ai poveri ed agli emarginati. Banca Etica è una Banca popolare che nasce per l’esigenza dei risparmiatori di una più consapevole e responsabile gestione del proprio denaro che s’è incontrata con realtà socio-economiche che avevano come finalità la realizzazione del bene comune. “il suo obiettivo è raccogliere tra i soci risparmio e prestarlo a chi è in difficoltà o a chi propone progetti con finalità sociale.” Opera in campo sociale, ambientale-ecologico e culturale.

·        Banca del Tempo è un’associazione attraverso la quale volontari mettono a disposizione, per chi ne necessità, ore impiegabili in diverso modo: “dalla casalinga che prepara una torta al musicista che insegna a suonare il sax”

 

 

“VOLONTARIATO VUOL DIRE CAPIRE CHE ‘GLI ALTRI’ SIAMO NOI ‘TUTTI’ E CHE DENTRO QUESTO ‘NOI TUTTI’ CI SEI ANCHE TU.

INSOMMA: CHE TU SEI TUTTI E TUTTI SIAMO TE”

(Mafalda)

MEDICI  SENZA  FRONTIERE

 

 

IMMAGINE

 

 

 

 MSF

 
 

 


Medici senza frontiere è un’associazione internazionale privata nata per offrire soccorso sanitario alle popolazioni in pericolo e testimoniare delle violazioni dei diritti umani cui assiste durante le sue missioni.

·  MSF è indipendente e non è legata a partiti politici o a confessioni religiose

·  Non ha scopo di lucro

·  Agisce secondo l’universale etica medica senza discriminazione alcuna di razza, religione, sesso od opinioni.

MSF chiede che il diritto all’assistenza sia rispettato e che le sia garantita piena libertà di svolgere le sue missioni. MSF si mantiene con le donazioni di oltre 2 milioni di persone. L’ufficio internazionale è a Bruxelles e vi sono altre 18 sedi nel resto del mondo. Le sedi nazionali reclutano i volontari, promuovono l’associazione, le campagne di stampa e di sensibilizzazione, fanno raccolta fondi cooperando al finanziamento e allo svolgimento delle missioni.

Il totale dei progetti nel mondo, circa 400, sono stati finanziati da tutte le 18 sezioni internazionali di MSF.

In particolare l’MSF Italia ha contribuito a finanziare progetti in 37 paesi su un totale di 90 paesi.

 

 

Cos’è il Fondo Progetti

È un fondo che ci permette di utilizzare al meglio le donazioni per i progetti di missioni. Non sempre si può prevedere quanti fondi arriveranno alla fine dell’anno; avere questa riserva ci permette di portare avanti progetti non ancora finanziati e di utilizzare risorse per quei contesti che hanno grande difficoltà ad essere sostenuti. Attualmente il fondo rappresenta meno di 3 mesi d’attività nelle missioni.

 

 

 

 

 

 
 


 

 

Quello che possiamo realizzare grazie a te

·        Assistenza a lungo termine a chi non ha accesso alle cure

Più della metà dei progetti di MSF sono a lungo termine, in quei paesi dove le strutture sanitarie sono inaccessibili o inesistenti. Il primo obiettivo è formare il personale locale, riabilitare ospedali e dispensari, organizzare e finanziare programmi di vaccinazione.

 

·        Controllare e prevenire le epidemie

Malattie che si credevano vinte come la meningite, il colera, la polio, morbillo e la febbre gialla fanno ancora migliaia di vittime. In quanto organizzazione medica d’urgenza, MSF dispone di personale pronto a partire 24 ore su 24. gli specializzati, tecnici e logistici, sono in grado di organizzare immediate campagne di vaccinazione e soprattutto, sistemi di “pre-allarme” per prevenire le epidemie.

 

·        Assistere chi non ha accesso alle cure sanitarie nelle città

Nei situazione urbani, i più deboli si installano, necessariamente, nei bidonville dove la promiscuità e mancanza d’igiene creano le condizioni ideali per le malattie infettive. Bambini di strada, senza tetto e prostitute sono i simboli di questa miseria. MSF porta assistenza sanitaria a questi gruppi svantaggiati.

 

 

 

·        Assistere le vittime dei conflitti

Le guerre ci sono sempre state nel nostro pianeta: alcune sono mediatizzate, altre meno, altre non lo sono affatto. In ogni guerre migliaia di civili hanno urgente necessità di cure. Assicurare l’accoglienza negli ospedali, distribuire medicine, installare e mantenere i blocchi operatori, formare il personale locale…questo è il pane quotidiano dei MSF.

 

·        Accogliere i rifugiati negli angoli più sperduti del mondo

I conflitti e le carestie provocano la fuga di migliaia di persone alla ricerca di una terra che li possa accogliere con un po’ di cibo e acqua. MSF si fa carico dell’assistenza medica e logistica di questi esiliati. Curare, nutrire, vaccinare e assicurare l’igiene per questi esseri umani che hanno perduto tutto in poche ore.

 

·        Agire rapidamente in caso di catastrofi naturali

Terremoti, inondazioni, eruzioni vulcaniche…il numero delle vittime aumenta molto rapidamente. Agire subito con mezzi adeguati. Grazie ai kit d’urgenza standardizzati e sempre disponibili in manuali pratici e formativi basati sull’esperienza concreta in quei contesti, al tuo sostegno costante MSF sono immediatamente opera

 

 

 

HIV/AIDS

L’AIDS è diventata una minaccia per l’esistenza stessa di molte popolazioni. Circa 40milioni di persone nel mondo, di cui il 95% nei paesi in via di sviluppo, sono attualmente colpite dall’HIV. In alcuni paesi più poveri, un adulto su cinque è sieropositivo. Ma se le scoperte mediche hanno portato speranza e vita nel mondo industrializzato, i farmaci che prolungano la vita restano fuori dalla portata per la maggioranza dei sieropositivi. La lotta contro la pandemia d’AIDS richiede battaglie su molti fronti. Le attività di prevenzione, le cure palliative, la riduzione del rifiuto sociale, l’assistenza a domicilio, la prevenzione della trasmissione materno-fetale, la cura delle infezioni opportunistiche e la terapia antiretrovirale sono tutti elementi importanti di questa lotta. Ma senza i farmaci appropriati, le iniziative di prevenzione sono estremamente limitate e la cura è impossibile.

Dall’autunno 2002, i farmaci essenziali per l’AIDS sono più accessibili grazie alla concorrenza internazionale fra i produttori di generici e i produttori di specialità farmaceutiche. Ora la terapia per l’AIDS costa solo 295dollari per paziente all’anno. Rispetto ai 10.000dollari dell’anno scorso. Sono ora necessarie la mobilitazione della volontà politica nella distribuzione di questi farmaci e le cure complete ai milioni di persone che ne hanno bisogno. I paesi in via di sviluppo avranno bisogno del sostegno finanziario dei paesi ricchi per mettere in atto dei programmi di cura validi.

 

Rendere le cure disponibili

 “ Da quando ho cominciato la cura, mi sento sempre meglio, è un miracolo! Posso raccogliere la legna per il fuoco, posso addirittura andare a piedi all’ospedale da sola e sono due ore di cammino. Non mi pesa prendere le medicine due volte al giorno e andare all’ospedale una volta alla settimana perché sono perfettamente cosciente che questo trattamento mi sta salvando la vita” –Dorothy, una giovane affetta da HIV/AIDS in Malawi. Le difficoltà nella cura dell’AIDS in ambienti poveri di risorse sono la diffusa mancanza di diagnosi, la mancanza d’esperienza dei responsabili sanitari nella cura dell’HIV e la mancanza di risorse per le organizzazioni di persone affette dall’AIDS. I problemi legati alla terapia stessa sono i complessi regimi di cura, i farmaci con effetti collaterali fastidiosi pericolosi e la necessità di un attento controllo medico.

Tuttavia in un numero sempre maggiore di paesi in via di sviluppo, queste sfide sono state accettate. I governi nazionali e le organizzazioni non governative hanno cominciato a somministrare la terapia triplice in alcuni paesi in via di sviluppo con dei risultati molto incoraggianti.

In molti paesi del mondo, le persone affette da HIV/AIDS hanno formato delle organizzazioni per ottenere l’accesso alla cura. Alcuni di questi tentativi sono riusciti. In Costa Rica , nel 1997, un gruppo di malati d’AIDS, in seguito ad un processo contro il governo, ha ottenuto l’accesso ai farmaci antiretrovirali per tutti i malati d’AIDS. In Guatemala, MSF ha sostenuto l’elaborazione di una legge relativa all’AIDS che vieta la discriminazione e garantisce ai malati d’AIDS il diritto ad una cura adeguata.

Inoltre, alcuni paesi hanno trovato delle soluzioni per ridurre il costo degli antiretrovirali. Spinto da un forte movimento di attivisti, il governo del Brasile ha incominciato a produrre antiretrovirale non brevettati. La produzione di generici da parte delle società statali, insieme all’acquisto in blocco di antiretrovirali importati, ha abbassato i costi dei farmaci del 79% tra il 1996 e il 2000. Confrontato con gli altri prezzi dei farmaci brevettati, il governo brasiliano ha minacciato, nel caso in cui le compagnie farmaceutiche non li avessero abbassati, di non tenere conto dei brevetti attraverso l’emanazione di una licenza obbligatoria,. Questa strategia ha ridotto in modo drastico i prezzi dei farmaci brevettati.

Oggi quasi tutti i Brasiliani hanno accesso alla cura, tra il 1996 e il 1999, la mortalità provocata dall’AIDS è scesa di oltre la metà. Oltre a prolungare la vita dei pazienti, la terapia ha anche permesso al governo di risparmiare 472 milioni di dollari tra il 1997 e il 1999 nei ricoveri e nella cura delle informazioni opportunistiche.  

 

 

 

 

 

MSF e l’HIV/AIDS

Attualmente MSF gestisce o sostiene più di 20 programmi di lotta all’AIDS, in Africa, in Asia, in Europa, in America Latina. I programmi medici includono le iniziative di prevenzione, la consulenza e i test volontari e il sostegno psico-sociale e la cura delle infezioni opportunistiche con i farmaci essenziali. Alcuni di questi programmi si concentrano sulla riduzione della trasmissione materno-fetale del virus. Inoltre MSF ha lanciato 9programmi di terapia antiretrovirale in sette paesi (Cambogia, Camerun, Guatemala, Kenya, Malawi, Sudafrica e Thailandia) e al momento ha circa 700 pazienti in cura. Programmi simili sono pianificati anche in altri paesi. Nel febbraio 20001, MSF e il Ministero della Sanità del Kenya hanno firmato un accordo per l’introduzione della terapia antiretrovirale nel programma di MSF a Homa Bay, in Kenya. Il primo paziente ha iniziato il trattamento il 15 novembre 2001. in Guatemala, MSF ha contribuito al lancio di tre programmi di terapia antiretrovirale per bambini e adulti affetti da AIDS a Hospicio San Josè, nella clinica per la famiglia Luis Angel Garcia, l’ospedale San Juan de Dios e all’ospedale Roosevelt di Città del Guatemala, tre centri guatemaltechi che si occupano dei pazienti malati di HIV/AIDS. Dal ’97, MSF lavora nel reparto di malattie infettive dell’ospedale Norodom Sihanouk di Phnom Penh, in Cambogia, occupandosi della cura dei pazienti e delle prevenzioni delle infezioni opportunistiche per i degenti e i pazienti ambulatoriali.

 

 

Alcuni dati relativi all’AIDS (*)

·        Nel mondo vivono 42milioni di persone infettate dall’AIDS, la maggior parte di loro (70%) vivono nell’Africa subsahariana. I bambini al di sotto dei 15 anni colpiti dal virus sono 3,2milioni. La seconda regione per prevalenza di persone infettate è la regione caraibica.

·        Le persone che si sono infettate nel 2002 sono 5milioni, 800mila di loro sono bambini al di sotto di 15anni, che hanno per lo più contratto la malattia durante la gravidanza, il parto, o l’assunzione del latte materno.

·        Mortalità: nel 2001 sono morte di aids 3,1milioni di persone, di cui 610mila bambini. Nel mondo l’AIDS è la quarta causa di morte, ma nei paesi dell’Africa subsahariana è di gran lunga la prima.

·        A causa dell’AIDS sono orfani 13milioni di bambini, la gran parte africani.

 

*FONTE: Statistiche UNAIDS 2002

 

 

 

Il diritto alla salute? Solo per i Paesi ricchi.

 

Parte una campagna di sensibilizzazione

ROMA (CNN) -- Le malattie infettive seminano morte nei Paesi poveri più di guerre e carestie; eppure l'accesso ai farmaci è un diritto che i poveri del mondo devono ancora conquistare: l'associazione Medici senza Frontiere ha lanciato oggi in Italia la sua campagna per l'accesso ai farmaci essenziali, "una campagna per chi non ha ancora conquistato il diritto alla salute", cui l'organizzazione ha deciso di destinare i fondi del Premio Nobel per la Pace di cui è appena stata insignita.

Diarrea, polmonite, tubercolosi, aids sono solo alcune delle malattie infettive, oggi curabili, che continuano a seminare morte nei paesi poveri, più di guerre e carestie. Ogni anno muoiono 17 milioni di persone: l'1,2 per cento nei Paesi ricchi e il 43 per cento in quelli in via di sviluppo (Pvs).

E oltre la metà della popolazione dei Pvs non ha accesso ai farmaci, perché troppo costosi oppure non disponibili per lo scarso interesse delle aziende farmaceutiche.

I dati sono stati resi noti dal presidente e dal direttore esecutivo di Msf Italia, Carlo Urbani e Nicoletta Dentico, e dal coordinatore internazionale dell'iniziativa Bernard Pecoul nella conferenza stampa di presentazione della campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica al problema dell'accesso ai farmaci.

 

Si investe solo per le malattie dei Paesi ricchi

Su 1.223 nuovi farmaci commercializzati tra il '75 e il '97 solo 11 combattono malattie tropicali e solo lo 0,2 per cento della ricerca riguarda patologie come Tbc o polmonite che rappresentano il 18 per cento delle malattie ogni anno. Il 90 per cento del denaro investito in ricerca è per malattie che riguardano il 10 per cento della popolazione del pianeta.

Un paradosso su tutti: ogni anno le aziende farmaceutiche stanziano fondi giganteschi per patologie come obesità o impotenza, mentre malaria e Tbc, che da sole uccidono cinque milioni di persone l’anno nei Pvs, non attirano alcun finanziamento. Un altro esempio è quello della malattia del sonno, patologia neurologica endemica in Africa ma curabile con il farmaco Dfmo: non è più prodotto perché poco redditizio.

La causa di tutto ciò? La ricerca sulle malattie che colpiscono i Paesi poveri è quasi cessata perché le multinazionali, denuncia Mfs, non hanno interesse ad investire miliardi in farmaci destinati a mercati "non paganti".

 

L'ostacolo dei brevetti

Ma c'è anche un'altra faccia della medaglia: per varie patologie, dall'AIDS alla malaria, i farmaci esistono, ma costano troppo per essere accessibili nei Pvs. L'ostacolo, oltre che economico, affermano i responsabili di MSF, è soprattutto politico e sta nell'attuale formulazione degli accordi mondiali del commercio. Il sistema dei brevetti conferisce infatti alle case farmaceutiche il monopolio sui farmaci, permettendo loro di fissare prezzi elevati (calibrati sui Paesi ricchi) e uguali ovunque. Ma è giusto che un farmaco abbia lo stesso prezzo a Nairobi e a Milano? Da qui la campagna MSF, per riconoscere il diritto alla salute anche al Sud del mondo. La soluzione è politica, ha concluso Dentico, "ma il primo passo è sensibilizzare l'opinione pubblica, ognuno di noi".

 

 

 

 

 

BANCO  ALIMENTARE

 

 

“Quello che mi scandalizza non è che esistano i ricchi e i poveri, è lo spreco”

(Madre Teresa di Calcutta)

 

La Fondazione Banco Alimentare, attraverso i 17 banchi alimentari regionali, raccoglie nei propri magazzini prodotti alimentari delle principali aziende e li distribuisce gratuitamente ad Enti ed associazioni caritative presenti in Italia.

Il Banco alimentare aiuta più di 6000 associazioni che si occupano direttamente dell’assistenza a poveri ed emarginati. In questo modo l’opera della fondazione raggiunge circa 1milione di persone.

Il primo Banco alimentare nasce a Phoenix, in Arizona, 30 anni fa, grazie a John van Hengel che si mise a raccogliere dai negozi e dai ristoranti il surplus di cibo avanzato, alla fine di ogni giornata, per donarlo ai poveri della sua città. Nel 1967 fondò ufficialmente la St. Mary’s Food bank. Il primo in Europa nasce a Parigi nel 1984, questo dà l’avvio alla Federazione Europea dei Banchi Alimentari.

Il Banco alimentare ha origine in Italia nel 1989, fin dalla sua origine nasce come realtà umanitaria specializzata nella raccolta e nella distribuzione a titolo gratuito di generi alimentari. Si pone al servizio delle aziende del settore che abbiano problemi di stock ed eccedenze, e delle associazioni ed enti assistenziali che distribuiscono pasti o generi alimentari in via continuativa.

 

 

Come funziona il Banco Alimentare

I destinatari

Un’apposita convenzione sottoscritta con degli enti associati, con la fondazione del Banco alimentare, sancisce l’impegno a distribuire gratuitamente tutti i generi alimentari ricevuti dalle aziende donatrici a coloro che:

·  Presentino un carattere sociale caritativo ed umanitario volto al reinserimento dei bisognosi

·  Dispongano di locali adeguati ad un’accoglienza dignitosa

·  S’impegnino formalmente a non utilizzare le derrate a fini commerciali e ad astenersi dall’impiego fraudolento dei viveri ricevuti.

 

Le fonti di approvvigionamento sono:

·  Enti pubblici

·  Industria agroalimentare

·  Grande distribuzione

·  Ristorazione collettiva

·  Mercati generali

 

Un’eccedenza di prodotti alimentare può verificarsi a diversi livelli:

·  Prodotti non commerciabili per difetti estetici e di packaging

·  Sovrapproduzione agricola

·  Prodotto che per l’errato posizionamento di marketing non hanno avuto successo

·  Accumuli di invenduto presso i depositi della grande distribuzione

·  Sovrapproduzione invendibile perché prossimo al termine di consumo sbagliato

 

 

 

Tra le motivazioni che generano un’eccedenza alimentare presso un’azienda sono:

·  Confezionamento: il prodotto presenta difetti evidenti nella confezione

·  Attività promozionale: il prodotto è stato concepito come un elemento di campagna promozionale che s’è conclusa o non è stata interamente realizzata

·  Campionature: il prodotto è stato concepito come campione gratuito di cui è vietata la vendita; al termine della campagna promozionale residuano dei quantitativi di campioni

·  Stagionalità: il prodotto viene consumato quasi esclusivamente in un particolare periodo dell’anno; cessato tale periodo, ancora commestibile, non è più commercializzato

·  Prossimità della data di scadenza: i prodotti presentano una data consigliata dall’azienda entro la quale consumare il prodotto così grande da guastare appieno le sue caratteristiche, se tale data è troppo vicina a quella d’acquisto la catena distribuitiva non accetta la partita

 

Nel 2001 sono stati 43.979.439 i chili raccolti con un incremento di più del 26% al 2000.

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 Le principali tipologie di prodotti raccolti nel 2001:

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il Banco Alimentare aiuta oggi (dati al 31.12.2001) più di 6.632 associazioni che si occupano direttamente dell’assistenza a poveri ed emarginati.

1.050.630 persone ricevono quotidianamente cibo dal Banco Alimentare.

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Ogni Banco Alimentare Regionale si impegna a fornire gratuitamente gli alimenti raccolti ad enti ed associazioni caritatevoli con i quali è stata stilata un’apposita convenzione. Gli Enti convenzionati devono:

·        Presentare un carattere sociale, caritativo ed umanitario volto all’inserimento dei bisognosi

·        Disporre di locali adeguati ad un’accoglienza dignitosa

·        Impegnarsi formalmente, pena la risoluzione della convenzione, a non utilizzare le derrate e fini commerciali ed astenersi dall’impegno fraudolento dei viveri ricevuti (come la distribuzione a persone non bisognose)

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La Legge del Buon Samaritano

 

disciplina della distribuzione dei prodotti alimentari a fini di beneficenza”

 

ART. 1

(distribuzione dei prodotti alimentari ai fini di beneficenza)

 

      1. Le organizzazioni di volontariato iscritte negli appositi registri tenuti dalle regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano nonché le Onlus e gli Enti religiosi che effettuano, a fini di beneficenza, distribuzione gratuita agli indigenti di prodotti alimentari, sono equiparate, ai fini del corretto stato di conservazione e trasporto, deposito ed utilizzo degli alimenti, ai consumatori finali.

 

    2. I luoghi, il personale ed i mezzi utilizzati per l’esercizio dell’attività di cui al comma 1 non sono soggetti alle vigenti autorizzazioni e controlli sanitari.

 

 

Che cos’è la Legge del Buon Samaritano

In Italia il decreto legge del Buon Samaritano viene proposto e sostenuto per incoraggiare le donazioni di cibo pronto e non consumato nell’ambito della ristorazione collettiva.

Ogni anno, infatti, tonnellate di alimenti per un valore pari a miliardi di euro finiscono in pattumiera senza che sia possibile un loro riutilizzo. Questi i numeri dello spreco nazionale, a fronte dei quali troviamo il dato che indica un aumento degli utenti delle diverse mense per i poveri sul territorio e il proliferare di nuove forme di povertà. Il Disegno di legge del Buon Samaritano ha origine quindi dalla necessità di ridare valore al cibo che quotidianamente viene gettato e di facilitare l’attività delle organizzazioni di volontariato finalizzata alla distribuzione di viveri e generi alimentari agli indigenti. Il decreto equipara il consumatore finale alle organizzazioni di volontariato che effettuano, a fini di beneficenza, distribuzione gratuita ai bisognosi prodotti alimentari. In tal modo, coerentemente con la normativa vigente, che già regolamenta la figura del consumatore finale, è possibile sollevare le predette organizzazioni di volontariato da tutti quegli adempimenti burocratici che, di fatto, rendono più complessa l’assistenza agli indigenti. Assistenza che spesso viene svolta in tempi che fanno dell’urgenza il proprio termine quotidiano di paragone.

 

Promotori

La prima dei protagonisti della storia italiana della Legge del Buon Samaritano è Cecilia Canepa. La signora Canepa scandalizzata dalla quantità di cibo che vedeva buttato ogni giorno fuori dalla mensa scolastica dei figli, tre anni fa decise che doveva mobilitarsi. Per prima cosa capì che era necessaria un’azione a livello istituzionale e legislativo, che creasse anche in Italia le garanzie giuridiche che permettessero il recupero del cibo sprecato. La prima mossa fu il contatto con il no profit magazine Vita, e il coinvolgimento del suo direttore editoriale Riccardo Bonacina, che facilitò l’incontro fra la signora Canepa e il Banco Alimentare, organizzazione che opera da anni contro la fame e lo spreco, recuperando le eccedenze alimentari. Il Banco Alimentare vede il coinvolgimento del presidente Don Mauro Inzoli e del direttore generale Marco Lucchini, consapevoli dello spreco quotidiano. Sul piano giuridico due sono le figure determinanti: Mario Ciaccia, già magistrato e capo di gabinetto del ministro Urbani, e l’ex presidente della corte costituzionale Cesare Mirabelli. I due si fanno carico della stesura della proposta di legge. Questa legge fa leva su un’idea semplice e risolutiva: le organizzazioni di volontariato sono considerate al pari del consumatore e destinatario finale, il quale non è tenuto a rispettare tutti i vincoli imposti dalla normativa igienico-sanitaria vigente nel nostro paese.

 

 
 
ITER LEGISLATIVO E PROSPETTIVE

·        Nel settembre 2000 il gruppo di promotori della legge si mette all’opera e in 18 mesi il disegno di legge viene preparato.

·        Il 2 agosto 2002 la proposta viene approvata dal Presidente del consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

·        Nel settembre 20002 il disegno di legge giunge alla prima Conferenza Stato-Regione e riceve parere favorevole.

·        Nell’ottobre dello stesso anno vengono inclusi fra i soggetti beneficiari gli Enti Ecclesiastici e le Onlus. Ora toccherà al Parlamento.

 

 

 

 

 

BANCA ETICA

 

 

 

L’idea

Qualche anno fa molte organizzazioni del volontariato e della solidarietà sociale, iniziarono ad interrogarsi sul ruolo del denaro, della finanza e dell’impresa. Si sentì allora l’esigenza di uno sviluppo umano e sociale ove la produzione della ricchezza e la sua distribuzione si fondassero su valori della solidarietà civili piuttosto che sull’imperativo dell’efficienza.

Nacque così l’idea di Banca Etica, una banca intesa come punto d’incontro fra risparmiatori che condividevano l’esigenza di una più consapevole e responsabile gestione del proprio denaro e quelle realtà socio-economiche che avevano come finalità la realizzazione del bene comune.

 

 

 

La storia

Le prime esperienze di finanza etica in Italia sono state le cooperative MAG (mutue per l’autogestione); il loro obiettivo era, ed è, quello di raccogliere, tra i soci risparmio e prestarlo a chi è in difficoltà o a chi propone particolari progetti con finalità sociale. Esse, nella valutazione della concessione del fido, verificano l’impatto sociale ed ambientale dei progetti piuttosto che le garanzie patrimoniali degli affidatari. I settori d’intervento della MAG sono:

·  Solidarietà sociale: progetti d’inserimento di soggetti svantaggiati o disabili nel mondo del lavoro;

·  Ambiente ed ecologia: progetti di raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti, di produzione, distribuzione di prodotti biologici e naturali

·  Attività di promozione/animazione sociale e culturale: sostegno e stimolo d’attività creative artistiche.

 

Lo sviluppo della MAG è realizzato da alcuni interventi legislativi:

·  1991 legge antiriciclaggio: limita l’attività d’impiego di denaro solo a quelle organizzazioni che possiedono un capitale pari o superiore ad 1 miliardo di lire.

·  Introduzione del Testo Unico in materia bancaria e creditizia: solo le aziende bancarie sono abilitate a raccogliere il risparmio delle persone fisiche.

Quest’ultimo provvedimento costrinse la MAG a coinvolgere alcune tra le realtà più significative del mondo della cooperazione sociale, del volontariato e delle associazioni, per dare vita alla prima banca italiana avente come scopo il sostegno di un modello di sviluppo attento ai bisogni dell’uomo e dell’ambiente.

 

Il Patrimonio Sociale è costituito:

·  Capitale sociale

·  Riserva legale

·  Riserva statuaria

·  Ogni altra riserva o fondo senza specifica destinazione, comunque denominati.

 

 

 

Si può dire che

La Banca Etica è una Banca Popolare. Questa è la forma giuridica che le permette di operare a livello nazionale, tenendo fede ai principi fondati dalla cooperazione e dalla solidarietà.

Con il principio “una testa, un voto” viene sancita la supremazia del socio ,in quanto persona, sul capitale finanziario. Solo i soci potranno possedere, vendere acquistare azioni della banca. Banca Etica ha avuto l’autorizzazione ad operare da parte della Banca d’Italia nel dicembre 1998 e ha aperto il primo sportello l’8 marzo 1999.

 

 

 

 

Il Comitato Etico

L’Assemblea dei soci tenutasi a Milano il 18\05\02 ha eletto i 7 nuovi membri del Comitato etico che hanno funzione consultiva e propositiva.

 

 

 

 

 

 

LA BANCA DEL TEMPO

 

La banca del tempo è un sistema in cui le persone scambiano reciprocamente attività, servizi e saperi.

Chi aderisce specifica quali attività e/o servizi intende svolgere e accende un proprio conto corrente, come in una banca, dove però al posto degli euro si depositano ore.

Chi ha offerto un servizio acquisirà un credito d’ore e sarà in grado di spenderle ricevendo altri servizi. Nella BDT non è necessario restituire un servizio esattamente a colui che l’ha fornito: è un sistema aperto e non si contraggono con qualcuno in particolare.

Chi scambia compie un gesto molto importante: libera il tempo. Lo libera da ogni equazione economica: nella BDT un ora vale sempre un ora a prescindere dal servizio scambiato; lo libera per se stesso per imparare a darlo con fiducia e a riceverlo senza sensi di colpa.

Nessuno quando scambia perde del tempo.

 

 

 

Chi partecipa alla BDT lo fa per molteplici ragioni:

·  Per avere un miglior rapporto con un bene che tutti possediamo e che spesso gestiamo male: il tempo

·  Nello scambio si da per avere e si riceve per offrire

·  Allargare la propria rete amicale e di parentela

·  Confrontarsi con realtà a noi non affini senza pregiudizi

·  Realizzare concretamente uno spazio in cui è garantita reale parità fra tutti i soggetti

·  Non si tiene conto del valore dell’attività scambiata: si mette sullo stesso piano la casalinga che prepara le torte e il musicista che insegna a suonare il sax.

·  Partecipare ed essere cittadino attivo.

 

 

 

 

Ma che cosa ci si scambia nella BDT, una volta registrati?

Di tutto: dai favori tipici che una volta facevano i buoni vicinati, (annaffiare e curare le piante mentre si è in vacanza o accudire il gatto), al classico aiuto nei lavori domestici o come baby-sitter, dai lavoretti artigianali sempre più preziosi (come rammendare i panni o fare un maglione ai ferri) al noleggio d’attrezzature casalinghe di tutti i tipi: il tagliaerba per il giardino al personal computer.

Chi entra in una BDT può immediatamente usufruire di questi servizi senza pagare e senza indebitarsi in alcun modo. Basta staccare un assegno con la cifra, rigorosamente in valuta locale di quanto s’è pagato per il servizio: l’assegno finisce registrato nella banca dati della BDT e su quella cifra non dev’essere pagato alcun interesse. L’importante è che il debitore, o meglio, il nuovo membro possa servire a sua volta un servizio alla comunità e allora alla fine anche lui incasserà assegni in valuta locale che andranno a compensare i suoi debiti.

Proprio la caratteristica di poter aderire a questo sistema senza dare garanzie di reddito, ma potendo pagare in natura i proprio debiti ne spiegano il gran successo di quest’organizzazione. In Gran Bretagna, per esempio, le BDT sono passate da 5 (nel 1991) alle 300 d’oggi.

Un’ultima importante componente della presa della BDT è il fatto che vi si possono scambiare servizi o professionalità che non hanno prezzo sul mercato tradizionale.

 

 

 

Costituirsi formalmente come associazione BDT

Nella realtà italiana, escludendo le esperienze di BDT nate come servizi della pubblica amministrazione, le altre sono nate prevalemntemente come gruppi informali che hanno agito godendo della promozione di comuni e associazioni culturali e di volontariati e successivamente si sono costituiti in associazioni di BDT.

Per divenire associazione è necessario redigere un atto costitutivo o uno statuto, registrarlo presso l’Ufficio del Registro e ritirare il codice fiscale identificativo.

Il costo complessivo di queste operazioni ha monte a circa 103 euro. Il gruppo promotore stende il progetto, definisce le prime regole di funzionamento e gli strumenti operativi e inizia a sperimentare al suo interno lo scambio del tempo. È importante individuare a quale territorio fare riferimento (complesso scolastico,quartiere o grande condominio). Il territorio da intendersi come luogo specifico di relazioni con propri bisogni e caratteristiche socioculturali. Occorre decidere se avere o no un rapporto ed eventualmente verificarne le disponibilità. L’ente promotore potrebbe sostenere l’iniziativa fornendo risorse (luogo telefono computer) esperienza organizzativa ed eventuali altri strumenti. L’ente promotore però non deve mai incombere sulla gestione della BDT tanto meno amministrarlo in prima persona.

Per funzionare occorre redigere un regolamento e definire gli strumenti operativi:

 

·  Modalità d’adesione: per presentazione di altri soci, promuovere la BDT con iniziative pubbliche.

·  Ruolo dell’assemblea degli iscritti: l’assemblea è sovrana e indirizza tutta l’attività dell’associazione

·  Strumenti utilizzati: scheda di iscrizione, lista delle offerte e delle richieste , libretto degli assegni, conti correnti.

·  Costi di gestione: eventuale quota di adesione annuale a copertura delle spese vive, talvolta anche un costo annuo in ore a copertura del tempo impegnato da alcuni aderenti per le attività.

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA GENERALE