Pensieri di Pace

 

Di

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ilaria Arcella

Mariagrazia Cozzi

Olimpia Fortunato

Michela Intini

Adele Ippolito

Daniela Ladisi

Nadia Loiacono          

 

 

 

                                                

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indice

 

 

 

·        PREMESSA                                                                 pag.3

Daniela Ladisi

·        FILOSOFIA E PACE             

-epoca classica                                                       pag.3                 

Olimpia Fortunato

-epoca umanistica                                                 pag.4                   

Olimpia Fortunato

         -epoca illuminista                                                  pag.5           

         Nadia Loiacono - Daniela Ladini

         -epoca  contemporanea                                        pag.7    

         Nadia Loiacono - Adele Ippolito

·        PSICOLOGIA E PACE                                                pag.9

         Nadia Loiacono

·        RELIGIONE E PACE                                                  pag.10

         Mariagrazia Cozzi - Ilaria Arcella

·        POESIA E PACE                                                         pag.14

         Michela Intini

·        LA PACE NELL’ATTUALITA¢                                   pag.18

         Michela Intini - Ilaria Arcella

·        PAROLE PER LA PACE                                             pag.22

          Michela Intini       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 La guerra al giorno d’oggi è diventata, per la sua forza devastante, uno dei problemi più drammatici;essa torna periodicamente ad imporsi come argomento di discussione e di dibattito.

 

Il Pacifismo nasce come un movimento politico-ideologico che sostiene la necessità di abolire la guerra come metodo di soluzione(sia pure estrema)delle vertenze internazionali predicando una soluzione pacifica delle controversie mediante il negoziato e altre forme d’intesa. Al rifiuto della guerra, il pacifismo è giunto o partendo da  motivazioni di carattere etico-religioso, o andando alla ricerca di un rimedio razionale alle devastazioni belliche, costose e drammatiche anche sul piano umano oltre che economico e finanziario.

Vi sono varie forme di pacifismo, che si distinguono l’una dall’altra sulla base del diverso modo con cui affrontano il tema della guerra.

Possiamo distinguere alcune principali tipologie di pace:

·        La pace utopica (Erasmo da Rotterdam, Tommaso Moro)

·        La pace razionale (Immanuel Kant,Norberto Bobbio)

·        La pace della non violenza (Gandhi,Aldo Capitini,Madre teresa di Calcutta).

 

Filosofia e  pace

 

La pace è stato sempre un tema molto caro ai filosofi, dall’ epoca classica a quella contemporanea.

 

Epoca classica

 

Per Eraclito il mondo non può essere considerato assolutamente tutto positivo o negativo, esiste il male così come esiste anche il bene, la guerra e d’altro canto la pace, la giustizia e l’ingiustizia ed insieme si compensano e si completano generando armonia. Non può esistere una pace totale, assoluta ed eterna, esiste una pace perché prima si è verificata una guerra, ed il fatto che ci siano pace e guerra crea l’armonia nel divenire.

 

Sant’ Agostino(354d.c-430d.c)dichiara: “Il nostro bene è la pace: non quella che regna tra gli uomini, infida, instabile, incerta, e nemmeno quella che ha l’uomo con se stesso. Gli uomini che non vivono di fede cercano affannosamente la pace terrena come uno dei beni e dei piaceri di questa vita temporale. Gli uomini invece che vivono di fede sono in attesa delle eterne promesse e si servono delle realtà terrene e temporali con l’animo di chi sa di star compiendo un viaggio...”.

Egli testimonia la pace sociale e politica solo in funzione di quella celeste. La pace è aspirazione universale degli uomini e rappresenta la legge stessa sia della vita intesa come convivenza civile, sia dell’universo, armonicamente ordinato nella sua grandezza.

Sant’Agostino individua otto tipologie di pace:

·        La Pace del corpo, definita come l’ordinata proporzione delle parti;

·        La Pace dell’anima irragionevole, definita come l’ordinata pacatezza delle inclinazioni;

·        La Pace dell’anima ragionevole, definita come l’ordinato accordo del pensare e agire;

·        La Pace che segue la guerra naturalmente cercata dall’uomo;

·        La Pace della casa, definita come l’ordinata concordia del comandare e obbedire degli individui che vivono in essa;

·        La Pace dello Stato definita come l’ordinata concordia del comandare e dell’obbedire dei cittadini;

·        La Pace temporale forma inferiore e fragile, che deve essere continuamente alimentata, essa è provvisoria e mai definitiva.

Ĕ il desiderio, profondamente umano, di una vita quieta e tranquilla;

·        La Pace celeste è ,al contrario, duratura e stabile è fondata sull’amore e presuppone pietà e solidarietà umana.

 

Epoca umanistica

 

Il XVI secolo è caratterizzato dalle guerre scatenatesi in Europa a seguito della frattura fra chiesa cattolica e protestante. Così in molti stati si diffonde la corrente filosofica del pacifismo umanistico che, tra i suoi maggiori esponenti, vede Erasmo da Rotterdam e Tommaso Moro.

Erasmo da Rotterdam(1467-1536)umanista e scrittore olandese, girovagò nella sua vita per tutta l’Europa, fu alla corte di Giacomo IV di Scozia; si addottorò all’Università di Torino. Dal 1521 si stabilì a Ginevra, e curò la prima edizione critica del Nuovo Testamento.

Tema dominante del suo pensiero è lo smascheramento delle nefandezze e la perorazione degli insegnamenti di pace del messaggio evangelico. Nell’opera “Adagia”esamina il problema della Pace e del suo mantenimento in rapporto alle Sacre Scritture e al comportamento che promuove la Chiesa Cattolica. Si tratta di un saggio nel quale il pensatore olandese si chiede come l’ideologia della guerra si possa essere infiltrata nel popolo cristiano se il messaggio cristiano è un messaggio di pace e amore.

Ma non è solo nel saggio degli “Adagia”che Erasmo da Rotterdam esprime il suo più totale disprezzo per la guerra. Per il convegno che nel 1517 si doveva tenere a Cambrai, sede della riunione diplomatica di re di Francia, Spagna, Inghilterra nonché dell’Imperatore, Erasmo ha il compito di suscitare un moto d’opinione pubblica che condanni la guerra e induca i monarchi a sedersi con animo ben disposto intorno al tavolo della pace. Nasce così il più impegnato degli scritti politici di Erasmo: la “Querela pacis”, la denuncia che la pace, cacciata via da ogni possibile rifugio, espone al tribunale dell’umanità. La guerra è vista in primo luogo come dissennatezza pura, cioè assurdità, visto che essa è la causa di tutti i mali, mentre la pace è la fonte di tutti i beni.

 

Tommaso Moro nacque a Londra nel 1478. Dedicatosi alla vita pubblica, percorse una brillante carriera sotto Enrico VIII, sino a diventare gran cancelliere del regno. Fu molto amico di Erasmo da Rotterdam e assunse posizioni riformatrici legandosi agli ambienti umanistici europei. Nel 1534, Enrico VIII impose lo scisma dalla chiesa romana ed il Parlamento votò l’atto di supremazia con cui sorse la nuova chiesa anglicana, che riconobbe al sovrano la suprema autorità religiosa. Moro rifiutò di prestare giuramento e per questo venne imprigionato e successivamente giustiziato nel 1535.

La sua opera filosofica fondamentale è “Utopia”, in due libri, pubblicata nel 1516. Tommaso Moro decide di affidare le sue posizioni politiche alla descrizione di un’isola che non c’è. In quest’opera oltre ad analizzare la situazione della società inglese, pone l’accento sulla nobiltà parassitaria, sulla proprietà privata, ecc. e descrive anche la vita e la struttura dello Stato e della società nell’isola di Utopia, prendendo posizioni precise sul problema della guerra e sulla tolleranza.Nel paragrafo “La guerra” Moro afferma: “ La guerra è profondamente detestata in Utopia, dove, contro l’uso di tutti i popoli, nulla si reputa così inglorioso quanto la gloria acquistata con le guerre. Perciò, per quanto si addestrino di continuo in esercizi militari, e non gli uomini solo, ma anche, in giorni stabiliti, le donne, per non trovarsi, al bisogno, disadattati alla guerra, non intraprendono questa da sconsiderati, ma o per difendere il loro territorio, o per ricacciare i nemici che abbiano invaso le terre di amici, o per pietà di un popolo oppresso da tirannide allo scopo di liberarlo con le proprie forze dall’oppressione e dalla schiavitù”.

Moro, per quanto concerne il discorso sulla guerra, si allontana da Erasmo, perché ammette alcuni casi di guerra giusta, come ad esempio la difesa del territorio; tuttavia tali azioni devono contemporaneamente essere supportate da un abile diplomazia di pace affinché la guerra non diventi un’abitudine o un mezzo troppo sbrigativo e pericoloso per risolvere le controversie .

 

Epoca illuminista

 

Con Kant (1724-1804) il pacifismo si trasforma in un indirizzo giuridico- politico che vuole garantire, attraverso particolari organismi, la pace perpetua nella vita della comunità internazionale. Nell’opera “Zum Ewigen Frieden”(Per la pace perpetua)egli teorizza la pace perpetua internazionale concependo il mondo come un’associazione di liberi Stati nella quale la libertà, l’uguaglianza e l’indipendenza tra questi trovano una garanzia nella forma repubblicana e nella libertà interna di ogni singolo Stato.

Kant sostiene che “la guerra è il male peggiore che affligge la società umana ed è fonte di ogni male e di ogni corruzione morale…Ad essa non è possibile fornire una cura assoluta e immediata”. Il volume è suddiviso in due sezioni che rappresentano una ricostruzione critica del problema della pace, intesa a porre in evidenza il dovere di evitare alcuni atteggiamenti a fronte di altri:

·        Pars destruens: gli articoli preliminari sono quelli accettati dalla tradizione pacifista che prevedono ad es. la scomparsa progressiva degli eserciti permanenti.

·        Pars costruens:gli articoli definitivi vogliono istituire lo stato di pace e sono:

a.      La costituzione civile di ogni stato deve essere repubblicana.

b.     Il diritto internazionale deve essere fondato su un federalismo di liberi stati.

c.     Il diritto cosmopolitico deve essere limitato alle condizioni di universale ospitalità.

I tre articoli costituiscono le condizioni per istituire lo stato di pace.

Essenziali ai fini della pace perpetua sono:

a.      Il diritto statuale interno: occorre dare ad una moltitudine di esseri razionali un ordine e una costituzione tali che, malgrado i contrasti derivati dalle loro private intenzioni, queste si neutralizzino l’una con l’altra.

b.     Il diritto internazionale: esso presuppone la separazione di molti stati vicino e indipendenti tra loro affinché una potenza non soverchi le altre trasformandosi in una monarchia universale. Tuttavia l’aspirazione di ogni stato è proprio quella di porsi nella condizione di pace durevole dominando, se possibile, l’intero mondo.

c.     Il diritto cosmopolitico: l’idea del diritto cosmopolitico non garantisce contro la violenza o la guerra. Esso è identificato con un diritto-dovere di ospitalità. Il potere sovranazionale in grado di risolvere le relazioni internazionali (che lui chiama “lega per la pace”) deve formare una federazione di stati e non deve permettere un super-stato. Quest’ultimo opprimerebbe i cittadini originando dispotismo.

Concludendo la sua riflessione sulla pace, Kant asserisce che: ”Noi non siamo veramente morali se ammettiamo anche solo teoricamente la guerra e la vera pace si realizzerà solo quando sarà impossibile fare la guerra, ovvero quando gli stati si organizzeranno giuridicamente per impedire la guerra. Se l’umanità è riuscita ad espellere la guerra dai rapporti personali, considerando l’altro come fine e non come mezzo, riuscirà ad eliminarla anche da quelli internazionali”.

 

Epoca contemporanea

 

Norberto Bobbio, filosofo contemporaneo, comprende lucidamente come la guerra, ormai alle dimensioni di guerra atomica, sia diventata una reale minaccia e un serio pericolo per l’umanità. Per il filosofo nessun mezzo, nessuna via che possa portare verso la pace vera e l’eliminazione della guerra deve rimanere intentata. Il discorso di Bobbio può essere suddiviso essenzialmente in due parti: la prima nella quale egli parla della guerra, la seconda nella quale il filosofo incentra la sua attenzione sul discorso della pace e del pacifismo.

Bobbio paragona la condizione dell’uomo nella storia a quella di un essere che si trova in un labirinto in cui alcuni percorsi risultano bloccati; anche la guerra pertanto giunta oggigiorno alle dimensioni di guerra atomica ci viene presentata come una via bloccata, essa infatti rappresenta una condizione di non praticabilità. La guerra può venire ad assumere quindi due differenti accezioni:

1)la guerra è un’istituzione estenuata, destinata a scomparire (impossibilità);

2)la guerra è una istituzione sconveniente ed ingiusta che deve essere eliminata (indesiderabilità). Bobbio ci illustra in maniera chiara come queste due posizioni abbiano dato origine a due correnti di pacifismo: la prima, il pacifismo passivo, secondo cui la guerra è destinata a scomparire; la seconda, il pacifismo attivo, secondo cui la guerra termonucleare è condannabile rispetto ai valori umani più comunemente accettati e pertanto occorre sforzarsi per trovare rimedi adatti ad eliminarla per sempre. Il pacifismo attivo può muoversi in tre direzioni:

1.     Agendo sui mezzi (pacifismo strumentale);

2.     Agendo sulle istituzioni (pacifismo istituzionale);

3.     Agendo sugli uomini ( pacifismo finalistico).

Nonostante Bobbio riprenda il modello hobbesiano, secondo cui il pacifismo nega radicalmente la guerra come un male assoluto, non valuta la pace come un bene assoluto: egli è piuttosto alla ricerca di una pace giusta che non sia quella dell’impero basata sui rapporti di forza ma su giustizia, libertà e uguaglianza. Tenendo conto che nei rapporti interni predomina l’ordine e i momenti di disordine sono eccezionali, mentre nei rapporti tra gli stati prevale il disordine, i pacifisti si propongono di ottenere l’ordine anche nei rapporti internazionali.

Bobbio prende in considerazione la pace in senso giuridico che va oggi cercata, o meglio, costruita. Le quattro condizioni principali per realizzare un progetto di pace concreto e non solo utopistico sono:

1.     l’inesistenza dei rapporti del tipo nemico-nemico;

2.     la costituzione di un patto di non aggressione tra le varie potenze, che escluda l’intervento militare;

3.     un secondo patto che stabilisca la soluzione pacifica dei conflitti futuri;

4.     la presenza di un potere comune superiore alle parti e quindi di un “Terzo”, che agisca da mediatore, arbitro o giudice.

 I primi due patti sono stati effettivamente realizzati dall’ONU per porre fine al sistema di equilibrio che regola il rapporto tra le nazioni. Il sistema di equilibrio, basato sul timore reciproco, impedisce che si possa realizzare una vera pace diversa da una tregua militare. Bobbio ritiene che il motivo per cui oggi vi è ancora questo sistema di equilibrio è che non è stata attuata l’ultima condizione, vale a dire la presenza del Terzo.

La pace sarà possibile solo quando sarà abbattuto questo sistema di equilibrio. Il pacifismo, in conclusione, risulta essere una corrente strettamente connessa ad altre come il cosmopolitismo, l’universalismo ecc. poiché, come queste tendenze, mira al superamento delle barriere nazionali e dei confini ideologici tra i popoli, primissime cause queste dello scatenarsi di guerre.

 

Ricordiamo anche l’idea di G.Salio che distingue PACE NEGATIVA: quella ottenuta dalle diplomazie e dagli eserciti. I fautori della pace negativa ammettono la guerra difensiva, dichiarano di avere come valore preminente la libertà; giustificano la violenza strutturale, quella che non si manifesta attraverso l’aggressione fisica diretta alle persone e rifiutano quella diretta interpersonale, mentre l’accettano come strumento di risoluzione di conflitti tra gli stati;

PACE POSITIVA: è ammessa la guerra di liberazione. Il valore preminente è la giustizia;

LA NONVIOLENZA: non è ammessa la guerra. Il valore preminente è il valore alla vita, anche          dell’avversario.

 

Aldo Capitini nacque a Perugia nel 1899. Fece il precettore e si sottopose come autodidatta agli studi classici,dopo aver conseguito la licenza dell'Istituto Tecnico. In seguito si iscrisse alla Facoltà di Lettere e Filosofia.Fu segretario economo alla "Normale" e con numerosi docenti e normalisti inizia una attività antifascista.

Avendo rifiutato la tessera fascista, Gentile lo allontanò dalla Normale e tornò a Perugia . In seguito continuò i suoi studi filosofici e prese contatto con gli antifascisti perugini.Venne imprigionato perché facente parte del Movimento Liberalsocialista.Si tenne la PRIMA MARCIA PER LA PACE organizzata dal Centro per la nonviolenza,diretto da Capitini.

Persuadere alla convivenza pacifica le nazioni è per Aldo Capitini un processo strettamente collegato alla trasformazione non violenta sia dei rapporti fra singole persone, sia dei rapporti economico, sociali, politici tra governanti e governati. La necessità di una trasformazione nonviolenta nasce dal rifiuto crescente di questa società in cui la vita di milioni di persone è sottoposta tutti i giorni alla violenza pubblica e privata.

Secondo Capitini,ci sono due posizioni sbagliate:

a)quella di coloro che dicono di volere la pace, ma lasciano effettivamente la società attuale com'è,con privilegi, i pregiudizi ,lo sfruttamento, l'intolleranza, il potere in mano a gruppi di pochi;

b)quella di coloro che vogliono trasformare la società usando la violenza di minoranze dittatoriali  e anche la guerra,che può diventare atomica e distruttiva per tutti.

Per egli il rifiuto della guerra e della sua preparazione militare, industriale, psicologica, è una componente fondamentale del lavoro per la trasformazione generale della società. Perciò bisogna lavorare in due direzioni:

1)spingere a costruire dappertutto forme di controllo dal basso;

2)orientare e alimentare questo controllo con idee e iniziative contrarie al capitalismo, al colonialismo e all'imperialismo.

L'uso della violenza lascia residui gravissimi, produce conseguenze antirinnovatrici; Il nonviolento deve essere attivissimo sia per conoscere le ragioni della violenza, per individuare la violenza implicita che si copre di legalità e smascherarla, sia per supplire alla efficacia dei mezzi violenti con il moltiplicarsi dei mezzi nonviolenti. Il non violento deve portarsi alla punta di ogni azione, di ogni causa giusta, appunto per curare il proprio sentimento che potrebbe stagnare e per farsi perdonare dalla società la propria singolarità. La nonviolenza è una persuasione che deve lavorare interiormente e non un istinto; perciò è questione più di carattere(che si forma)che di temperamento con cui si nasce...Il problema è scegliere di lavorare per una persuasione interiore alla nonviolenza. Essa si colloca dalla parte dei propagatori di una società migliore, portando qui il suo metodo e la sua realtà. Essa tende a stabilire una società esente da qualsiasi oppressione, sfruttamento, violenza sul singolo,per cui la nonviolenza propugnerà quei modi,che già inizialmente non significhino oppressione per nessuno, ma appello all'altrui ragione,e non distruzione dell'avversario.

 

Psicologia e  pace

La riflessione sulla pace è stata interesse anche di psicologi importanti come Freud e Fromm. Per quest’ultimo la guerra ha la sua origine in due pulsioni umane: l’aggressività e la necrofilia( l’amore per la morte). Egli distingue due diverse tipologie d’aggressività:

·        Aggressività adattiva( benigna): quale forma istintuale di difesa conseguente ad uno stimolo, è volta a difendere la vita ed è espressione di biofilia;

·        Aggressività disadattiva( patologica): non è conseguente ad uno stimolo ed è espressione di necrofilia.

 

Freud esprime la sua concezione di pace nello scambio di lettere con Albert Einstein, matematico e fisico, svoltosi nel 1932. Einstein si chiedeva se ci fosse un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra. Freud, nella sua risposta, evidenzia alcune fondamentali verità sottese dall’orribile evento della guerra. Egli, nonostante ammetta la piena negatività della guerra, afferma, tuttavia, che alcune guerre di conquista hanno contribuito alla trasformazione della violenza in diritto avendo prodotto unità più grandi; ma successivamente, si sono verificate all’interno di queste unità ulteriori conflitti: l’umanità nel tempo ha solo sostituito alle continue guerricciole le grandi guerre, più devastatrici. Secondo Freud una prevenzione sicura della guerra è possibile solo se gli uomini si accordano per costituire un’autorità centrale che però abbia un potere proprio.

Secondo la teoria delle pulsioni(pulsioni erotiche e pulsioni distruttive), si può deviare l’aggressività umana verso forme positive solo ricorrendo all’antagonista di essa, l’amore. Inoltre, secondo lo psicologo austriaco, poiché  la società è distinta in capi e seguaci, si dovrebbero dedicare maggiori cure all’educazione di una categoria superiore di persone dotate di indipendenza di pensiero, cultrici della verità, alle quali dovrebbe spettare la guida delle masse prive di autonomia. “Condizione ideale per scongiurare la guerra sarebbe una comunità umana che avesse assoggettato la sua vita pulsionale alla dittatura della ragione”.Inoltre: “Forse non è una speranza utopistica che l’influsso di due fattori, un atteggiamento più civile e il giustificato timore degli effetti di una guerra futura, ponga fine alle guerre in un prossimo avvenire”.

 

Religione e pace

 

Durante il corso della storia il pacifismo è stato talvolta considerato una via necessaria all’uomo per arrivare alla propria salvezza spirituale predicata da diverse religioni(Cristianesimo e Buddhismo).

 

Importante, a questo proposito, ricordare il movimento della non-violenza organizzato in India da Mahatma GandhiNoi non dobbiamo accettare accuse e ingiustizie senza reagire, dobbiamo rivoltarci contro ogni forma di schiavitù: non si deve vincere l’avversario con la violenza e l’odio; bisogna vincerlo con la forza della verità e dell’amore”.

In questa frase sono racchiusi i principi del pensiero di Mohandas Karamchand Gandhi, detto il “Mahatma”(Grande anima). Egli fu apostolo della non violenza e il padre dell’indipendenza indiana.

Nato a Porbandar( India)nel 1869.  Dopo essersi laureato in legge a Londra si trasferì in Sud Africa in veste di consigliere politico del Natal e intraprese un’azione politica a favore degli Indiani emigrati. Tornato in India, diventò l’anima del movimento di resistenza contro il colonialismo britannico. Fu eletto alla presidenza del Congresso Nazionale Indiano(partito guida nella lotta per l’indipendenza) e nel 1930 riuscì ad ottenere dalla Gran Bretagna una costituzione per il suo paese dopo numerose campagne di non collaborazione, che gli costarono ripetutamente la prigione. Nel 1947 partecipò alle trattative per l’indipendenza dell’India e il 30 gennaio 1948 venne assassinato a colpi di pistola da un fanatico indù a Nuova Delhi.

I due grandi principi direttivi della vita di Gandhi sono stati il Satyagraha( ricerca della Verità) e l’Ahimsa( esercizio della non violenza), che egli stesso definiva “ i suoi polmoni”. Sempre per Gandhi “ La Non Violenza e la Verità sono così strettamente legate tra loro che è praticamente impossibile separarle l’una dall’altra: la Non Violenza è il mezzo, la Verità lo scopo”. Il Satyagraha, intesa come forza dell’anima, esclude l’uso della violenza perché l’uomo non può permettersi di punire, in quanto non è possessore della verità assoluta. “Il Satyagrha non ammetteva che venisse fatta alcuna violenza all’oppositore che questi dovesse essere guarito dal suo errore con la pazienza e con la simpatia”. In esso rientrano la disobbedienza civile, la non-violenza e la non-cooperazione. L’Ahimsa era da intendersi come “opposizione di tutte le forze dell’anima alla volontà del tiranno a prezzo della propria sofferenza”. Essa è quindi parte integrante del Satyagraha ed è articolata su tre livelli: nel suo livello più basso Ghandi chiedeva a tutti di praticare la non-violenza concependola, se non come una disposizione dell’animo, almeno come una tattica in grado di perseguire ottimi risultati.

Al secondo livello, era un metodo migliore della forza fisica, per raggiungere uno scopo moralmente giusto.

Nel livello più elevato “la non-violenza era un principio spirituale: la supplica di un’anima ad un’altra anima.” Nel 1920, durante la lotta al dominio britannico, il Congresso Indiano approvò il programma della non-cooperazione proposto da Gandhi. I principi basilari erano sette:

1.     Restituzione dei titoli e delle onorificenze e dimissioni dalle cariche nelle amministrazioni locali;

2.     Rifiuto di partecipare a cerimonie o manifestazioni locali e a cerimonie ufficiali promosse da        funzionari del governo;

3.     Graduale ritiro dei ragazzi da scuole e istituti diretti o controllati dal governo e apertura, in sostituzione, di scuole e istituti nazionali nelle diverse province;

4.     Graduale boicottaggio dei tribunali inglesi da parte degli avvocati e dei litiganti e creazione di corti private di arbitrato per risolvere le cause civili con la loro assistenza;

5.     Rifiuto da parte dei militari, degli impiegati e dei lavoratori di arruolarsi per il servizio in Mesopotamia;

6.     Ritiro delle candidature da parte dei candidati ai Consigli legislativi e rifiuto da parte degli    elettori di votare per il candidato che insista a presentarsi nonostante il parere del Congresso;

7.     Boicottaggio delle merci straniere.

La non cooperazione era solo uno degli aspetti dell’Ahisma. In essa rientravano anche:

·        La disobbedienza civile(disobbedire alle leggi ritenute immorali e passiva accettazione della punizione derivante)

·        Il sit-in (restare seduti in un luogo specifico finché non si ottiene ciò che si chiede)

·        L’affratellamento(cercare di ottenere il consenso delle forze militari tramite il dialogo con esse)

·        Il pedinamento ossessivo(inseguire una persona ripetendole l’immortalità)

·        Ostruzione non violenta(ammassarsi in centinaia in un determinato luogo o sdraiarsi per terra costringendo la polizia a sollevare una per una tutte le persone)

Il Mahatma si pronunciò molto duramente sulla guerra e sulla necessità del disarmo in un’intervista al quotidiano viennese “Neue Freie Presse” del 4 gennaio 1932: “ Bisogna che gli uomini di stato facciano tutto il possibile per evitare una calamità così grave quale sarebbe una nuova guerra...Sarei molto lieto di credere che la pace esistente è dovuta agli sforzi pacifisti degli uomini, ma, in verità non lo credo. Essa è piuttosto dovuta a circostanze sulle quali i popoli non esercitano controllo, come la mancanza del denaro necessario a fare la guerra. Solo il disarmo può preservare il mondo dal grande pericolo che lo minaccia”.

Gandhi riconobbe anche “la legge della vita” nella realtà a lui circostante: “Ho scoperto che la vita persiste in mezzo alla distruzione. Soltanto sotto questa legge una società ben ordinata sarebbe intelligibile e la vita degna di essere vissuta. E se questa è la legge della vita, dobbiamo attuarla nella vita di ogni giorno. Dovunque ci siano discordie, ogni qualvolta vi troviate di fronte ad un avversario, vincetelo con l’amore.Nella mia vita ho proceduto in questa semplice maniera. Ciò non significa che tutte le mie difficoltà siano risolte. Però ho visto che questa legge dell’amore ha risposto come la legge della distruzione non ha mai fatto”. Riportiamo a questo proposito alcune frasi significative del pensiero di Gandhi:

" Spesso il titolo di Mahatma (Grande Anima) mi ha profondamente addolorato, sono un essere mortale qualunque, soggetto alle stesse debolezze di tutti gli altri esseri viventi, non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non violenza sono antiche come le montagne. L'unica cosa che ho fatto è di aver cercato di sperimentarle al massimo delle mie possibilità".

 

"Sono fedele soltanto alla verità e non devo obbedienza a nessuno salvo che alla verità".

 

"Non si potrà mai giungere alla vera democrazia con mezzi falsi e violenti.... La libertà individuale può attuarsi soltanto in un regime di autenticità".

I seguaci del Mahatma furono numerosissimi. Due discepoli di Gandhi si distinsero per le proprie opere nel proseguire il pensiero del maestro: J.Nehru e Jegannathan.

Nehru era a capo dei nazionalisti indiani e venne nominato presidente del Consiglio Panindiano nel 1929. Organizzò con Gandhi la campagna di Resistenza passiva e fu presidente dell’India dal 1947 al 1964. Egli sosteneva che laddove non vi fosse scelta tra viltà e violenza, è preferibile la violenza. Il suo insegnamento era il coraggio tranquillo di morire senza uccidere, ma in assenza di ciò era preferibile la morte propria e degli altri.

Jegannathan trascorse sessant’anni impegnandosi in lotte non violente, prima per l’indipendenza dell’ India dal dominio inglese, poi per i diritti dei braccianti agricoli del Tamil Nadu. Egli sostiene che il Mahatma, se non fosse stato ucciso, si sarebbe occupato dei problemi tra India e Pakistan (terre rispettivamente a maggioranza hindu e musulmana) e la contesa del Kashmir tra le stesse terre. Sul primo conflitto Jegannathan dice “Dovremmo assumerci il compito di pensare un grande movimento per la pace e la fratellanza tra le due comunità. La pacificazione dall’alto, a livello politico, è necessaria ma non basta. Quindi dovrebbe esserci anche un grande movimento di donne...Loro possono dire ”Dobbiamo vivere come una grande famiglia!”...Poi ci sono i giovani, che oggi sono le più facili prede dell’odio...Vengono addestrati ad usare bombe ed armi, e addirittura organizzati in piccoli eserciti...Quindi è opportuno organizzare gruppi di giovani per la pace”. Sul secondo problema, esprime il suo desiderio di vedere gli hindu tornare in Kashmir per invitare i musulmani a spostarsi in Jammu se lo desiderano. Però specifica: “Dovrebbe essere un trasferimento di persone attuato in modo fraterno, umano, amorevole”. Egli vorrebbe arrivare a una società non violenta attraverso la nascita delle repubbliche di villaggio.

 

Ricordiamo l’importante figura di Madre Teresa di Calcutta: nacque il 27 agosto 1910 a Skopje, in Albania. A 19 anni andò a Dublino e poco dopo  fu mandata a Calcutta. Nei dieci anni che seguirono Teresa lavorò intensamente. Gli elementi fondamentali della sua vita sono la necessità di avere un cuore puro e di vivere la propria vita per il più povero dei poveri. Nel 1948 ottenne il permesso dalla sua Superiora e da Roma di vivere fuori dal convento, nei quartieri poveri di Calcutta; lasciò così l’abito bianco e nero delle Suore di  Loreto per vestire un sari bianco e blu e divenne anche cittadina indiana. Il 7 ottobre del 1950 l’istituto delle Missionarie della Carità fu approvato a Roma e accolto come nuovo ordine religioso all’interno della Chiesa Cattolica Romana. Per il suo impegno nel 1979 Madre Teresa ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Muore nel 1997.

Madre Teresa di Calcutta, grande ambasciatrice di pace, seminava pace nei cuori dei suoi poveri. Con le parole emblematiche “ Works of  love are  works of peace”( i lavori d’amore sono lavori di pace) M. Teresa ha conosciuto il segreto di far nascere la pace nei cuori.

“Signore,

tu sai che non mi occupo di armi,

Desidero soltanto

Essere tuo strumento

Nel portare pace al mondo.

Mio Signore,

dove c’è la pace

le armi non hanno importanza.

Dove c’è la pace

La gente si può amare

Come tu ci ami.

Dacci la pace,

o Signore,

e fa che le armi siano inutili

in questo mondo meraviglioso”.

 

 

Inoltre il pacifismo internazionale si è concentrato sul problema degli armamenti nucleari, degli esperimenti nucleari e del disarmo, lanciando la Campagna per il disarmo nucleare. Nel 1981 alla CND si aggiunse il movimento per il Disarmo nucleare europeo (END) guidato da Edward Palmer Thompson e volto a estendere i negoziati sul disarmo. Le attività del pacifismo internazionale si indirizzano anche contro il traffico internazionale di armi, ma l'obiettivo primario resta il controllo degli armamenti. Il pacifismo contemporaneo si è espresso anche in occasione di conflitti locali e a favore dei diritti umani. Negli anni Sessanta si manifestò nella forte opposizione espressa a livello mondiale alla guerra del Vietnam; le pressioni del movimento contribuirono a provocare il disimpegno statunitense nel 1973.

Poesia e pace

Importanti uomini di cultura hanno espresso il loro pensiero nei confronti della pace:

Bertolt Brecht: drammaturgo e poeta tedesco (1898-1956). Avendo aderito al partito comunista,fu costretto all’esilio dal nazismo. Visse in diversi paesi europei e anche negli Stati Uniti senza cessare l’attività di uomo di teatro. Nel 1949 tornò a Berlino, dove fondò e diresse con la moglie H. Weigel il Berliner Ensemble.  Brecht elaborò un teatro politico ed etico.

A quelli nati dopo di noi

Veramente, vivo in tempi bui!
La parola disinvolta è folle. Una fronte liscia
Indica insensibilità. Colui che ride
Probabilmente non ha ancora ricevuto
La terribile notizia.

Che tempi sono questi in cui
Un discorso sugli alberi è quasi un reato
Perché comprende il tacere su così tanti crimini!
Quello lì che sta tranquillamente attraversando la strada
Forse non è più raggiungibile per i suoi amici
Che soffrono?
È vero: mi guadagno ancora da vivere
Ma credetemi: è un puro caso. Niente
Di ciò che faccio mi da il diritto di saziarmi.
Per caso sono stato risparmiato. (Quando cessa la mia fortuna
Sono perso)

Mi dicono: mangia e bevi! Accontentati perché hai!
Ma come posso mangiare e bere se
Ciò che mangio lo strappo a chi ha fame, e
Il mio bicchiere di acqua manca a chi muore di sete?
Eppure mangio e bevo.

Mi piacerebbe anche essere saggio.
Nei vecchi libri scrivono cosa vuol dire saggio:
Tenersi fuori dai guai del mondo e passare
Il breve periodo senza paura.

Anche fare a meno della violenza
Ripagare il male con il bene
Non esaudire i propri desideri, ma dimenticare
Questo è ritenuto saggio.
Tutto questo non mi riesce:
Veramente, vivo in tempi bui!
.
.....

Voi, che emergerete dalla marea
Nella quale noi siamo annegati
Ricordate
Quando parlate delle nostre debolezze
Anche i tempi bui
Ai quali voi siete scampati.

Camminavamo, cambiando più spesso i paesi delle scarpe,
Attraverso le guerre delle classi, disperati
Quando c'era solo ingiustizia e nessuna rivolta.

Eppure sappiamo:
Anche l'odio verso la bassezza
Distorce i tratti del viso.
Anche l'ira per le ingiustizie
Rende la voce rauca. Ah, noi
Che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
Noi non potevamo essere gentili.

 

I bambini giocano

I bambini giocano alla guerra.

E’raro che giochino alla pace

perché gli adulti

da sempre fanno la guerra,

tu fai “pum”e ridi;

il soldato spara

e un altro uomo

non ride più.

È la guerra.

C’è un altro gioco

da inventare:

far sorridere il mondo,

non farlo piangere.

Pace vuol dire

Che a non tutti piace

Lo stesso gioco,

che i tuoi giocattoli

piacciono anche

agli altri bimbi

che spesso non ne hanno,

perché ne hai troppi tu;

che i disegni degli altri bambini

non sono dei pasticci;

che la tua mamma

non è solo tutta tua;

che tutti i bambini

sono tuoi amici.

E pace è ancora non avere fame

Non avere freddo

Non avere paura.

Gianni Rodari: nasce ad Omegna,sul lago d’Orta, nel 1920. Frequenta fino ai 13 il seminario e prosegue i suoi studi da privatista.Dopo essersi diplomato svolge attività di istitutore presso una famiglia di ebrei tedeschi fuggiti dalla Germania.In seguito entra a far parte del mondo comunista e partecipa alla Resistenza.Scrive anche sul giornale del partito,”L’Unità”,e proprio qui inizia a scrivere filastrocche per bambini. Nel corso degli anni cresce la sua fama e aumentano le traduzioni dei suoi testi nelle lingue più disparate.Ricevuto il Premio Andersen,massimo riconoscimento mondiale per la letteratura infantile,muore nel 1980,in seguito ad un’operazione.

Dopo la pioggia

Dopo la pioggia viene il sereno

Brilla in cielo l’arcobaleno:

è come un ponte imbandierato

e il sole vi passa,festeggiato

È bello guardare a naso in su

Le sue bandiere rosse e blu.

Però lo si vede -questo è il male-

Soltanto dopo il temporale.

Non sarebbe più conveniente

Il temporale non farlo per niente?

Un arcobaleno senza tempesta

Questa sì che sarebbe festa.

Sarebbe una festa per tutta la terra

Fare la pace prima della guerra.

Sono cose da fare ogni giorno

Sono cose da fare ogni giorno:

lavarsi,studiare,giocare,

preparare la tavola,

a mezzogiorno.

Ci sono cose da far di notte:

chiudere gli occhi,dormire,

avere dei sogni da sognare,

orecchie per sentire

Ci sono cose da non fare mai,

né di giorno né di notte,

né per mare né per terra:

per esempio,la guerra

La pace nell’attualità

Nell’ultimo secolo il tema della pace è diventato sempre più caro a numerosi personaggi di spicco della storia contemporanea,soprattutto da quando la conclusione del secondo conflitto mondiale ha aperto un fervido dibattito sugli effetti catastrofici della guerra e sulla necessità di una pace concreta.

Lord Baden Powell: Robert Stepehnson Smyth Baden-Powell nacque a Londra, in Inghilterra, il 22 febbraio 1857, il giorno stesso nel quale gli Americani celebravano il 125° anniversario della nascita di George Washington.  Suo padre morì quando Robert aveva circa tre anni di età, lasciando la moglie con sette figli sotto i quattordici anni. Ci furono frequenti momenti difficili per la famiglia numerosa, ma il reciproco amore della madre per i suoi figli e dei figli per la loro madre glieli fece superare felicemente. Robert visse un entusiasmante vita all'aperto, con i suoi quattro fratelli, effettuando hikes e campeggi in molte contrade d'Inghilterra. Nel 1870 B.P. entrò con una borsa di studio a Charterhouse, un'antica scuola di Londra. Non fu uno studente eccezionale, ma certo uno dei più vivaci A 19 anni prese la sua licenza a Charterhouse e immediatamente colse l'occasione che gli si offriva di andare in India come sottotenente. Scelse una speciale raccolta di libri e si diede a leggere la materia della formazione dei ragazzi in tutte le epoche, dagli Spartani, dagli antichi Britanni, dai Pellerosse, fino ai giorni nostri. Lentamente ed attentamente B.P. sviluppò l'idea dello scautismo.Nel 1912 partì per un viaggio attorno al mondo per incontrare gli scouts di molti Paesi. Questo fu il primo esordio dello scautismo come fraternità mondiale .Quando in ultimo (aveva già raggiunto gli ottant'anni) le forze cominciarono a venirgli meno, B.P tornò alla sua amata Africa con sua moglie, che era stata la collaboratrice entusiasta in tutti i suoi sforzi e che era, Ella stessa, a capo del movimento mondiale delle guide, pure creato da Baden-Powell. Si stabilirono nel Kenia dove morì l'8 gennaio 1941.  

“Ma voi, quando sarà venuto il momento in cui l'uomo è amico dell'uomo ricordate noi con indulgenza. La pace internazionale può essere costruita soltanto su una base: un desiderio internazionale di pace da parte dei Popoli stessi talmente intenso da deteriorare l'indirizzo dei rispettivi governi. Se il prezzo di una sola corazzata fosse messo a nostra disposizione per sviluppare questa amicizia internazionale tra le giovani generazioni, credo che riusciremmo, con il Movimento scout”.

(dicembre 1911)

“E per ciò che concerne il più vasto problema della pace mondiale, mi sembra che prima che si riesca ad abolire gli armamenti, prima di poter fare promesse a mezzo di trattati, prima di costruire palazzi dove possano sedere i delegati per la pace, il primo passo sia quello di abituare le giovani generazioni, in ogni nazione, a lasciarsi guidare in tutte le cose da un assoluto senso di giustizia. Quando gli uomini avessero questo senso di giustizia come un istinto nella loro.Condotta in ogni questione della vita, così da guardare imparzialmente ogni problema da entrambi i punti di vista prima di sposarne uno, allora al sorgere di una crisi tra due nazioni essi sarebbero spontaneamente più pronti a riconoscere ciò che è giusto e ad adottare una soluzione pacifica; cosa questa che rimarrà impossibile finché la loro mentalità sarà abituata a considerare il ricorso alla guerra come la sola soluzione”.

(giugno 1912)

”Più che mai ho adesso la sensazione che per mezzo dello spirito di fratellanza degli scouts, estesosi in tutto il mondo, potremo fare il primo passo verso una pace internazionale riportando un concreto risultato. Tale pace non può ottenersi con leggi, ma solo esser fondata su un reciproco sentimento di fratellanza tra i popoli. Quando questa lotta europea sarà terminata e i vari Paesi si saranno resi conto, a seguito di questa tremenda lezione, di quale delitto sia la guerra, il progetto di stabilire una pace internazionale su una base permanente potrebbe essere doppiamente più facile qualora la gioventù di ogni Paese fosse rinnovata dallo spirito di comunità della fratellanza scout”.

(marzo 1915)

“È il carattere dei suoi cittadini, non la forza delle armi, che eleva un Paese al di sopra degli altri”.

(1919)

                              

Giovanni Paolo II non si stanca di invitare la famiglia umana ad impegnarsi nella pace e coraggiosamente propone vie per raggiungerla.

Anche dai messaggi proposti per le giornate mondiali per la Pace possiamo cogliere quanto il tema della pace stia a cuore a Giovanni Paolo II.

I punti principali che emergono dai messaggi di Giovanni Paolo II per la celebrazione della giornata mondiale della pace sono: il rispetto della piena libertà di coscienza e della libertà religiosa, la testimonianza della pace, l’operare e il pregare per essa, lo spirito di povertà come fonte di pace, il ritenere come compito specialissimo della famiglia quello di contribuire efficacemente ad un avvenire di pace, il chiedere alle donne di farsi educatrici di pace, il dare ai bambini un futuro di pace, il perseguire la pace sui sentieri del perdono, il credere che la pace per tutti nasce dalla giustizia di ciascuno e che nel rispetto dei diritti umani è il segreto della pace vera, che ci sarà pace nella misura in cui tutta l’umanità saprà riscoprire la sua originaria vocazione ed essere un’unica famiglia.

All’alba del terzo millennio Giovanni Paolo II, ha affermato che:

Il dialogo deve continuare. Nella condizione di più spiccato pluralismo culturale e religioso, quale si va prospettando nella società del nuovo millennio, tale dialogo è importante anche per mettere un sicuro presupposto di pace e allontanare lo spettro funesto delle guerre di religione che hanno rigato di sangue tanti periodi della storia dell’umanità. Il nome dell’unico Dio deve diventare sempre più, qual è, un nome e un imperativo di pace”.  

Papa Giovanni Paolo II, all’Angelus dell’11 agosto del 2002, parlando del tragico conflitto tra il popolo israeliano e quello palestinese, si è espresso così:

“Quando la pace? Perché non ora? Perché non aspettarla da noi? Noi oggi ci impegniamo in prima persona perché un giovane, un bambino, un vecchio, una madre non siano più uccisi in guerra. Noi oggi gridiamo mai più guerra, mai più terrorismo e ci impegniamo in prima persona perché nessuna guerra sia più combattuta per nessuna ragione. Noi oggi gridiamo sì alla pace e scegliamo di vivere il perdono, la giustizia,l’amore, la libertà.Noi oggi proclamiamo che l’uso della violenza è un’ offesa contro l’uomo, contro Dio, contro il presente, contro il futuro.Per questo chiediamo alle donne e agli uomini di buone volontà, a cristiani, ebrei e musulmani della Terra Santa, di proclamare e concretamente testimoniare con un solo grido: PACE SULLA TERRA!

Quando si riuscirà a capire che la convivenza tra il popolo israeliano e quello palestinese non può scaturire dalle armi?Né attentati, né muri di separazione, né rappresaglie indurranno un’equa soluzione del conflitto in atto”.

 

Ernesto Olivero :non è né un prete né un religioso ma ha dedicato la sua vita e tutto se stesso per aiutare l’umanità.Nel 1964 fonda il SER.MI.G.(servizio missionario giovani).La sua finalità iniziale è la lotta contro la fame nel mondo.Egli riflette con testimoni di speranza e di pace nel mondo missionario e sociale:Madre Teresa di Calcutta,il filosofo Norberto Bobbio.Nel ’78 incontra Papa Giovanni Paolo II e lo accompagna in alcuni viaggi missionari.Il SERMIG continua incessantemente le sue opere di pace e solidarietà a Beirut e in Libano. Nel 1993 molte personalità,tra cui Madre Teresa,lo propongono per il premio Nobel per la Pace.Il presidente della Repubblica Scalfaro gli consegna la medaglia d’oro al merito civile.Continua l’aiuto per Libano,  Ruanda,Somalia e Brasile.Nel 1996 viene ufficializzata una nuova candidatura di Ernesto Olivero al premio Nobel per la Pace.

Ecco un  passo tratto da un suo articolo:

“Viviamo in un’ epoca difficile in cui l’odio-ideologico, religioso,culturale, economico-sembra il padrone del mondo. Mai come adesso l’amore può essere più forte, fino a quasi a superare se stesso; può volere l’impossibile per gli uomini, come desiderare che finalmente pace e giustizia abitino bene insieme e siano cementate dal perdono. Perché questo accada bisogna che i buoni, tutti i buoni, si riconoscano, s’incontrino e collaborino: i buoni ebrei, i buoni musulmani, i buoni cristiani, i buoni non credenti, i buoni buddisti, i buoni induisti........tutti i buoni. Solo i buoni possono indicare una strada buona, soluzioni buone,economia buona,politica buona, potere buono a servizio del bene, confini buoni, regole buone, ripartizione buona”.

 

 

Agli inizi degli anni '40, Chiara Lubich, poco più che ventenne, insegnava tra i banchi delle elementari a Trento e si era iscritta alla facoltà di filosofia dell'università di Venezia, spinta dalla  ricerca della verità quando, proprio nel clima di odio e violenza della seconda guerra mondiale, sul crollo di ogni cosa, scoprì Dio come l'unico Ideale che rimane. Dio, scoperto come Amore, illuminerà e trasformerà la sua esistenza e quella di tanti, mostrandole lo scopo della sua vita: concorrere ad attuare le parole del testamento di Gesù "Che tutti siano uno".Col tempo si capirà che in quelle parole è racchiuso il progetto originario di Dio: comporre in unità la famiglia umana.In questi anni ha inizio una storia o contenuti i prodromi dello sviluppo futuro.

In poco più di 50 anni, dall'esperienza del Vangelo vissuto nel quotidiano, prende il via una corrente di spiritualità, la spiritualità dell'unità che suscita un movimento di rinnovamento spirituale e sociale a dimensione mondiale: il Movimento dei Focolari.

"Nessuno sapeva
quale sarebbe stato
lo sviluppo di quest'opera:
le circostanze
verificatesi man mano
l'hanno svelato.
Anche la struttura del movimento
più che suggerita
da idee umane
è stata ispirata da un carisma,
cioè da un dono di Dio”.

"In un'epoca in cui le differenze etniche e religiose conducono troppo spesso a conflitti violenti, lo sviluppo del Movimento dei Focolari getta ponti tra le persone, le generazioni, le categorie sociali e i popoli”.  È stato conferito a Chiara Lubich il Premio UNESCO 1996 per l'Educazione alla Pace.

Dell'unità dei popoli, Chiara ha parlato ad un simposio al Palazzo di Vetro dell'ONU nel maggio '97. Riportiamo qui alcuni frammenti del suo discorso all’ONU: “La pace,come testimoniano anche le finalità e l’azione delle Nazioni Unite, ha nomi nuovi e richiede in primo luogo uno sforzo che l’ONU,con il vostro speciale apporto e il contributo di tutti può sostenere:superare la categoria del nemico,di qualsiasi nemico. Escludere la guerra non basta,vanno create le condizioni perché ogni popolo senta di poter amare la patria altrui come la propria ,in un disinteressato e reciproco scambio di doni.....L’amore vicendevole è necessario perché ci sia pace e unità nel mondo, poiché vi si formi una sola famiglia.Quella famiglia umana universale che supera il limitato concetto di società internazionale, poiché al suo interno i rapporti fra persone,gruppi e popoli, sono pensati per abbattere le divisioni e le barriere di ogni tipo,in ogni epoca”.
Nel settembre ’98 a Strasburgo presenta l’impegno sociale e politico del Movimento ad un gruppo di deputati del parlamento Europeo, mentre l’opera a favore dei diritti individuali e sociali le viene riconosciuta dal Consiglio d’Europa  con il  Premio Diritti Umani’98.

 

Parole per la pace

 

“La pace è un tal bene che non si può desiderarne uno più caro, né possederne uno più utile”.

 S.Agostino

“Dove è guerra, mai non v’è Dio.Credi tu che Dio sia nella tua casa, quando tu vi hai discordia?”.                                                                                                                      S.Bernardino da Siena

“Nulla salus bello: pacem te poscimus omnes-Nessun bene dalla guerra:tutti agogniamo la  pace”.

Virgilio

“La pace, sì, la pace che ci turba e che amiamo, ha un valore pari a quello della verità”.

Voltaire

“La pace ha le sue vittorie, non meno celebri di quelle della guerra”.

 John Milton

“Dobbiamo operare per la pace universale anche se non sappiamo se la pace perpetua sia una cosa reale ”.

 Immanuel Kant

“La pace è un valore indivisibile.Nessuno può godere della pace quando si sa che in un posto della terra c’è la guerra. Così non godiamo la pace anche se stiamo attorno al focolare, anche se non ci manca niente.La pace è senza frontiere.Quando manca tocca tutti”.

Tonino Bello

“Pace vuol dire avere un cuore grande come il mondo, un cuore da dove nessuno mai si sente emarginato e meno ancora escluso; per cui tutti gli uomini hanno uguali diritti e uguali doveri ed ogni persona è sacra”.

 David M. Turoldo

“Non importa chi tu sia

uomo o donna

vecchio o fanciullo

operaio o contadino

soldato o studente o commerciante

non importa quale sia

il tuo credo politico

o quello religioso;

se ti chiedono qual è la cosa

più importante per l’umanità

rispondi prima

dopo

sempre

la pace!”

 Li Tien Min

 

 

 

SITOGRAFIA e BIBLIOGRAFIA:

·       .comhttp://www.sedos.org/italiano/joseph_2.htm

·       http://www.nonviolenti.org

·       http://www.ica-net.it/pascal/Guerra%20e%20pace/

·       http://www.giardinodimarco.it/pace.htm

·       http://www.societaaperta.it

·       http://www.peacelink.it/pace2000/webstoria/3evo-…/kantheg.htm

·       http://www.chiaralubich.com

·       http://movimentodeifocolari.com

·       http://www.francescodebenedetto.it

·       http://digilander.libero.it/giovaniemissione/king.htm

 

·       Enciclopedia Rizzoli98

·       Enciclopedia Omnia97- Istituto geografico DeAgostini

·       Gandhi- “Antiche come le montagne” - Edizioni di comunità-1989

·       Gandhi: “Violenza o non violenza” – Mondadori

·       Neru- “Autobiografia” – Feltrinelli-1972

·       N.Bobbio- “Elementi di politica” – Einaudi- 1983

·       I.Kant- “Per la pace perpetua” – Editori Riuniti- 1959

·       Freud- “Considerazioni attuali sulla guerra e la morte” – Einaudi-1968

·       N. Bobbio- “La non violenza è un’alternativa?”– Feltrinelli -1992

·       AA.VV. ”Antologia di poesie”-Editrice La Scuola-1998