IMPEGNO SOCIALE

 

 

 

 

 

III GRUPPO:

Annoscia Paolo

Laricchia Maria Donatella   

Macchia Valerio                                                     

Paolotti Giada                                                         

Di Vittorio Mara                                                     

Hammoud Sara                                                        

Carella Lucia                                                              

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


INDICE

 

·       PREMESSA                                                                                (pag. 3)

·       ONU                                                                                              (pag. 5)

Annoscia Paolo; Laricchia Maria Donatella

·       MEDICI SENZA FRONTIERE                                                (pag. 9)

Macchia Valerio

·       AMNESTY INTERNATIONAL                                               (pag. 11)

Paolotti Giada

·       EMERGENCY                                                                            (pag. 15)

Di Vittorio Mara

·       ENTI LOCALI PER LA PACE                                               (pag. 19)

Hammoud Sara

·       MACONDO                                                                                 (pag. 21)

Carella Maria Lucia

·       SITOGRAFIA e BIBLIOGRAFIA                                          (pag. 24)

 

                                                   

PREMESSA

 

 

Pace, Peace, Pax, Shalom, Eirene, Paix, Salam, Paz.

 

Molte lingue, un solo ideale. E sono in molti ad impegnarsi perché da ideale diventi realtà; ma singolarmente non si può fare granché, ed è per questo che sono nate associazioni che operano nell’ambito dell’impegno sociale. Tra queste: AMNESTY INTERNATIONAL, MSF, ONU, EMERGENCY, IL COORDINAMENTO degli ENTI LOCALI per la PACE, MACONDO.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

                                                                                                                                   

               ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE

 

 

LOnu e la pace

Un’importante posizione nello sviluppo della pace nel mondo è occupato dall’ONU. Nel corso degli anni, l’ONU ha giocato un ruolo di primo piano nel contribuire a raffreddare le crisi internazionali e nel porre termine a conflitti di lunga durata. Le Nazioni Unite hanno organizzato e diretto complesse operazioni volte a creare le condizioni per il mantenimento della pace ed a gestire l’assistenza umanitaria. Hanno lavorato per evitare che i conflitti sfociassero in guerre aperte. E nelle situazioni post-belliche hanno sempre più frequentemente assunto iniziative coordinate per affrontare le cause che sono alle origini della violenza e gettare le fondamenta di una pace duratura.

 

Altri obbiettivi

Altri obbiettivi dell’organizzazione sono promuovere il rispetto per i diritti umani, proteggere l’ambiente, combattere le malattie, favorire lo sviluppo e diminuire la povertà. Inoltre sono le agenzie dell’ONU a stabilire gli standard che assicurino un trasporto sicuro ed efficiente via aria e via mare, a collaborare al miglioramento delle telecomunicazioni e all’incremento della protezione del consumatore, a lavorare per garantire il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, a coordinare la distribuzione delle frequenze radiofoniche e guidare le campagne internazionali contro il narcotraffico e il terrorismo.

In tutto il mondo l’ONU e le sue agenzie assistono i rifugiati e sviluppano programmi di sminamento, aiutano a migliorare la qualità dell’acqua potabile e ad aumentare la produzione alimentare, concedono prestiti ai Paesi in via di sviluppo e contribuiscono a stabilizzare i mercati finanziari.

 

 

Come funziona Lonu

 

Le Nazioni Unite sono state fondate il 24 Ottobre 1945 da 51 nazioni grazie alla cooperazione internazionale. Oggi, praticamente, fa parte dell’ONU ogni nazione del pianeta; in totale, 188 Paesi.

L'adesione è aperta a tutti gli stati "fautori della pace" che accettano gli impegni dello Statuto ONU, un trattato internazionale che fissa i principi fondamentali delle relazioni internazionali. Secondo quanto disposto dallo Statuto, l’ONU svolge quattro funzioni: mantenere la pace e la sicurezza internazionali, sviluppare relazioni amichevoli fra le nazioni, cooperare nella risoluzione dei problemi internazionali e nella promozione del rispetto per i diritti umani, rappresentare un centro per l’armonizzazione delle diverse iniziative nazionali.

I Membri dell'ONU sono degli Stati Sovrani. Le Nazioni Unite non sono un governo mondiale e non legiferano ma forniscono i mezzi per aiutare a risolvere i conflitti internazionali e formulano politiche appropriate su questioni di interesse comune.

Alle Nazioni Unite tutti gli Stati Membri votano per dar forma alle politiche della comunità internazionale.

L'ONU ha sei organi principali: l’Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza, il Consiglio Economico e Sociale, il Consiglio di Amministrazione Fiduciaria , il Segretariato e la Corte Internazionale di Giustizia.

 

 


 

L'Assemblea Generale

È l’organo deliberativo principale, raccoglie un rappresentante per ogni stato membro delle NU, si riunisce per esaminare i problemi mondiali più pressanti, quali raccomandazioni sulle questioni relative alla pace e alla sicurezza internazionali, l’ammissione di nuovi membri, il bilancio dell’organizzazione e il bilancio per le operazioni per il mantenimento della pace. L'Assemblea non può costringere uno Stato ad agire in un determinato modo, ma i suoi pareri costituiscono una importante indicazione di quella che è l’opinione mondiale e rappresentano l’autorità morale della comunità delle nazioni.

 L’Assemblea svolge le sue sessioni ordinarie annuali da settembre a dicembre. Se necessario può riprendere la sessione o indire una sessione speciale o di emergenza su questioni di particolare interesse.

 

Il Consiglio di Sicurezza

Siede in sessione permanente ed è l'organo principale addetto al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Il Consiglio può essere convocato in qualunque momento, di giorno o di notte, ogni qual volta la pace venga minacciata. Esso è composto da 15 membri. Cinque di essi — Cina, Francia, Federazione Russa, Gran Bretagna e Stati Uniti — sono membri permanenti. Gli altri 10 vengono eletti dall'Assemblea con un mandato biennale. Negli ultimi anni, peraltro, gli Stati Membri hanno discusso la possibilità di modificare la composizione del Consiglio così da riflettere meglio le mutate realtà politiche ed economiche.

 Le decisioni del Consiglio richiedono una maggioranza di almeno nove voti. Ad eccezione delle votazioni relative alle questioni procedurali, nessuna decisione può essere presa nel caso in cui un voto negativo, o veto, venga espresso da un membro permanente. Tutti gli Stati Membri sono tenuti a rispettare le decisioni del Consiglio.

   Di norma, quando all'attenzione del Consiglio viene sottoposta una questione che minacci la pace internazionale, in prima battuta si cerca il modo per risolvere pacificamente la controversia. In questi casi il Consiglio può avviare una mediazione o illustrare delle ipotesi per giungere a un accordo. Nel caso di combattimenti il Consiglio cerca invece di ottenere un cessate il fuoco. Esso può inviare delle missioni per il mantenimento della pace per far rispettare la tregua e tenere separate le opposte fazioni.

 Nel tentativo di dare maggiore forza alle proprie decisioni, il Consiglio di Sicurezza può imporre sanzioni economiche ed ordinare un embargo sugli armamenti. In rare occasioni, peraltro il Consiglio di Sicurezza ha autorizzato gli Stati Membri a impiegare "tutti i mezzi necessari" per garantire che le sue decisioni venissero rispettate, comprese azioni militari collettive.

Il Consiglio, infine, formula delle raccomandazioni all'Assemblea Generale in merito alla candidatura al ruolo di Segretario Generale e circa l'ammissione all'ONU di nuovi membri.

 

Il Consiglio Economico e Sociale

Il Consiglio Economico e Sociale, sottoposto all'autorità dell'Assemblea Generale, coordina l'attività economica e sociale dell'ONU e delle sue agenzie ed istituzioni specializzate. Riveste un ruolo chiave nello stimolare la cooperazione internazionale per lo sviluppo, e per raggiungere il consenso internazionale necessario ad affrontare le sfide poste dalla globalizzazione. Il Consiglio ha inoltre consultazioni con le organizzazioni non governative (ONG), mantenendo così aperto un legame vitale tra le Nazioni Unite e la società civile.

 È composto da 54 membri eletti dall’Assemblea Generale con un mandato triennale. Esso si riunisce nel corso dell’anno e tiene a luglio la sua principale sessione. Dal 1998 il Consiglio ha ampliato la propria sfera di interesse, includendo i temi umanitari nelle proprie discussioni.

Nella rimanente parte dell’anno il lavoro del Consiglio viene svolto da organismi sussidiari che si incontrano regolarmente e riferiscono al Consiglio stesso come l'OMS (Organizzazione mondiale della sanità), l'UNESCO (Organizzazione delle NU per l'educazione, la scienza e la cultura), la FAO (Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura) e l'ILO (Ufficio internazionale del lavoro).

 

 

 

 

 

Il Consiglio di Amministrazione Fiduciaria

 Il Consiglio di Amministrazione Fiduciaria è stato costituito nel secondo dopoguerra per fornire un controllo internazionale agli 11 territori sotto amministrazione fiduciaria che in seguito hanno ottenuto l'autonomia o l'indipendenza, o costituendosi come Stati autonomi, o unendosi ad uno Stato sovrano loro confinante. L’ultimo a seguire questa strada è stato il Territorio sotto Amministrazione Fiduciaria delle Isole del Pacifico (Palau), amministrate dagli Stati Uniti, che sono diventate il 185° Stato Membro dell’ONU.

 Concluso il suo compito, il Consiglio di Amministrazione Fiduciaria è attualmente composto soltanto dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Esso ha modificato le proprie norme procedurali, per consentire di riunirsi dove e quando ve ne sia occasione.

 

La Corte Internazionale di Giustizia

Ha sede all'Aia, in Olanda, ed è composta da quindici giudici nominati per nove anni dall'Assemblea generale e dal Consiglio di sicurezza; essa esamina i casi che le sono sottoposti dai membri delle NU, la partecipazione di uno Stato al procedimento è volontaria ma, nel caso in cui accetti di partecipare, esso è tenuto a conformarsi alla decisione della Corte. Su richiesta dell'Organizzazione o delle sue agenzie, la Corte rilascia pareri e consulenze non vincolanti all’Assemblea Generale e al Consiglio di Sicurezza.

 

Il Segretariato

 Il Segretariato svolge il lavoro di macchina e amministrativo delle Nazioni Unite, seguendo le direttive dell’Assemblea Generale, del Consiglio di Sicurezza e degli altri organi. È guidato dal Segretario Generale che nomina il personale aggiuntivo necessario e si occupa della guida amministrativa generale.

 Il Segretariato consiste di dipartimenti e uffici con uno staff complessivo di circa 8.700 persone provenienti dal mondo intero. Le sedi operative comprendono il Quartier Generale di New York e gli uffici di Ginevra, Vienna e Nairobi. I segretari che si sono succeduti alla guida dell'ONU sono stati finora: Trygve Lie (Norvegia), 1946-1953; Dag Hammarskjöld (Svezia), 1953-1961; U Thant (Birmania), 1961-1971; Kurt Waldheim (Austria), 1972-1981; Javier Pérez de Cuellar (Perú), 1982-1991; Boutros Boutros-Ghali (Egitto), 1992-1996. L'attuale segretario, Kofi Annan (Ghana), è stato eletto alla fine del 1996.

 

 

 

Le azioni delle Nazioni Unite per lo sviluppo della pace

 

Le azioni dell’Onu volte al sviluppo della pace possono riassumersi in quattro categorie: Diplomazia preventiva e disarmo(o prevenzione dei conflitti), Pacificazione (peace-making), Mantenimento della pace (peace-keeping) e Costruzione della pace (peace-building)

 

Diplomazia preventiva e disarmo

Si tratta di tutte le attività volte alla prevenzione dei conflitti, ossia le azioni per dirimere le controversie prima che deflagrino nella forma di conflitti militari. Può comportare avvertimenti preventivi, mediazione, indagini sul campo e misure di costruzione della fiducia. Quest’attività è strettamente legata al disarmo che costituisce sicuramente il primo passo per la prevenzione dei conflitti. Fermare la proliferazione degli armamenti e ridurre ed eventualmente eliminare tutte le armi di distruzione di massa costituisce uno dei principali obiettivi delle Nazioni Unite.

 L’ONU ha costituito un forum permanente per le trattative sul disarmo, avanzando raccomandazioni in proposito e iniziando degli studi sull’argomento. Queste trattative hanno prodotto accordi quali il Trattato per la Non Proliferazione Nucleare (1968), il Trattato per il Bando Totale dei Test Nucleari (1966) e i trattati che istituiscono le zone denuclearizzate.

Altri trattati ratificati grazie al supporto dell’ONU sono quelli che proibiscono lo sviluppo, la produzione e lo stoccaggio di armi chimiche (1992) e batteriologiche (1972), bandiscono le armi nucleari dai mari e dagli oceani (1971) e dallo spazio (1967); vietano o limitano altre tipologie di armamenti. Nel 1997, più di 100 nazioni hanno sottoscritto la Convenzione di Ottawa che dichiara fuorilegge le mine antiuomo. A tale proposito, l’ONU incoraggia tutte le nazioni ad aderire a questo e ad altri trattati che mettono al bando gli armamenti. Le Nazioni Unite stanno inoltre sostenendo gli sforzi per arrivare al controllo delle armi di piccolo calibro e delle armi leggere.

 L’Assemblea Generale, dal canto proprio, ha appoggiato la raccomandazione di uno speciale comitato ONU che raccomanda di tenere una conferenza internazionale sul commercio illegale di armi entro l’anno 2001.

 All’interno del sistema ONU, l’Agenzia Internazionale sull’Energia Atomica, con sede a Vienna, grazie a un sistema di accordi cautelativi, garantisce che materiali ed attrezzature fissili originariamente destinati a usi civili non vengano riconvertiti a scopi militari. E a L’Aia, l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche raccoglie informazioni sugli impianti chimici del mondo intero e conduce ispezioni periodiche per garantire il rispetto della convenzione sugli armamenti chimici.

 

Pacificazione o Peace-making

È l’azione per la risoluzione dei conflitti con mezzi pacifici: negoziati, composizione giudiziaria, sanzioni, o accordi di cessate il fuoco. Il Consiglio di Sicurezza, nei suoi sforzi per mantenere la pace e la sicurezza internazionale, può raccomandare strade per evitare il conflitto, o ristabilire o garantire la pace —mediante trattative, per esempio, o facendo ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia.

 Riveste a propria volta un ruolo importante nello stabilire la pace Il Segretario Generale. Egli (o ella) può sottoporre all’attenzione del Consiglio di Sicurezza qualunque questione che sembri minacciare la pace e la sicurezza internazionale. Egli (o ella) può usare i suoi "buoni uffici" per svolgere una mediazione, o esercitare una "diplomazia nascosta", dietro le quinte, operando di persona o tramite inviati speciali.

Il Segretario Generale intraprende inoltre azioni di "diplomazia preventiva", volte a risolvere le dispute prima che queste peggiorino. Egli (o ella) può inoltre inviare una missione di indagine, sostenere sforzi regionali per la pace o istituire un ufficio politico locale dell’ONU per aiutare la costruzione della fiducia reciproca fra le parti in conflitto.

 

Costruzione della pace o Peace-building

Comporta tentativi di ricostruzione e riconciliazione (o ristabilimento di relazioni amichevoli). Nel tentativo di riuscire a costruire la pace dopo la guerra, l’ONU sta sempre più spesso intraprendendo attività che si concentrano sulle cause che sono all’origine della violenza. A tale proposito, l’assistenza allo sviluppo rappresenta un elemento chiave. Lavorando in collaborazione con il sistema ONU, con la partecipazione dei Paesi donatori, dei Governi ospitanti e delle ONG, le Nazioni Unite cercano quindi di favorire il buon governo, di ripristinare legge e ordine, indire elezioni e favorire il rispetto dei diritti umani in nazioni che si battono per superare le conseguenze del conflitto. Al tempo stesso, così facendo, aiutano queste nazioni nella ricostruzione del sistema amministrativo, sanitario, educativo e degli altri servizi collassati a causa dei conflitti.

Alcune di queste attività si svolgono nella cornice di un’operazione ONU per il mantenimento della pace e possono proseguire anche dopo la fine dell’operazione stessa. Altre vengono richieste dai Governi.

 

Mantenimento della pace o Peace-keeping

Spesso implica la collocazione di persone  - civili e militari “caschi blu” – in posizione di interposizione fra le parti ostili, per aiutare a controllare e risolvere un conflitto. Il Consiglio di Sicurezza decide le operazioni ONU per il mantenimento della pace e definisce loro estensione e mandato negli sforzi per mantenere la pace e la sicurezza internazionale. La maggior parte delle operazioni comportano degli obblighi militari: verificare il rispetto di un cessate il fuoco, ad esempio, o creare una zona cuscinetto mentre i negoziatori cercano di trovare una soluzione a lungo termine. Altre operazioni possono invece richiedere l’impiego di forze di polizia o il coinvolgimento di civili che aiutino a organizzare le elezioni o a controllare il rispetto dei diritti umani. Le operazioni per il mantenimento della pace possono avere una durata che va da pochi mesi a molti anni.

Da quando le tensioni della guerra fredda si sono calmate, in numerose regioni la pace è stata messa a repentaglio dal riesplodere di conflitti etnici e nazionalisti. Di conseguenza, negli ultimi anni, le operazioni per il mantenimento della pace delle Nazioni Unite sono andate rapidamente crescendo per numero e complessità. A tali missioni internazionali, che normalmente vengono dispiegate alla fine di un conflitto, sono stati attribuiti compiti sempre più rilevanti che vanno dalla mera osservazione del rispetto della tregua da parte dei belligeranti, all’assistenza umanitaria, al rientro dei profughi, alla ricostruzione delle infrastrutture istituzionali e fisiche distrutte dal conflitto, al monitoraggio del rispetto dei diritti umani ed all’osservazione dell’elezioni.

In seguito all’aumento delle missioni ed ai nuovi compiti, sempre più complessi, il costo delle operazioni per il mantenimento della pace è cresciuto. Il costo annuale di tutte le operazioni svolte nel 1995 ammontava a circa 3 miliardi di dollari. Tuttavia, questo investimento per il mantenimento della pace deve essere visto nella giusta prospettiva. All'inizio degli anni '90, infatti, le spese militari globali ammontavano a circa mille miliardi di dollari all'anno, vale a dire 2 milioni di dollari al minuto. In altre parole, per prepararsi alla guerra si spende in un solo giorno una cifra pari al costo necessario a finanziare un intero anno di operazioni per il mantenimento della pace. Il costo reale delle operazioni peace-keeping deve, in definitiva, essere dunque misurato in relazione al costo della sua alternativa: la guerra.

 Le operazioni devono avere il consenso dei Governi ospiti e, di solito, anche quello delle altre parti coinvolte; e non devono in alcun modo essere usate per favorire una delle parti a dispetto dell'altra. Il successo di un'operazione per il mantenimento della pace richiede inoltre:

·        il conferimento di un mandato che sia al tempo stesso chiaro e realizzabile;

·        la cooperazione delle parti per la sua realizzazione;

·        la scelta di un valido comando tanto presso il Quartier Generale quanto sul campo;

·        un adeguato sostegno logistico e finanziario.

Le forze delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace sono dotate di armamenti leggeri che possono utilizzare solo per difendersi, o nel caso in cui delle persone armate cerchino di impedirgli di eseguire gli ordini ricevuti dai loro comandanti. Gli osservatori militari delle Nazioni Unite sono disarmati. Solo in circostanze eccezionali le truppe che operano sotto l'egida dell'ONU possono essere autorizzate ad usare la forza per lo svolgimento dei propri compiti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MEDICI SENZA FRONTIERE

 

 

MSF

L’organizzazione ONLUS(organizzazione non lucrativa di utilità sociale) “Medecìn sans frontières” è  nata nel 1971 grazie al lavoro di alcuni medici della croce rossa internazionale, particolarmente colpiti dagli orrori della guerra in paesi poveri come Biafra e Bangladesh. Essa è costituita da medici generici, chirurghi, anestesisti, infermieri, ostetriche, tecnici, costruttori, amministratori, logisti. La professionalità di ognuno, medico e non, assicura la coerenza tecnica, medica e amministrativa delle missioni.

Le risorse finanziarie, a livello internazionale, provengono per il 79% da donazioni private e per il 21% da fondi istituzionali internazionali.

 

 

STORIA

MSF si pone come obiettivo principale quello di fornire un’assistenza sanitaria qualificata nei paesi in cui ve ne è bisogno unendo però al lavoro professionale quello civile. E proprio l’impegno nel campo civile è costata talvolta all’associazione problemi con gli interessi politici dei governi locali (soprattutto in Turchia e in Etiopia). I medici senza frontiere prestano la loro opera di soccorso alle popolazioni povere, alle vittime delle catastrofi di origine naturale o umana, alle vittime della guerra, senza discriminazione alcuna, sia essa razziale, religiosa, filosofica o politica. Essi si basano su principi sanciti nella “Carta” dei diritti dell’organizzazione. Così dal 1972 ad oggi  MSF è intervenuta nelle zone più povere del mondo (in più di 85 paesi, maggiormente in Africa e in Asia) portando rifugio ai profughi e agli sfollati dopo conflitti o catastrofi naturali, compito che gli è valso moltissimi riconoscimenti tra cui il premio nobel per la pace nel 1999. Nelle emergenze, alcune procedure standardizzate e programmate permettono un intervento rapido, spesso, nelle prime 24 ore assicurando comunque tecniche e strutture sanitarie di base. In certe missioni MSF sviluppa un approccio medico che mira alla creazione di strutture mediche durevoli condotte in collaborazione con il ministero della sanità del paese: riabilitazione di ospedali, programmi di vaccinazione, lotta contro le epidemie, assistenza nutrizionale, studi di fattibilità. Medici Senza Frontiere si riserva il diritto di denunciare le violazioni dei diritti umani di cui sia direttamente testimone, ivi compresa la mancata attuazione delle convenzioni in materia di diritto internazionale. Alcune campagne di MSF entrano in contrasto con gli interessi delle multinazionali e dei potenti, come nel caso della campagna ai farmaci essenziali.

 


 

LE MISSIONI

Una missione inizia in seguito alla notizia di un’emergenza, una carestia, un’epidemia o una situazione di particolare gravità oppure su richiesta di un paese o di un organismo internazionale. Solitamente vi è prima una missione esplorativa a cui segue un programma di intervento a breve/medio termine.

MSF è costituita da 5 sezioni operative (Francia, Svizzera, Spagna, Olanda, Belgio) che gestiscono direttamente i progetti nelle aree di intervento, e da 13 sezioni partner (Italia, USA, Australia, Giappone, Germania, Austria, U.K., Canada, Svezia, Hong Kong, Lussemburgo, Danimarca e Norvegia) che sostengono i progetti con: attività di raccolta fondi, reclutamento dei volontari, informazione sui media, sensibilizzazione dell'opinione pubblica; la sezione italiana è sorta nel 1993 contribuendo con circa duecento volontari alle missioni di MSF. In questo modo MSF coordina tutta la scena d’intervento senza intermediari.

 

 

TESTIMONIANZE

Tutti coloro che si recano in missione sono consapevoli dei rischi enormi che comporta una missione e rimangono colpiti dagli orrori a cui vogliono porre fine. Molti di loro lasciano testimonianze delle loro esperienze che inquadrano bene la drammaticità della situazione in cui si vengono a trovare:

Anna, un’infermiera, scrive: “…talvolta mi soffermo a riflettere su questa mia lunga corsa, piena di emozioni, di vita condivisa e , soprattutto, di lavoro per qualcosa di utile e per qualcuno che ne ha bisogno…

Philippe, responsabile del reclutamento dei volontari dice: “…partire in missione per aiutare le popolazioni in pericolo è una scuola di umiltà, di tolleranza…

Max, coordinatore di terreno, spiega: “ A volte vorrei mandare tutto a quel paese. Ma c'è il famoso senso del dovere a tenermi qui, quel dovere giurato ad MSF e alle popolazioni in pericolo, quel famoso senso del dovere che a volte non vorrei possedere, cosi da poter prendere i miei bagagli e andarmene, ma sarebbe tutto inutile non cambierei niente in questo posto desolato. Devo ingoiare i bocconi amari ...

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

  AMNESTY INTERNATIONAL

Il 28 maggio 1961, l'avvocato Peter Benenson, sul giornale inglese "In The Observer", lancia un appello "I prigionieri dimenticati" nel quale esprime il suo disprezzo per l'arresto di due ragazzi che in un locale di Lisbona avevano brindato alla libertà delle colonie portoghesi.Quindi denuncia  le ripetute violazioni dei Diritti dell'Uomo invitando i lettori a protestare. La protesta di migliaia di persone dà vita alla prima campagna internazionale in difesa dei diritti dell'uomo.

Da quel giorno Amnesty si batte perché siano rispettati i fondamentali diritti di ogni essere umano, sanciti il 10 dicembre 1948 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite:

-diritto alla libertà di pensiero, di opinione e di religione;

-diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona;

-diritto di dimostrare la propria innocenza con un processo pubblico, equo e sollecito.

Di conseguenza Amnesty International si batte per ottenere:

a) il rilascio di tutti i prigionieri d'opinione;

b) la garanzia di processi equi e tempestivi per tutti i prigionieri politici;

c) l'abolizione della pena di morte, della tortura e di ogni trattamento                inumano;

d) la fine delle esecuzioni extragiudiziali e delle sparizioni.

 

A) PRIGIONIERI D'OPINIONE

Non si sa con esattezza il numero dei prigionieri di coscienza trattenuti in prigione dai governi in ogni parte del mondo. Una cosa e' certa: per ogni nome di cui si viene a conoscenza, per ogni caso che fa notizia, ce ne sono molti altri che continuano a rimanere sconosciuti. Molti di loro sono artisti, avvocati, politici o sindacalisti in conflitto con le autorità; la maggior parte di essi, comunque, sono donne, uomini ed anche bambini comuni, provenienti da tutte le categorie e condizioni sociali. Spesso del tutto sconosciuti, sono stati semplicemente imprigionati per l'esercizio pacifico dei loro diritti di persone umane. Nel mondo si può diventare prigionieri di coscienza in molti modi: perché si è coinvolti  in attività politiche non violente, perché si insiste nell'osservanza di pratiche religiose che lo Stato non approva, a causa di attività sindacali, per aver denunciato sui giornali violazioni dei diritti umani compiuti dalle autorità.

Amnesty International chiede che tutti i prigionieri di coscienza siano messi in libertà immediatamente ed incondizionatamente. Non viene ritenuto prigioniero d'opinione chi sia stato imprigionato per aver usato o invocato violenza. Nondimeno Amnesty International si batte per processi equi e tempestivi per tutti i prigionieri politici, compresi, quindi anche coloro che abbiano compiuto atti violenti.

 

B) PROCESSI EQUI

I criteri di base per processi imparziali sono definiti da standard internazionali. Questi criteri includono norme come il diritto di:

- essere presunti innocenti finché non si è giudicati colpevoli.

-essere in grado di presentare una difesa legale.

-essere presenti al proprio processo.

-non essere costretti a testimoniare contro se stessi o a dichiararsi colpevoli.

-essere giudicati da un tribunale indipendente e imparziale.

In molti paesi i prigionieri politici sono giudicati colpevoli in processi che violano le norme internazionalmente riconosciute. Questi processi si servono di udienze segrete, negano avvocati difensori o la possibilità di consultarsi con loro, rifiutano la concessione di testimoni di difesa, negano il diritto a interrogatori "in contraddittorio" e riconoscono le testimonianze prese sotto costrizione o sotto tortura.

In altri paesi i prigionieri politici possono essere trattenuti per anni, a volte decenni, senza alcun processo o udienza.

 

L'obiettivo di Amnesty International in tutti questi casi è che i prigionieri dovrebbero avere un processo imparziale e rapido,o essere rilasciati.

C) ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE E DELLA TORTURA

Amnesty International si oppone alla pena di morte in ogni caso, ritenendola una punizione crudele, inumana e degradante, priva di alcun effetto deterrente ed una violazione dei fondamentali diritti umani.

La metà dei paesi del mondo ha abolito la pena di morte di diritto o de facto. Le informazioni più recenti in possesso di Amnesty International mostrano che:

     72 paesi hanno abolito la pena di morte per tutti i reati

     13 paesi hanno abolito la pena di morte per tutti i reati tranne per quelli eccezionali e per quelli commessi in tempo di guerra

     21 paesi si possono considerare abolizionisti de facto: mantengono la pena di morte ma non eseguono condanne a morte da più di dieci anni.

In totale 106 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 89 paesi mantengono la pena di morte ma il numero dei paesi che eseguono condanne a morte è sempre più esiguo ogni anno.

Dal 1976 una media di più di due paesi all'anno ha abolito la pena di morte nella legge o, avendola abolita per reati comuni, ne ha deciso l'abrogazione per tutti i reati.

Quando la pena di morte viene abolita raramente viene poi reintrodotta.

Amnesty International si oppone decisamente anche alla tortura  così come ad ogni altro trattamento crudele, inumano e degradante

"Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti." (Articolo 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)

Nonostante ci siano degli accordi internazionali che ne vietano l'uso, la tortura si verifica ogni giorno in molti paesi, in modo sistematico e diffuso, indipendentemente dalle ideologie politiche e dai sistemi economici.

La lista delle tecniche di tortura usate oggi include non solo arcaici strumenti, come fruste, bastoni e chiodi, ma anche tecnologie moderne che si servono dell'elettricità, metodi sofisticati di violenza psicologica e droghe che possono provocare panico, allucinazioni, spasmi muscolari e paralisi. Le vittime sono picchiate, bruciate, violentate, soffocate e soggette a finte esecuzioni.

Tra le vittime della tortura ci sono persone appartenenti a tutte le classi sociali, gruppi, e professioni. Criminali sospetti e detenuti politici possono essere torturati. Le donne spesso sono sottoposte a degradazioni sessuali dai loro torturatori di sesso maschile. In alcuni paesi anche dei bambini sono stati torturati o sono stati forzati ad assistere alla tortura dei loro genitori.

Nonostante la sua proibizione internazionale ed interna e nonostante gli sforzi compiuti per porvi fine da parte di Amnesty International e numerose altre organizzazioni, la tortura continua ad essere ampiamente diffusa. Nel 1996 Amnesty ha documentato casi di tortura in ben 124 paesi: le vittime sono migliaia di persone. Anche nei paesi industrializzati, in Italia, come in Germania, in Francia, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, i maltrattamenti, spesso di stampo razzista, stanno diventando sempre più banale quotidianità.  A questo proposito va ricordata la forte ripercussione che la pubblicazione di foto di militari italiani, impegnati in una missione di pace in Somalia coinvolti in casi di torture e maltrattamenti verso la popolazione civile,  ha avuto sull'opinione pubblica.

Uno studio del 1996 compiuto in Germania ha mostrato come il problema degli abusi di polizia nei confronti degli stranieri è qualcosa di più che 'solo qualche incidente isolato.

Nel 1996 il Rapporto Annuale di Amnesty ha denunciato tra l'altro la pericolosa tendenza al rapido sviluppo tecnologico di nuovi equipaggiamenti di sicurezza in paesi industrializzati che, se messi nelle mani sbagliate, diventano strumenti per compiere violazioni dei diritti umani.

Amnesty si oppone inoltre ai trattamenti crudeli, inumani e degradanti quali per esempio l'isolamento forzato, l'uso di catene alle caviglie in detenuti costretti ai lavori forzati, la privazione del sonno. Da gruppi di medici soci di Amnesty International sono nati alcuni centri internazionali di recupero psicologico e fisico di vittime della tortura.

 

 

  

d) sparizioni, esecuzioni extragiudiziali

Anche se sembra assurdo che lo Stato,governo e modello della società, ricorra a mezzi piuttosto subdoli per la propria protezione,la realtà è che spesso si ricorre a esecuzioni extragiudiziali o a "sparizioni". Amnesty International condanna le "sparizioni" come una forma di rapimento da parte dello Stato. Il termine "sparizione" è usato nel caso di una persona che venga arrestata o rapita - spesso torturata e uccisa - da agenti governativi anche se le autorità negano che tale persona sia mai stata detenuta. La parola è fra virgolette per indicare che Amnesty International non accetta la spiegazione ufficiale normalmente fornita, che le vittime siano praticamente svanite (nell'uso più comune del termine). Secondo Amnesty International le autorità probabilmente sanno con precisione dove si trovano le vittime e che sorte hanno subito.

Come le esecuzioni extragiudiziarie le "sparizioni" sono una tattica di repressione che i governi trovano rapida e conveniente. Piuttosto che affrontare i propri oppositori con un elaborato procedimento di arresto, processo, imprigionamento a lungo termine alcuni governi possono scegliere di rapirli. Ugualmente, mentre è difficile sottrarsi alla responsabilità di detenere prigionieri politici in custodia visibile, i governi possono più facilmente negare ogni responsabilità per persone "scomparse".

Il contesto in cui si verificano, spesso è caratterizzato dall'opposizione ad un regime.Le vittime, di frequente, sono sospettate di essere membri, sostenitori, o potenziali simpatizzanti dei gruppi oppositori.

Amnesty International considera le "sparizioni" una sfacciata violazione dei diritti umani fondamentali. L'abuso serve per mascherare altri abusi. Non solo le sue vittime sono chiaramente trattenute senza accusa o processo, ma si trovano anche in grave  rischio di essere torturate e uccise, mentre sono segretamente custodite dagli agenti di Stato. Quando Amnesty International riceve un rapporto di "sparizione" si muove velocemente per chiedere l'apertura di un inchiesta e per far sapere alle autorità che vengono ritenute personalmente responsabili del destino delle vittime.

Le "sparizioni" sono avvolte nel mistero. Le famiglie, gli amici, gli avvocati e gli attivisti per i diritti umani, che cercano di raccogliere informazioni, si scontrano con rifiuti, intimidazioni o, qualche volta, "spariscono" anch'essi. 

 

 

STRUTTURA

Amnesty International è un movimento democratico che si governa da solo.  Indipendente da qualsiasi controllo esterno, Amnesty International non è soggetta a nessun governo né a nessun'altra istituzione. Essa dipende solamente dai suoi soci sparsi in tutto il mondo. Il movimento si autofinanza attraverso il lavoro volontario dei suoi soci e grazie alle donazioni dei simpatizzanti.

Amnesty International non sostiene né si oppone a nessun governo o sistema politico, né sostiene necessariamente le idee delle persone di cui cerca di proteggere i diritti.

Amnesty International si rifiuta di compilare classifiche dei paesi del mondo con riferimento al rispetto dei Diritti Umani; piuttosto che effettuare paragoni, cerca di porre fine a specifiche violazioni dei Diritti Umani nelle circostanze concrete in cui esse si verificano.

Per garantire la sua assoluta imparzialità Amnesty International ha deciso di impegnare i suoi soci a lavorare solo su casi di vittime di diversa nazionalità da quella del socio in questione. Pertanto in Italia non ci si occuperà di violazioni avvenute in Italia o a danno di Italiani. Stessa cosa avverrà per tutti gli altri paesi.

 

LE CAMPAGNE

I gruppi di Amnesty International di tutto il mondo uniscono periodicamente le loro forze per richiamare l'attenzione su specifiche violazioni di diritti umani, attraverso azioni che durano da un minimo di due mesi a un anno o più.

Nel corso degli anni Amnesty International  ha lanciato diversi tipi di campagne.

Le campagne su singoli paesi concentrano l'azione su gravi violazioni di diritti umani che ricorrono sistematicamente in un paese.

Nel 1990, all'inizio di giugno una breve ma intensa campagna ricordò a tutto il mondo la repressione in corso in Cina dall'anno precedente contro gli attivisti politici.  Alla fine del 1994 è stata lanciata una campagna sulle violazioni dei diritti umani in Indonesia con lo scopo dei documentare e denunciare una realtà diversa da quella ritratta dai depliants turistici. La prima metà del 1995 ha visto il movimento impegnato in una lunga campagna sul Sudan , con l'obiettivo di interrompere il ciclo di abusi che si verificano tanto nel nord controllato dal governo quanto nel sud del paese, devastato dalla guerra .

Le campagne a tema si misurano con situazioni di persistenti e diffuse violazioni dei diritti umani, ripetute sistematicamente.

A metà degli anni Ottanta, una campagna di due anni denunciò pubblicamente torture e maltrattamenti che si registravano in più di metà dei Paesi del mondo.

Nel 1989 una vasta campagna condannò l'uso in decine di Paesi della pena di morte e impostò un programma per la sua abolizione a livello mondiale. Tra il 1993 e il 1994 Amnesty si è impegnata in una campagna contro le sparizioni e gli omicidi politici .

Infine, simili alle campagne sono le Azioni lanciate ogni anno a favore delle Donne e dei Sindacalisti. (Azione Donne, con inizio l'8 marzo - Azione Sindacalisti con inizio il Primo Maggio). Queste hanno durata più breve delle campagne. Si cerca di sfruttare la maggior attenzione verso certi temi, da parte dell'opinione pubblica, che si ottiene in certi periodi dell'anno, per concentrare i propri sforzi in azioni mirate e specifiche al target in questione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

             Emergency

 

 

NEI CONFLITTI DI OGGI, PIÙ DEL NOVANTA PER CENTO DELLE VITTIME SONO CIVILI. MIGLIAIA DI DONNE, DI BAMBINI, DI UOMINI INERMI SONO UCCISI OGNI ANNO NEL MONDO. EMERGENCY NASCE NEL 1994 A MILANO PER PORTARE SOCCORSO A QUESTE VITTIME. Questa associazione presta assistenza chirurgica specializzata alle vittime di guerra e delle mine antiuomo durante il conflitto o nell'immediato periodo post-bellico.

un'organizzazione internazionale privata, cioè indipendente da governi e da partiti. Aperta senza alcuna discriminazione politica, ideologica o religiosa a tutti coloro che ne condividono i principi e gli obiettivi e ne sostengono le attività umanitarie.

Decide i suoi interventi basandosi su 2 criteri di selezione dei Paesi: l'effettivo bisogno della popolazione di assistenza medico-chirurgica specializzata e la scarsità o mancanza di altri interventi umanitari analoghi nel Paese.
L'intervento di EMERGENCY viene sempre concordato con le autorità locali e dove il Paese è diviso da un conflitto interno ,EMERGENCY è presente su entrambi i fronti per poter garantire assistenza a tutte le vittime del conflitto.
I centri di EMERGENCY sono luoghi neutrali che appartengono alla popolazione senza alcuna discriminazione politica, ideologica o religiosa e prestano assistenza gratuita a tutti i pazienti,sono altamente qualificati e sono gestiti da un team internazionale, affiancato da personale locale.
PERSONALE MEDICO E TECNICI CON MATURATA ESPERIENZA DI LAVORO IN SITUAZIONI DI EMERGENZA SI SONO UNITI PER GARANTIRE ASSISTENZA MEDICA, CHIRURGICA E RIABILITAZIONE NELLE ZONE DI GUERRA. NEGLI OSPEDALI CHE COSTRUISCE E ATTIVA, EMERGENCY È IMPEGNATA ANCHE NELLA FORMAZIONE DI PERSONALE LOCALE CHE SARÀ COSÌ IN GRADO DI CONTINUARE LA GESTIONE DEL CENTRO QUANDO EMERGENCY LASCERÀ IL PAESE.

La costruzione degli ospedali ed il reclutamento dei medici altamente specializzati che la situazione richiede hanno un costo nettamente elevato:

 

I Finanziamenti

I Finanziamenti provengono da donazioni volontarie da parte dei membri dell'associazione e di chiunque - privati, fondazioni, imprese - voglia contribuire finanziariamente secondo i propri mezzi e possibilità. L'associazione riferisce regolarmente e puntigliosamente a tutti, in modo trasparente e dettagliato, sull'impiego delle risorse, sulle scelte operative e sui risultati ottenuti.

Attività specifiche

- prestare soccorsi di emergenza ai feriti organizzando

 ospedali chirurgici e centri di riabilitazione
- fornire assistenza sanitaria di base nelle zone devastate dalle guerre, con particolare attenzione ai problemi materno-infantili
- addestrare personale locale a far fronte alle necessità mediche e chirurgiche più urgenti in situazioni di conflitto.
- diffondere una cultura di pace. In Italia Emergency ha realizzato il progetto didattico "Attenti all'uomo!", destinato alle scuole, e ha contribuito alla campagna per la messa al bando delle mine antiuomo.


 

 

PRINCIPALI ATTIVITÀ UMANITARIE

Emergency in Iraq

 1995 : ristrutturazione e attivazione di un ospedale abbandonato a Choman, villaggio di un’area densamente minata prossima al confine tra Iraq e Iran, costruzione del Centro Chirurgico di Sulaimaniya, in Nord Iraq.

1996 istituzione di Posti di primo Soccorso per assicurare a tutti i feriti da mina e da atti di guerra un efficace soccorso immediato e un sicuro trasferimento ai Centri chirurgici.

1997, costruzione di un Centro chirurgico per vittime di guerra a Erbil.

2001 inaugurazione del Centro di Riabilitazione e Reintegrazione sociale di Diana.

 

Emergency in Cambogia

1997, costruzione di un Centro chirurgico per feriti di guerra a Battambang,

1999, apertura di  quattro posti di primo soccorso, per assistere i feriti meno gravi da curare in loco e intervenire tempestivamente sui casi urgenti

2000  apertura di  un altro Posto di primo soccorso, dove, su specifica richiesta del Ministero della Sanità cambogiano, è stato attivato un reparto apposito per la cura dei pazienti affetti da malaria,

2000 attivazione di due Cliniche Mobili nelle zone più disagiate della Cambogia, rendendo così possibile raggiungere villaggi completamente isolati che non hanno normalmente accesso ad alcun tipo di assistenza sanitaria.

 

Emergency in Afganistan

 1999 costruzione di un Centro chirurgico per vittime di guerra ad Anabah, nella Valle del Panshir, Afganistan settentrionale, apertura di  due Posti di primo soccorso vicino alla linea del fronte a nord della capitale Kabul.

2000 inizia la costruzione di un secondo ospedale in Afganistan, a Kabul;

2001 è iniziato il “programma sociale” a favore delle vedove di guerra della Valle del Panshir, che prevede la fornitura a 400 famiglie, scelte tra le più bisognose, di alcuni capi di bestiame per l’allevamento e il mangime necessario per sei mesi; inaugurata l’attività di Emergency nelle carceri con l’apertura di una clinica nella prigione di Duab, nella valle del Panshir. lenzuola e tappeti dove servono.

Tra i nuovi progetti si prevede l’apertura entro il 2002 di un Centro di Maternità e Ginecologia a fianco del Centro chirurgico di Anabah e l’avvio dei lavori per ristrutturare un ospedale da destinare alla chirurgia di guerra e d’emergenza a Grisk, nella provincia pashtu di Helmand, più di 100 km. a sud di Kandahar.

Emergency in Sierra Leone

 2000 costruzione di un Centro chirurgico a Goderich, nelle vicinanze della capitale La costruzione è cominciata nel gennaio 2001 ed è stata completata nel mese di settembre dello stesso anno.

 2001 hanno inizio le attività cliniche, rivolte a tutte le emergenze chirurgiche, alla chirurgia di guerra e a quella ortopedica e ricostruttiva.

Il programma in Sierra Leone prevede l’apertura di altri Centri per la medicina di base in diverse aree del paese per affrontare una mancanza grave di assistenza sanitaria qualificata e gratuita.

Altri interventi umanitari di Emergency

 1994  ristrutturazione e riattivazione l’ospedale della capitale Kigali.

 

1995 durante la guerra in Cecenia, EMERGENCY ha distribuito farmaci essenziali e materiale di pronto soccorso per aiutare la popolazione civile e i profughi interni in fuga dalla guerra civile.

 

Nell’estate del 1999, EMERGENCY ha sostenuto il Centro Culturale Stari Grad, scuola multietnica di educazione alla pace, e l’orfanotrofio Jovan Jovanovic Smaj di Belgrado, nella Federazione Jugoslava, che ospita 96 bambini.

 

Dal maggio al luglio 2000 un team di Emergency, composto da due chirurghi, un anestesista e quattro infermieri, ha prestato la propria opera in Eritrea.

 

RAPPORTI CON LA SCUOLA

Generalmente EMERGENCY entra nelle classi su esplicito invito di insegnanti e studenti che, per vari motivi, entrano in relazione con l'associazione, contattano la sede (Milano) e richiedono materiale informativo sull' attività e sui problemi che caratterizzano le aree geografiche attualmente colpite dalla guerra, aree come Nord Iraq, Cambogia e Afganistan dove EMERGENCY è presente con strutture ospedaliere permanenti.

Dopo aver visionato il materiale a disposizione, capita che gli insegnanti decidano di elaborarne autonomamente i contenuti, ma nella maggioranza dei casi, viene richiesto ad EMERGENCY di intervenire direttamente nelle classi e vengono così organizzati incontri/conferenze con la presenza di volontari. Pur cosciente della gravità delle situazioni descritte e delle problematiche approfondite, con la concretezza della propria azione, Emergency mira a far superare ai ragazzi la sensazione di impotenza, affinché essi si attivino concretamente per la pace.

In generale, un incontro-tipo prevede tre momenti principali:

1. Un momento di conoscenza reciproca che mira a stabilire un contatto con i ragazzi, a sondare quanto già conoscono Emergency e i problemi di cui si occupa.

2. La proiezione di un video e/o la presentazione di una serie di diapositive dell'archivio fotografico di Emergency grazie alle quali si riesce ad illustrare come è cambiato il concetto di guerra e di vittima di guerra nel tempo, il problema specifico delle mine antiuomo, i vari progetti di Emergency attualmente in corso con riferimento alle singole aree di intervento.

3. Un ampio momento di dibattito con i ragazzi per conoscerne le opinioni e rispondere ai loro interrogativi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mine antiuomo: un orrore da combattere

 Gino Strada (un chirurgo italiano che fa parte dell'organizzazione di soccorso Emergency, attiva sui fronti di guerra), porta in primo piano la tragedia delle mine antiuomo, ordigni piazzati da militari che si fronteggiano in conflitti sanguinosi e che mietono vittime (stimate in oltre 20.000 persone all'anno) tra i civili, spesso bambini, che le scambiano per giocattoli. Sempre più, infatti, nelle guerre odierne i civili sono il capro espiatorio delle azioni belliche decise dai governi, costituendo più del 90% dei morti o feriti. Le mine antiuomo hanno inoltre la caratteristica di costituire una minaccia per decenni dopo la fine delle ostilità e sono perciò state definite "armi di distruzione di massa al rallentatore". Disseminate spesso per danneggiare proprio le popolazioni inermi, ne condizionano drammaticamente la vita anche quando questa dovrebbe tornare alla normalità. Più di 100 milioni di mine sono presenti in oltre 60 paesi del mondo: nonostante le campagne di sensibilizzazione per la messa al bando delle mine antiuomo sostenute dalle organizzazioni umanitarie, la risoluzione dell'Onu del 1993 e il Trattato internazionale del 1997 firmato da 120 paesi, tra cui l'Italia (ma non da Stati Uniti, Russia, India, Cina, Pakistan, Giappone, Israele, Iran e Iraq), ogni anno si producono – ed evidentemente si vendono – dai 5 ai 10 milioni di tali ordigni.Questi ordigni uccidono o feriscono più di 25.000 persone all'anno, in grande maggioranza civili, tra cui molti bambini. Nella grande maggioranza, i conflitti moderni sono di natura interna, anziché internazionale: guerre civili, lotte indipendentiste, "pulizie" etniche e razziali, campagne terroristiche. Oggi eserciti di irregolari senza uniforme combattono normalmente con armi devastanti in aree densamente abitate. Gruppi armati si mescolano alla popolazione civile per evitare di essere identificati; talora usano addirittura i civili come scudi. Spesso, le azioni terroristiche contro civili sono sistematicamente perpetrate come parte integrante della strategia militare.                                    

Le mine antiuomo non fanno distinzione tra il piede di un combattente e quello di un bambino che gioca, non riconoscono il cessate- il- fuoco, né gli accordi di pace. Per questa ragione, le mine antiuomo sono state definite: “ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA AL RALLENTATORE”.                                                                       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        Enti Locali per la Pace

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“La guerra non è mai una fatalità; essa è sempre una sconfitta per l'umanità” ha ribadito papa Giovanni Paolo II. tutti siamo chiamati a fare ogni sforzo per impedire questa tragedia. La gran parte dei cittadini del mondo ha espresso una generale contrarietà alla guerra e alle loro voci bisogna dare importanza. Tutti siamo invitati a collaborare, superando ogni differenza politica, culturale e religiosa.

Tutti siamo per la pace, ma poi c’è sempre qualcuno pronto a giustificare la guerra. Tutti siamo per la pace, ma non sappiamo cosa si può fare per costruirla. Tutti vogliamo la pace me essa resta un oggetto misterioso.

 

Così come si capisce dal loro nome, gli Enti Locali sono nati per costruire la pace o più "facilmente" per mantenerla. Le parti del mondo dove c'è più presenza o più sensibilizzazione degli Enti Locali sono: la Palestina, i Balcani e la Colombia.

Il progetto "SIA PACE A GERUSALEMME" ha tra i suoi obiettivi:

Per la realizzazione di un percorso di sensibilizzazione e solidarietà sono nati cinque progetti:

       1.    E' possibile acquistare dei quadernini che contribuiranno a raccogliere fondi per i bambini di Betlemme;

       2.    E' possibile aiutare una città, un villaggio o un campo profughi adottandoli;

       3.    L' Italia si propone di offrire ai giovano palestinesi corsi di formazione, aggiornamento e specializzazione;

       4.    Realizzare interventi per la protezione dei bambini palestinesi;

       5.    E' anche possibile adottare intere famiglie, scelte tra le più bisognose, avendo un rapporto diretto con esse.

 

 

 

 

 

ENTI LOCALI NEI BALCANI

 

Nonostante in Kosovo la guerra sia ormai finita, esso è ancora un territorio "bollente". La popolazione vive tutt'oggi una difficile situazione economica, sociale, umanitaria e sanitaria.

Per aiutare la popolazione è necessario promuovere iniziative di solidarietà e gemellaggio; sviluppare un sistema di scambi culturali euro-balcanici a livello di società civile, amministrazioni locali, istituti educativi e universitari.

Proprio per questo è nata una stretta collaborazione tra il Consorzio Italiano di Solidarietà e gli Enti Locali. Insieme questi due organi si impegnano a:

 

 

 

 

 

 

ENTI LOCALI IN COLOMBIA

 

La Colombia vive in una tragica situazione interna non solo in campo economica, ma anche o soprattutto in campo politico. La società internazionale ha il dovere di aiutare le comunità rurali e indigene colombiane.

Tale crisi sta causando una massiccia migrazione della popolazione indigena sottoposta a minacce, rappresaglie, attacchi aerei, omicidi e massacri al fine di prendere il pieno controllo del territorio.

La popolazione che tenta di resistere a tali fatti è sottoposta all’evacuazione forzata; proprio per questo motivo i desplazados (profughi interni sfollati) vivono nella clandestinità.

Esistono però comunità organizzate che rivendicano la giustizia e i danni subiti. Sono nate così due forme di resistenza: le comunità di Pace e le comunità di ritorno. Le prime affermano di non voler essere coinvolte in alcun conflitto armato, reclamando il diritto alla vita, alla dignità all’autonomia economica. Le seconde affermano il diritto a tornare nelle proprie terre. Nel caso in cui il ritorno non sia possibile, l’obiettivo diventa quello di unificare in zone sicure con buone opportunità di sviluppo e integrazione.

I negoziati di pace tra il governo colombiano e le organizzazioni ribelli più forti (FARC e ELN) sono iniziati nel 1999 con l’obiettivo di cercare un’alternativa al conflitto armato in modo da evitare i 40 mila morti all’anno, il sequestro di una persona ogni tre ore, i 2 milioni di desplazados. Tutto ciò è comunque stato causato dal governo colombiano che ha favorito il paramilitarismo. La Comunità Internazionale può intervenire aiutando le varie parti in lotta a superare la reciproca diffidenza; inoltre essa dovrebbe aiutare le Comunità indigene a mantenere il legame con le loro terre evitando la depredazione e la distruzione di esse.

Per aiutare la popolazione colombiana, la Comunità Internazionale si è proposta di formare dieci rapporti di gemellaggio con una delle comunità rurali attivando: rapporti epistolari con la comunità; un gruppo di lavoro comunale per la gestione di tale rapporto;  una campagna di sensibilizzazione nelle scuole e nelle parrocchie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Macondo è un'associazione che aggrega attorno
alla convinzione della possibilità di fratellanza,di condivisione
di un'uguaglianza fondamentale.
Del sogno che sia possibile una comunità dove le
diversità non contino se non come opportunità e modi
e forme di un arricchimento per tutti.
In un arricchimento individuale che sia,
allo stesso tempo,
ragione e risultato dell'arricchimento di tutti.
In cui il massimo della proiezione verso l'altro coincida
con il massimo dell'inabissamento dentro di sé.
In cui l'arricchimento della comunità sia la sempre
incompleta somma della ricchezza di ognuno.
In cui, insomma, l'arricchimento degli uni non dipenda
dall'impoverimento degli altri."

 

 

 

L’ ASSOCIAZIONE MACONDO

Promuove scambi e solidarietà con gli enti, le associazioni, le comunità e le persone che animano, guidano progetti, scuole, progetti, strutture educative a favore dei bambini abbandonati.

Macondo ha il compito di collegare persone e gruppi dentro progetti di solidarietà per aiutare ed assistere ai bisogni dell’uomo che costruisce con fatica e dolcezza la sua esistenza.

 

 

PROGETTI

Macondo ha in atto vari progetti in diverse aree di intervento dove da anni ci sono guerre soprattutto dal punto di vista economico e politico ma che colpiscono per la maggior parte dei casi le persone civili. Questo avviene in Sierra Leone e in Angola.

 

 

 

 

SIERRA LEONE

 

 

PROMOTORE: Peter Bayuku Konteh, cittadino sierraleonese, laureato in Filosofia in Liberia e in Scienze Sociali a Roma. È in Italia da dieci anni, sposato con una professoressa italiana, risiede a Milano dove lavora per la Transcom Worldwide, una multinazionale delle telecomunicazioni

 

CAUSE

 

La situazione del Paese è precaria. Dal 1991 a fine dicembre 2001 il paese ha conosciuto diversi colpi di Stato e una ininterrotta guerra civile: si è trattato di una guerra politico-economica, causata dalla cattiva gestione delle risorse naturali del paese. Si tratta di un conflitto di interessi locali, ma soprattutto internazionali, legati allo sfruttamento di queste risorse.
Due tra le conseguenze più terribili del conflitto sono state l'impiego di bambini soldato e le mutilazioni inflitte a migliaia di civili. Migliaia sono le persone che hanno subito la mutilazione degli arti a seguito di un macabro rituale che a volte faceva scegliere alle stesse vittime l'amputazione della mano o del braccio.

Dal maggio 2001 la Sierra Leone, grazie all'intervento della comunità internazionale che vi ha inviato il più numeroso contingente delle Nazioni Unite di stanza in un paese è ritornata alla tranquillità e le elezioni politiche sono previste per maggio 2002.


 

OBIETTIVI:

·        Aumentare il livello di alfabetizzazione dei bambini e degli adulti;

·        incoraggiare le famiglie perché facciano frequentare la scuola a tutti i bambini;

·        convincere la popolazione della necessità di avvalersi dei servizi del centro sanitario e dell'utilità di seguire corsi di educazione sanitaria, tenuti da "promotori di salute", per riuscire ad avere informazioni sanitarie adeguate e così prevenire, oltre che curare;

·        diffondere la cultura dell'indipendenza economica e dell'autostima, stimolando le persone a prendere iniziative:

·        consolidare la pacifica convivenza fra le tribù del posto;

·        cominciare ad offrire un modello di sviluppo rurale sostenibile anche per altre zone del paese, combattendo la mentalità fatalista di molti;

·         stimolare interventi delle autorità locali e del governo centrale.

 

 

 

RISULTATI ATTESI:



·        costruzione della scuola e di un campo sportivo;

·        costruzione di un centro sanitario;

·        costruzione di un centro di economia domestica e di una bottega di falegnameria;

·        disponibilità di attrezzature agricole e di sementi per i contadini.

 

 

 

ANGOLA

 

 

LA GUERRA


Fin dal XVI secolo l'Angola è stata una colonia portoghese.
Nel 1961 iniziò la lotta armata di liberazione nazionale. A questo movimento, di ispirazione socialista e filosovietica, si oppose un'altra organizzazione indipendentista, il Fronte Nazionale per la Liberazione dell'Angola (FNLA), più legato ad interessi occidentali ed agli Stati Uniti. Alcuni dissidenti di questo movimento fondarono nel 1966 l'Unione Nazionale per l'Indipendenza Totale dell'Angola (UNITA).
Nel 1975, dopo 15 anni di lotta armata e in seguito alla caduta del regime di Salazar in Portogallo, l'Angola ottenne l'indipendenza.

 

 


 

 

IL PROGETTO:


La diocesi di Benguela all'interno del suo lavoro pastorale, per rispondere alle necessità della popolazione ed aprire uno spiraglio di speranza ha deciso di investire parte delle sue attenzioni e risorse all'infanzia ed in particolare ai bambini soldato.
Hanno dato inizio ad un'opera di formazione ed educazione dei bambini e degli adolescenti, usufruendo di strutture e di educatori locali, con la volontà di costruire una struttura scolastica funzionale e aperta a tutta la popolazione dei minori di Benguela
La progettazione del progetto educativo generale viene fatto dalla diocesi di Benguela ed in Italia ha come responsabile padre Adriano.
All'interno delle finalità del progetto aperto ai minori ed ai bimbi soldato la diocesi intende aprire contemporaneamente uno spazio di formazione e sensibilizzazione sul problema delle mine, che coprono la quasi totalità del territorio in collaborazione con due volontari italiani (MINE AWARENESS).

 

 

FINALITÀ DEL PROGETTO


La diocesi di Benguela si propone come finalità generale:

 

·        Educazione dell'infanzia alla vita, sia dei bambini soldato che di quanti non hanno vissuto l'esperienza della guerra

·       
Inserimento sociale dei ragazzi e nel mondo del lavoro

·        Restituzione ai ragazzi della dignità di cittadini.

·        Il progetto comprende la costruzione di un edificio scolastico funzionale; attualmente il programma educativo è attivato all'interno di una struttura provvisoria.

 


OBIETTIVI DEL PROGETTO

a) Fornire alla popolazione civile le informazioni necessarie per abbattere il numero degli incidenti su mine e UXOs .

b) Modificare la condizione ad alto rischio in condizione a basso rischio per quelli che vivono nel costante pericolo di subire incidenti a causa di detti ordigni.

c) Formare sensibilizzatori locali che svolgano poi attività di Mine Awareness nelle scuole e nei villaggi.

d) Analizzare l'impatto del progetto-guida al fine di valutare eventuali forme migliori di esecuzione del Progetto.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SITOGRAFIA

 

 

www.amnesty.it

www.macondo.it

www.emergency.it

www.entilocaliperlapace.it

www.msf.it

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Enciclopedia multimediale Encarta