Azioni quotidiane

 

 

 

 

 

 

Realizzato da:

 

Giuseppe Bozzi

Valeria Sanna

Giulia Soldano

Monica Simone

INDICE

 

 

 

INTRODUZION                                                                        Pag. 2

Quanto è importante contrastare la guerra in un

 ambito a noi molto vicino, quale quello della quotidianità

Presentazione del lavoro

 

BANCA DEL TEMPO (di Giuseppe Bozzi)                              Pag. 4

Relazioni interpersonali per un “commercio” in cui

mettere in comune proprie capacità

 

COMMERCIO EQUO E SOLIDALE (di Valeria Sanna)       Pag. 6
Un commercio per creare un rapporto giusto e

paritario fra i Paesi: per una giustizia concreta

 

DA UN’ INTERVISTA AL RESPONSABILE DEL

“LA BOTTEGA DEL MONDO” (di Giulia Soldano)              Pag. 9

Un’attività commerciale a Bari che promuove il

commercio equo-solidale

 

FOTOGRAFIE DI PRODOTTI
“ALTROMERCATO” (di Giuseppe Bozzi)                              Pag. 12

 

BANCA ETICA (di Monica Simone)                                         Pag. 15

Iniziative per finanziare progetti che mirano al

reale sviluppo umano

 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA                                                         Pag. 17

 


INTRODUZIONE


“Sembrerebbe che oggi l’appello alla pace risuoni maggiormente nella quotidianità. Quando parliamo di quotidianità riteniamo erroneamente di rivolgerci ad una dimensione di scarsa e minore importanza. Invece il quotidiano è l’ambito a noi più prossimo e, proprio perché coinvolge la nostra persona, maggiormente denso di significato. Il senso dell’esistere si dischiude soprattutto nelle AZIONI e nei RAPPORTI QUOTIDIANI tra le persone. Il quotidiano non è il “privato”, esso ha una forte valenza pubblica in quanto è luogo di incontri e di progetti. La guerra, soprattutto, ma non solo quella terrorista, ha invaso anche questa zona esistenziale. La prima virtù è oggi proprio quella di investire i gesti quotidiani di un significato nuovo di pace e di fratellanza, di stare al proprio posto, di fare con dedizione il proprio dovere, infatti grande può essere anche un gesto della quotidianità. Se la guerra è entrata nelle nostre case, ossia nel quotidiano, è allora ancora più urgente che parta proprio dalle nostre case l’opera di pacificazione, di riumanizzazione delle relazioni sociali.”  


 

(da un INTERVENTO DEL CARDINALE

FRANÇOIS-XAVIER NGUYÊN VAN THUÂN)

 

 

Ma cosa significa contrastare la guerra in un ambito a noi molto vicino, quale quello della quotidianità? E’ questa la domanda che ci siamo posti e dalla quale siamo partiti per contribuire alla realizzazione del progetto “Scenari di guerra, Orizzonti di pace”, occupandoci di azioni di pace nella vita comune.

Abbiamo approfondito la ricerca nell’ambito di tre realtà impegnate nel diffondere un’educazione alla pace: Banche del Tempo per un confronto interpersonale, Commercio equo per una giustizia concreta, Banca Etica per uno sviluppo sostenibile. Attingendo materiale da siti Internet, saggi a tema e da un’intervista realizzata da una ragazza del gruppo (vedi p. 9), abbiamo elaborato una nostra relazione finale per evidenziare in quale modo le tre realtà di cui sopra operano nel sociale in una prospettiva di pace e quindi di migliore convivenza.


 

BANCHE DEL TEMPO

 

PROPRIE CAPACITA’ PER ALTRI

La ricerca della pace nelle piccole azioni quotidiane culmina sicuramente, proprio perché alla portata di tutti ed effetto di classiche relazioni interpersonali, nelle Banche del Tempo.

Mettere a disposizione proprie capacità e competenze e renderle fruibili ad altri: questo è alla base di un sistema, quello di una “banca” che si regola poi con “assegni” (non certo di denaro ma) di un’ora o mezz’ora di tempo offerto; ogni volta che avviene uno scambio, il destinatario del servizio diviene debitore nei confronti della Banca del Tempo per un importo pari al valore della prestazione, mentre colui che ha erogato il servizio acquisisce un credito di pari ammontare. Sono esempi di attività depositabili presso una Banca del Tempo: la compagnia e/o guida turistica per fare una gita; favorire l’apprendimento di una lingua straniera; l’utilizzo del computer; aggiustare una mensola; innaffiare piante ecc.

Abitua i ragazzi ad avere una mentalità creativa, ma soprattutto aiuta loro a conoscersi meglio, perché ti obbliga a metterti in gioco e a scoprire potenzialità e capacità che neanche ti aspetti. (...) Le finalità, quindi, sono anche di tipo socio-educativo.”, afferma la responsabile del centro sociale “Barrios”, all’inizio centro di recupero scolastico, ora Banca del Tempo.

 

PUNTI DI DEBOLEZZA E DI FORZA

Vi sono, però, anche dei grossi ostacoli per pieno sviluppo di una Banca del Tempo: in primis la mentalità comune, che manca dei collegamenti fra persone, della disposizione al dare senza un immediato tornaconto, di rapporti interpersonali senza il denaro; in seguito il fatto che purtroppo si incorre sempre nel problema di moneta e di costi: le strutture, le ore della gente coordinatrice ecc. vanno retribuite. Notevoli sono i punti di forza: una Banca del Tempo potrebbe coinvolgere un elevato numero di cittadini in pensione, quindi con notevole disponibilità di tempo libero; usufruirebbe di un associazionismo piuttosto attivo di donne, normalmente più interessate a questo genere di progetto; promuoverebbe infine il formarsi di piccole comunità con forte identità territoriale e trarrebbe impulso da possibili sinergie con altri progetti o strutture.

 

UNO SPORTELLO PER BDT

È quello che si è verificato tra la CGIL, l’associazione culturale “I Tempi e la Città” e alcune Banche del Tempo del bergamasco: nel 1997 hanno dato vita ad uno sportello di sostegno, promozione progetti e nascita di nuove banche; lo afferma Rossella Santochi, coordinatrice dell’ “Officina del Tempo” punto di incontro delle Banche del Tempo di Bergamo e provincia, in una conferenza dal titolo “Un coordinamento autogestito di Banche fra successi e difficoltà”. Lo sportello ha funzionato (ora è fallito) con pochi soci di diverse banche come organo direttivo principale e con un libretto di assegni ad indicare il tempo offerto; il primo problema sorto è stato il considerare le ore di “proprietà” dei singoli o del fondo e la validità degli assegni anche in altre banche. Il finanziamento è stato elargito dalla regione Lombardia, mentre la CGIL (di cui è stata inizialmente temuta la strumentalizzazione) ha messo a disposizione la sede, il telefono, un giornalino e il rimborso dopo viaggi. Come già detto, lo sportello è fallito per un problema su tutti: in questi casi non basta fungere da coordinamento, quindi da organo superiore, ma è necessario essere sempre più punto di incontro e mettersi in gioco.

 

ALCUNI DATI

Le Banche del Tempo italiane sono nate a Parma nel 1991 e a differenza di iniziative corrispondenti all’estero (“Lets” in Gran Bretagna, “Sel” in Francia, “Tauschring” in Germania) riescono spesso a stringere accordi di collaborazione con gli enti locali.

 

 

 

 

COMMERCIO EQUO SOLIDALE

 

UNO SGUARDO SUL MONDO GLOBALIZZATO

Un fenomeno ignorato durante gli anni di grande sviluppo e fino alla seconda metà degli anni ’80, si trova ora al centro dei dibattiti: la mondializzazione o globalizzazione di vari settori. Questa parola è talmente usata che alle nostre orecchie non dice più niente, ma provare a definirla è alquanto facile, infatti “globo” deriva dall’inglese ed indica la sfera la cui superficie è costituita da punti tutti equidistanti dal centro e, quindi, praticamente uguali fra loro.

Se si applica tale concetto all’economia, si vuole intendere un processo che porterebbe ad un livellamento planetario degli squilibri.

 

LE MULTINAZIONALI

Le multinazionali sono causa/effetto della globalizzazione. Si tratta di grandi aziende che operano fondando società nei vari paesi dove possono godere di diversi vantaggi (costi di manodopera e delle materie prime bassissimi, nessuna protezione sul lavoro, leggi ambientali più permissive, esenzioni fiscali, ecc.), ne deriva che l’industria locale viene soffocata, mentre i governi nazionali facilitano l’entrata delle imprese straniere, perché costretti dal fardello dei debiti contratti con l’estero, o per ricevere denaro da impiegare in armamenti o da indirizzare nei propri conti bancari. Al fine del ciclo di produzione, rimane ben poca cosa nelle mani di chi ha lavorato veramente per un manufatto che verrà venduto “a prezzi di rapina” nel ricco Nord. Non dimentichiamo lo Sfruttamento dei Bambini, si tratta di circa 250 milioni di bambini sotto i 14 anni sfruttati da molte multinazionali come lavoratori. Il 63% dei bambini-schiavi si trova in Asia, in India ve ne sono 60 milioni, in Indonesia altri 12 milioni. Diversi paesi a rischio sono Filippine, Pakistan e Thailandia, ma anche negli USA ce ne sono 5,5 milioni. Lavorano soprattutto in fabbriche, miniere, piantagioni e bordelli.

 

 

COS’E’ IL COMMERCIO?

Il commercio è una delle attività più antiche e più importanti svolte dall’essere umano. Lo scambio di beni ha costituito per millenni il veicolo per mezzo del quale persone e culture venivano in contatto, si conoscevano e stabilivano relazioni. I grandi viaggi a scopo commerciale del passato sono stati il mezzo col quale popoli lontanissimi e diversissimi hanno avuto modo di conoscersi. Marco Polo era un commerciante e la cronaca del suo viaggio, “Il Milione”, rimane ancora oggi una testimonianza preziosa di un incontro epocale, quello tra europei e cinesi. Se anche il commercio non ha avuto una valenza sempre positiva, basti pensare al colonialismo o alle antiche carovane del sale che attraversavano i deserti africani trasportando anche schiavi, non vi è dubbio che si tratta di un’attività connaturata all’essere umano.

 

 

IL COMMERCIO DIVENTA EQUO   

Il commercio equo e solidale costituisce un tentativo di creare un rapporto giusto e paritario, nell’ambito economico e commerciale, tra produttori del Sud del Mondo (Africa, Asia ed America Latina) e mercati del Nord del Mondo. Si tratta di un’opportunità offerta ai produttori per migliorare le loro condizioni di vita e per sfuggire a situazioni di sfruttamento e povertà, e contemporaneamente di un’opportunità offerta ai consumatori ai quali vengono proposti dei prodotti garantiti sia dal punto di vista etico che da quello qualitativo.

I prodotti in questione, alimentari ed oggetti di artigianato ed artigianato artistico, sono distribuiti attraverso una rete di Botteghe del Mondo”, esse sono gestite da organizzazioni di volontariato che non hanno scopo di lucro. La fame e la miseria di gran parte dei popoli del Terzo Mondo non sono una fatalità. Le regole e i meccanismi attuali del commercio internazionale aggravano la povertà dei più deboli.

Il progetto di un commercio equo e solidale è indirizzato a:

·       sostenere e favorire lo sviluppo autonomo e auto-gestito delle regioni discrete e degli strati poveri della popolazione del Sud del mondo e a creare posti di lavoro;

·       eliminare ogni tipo di intermediario commerciale, privilegiando il rapporto diretto fra produttore e consumatore;

·       acquistare da produttori organizzati in cooperative o su base comunitaria;

·       pagare i prodotti ad un prezzo equo e comunque concordato con i produttori, che tenga conto del loro lavoro e delle loro condizioni economiche;

·       promuovere un processo produttivo adeguato alle condizioni locali, decentralizzato, che non crei dipendenza finanziaria e che sia rispettoso dell’ambiente.

 

 

EQUITA’ E SOLIDARIETA’

Se il commercio ha un carattere intrinseco fondamentalmente positivo nel suo impiego, nel corso della storia, ha conosciuto pagine oscure, specie se consideriamo quanto è avvenuto negli oltre quattro secoli che hanno segnato il periodo coloniale. In quel caso non si trattava di commercio, di incontro, ma di una “rapina a mano armata”, a danno di popoli le cui aspirazioni di sviluppo sono state profondamente minate. Le conseguenze del periodo coloniale si fanno sentire ancora oggi, in un mondo organizzato in funzione delle ex potenze coloniali, il Nord del mondo.

I paesi del Sud del mondo continuano ad essere considerati, principalmente, fornitori di materie prime per il Nord. Instabilità dei prezzi delle materie prime, barriere commerciali e debito estero contribuiscono a bloccare le possibilità di miglioramento di popoli che abitano il Sud del Mondo, ed in particolare di milioni e milioni di produttori e lavoratori che le condizioni economiche relegano nello sfruttamento e nell’emarginazione. Il commercio equo e solidale tratta i produttori del Sud in modo paritario agli altri, riconoscendoli come soggetti di una relazione commerciale e soprattutto restituendo loro il valore di esseri umani. È un commercio umano perché antepone la giustizia alla redditività, i diritti agli indici di crescita, la relazione alla produttività. Non è beneficenza, né tanto meno carità, è giustizia commerciale e solidarietà concreta.

 

 

PREZZO EQUO

Ai produttori viene assicurato un compenso equo, ossia in grado di garantire loro un degno tenore di vita. I prezzi stabiliti per i prodotti comprendono anche un margine da investire nello sviluppo dell’attività produttiva e in progetti di solidarietà (costruzione di scuole, ambulatori....).

 

 

 

 

 

 

DA UN’INTERVISTA AL RESPONSABILE DEL “LA BOTTEGA DEL MONDO”, ATTIVITA’ COMMERCIALE PROMUOVENTE IL COMMERCIO EQUO-SOLIDALE

 

Nell`ambito di questo progetto uno dei vari obbiettivi preposti era quello di informarsi sul fenomeno del "Commercio equo e solidale", nato negli anni `60 in Olanda, e progressivamente diffuso in tutti gli altri Paesi europei. La distribuzione dei prodotti del commercio equo e solidale é affidata alle “Botteghe del Mondo” circa 400 in Italia di cui una è situata a Bari. Queste botteghe sono grandi vetrine sul mondo, costituiscono una dimensione sociale, un utile punto di incontro e di scambio non solo economico, ma anche sociale. Luoghi di cultura “altra”, di tradizioni dei paesi del sud del mondo. Nella Bottega barese, sita in Via Dante, 89, ho incontrato uno dei Soci lavoratori: Elisabetta, laureanda in scienze dell'educazione e della formazione, e abbiamo chiacchierato insieme sulle tematiche del commercio equo e solidale.

“I pionieri del commercio equo importavano borse di juta dal Bangladesh e caffè dal Nicaragua, in un vecchio magazzino e li rivendevano nello spirito della solidarietà”

Così da un piccolo gruppo di persone e associazioni impegnate nella ricerca di soluzioni dei problemi sociali ed economici nel Sud del mondo, nasce a Bolzano il “Consorzio CTM altromercato”. Il consorzio vive soprattutto della spinta innovatrice e “solidale” delle botteghe del mondo, veri e propri laboratori di ricerca, luoghi di solidarietà e di cooperazione. Il CTM instaura relazioni prioritarie e continuative con piccoli gruppi di produttori organizzati in Asia, Africa, America Latina. Il CTM sostiene progetti di autosviluppo garantendo ai produttori il prezzo equo superiore al mercato che permette una remunerazione dignitosa, senza sfruttamento del lavoro e nel rispetto dell'ambiente.

I principi del commercio equo e solidale sono:

·       Avere rapporti diretti con cooperative e associazioni di piccoli produttori evitando intermediari e speculatori.

·       Pagare prezzi equi stabiliti direttamente con i produttori perché nessuno, meglio di loro, sa qual è la giusta retribuzione

·       Prefinanziare i propri partner commerciali – pagando in anticipo fino al 50% dell`importo per prevenire l`indebitamento dei produttori

·       Cercare di privilegiare i produttori appartenenti a categorie discriminate, svantaggiate o oppresse, donne o soggetti socialmente emarginati, ad esempio “i senza casta” in India

·       Mantenere la trasparenza del prezzo affinché il consumatore sia pienamente informato di come si generi il prezzo che paga

·       Promuovere tecniche di lavorazione eco/compatibili salvaguardando i metodi di coltivazioni locali. Ricorrere sempre più spesso all’agricoltura biologica, e non all’importazione di materie prime scarse. Il prodotto non deve nuocere alla salute dei produttori e delle produttrici e soprattutto dei consumatori.

 

La bottega del mondo presente a Bari, “UnSoloMondo scarl”, é una cooperativa senza fini di lucro: tutti i proventi delle vendite sono reinvestiti nel sostegno dei progetti del Commercio equo e solidale.

Nasce, come associazione, nel 1993 da un gruppo di persone sensibili alle tematiche dei Paesi in via di sviluppo, alla solidarietà. Si costituisce in cooperativa nell’aprile del 2002. Gestisce la bottega un gruppo di tre soci lavoratori, oltre Elisabetta, John Mary e Filomena, già laureati. Nella bottega vi sono 200 prodotti alimentari molti dei quali provenienti da coltivazioni biologiche come caffè, thé, cacao, karkadé, spezie noci… carta riciclata, creme per il corpo e prodotti di bellezza, materiali informativi… prodotti artigianali in legno, vetro, ceramica, juta, alpaka, per l’uso quotidiano, manufatti creati con processi industriali, utilizzando per lo più materie prime e fibre, ma anche vere e proprie creazioni artistiche di tipo oggettistico, giochi in legno e a vento. Vi sono inoltre anche palloni etnici NO CHILD LABOUR bigiotteria, bomboniere, strumenti musicali, testimonianze di culture abbandonate e sfruttate. Elisabetta mi fa notare che i disegni delle magliette sono originali opere d'arte di artisti di strada dello Zimbabwe e i tappeti sono intrecciati a mano e tinti con colori vegetali, originali del Ghana e pezzo unico, come le forme irregolari del vetro del Guatemala che testimoniano la magica imperfezione delle lavorazioni. 

“UnSoloMondo” oltre all’attività prettamente commerciale, svolge anche attività di :

·       Informazione e sensibilizzazione sullo squilibrio Nord-Sud e sulle tematiche del Commercio Equo e Solidale

·      Organizzazione di incontri, manifestazioni e convegni per promuovere una cultura di mondialità , di pace e di salvaguardia dell’ambiente

·       Promozione di campagne di responsabilizzazione e consumo critico

·       Promozione della finanza etica (Consorzio CTM Altromercato e Banca Etica)

Elisabetta,infine, mi suggerisce i modi di diventare Protagonista del Commercio Equo e solidale evitando di essere non solo spettatore di un’utopia divenuta realtà”:

·       Acquistare i prodotti del Commercio equo e solidale divenendo un consumatore critico

·       Divulgare le idee del commercio equo e solidale

·       Organizzare bancarelle equo e solidali

·       Dare credito al sud del mondo

·       Aderire alla cooperativa come socio attivo e volontario

·       Partecipare a serate di sensibilizzazione                                                                     

Conclusa l'intervista‚ Elisabetta mi porge un volantino con le informazioni riguardanti “La Bottega del Mondo” e annesse le informazioni del Commercio Equo e Solidale. È possibile cercare altro materiale informativo visitando il sito Internet http://www.unsolomondo.org

 

 

 

 

 

FOTOGRAFIE DI PRODOTTI

 

 

 

·      Uovo di Pasqua con sorpresa. Si può notare la precisione dei dati forniti sull’etichetta: la provenienza e i produttori del cacao, dello zucchero, della sorpresa e perfino della confezione che contiene l’uovo.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


·       Caffè prodotto in Africa e in America centrale. Anche questo prodotto “fair trade” è “Buono per chi lo produce, buono per chi lo consuma e per l’ambiente”


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


BANCA ETICA

 

Da circa vent'anni si parla di FINANZA ETICA, cioè di impiego del risparmio in iniziative a favore dell'ambiente, dell'occupazione, dello sviluppo sociale, del bene collettivo. Tuttavia, le banche, più volte sollecitate a prendere parte a progetti di questo genere, sono rimaste il più delle volte indifferenti o hanno risposto con nuove iniziative finanziarie in aggiunta a quelle tradizionali, anziché rivedere le proprie scelte interamente.

Le iniziative che le banche definiscono "etiche" possono essere divise in tre gruppi:

·                    CONTI ETICI

·                    FONDI ETICI

·                    PRESTITI MIRATI

I conti etici sono normali conti correnti in cui gli interessi maturati sono in parte trattenuti e devoluti a favore di associazioni e progetti di utilità sociale predefiniti.

I fondi etici sono fondi comuni di investimento che utilizzano i capitali per l'acquisto collettivo di titoli o obbligazioni non in base alle prospettive di guadagno, ma in base al comportamento delle imprese, che dovrebbe rispondere a dei canoni di eticità.

Infine, i prestiti mirati sono prestiti destinati alla realizzazione di un progetto ben preciso e circoscritto e, fra le tre opzioni, costituiscono la più affidabile per la chiarezza delle informazioni fornite al cliente dalla banca.

 

LA STORIA

La prima Banca Etica nasce in Bangladesh nel 1976 con Muhammad Yunus per finanziare piccoli artigiani e contadini nullatenenti, che solitamente non hanno accesso al credito presso i tradizionali istituti bancari. Sull'esempio della Grameen Bank del Bangladesh sono nate istituzioni analoghe in tutto il mondo.

In Italia le prime esperienze di finanza etica sono le cooperative MAG (mutue per l'autogestione), il cui obiettivo è quello di raccogliere tra i soci il risparmio e prestarlo a chi è in difficoltà o a chi propone progetti con finalità sociale. Le MAG si evolvono gradualmente fino al lancio di una proposta: coinvolgere alcune delle realtà più significative nel mondo della cooperazione sociale, del volontariato e dell'associazionismo per dar vita alla prima banca italiana avente come scopo il sostegno di un modello di sviluppo attento ai bisogni dell'uomo e dell'ambiente.

 

I FINANZIAMENTI

Banca Etica dà credito alle iniziative socio-economiche finalizzate ad un reale sviluppo umano e, di conseguenza, ad un beneficio sociale. Queste esperienze fanno parte del movimento chiamato dell’“economia civile”, che si propone di coniugare le esigenze dello sviluppo economico con quelle di una crescita umana e sociale diffusa. Banca Etica individua determinati settori che promuovono la tutela di un bene comune come la comunità umana, la natura, la cultura e l'arte, le relazioni tra i popoli nel mondo, la giustizia e la pace, la solidarietà.

 

STRUTTURA E FUNZIONAMENTO

Banca Etica è una banca popolare i cui organi costitutivi sono: l'Assemblea dei soci, che aggiorna il codice etico, il Consiglio d'amministrazione, organo consulente dell’ Assemblea dei Soci, e il Collegio sindacale, che fa agire la Banca nel rispetto delle leggi e dello statuto interno. Al comitato dei Probiviri, poi, spetta il compito di dirimere le eventuali controversie tra la società e i soci e tra i soci stessi.

Banca Etica privilegia l'erogazione del credito a favore di organizzazioni appartenenti al terzo settore formalmente costituite in forma di cooperativa, associazione, ente, circolo società controllate da enti no-profit.

 

 

 BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

 

·   www.commercioalternativo.it

·   www.commercioequo.it

·   www.retelilliput.it

·   www.tempomat.it

·   www.BdT.net

·   www.bancapopolareetica.it

·   www.vatican.it

·   www.unsolomondo.org

 

·   A.Reina “Un mercato diverso”, EMI, 1999

·   AAVV “Guida al risparmio responsabile”, EMI, 2002